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venerdì 22 marzo 2019

Il terzo delitto - Leigh Jason (1938)

(The mad Miss Manton)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una ricca donna newyorkese si trova ad essere l'unica testimone di un delitto... in cui il cadavere scompare. Si metterà a indagare per conto proprio aiutata dalle sue annoiate amiche dell'alta borghesia locale e da un giornalista innamorato di lei, ma contrastata dalla polizia, sempre più annoiata dalle sue mattate.

Commedia molto anni '30 che fonde timidamente la screwball comedy upper class con i film hawksiani pieni di picchiatelli con un goccio di scontro fra sessi. L'effetto finale è un film annacquato in tutte le sue componenti, che riesce comunque a passare leggero e a divertire il giusto, ma senza rimanere impresso nella memoria a lungo o senza andare mai oltre al sorriso.

Pur mantenendo ottima standard qualitativi nella fattura (come spesso si dice, la Hollywood classica era sì un'industria, ma un'industria che produceva qualità) la regia è piuttosto marginale e si diletta soltanto in qualche dettaglio o primo piano, ma anche qui, senza farsi ricordare troppo.

Magnifica, invece, la Stanwyck, che riesce a rendere vitale ogni personaggio che interpreta con una sorridente positività contagiosa. Da notare anche la presenza di un giovane Fonda nell'ingenua parte dell'innamorato. A conti fatti l'ennesimo film che si guarda solo per affetto dei due protagonisti.

mercoledì 20 febbraio 2019

Lady Eva - Preston Sturges (1941)

(The lady Eve)

Visto in Dvx.

Una ragazza fa la truffatrice professionista sulle navi da crociera con l'aiuto del padre. Durante un di questi viaggi incontra il figlio di un magnate della birra che è un vacuo scienziato con scarso senso della realtà, torna dopo aver passato un anno nella foresta dell'Amazzonia a studiare serpenti. Inutile dire che proveranno a truffarlo, ma lei si innamorerà. Le cose, però si fanno più complicate quando lui scoprirà chi sono e lascerà la ragazza che vorrà vendicarsi; tornata negli USA si fingerà un'altra persona (identica alla truffatrice) e lo farà innamorare di nuovo.

Commedia romantica uscita in tutto e per tutto dagli anni '30, con iperboli poco credibili (il doppio innamoramento ovviamente), ma utili alla storia e inserite in un contesto con cui risultano, se non credibili, almeno tollerabili. La sceneggiatura, anzi sembra essere più compatta rispetto a molti film simili di qualche anno precedente.
La coppia centrale del film è perfettamente in parte con una Stanwyck abbonata a parti del genere che illumina lo schermo con il suo sorriso e un Fonda che fa una versione edulcorata degli ingenui picchiatelli di Grant assomigliando agli impacciati personaggi di Stewart.

I veri punti di forza di questo film però sono altri.
La trama, anche se evidentemente prevedibile, si affida a più twist cercando la via più inusuale per arrivare alla solita conclusione e, nel farlo, si butta molto sul lato sensuale della vicenda piuttosto che su quello più schiettamente romantico (la prima seduzione in cabina con i protagonisti abbracciati, il famoso finale che si conclude con i due che fuggono nella loro stanza e la macchina da presa che attende al di fuori). Questa sensualità molto forte in alcune scene e la decisione della Stanwyck di odiare chi ha amato hanno spesso paragonato il suo personaggio alla femme fatale dei noir, ma in chiave comica.
Il tono è sempre solare, il ritmo non altissimo, ma costante; ma il vero pregio (il secondo) sono le trovate comiche. Un mix di sceneggiatura e capacità di regia (vogliamo citarlo, finalmente, il povero Sturges? qui paragonato, un poco esagerando, a Lubitsch) che riesce a costruire scene perfette (basti pensare la partita a carte in cui il padre imbroglia per vincere contro Fonda, mentre la figlia imbroglia per fermare il padre).

lunedì 27 agosto 2018

The purchase price - William Wellman (1932)

(Id.)

Visto in Dvx, lingua originale sottotitolato in inglese.

Una showgirl di Broadway si sostituisce a una sua sottoposta per sposare un uomo scelto da un'agenzia di cuori solitari. Lo fa per sfuggire alla sua vita e a una serie di spasimanti. Si troverà sperduta nelle innevate montagne (?) canadesi. Dopo una discussione durante la prima notte di nozze il rapporto fra i due coniugi andrà malissimo, mentre il suo inserimento tra gli abitanti del posto andrà benissimo.

Buffo e incomprensibile film di un Wellman particolarmente assente. Incomprensibile per le connessioni fra i vari momenti, per i motivi che spingono i personaggi e per l'idea produttiva che gli sta alle spalle; si so fosse voluto soltanto fare un film con la Stanwyck sulla neve e/o in Canada, sono sicuro che qualcosa di meglio si sarebbe potutto tirar fuori.
Gradevole comunque la primissima parte, meno interessante la seconda. Buono il cast che si impegna anche se talvolta le capacità sono limitate; sempre splendida la protagonista.
Direi che è solo per completisti della Stanwyck o di Wellman.

lunedì 23 aprile 2018

Proibito - Frank Capra (1932)

(Forbidden)

Visto in DVD, in lingua originale.

Una giovane donna, insoddisfatta della propria vita decide di buttare tutti i suoi risparmi in una crociera a Cuba. Durante il viaggio incontrerà l'uomo della sua vita... ma che, per sua sfortuna, è sposato (anche se lei lo scoprirà incredibilmente tardi). Innamorata, lo odierà solo parzialmente e per lui si sottoporrà a ogni privazione (fino a fargli adottare la figlia) per finire la propria esistenza in un completo silenzio.

Storia altalenante di una vita vissuta volontariamente sottotono fino all'annichilimento personale, il tutto per amore. Il sottotesto di una relazione sbilanciata, di una sudditanza psicologica quasi patologica e il finale amarissimo, rendono questo film uno dei più estremi sulle coppie disfunzionali (che funzionerebbero benissimo) trainandolo fuori dal melodramma classico. Il valore aggiunto compensa la discontinuità e l'implausibilità della trama; inverosimiglianza che viene tenuta a bada anche dal tono smorzato della vicenda.
In aggiunta a tutto questo c'è una fotografia impeccabile sotto ogni punto di vista (che tecnicamente è la cosa migliore del film) e un'interpretazione estremamente vitale da parte della Stanwyck che fa il paio con la prima parte solare sostenuta da un inaspettato Menjou. Ottima comunque la costruzione dei personaggi, anche quelli secondari (Bellamy).
A livello di regia c'è un Capra sottotono che conduce bene il gioco senza interferire troppo, ma senza i guizzi che gli sono consueti; l'ordinaria amministrazione è però realizzata in tono con l'atmosfera del film e le scene finali (pur nella loro enfasi eccessiva) rimangono impresse.

mercoledì 27 gennaio 2016

La donna del miracolo - Frank Capra (1931)

(The miracle woma)

Visto in  DVD, in lingua originale.

La figlia di un pastore protestante, alla morte del padre, si inalbera con quei sepolcri imbiancati dei suoi fedeli, inizia una furente invettiva che la fa notare da un furbo profittatore locale. L'uomo propone alla donna di mettere in piedi uno spettacolo religioso, dove lei potrà portare il verbo come vorrà (meglio se con alto tasso di spettacolarizzazione, come predicando da dentro una gabbia con alcuni leoni) mentre lui drenerà soldi ai fedeli in nome della donna...
Lei conoscerà un ex pilota ora cieco di cui si innamorerà, ma lo scoprire che è vincolata all'uomo che l'ha lanciata (lui la minaccerà di denunciarla dato che tutti i versamenti sono fatti a nome della donna) la costringerà a separarsi da lui.

Meno idealizzato e buonista dei soliti film di Capra, qui sembra invece voler contestare l'abitudine della religione a pagamento con un film, certamente in versione di commedia, ma senza buffonerie o scioglimenti epici (anzi, il finale è decisamente drammatico).
Certo si gingilla con il moralismo, specie nella parte iniziale (dove una potentissima Stanwyck denuncia l'ipocrisia dei fedeli, non senza luoghi comuni, ma che forza); dalla età in poi invece si rifugia in un sentimentalismo romantico che sarà l'unica forza positiva del film e che darà vita a scene passabili (personalmente il pupazzo da ventriloquo lo odio, anche se qui sarà stato usato per la prima volta), ad altre decisamente più pregnanti e significative (la sequenza in cui il cieco finge di aver riacquistato la vista è sentimentale al massimo, ma altrettanto commovente).

La regia è magnifica, con un ritmo di montaggio sostenuto che aiuta il fluire della vicenda e qualche inquadratura inconsueta (la visione perpendicolare sul terreno nella scena del tentato suicidio) e diversi movimenti di macchina da presa, per lo più carrelli (non molti, ma, specie nella prima aprte, sono molto scorsesiani).

Non è da annoverare tra i capolavori di Capra, ma è decisamente un buon film e uno dei suoi esperimenti con temi non del tutto capriani.

lunedì 2 febbraio 2015

Amore sublime - King Vidor (1937)

(Stella Dallas)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una ragazza del proletariato industriale statunitense si innamora (ricambiata) del loro capo; si sposa e avrà un figlio, ma presto vorrà tornare alla sua vita di prima, con feste, balli e amici sgradevoli. Il marito preferirà trovarsi un lavoro nella distante New York e i due si ricostruiranno una vita indipendentemente. La figlia crescendo rimarrà legata ad entrambi, ma la madre si renderà conto che le possibilità per lei saranno maggiori s eandrà a vivere col padre e la sua nuova compagna; sceglierà quindi di inscenare la gioia per l'assenza della figlia.

Filmon strappalacrime anni '30 praticamente perfetto; melodramma dai sentimenti purissimi ed esposti che però risulta efficace. Vidor si conferma capace di gestire le emozioni e nel finalone (SPOILER) con la madre che spia il matrimonio della figlia dalla finestra e viene allontanata da un poliziotto e lei se ne va con il sorriso sulle labbra (FINE SPOILER) si raggiunge un picco di sentimenti contrastanti bellissimo.

Il film poi si regge egregiamente sulle capaci spalle della Stanwyck (un'attrice dal taglio degli occhi e della bocca che bastano ad illuminare una stanza) che passa con capacità dalle vesti di una ragazzina fastidiosa, a quella di madre con troppi grilli per la testa, da quelli di matrona kitsch, a quelli di una perdente dolente, ma felice.

lunedì 28 luglio 2014

Baby face - Alfred E. Green (1933)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

La figlia del proprietario di un locale illegale, da sempre oggetto dei desideri degli uomini e talvolta usata come pagamento, decide di andarsene alla morte del padre.
Un suo amico appassionato di Nietzsche le inculca l'idea che per non farsi sfruttare bisogna sfruttare gli altri ai propri scopi ed in questo una donna è avvantaggiata, finché gli uomini comandano, le donne possono manipolarli (ci rendiamo conto? la protagonista di un film hollywoodiano che esplicita il suo nitzschanissimo comportamento!). Lei lo prende alla lettere e, una volta giunta a New York, comincia una rapida ascesa sociale seducendo e portandosi a letto chiunque, dal controllore si un treno merci al capo della banca in una scalata non priva di effetti collaterali. Due uomini moriranno, lei verrà allontanata; ma gelida e distaccata continuerà la sua intelligente opera di seduzione.

Il codice Hays era nato da poco e comincerà ad essere applicato in maniera aggressiva solo dall'anno successivo; questo dunque è un esempio della libertà di contenuti che la (poco) omologata Hollywood aveva prima dell'applicazione di quel regolamento. C'è da dire, ad onor del vero, che qui è già presente un finale moraleggiante e consolatorio... Hays non ha tutte le colpe di questo mondo.
Il film comunque è una epopea immorale di una self made woman in un mondo di fatto maschilista e settario. Il ritmo è enorme, la storia si svolge in maniera addirittura troppo rapida rendendo alcune delle possibili scene madri con un distacco innaturale che le svilisce; tutta questa velocità (ed il minutaggio contenuto) evitano però la noia della ripetizione in una storia i cui moduli non variano di molto.
Il cast è abbastanza abbastanza compassato, senza colpi di maestria si muove sotto dettatura; solo la Stanwyck riesce in almeno metà della sequenze a mangiarsi la scena in un misto di sensualità e stronzaggine davvero ben costruite, oltre a qualche momento di debolezza del suo personaggio; per il resto anche lei gioca a recitare con distacco con risultati altalenanti (ma spesso anempatici).

Un film più interessante che imperdibile... e poi comunque dura solo 75 minuti.

PS: Da sottolineare che nelle grinfie della Stanwyck ci cade pure un giovane John Wayne.

venerdì 11 dicembre 2009

Il terrore corre sul filo - Anatole Litvak (1948)

(Sorry, wrong number)

Visto in VHS, registrato dalla tv.

Un film strepitoso ingiustamente dimenticato dal grande pubblico. Un noir fatto tutto di flashbacks (con anche dei flashbacks dentro a dei flashbacks) tutto basato sui telefoni, coi quali stringe un rapoporto che un po come quello di "Ringu" per le videocassette.
Una donna malata impossibilitata ad alzarsi dal letto, attende in apprensione che il marito torni a casa dal lavoro; dopo che il ritardo di quest'ultimo si fa eccessivo comincia a telefonare in giro e per uno sbaglio si ritrova ad ascoltare una conversazione tra due uomini che organizzano un omicidio per quella sera stessa; e questo è solo l'inizio.
Splendido, teso, con una sequenza finale titanica nella sua disperazione, condotto più come un thriller moderno che come un noir dell'epoca, questo film è impreziosito da un cast di stelle (va detto che nelle prime scene la Stanwyck non mi sembra all'altezza della parte, ma a mano a mano che la tensione sale si fa sempre più perfetta fino alla scena madre finale).
Anche Litvak è per me una sorpresa; confeziona un film magnifico con una macchina mobile disinvolta e precisa; fa un po tutto quello che può, carrelli, panoramiche e panoramiche a schiaffo a non finire (durante le sequenze iniziali sembrava davvero un film di Scorsese), ma nessun movimento fine a se stesso, tutto serve a mostrare qualcosa, a spiegare, a svelare.
Il film non è privo di pecche, sprattutto la sceneggiatura che ad un certo punto proprio si svacca nell'implausibilità, ma è solo un momento perchè poi il film procede nell'inevitabile finale.