(Neighbors)
Visto in Dvx.
Una coppia con un bambino appena nato deve riassettare il suo stile di vita e le sue aspettative; abituati alle feste, alla libertà universitaria e alla volontà di divertimento ad ogni costo. La bambina però li costringe alla borghesia, mentre la vicinanza forzata con una confraternita universitaria, li tenta, ma li costringe a odiare quello stile di vita che vorrebbero.
Ok, raccontato così sembra un dramma familiare strappalacrime, invece è un film comico caciarone nello stile Apatow, lo stile diretto ed eccessivo, così come una certa idiozia di fondo nei personaggi e nelle gag deve piacere, altrimenti ci si annoia senza possibilità di intrattenimento. Ma il punto focale del film sta proprio nella trama.
Sul canovaccio più trito di due vicini di casa che si fanno la guerra per idiosincrasia si innesta un motivo decisamente più raffinato. I tre protagonisti (marito e moglie e presidente della confraternita) si odiano non per incompatibilità, ma perché i primi due non riescono a scendere a patti con l'impossibilità di far parte del secondo gruppo; i due genitori sono in tutti e per tutto uguali ai membri della confraternita, ma l'onere di una figlia li costringe alla repressione.
Lo stile del film sfrutta a piene mani l'idea di divertimento a oltranza (con l'immaginario visivo televisivo mutuato dalla Mtv che ha abbandonato la musica) idealizzato in "Project X" e demonizzato in "Springbreakers".
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venerdì 4 ottobre 2019
lunedì 25 maggio 2015
Insidious - James Wan (2010)
(Id.)
Visto in Dvx.
Una famigliola felice si trasferisce nella lugubre casa nuova; ovvio che appena ci si metta piede comincino strani fenomeni, rumori di notti, oggetti che si spostano e interferenze con l'apparecchio per sentire il neonato che piange. Poi un incidente con uno dei figli più grandi; il coma inspiegabile; la paura di essere in una casa infestata e il nuovo trasferimento.
Ma tutto questo non cambia le cose; anzi, ci sono dei nani che si mettono a ballare in casa.
Avverto subito che essendo io poco sul pezzo ho visto "The conjuring" molto prima di questo; quindi tenderò a paragonare "Insidious" a quello e non il contrario.
Direi comunque che Wan si dimostra un classicista; ha cambiato le carte in tavola per un poco con "Saw", ma poi si è rintanato nel solito noto. Scelta con cui concorderei in pieno per tutti i primi tempi da lui realizzati; però il buon James dovrebbe rendersi conto di avere grossi problemi con i secondi tempi...
Nella prima parte del film si è immersi nel classico, con scricchiolii, brusii, lampadine che pendono dal soffitto e porte che si aprono da sole; il modello qui è una via di mezzo fra "Poltergeist" e "Paranormal activity"; tutta questa parte è simile al primo tempo di "The conjuring" che giocando coni suoni e il buoi dava vita ad alcune delle sequenze più spaventose degli ultimi anni. Non siamo a quei livelli, ma la tensione è dignitosa e il meccanismo del già visto, ma ben utilizzato, funziona perfettamente... e fin qui gli si vuole ancora bene a Wan (da applausi, secondo me, il piano sequenza nella casa nuova con la radio in sottofondo, ricco di dettagli e pieno di aspettative).
Poi, proprio come ne "L'evocazione" arriva il gruppo di esorcisti iperprofessionali, ma se là erano due serissimi professori universitari rocciosi e sicuri, qui sono una manciata di macchiettistici nerd ipertecnologici; qui si danno vita alle ultime scene accettabili (almeno fino alla seduta spiritica) e si riesce a rendere apprezzabile anche un demone dalla faccia rossa che fuori contesto sarebbe stato di una comicità involontaria imbarazzante. Poi però Wan decide di andare nell'aldilà... a fronte di qualche buona idea (una famiglia di pupazzoni che mettono in scena un omicidio senza muoversi... beh si veda questo bellissimo corto per avere un'idea), passa il resto del tempo a far muovere i protagonisti in una stanza buia con la nebbia alle caviglie (!!!! Roger Corman smise di farlo dopo gli anni '70!!! Davvero pensiamo ancora che un film della Hammer di 40 anni fa sia la fonte più attuale di idee per un horror?!!) e vengono inseguiti dal demone rosso che si rivela per quello che è, un'imbarazzante mancanza di idee.
Quello che ne vien fuori è un primo tempo dignitoso e gradevole a fronte di un secondo tempo baracconesco e patetico che fa pensare di più ad un fantasy demoniaco più che a un horror.
Visto in Dvx.
Una famigliola felice si trasferisce nella lugubre casa nuova; ovvio che appena ci si metta piede comincino strani fenomeni, rumori di notti, oggetti che si spostano e interferenze con l'apparecchio per sentire il neonato che piange. Poi un incidente con uno dei figli più grandi; il coma inspiegabile; la paura di essere in una casa infestata e il nuovo trasferimento.
Ma tutto questo non cambia le cose; anzi, ci sono dei nani che si mettono a ballare in casa.
Avverto subito che essendo io poco sul pezzo ho visto "The conjuring" molto prima di questo; quindi tenderò a paragonare "Insidious" a quello e non il contrario.
Direi comunque che Wan si dimostra un classicista; ha cambiato le carte in tavola per un poco con "Saw", ma poi si è rintanato nel solito noto. Scelta con cui concorderei in pieno per tutti i primi tempi da lui realizzati; però il buon James dovrebbe rendersi conto di avere grossi problemi con i secondi tempi...
Nella prima parte del film si è immersi nel classico, con scricchiolii, brusii, lampadine che pendono dal soffitto e porte che si aprono da sole; il modello qui è una via di mezzo fra "Poltergeist" e "Paranormal activity"; tutta questa parte è simile al primo tempo di "The conjuring" che giocando coni suoni e il buoi dava vita ad alcune delle sequenze più spaventose degli ultimi anni. Non siamo a quei livelli, ma la tensione è dignitosa e il meccanismo del già visto, ma ben utilizzato, funziona perfettamente... e fin qui gli si vuole ancora bene a Wan (da applausi, secondo me, il piano sequenza nella casa nuova con la radio in sottofondo, ricco di dettagli e pieno di aspettative).
Poi, proprio come ne "L'evocazione" arriva il gruppo di esorcisti iperprofessionali, ma se là erano due serissimi professori universitari rocciosi e sicuri, qui sono una manciata di macchiettistici nerd ipertecnologici; qui si danno vita alle ultime scene accettabili (almeno fino alla seduta spiritica) e si riesce a rendere apprezzabile anche un demone dalla faccia rossa che fuori contesto sarebbe stato di una comicità involontaria imbarazzante. Poi però Wan decide di andare nell'aldilà... a fronte di qualche buona idea (una famiglia di pupazzoni che mettono in scena un omicidio senza muoversi... beh si veda questo bellissimo corto per avere un'idea), passa il resto del tempo a far muovere i protagonisti in una stanza buia con la nebbia alle caviglie (!!!! Roger Corman smise di farlo dopo gli anni '70!!! Davvero pensiamo ancora che un film della Hammer di 40 anni fa sia la fonte più attuale di idee per un horror?!!) e vengono inseguiti dal demone rosso che si rivela per quello che è, un'imbarazzante mancanza di idee.
Quello che ne vien fuori è un primo tempo dignitoso e gradevole a fronte di un secondo tempo baracconesco e patetico che fa pensare di più ad un fantasy demoniaco più che a un horror.
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martedì 3 aprile 2012
Sunshine - Danny Boyle (2007)
(Id.)
Visto in DVD.
Il sole si sta spegnendo, l’unica possibilità è sganciare una bomba atomica al suo interno per creare una sorta di mini big bang che lo riaccenda, anni prima una missione identica finì nel nulla; ora l’ultima mega bomba, fatta con tutti i materiali rimasti sulla terra è l’ultimissima possibilità.
Ovviamente ormai lo spazio è un luogo estremo dove gli uomini ritrovano se stessi, impazziscono, vengono alla resa dei conti gli uni con gli altri (un po come il deserto). Questo film non fa eccezione. Ma lo spazio è anche una zona adatta all’orrore fisico e psicologico, alla morte atroce e solitaria (come già in Alien). Questo film non fa eccezione. Infine lo spazio è un luogo dell’anima, dove esperienze scientifico/metafisiche e lisergiche incornano l’apice (come già in 2001 o in Solaris). E questo film non è da meno.
Si insomma sembra che Boyle non sappia bene che strada prendere e nel dubbio el prende tutte. A dire il vero tutta la parte iniziale funziona, quella dove sono solo degli uomini messi di fronte all’ignoto e ad un compito sconosciuto e più grande di loro devono prendere decisioni da cui deriverà la vita o la morte degli esseri umani. Dico funziona, perché si soffre con loro, li si comprende, si partecipa al loro stato d’animo. E poi Boyle è bravo, ruba l’estetica un po da tutti i film che gli vengono in mente (Stalker e Alien sono riconoscibili), ma la utilizza bene e intrattiene con stile.
Poi arriva l’orrore (quando scoprono la nave perduta). E secondo me ancora funziona, anche se un po meno. La tensione c’è, le scene inquietano (soprattutto la presentazione del “mostro”), la sospensione dell’incredulità tentenna in più punti, ma poi si lascia travolgere dagli eventi. Qui Boyle dimostra di saper gestire meno la situazione; in quanto modi diversi si p non mostrare il villain? A Boyle ne viene in mente sostanzialmente uno solo, sfuocare l’immagine; idea credibile all’inizio quando il protagonista è abbagliato dal sole, ma poi comincia a rompere parecchio. Carina l’idea di non vederlo mai, ma poca la fantasia su come realizzarlo.
Infine la terza parte, il viaggio metafisico al centro del sole con show down finale del nemico… mah. Qui il film collassa del tutto. Già è difficile accettare il finale di “2001 Odissea nello spazio”, ma almeno c’erano delle cose originali; qui invece è tutto un rimasticare Escher, rivedere quanto al fisica ha da offrire ai fricchettoni e cercare di far sembrare il tutto una cosa profondissima… si insomma sembra “S. Darko” che fa piovere ipercubi dal cielo.
Se Boyle avesse preso qualche decisione in più e avesse copiano meno a mani basse il film sarebbe stato veramente buono, soprattutto perché dall’inquietudine che riesce a dare in certi momenti ci si libera a fatica.
Visto in DVD.
Il sole si sta spegnendo, l’unica possibilità è sganciare una bomba atomica al suo interno per creare una sorta di mini big bang che lo riaccenda, anni prima una missione identica finì nel nulla; ora l’ultima mega bomba, fatta con tutti i materiali rimasti sulla terra è l’ultimissima possibilità.Ovviamente ormai lo spazio è un luogo estremo dove gli uomini ritrovano se stessi, impazziscono, vengono alla resa dei conti gli uni con gli altri (un po come il deserto). Questo film non fa eccezione. Ma lo spazio è anche una zona adatta all’orrore fisico e psicologico, alla morte atroce e solitaria (come già in Alien). Questo film non fa eccezione. Infine lo spazio è un luogo dell’anima, dove esperienze scientifico/metafisiche e lisergiche incornano l’apice (come già in 2001 o in Solaris). E questo film non è da meno.
Si insomma sembra che Boyle non sappia bene che strada prendere e nel dubbio el prende tutte. A dire il vero tutta la parte iniziale funziona, quella dove sono solo degli uomini messi di fronte all’ignoto e ad un compito sconosciuto e più grande di loro devono prendere decisioni da cui deriverà la vita o la morte degli esseri umani. Dico funziona, perché si soffre con loro, li si comprende, si partecipa al loro stato d’animo. E poi Boyle è bravo, ruba l’estetica un po da tutti i film che gli vengono in mente (Stalker e Alien sono riconoscibili), ma la utilizza bene e intrattiene con stile.
Poi arriva l’orrore (quando scoprono la nave perduta). E secondo me ancora funziona, anche se un po meno. La tensione c’è, le scene inquietano (soprattutto la presentazione del “mostro”), la sospensione dell’incredulità tentenna in più punti, ma poi si lascia travolgere dagli eventi. Qui Boyle dimostra di saper gestire meno la situazione; in quanto modi diversi si p non mostrare il villain? A Boyle ne viene in mente sostanzialmente uno solo, sfuocare l’immagine; idea credibile all’inizio quando il protagonista è abbagliato dal sole, ma poi comincia a rompere parecchio. Carina l’idea di non vederlo mai, ma poca la fantasia su come realizzarlo.
Infine la terza parte, il viaggio metafisico al centro del sole con show down finale del nemico… mah. Qui il film collassa del tutto. Già è difficile accettare il finale di “2001 Odissea nello spazio”, ma almeno c’erano delle cose originali; qui invece è tutto un rimasticare Escher, rivedere quanto al fisica ha da offrire ai fricchettoni e cercare di far sembrare il tutto una cosa profondissima… si insomma sembra “S. Darko” che fa piovere ipercubi dal cielo.
Se Boyle avesse preso qualche decisione in più e avesse copiano meno a mani basse il film sarebbe stato veramente buono, soprattutto perché dall’inquietudine che riesce a dare in certi momenti ci si libera a fatica.
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