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venerdì 22 settembre 2017

Dunkirk - Christopher Nolan (2017)

(Id.)

Visto al cinema.

La ritirata senza gloria da Dunkerque viene mostrata con la triplice ottica dei soldati sulla spiaggia in attesa di salvezza, una nave civile che tenta di salvarli (i privati inglesi che attraversarono la manica per salvare il proprio esercito sono la pagina più commovente tra gli eventi della seconda guerra mondiale in UK) e un aereo che deve tenere il cielo pulito per evitare che le navi d'appoggio vengano affondate.
Come sempre Nolan ama giocare con il tempo del film e quello percepito dallo spettatore, ma, rispetto ai film precedenti, qui è una tecnica inutile per lo svolgimento della trama (così non era per "Memento" o per "Inception"), da un certo dinamismo (le battaglie aeree compensano la sostanziale stazionarietà della sequenza in mare), ma rimane comunque una scelta più per accattivarsi il pubblico che di sostanza.
Si aggiunga anche un'enfasi patriottica (per l'Inghilterra, Nolan in fondo fa parte del Commonwealth), non diffusa, anzi concentrata in due personaggi e in un finale che si rivela positivo (ma solo fino a un certo punto).
Ecco qui si concludono i due difetti del film, che difetti veri e propri non sono, sono solo cadute di stile.
Per il resto "Dunkirk" si rivela il solito film geometrico e perfetto (con i soliti virtuosismi invisibili alla regia), realizzato per sottolineare la presenza costante della morte sul campo di battaglia e la lotta per la sopravvivenza (in questo senza tutte le sequenze iniziale fino ai primi bombardamenti sono una serie di scene impeccabili e quasi didattiche). Senza usare parole (e con la trama con tendenze eroistiche) il film imbastisce un'opera totalmente permeata da un'epica del nulla, una guerra fatta di attese, file e viaggi, una guerra dove le battaglie sono proiettili improvvisi che non si capisce mai da dove arrivino, dove è facile morire per scelta dei propri commilitoni o per la disorganizzazione del proprio lato del fronte e dove le speranze vengono riposte nella società civile (non a casa il nemico vero, i nazisti, non sono mai nominati né visti). Nolan ha creato una trilogia di Batman sulla morte dell'eroe e dell'eroismo e in questo film continua il suo discorso anti retorico sull'assenza di grandiosità nelle vicende umane.

Da quasi 20 anni i film di guerra si stanno trasformando (di nuovo) in film che esaltano gli esseri umani degradando l'eroismo (specie del singolo); mai come in quest'opera, però, si era arrivati alla sostanziale assenza d'eroismo dovuta alla sostanziale casualità dell'esaltazione (una disfatta che viene festeggiata e spiegata come una vittoria, un uomo che ne ha salvati a decine che viene lasciato nelle mani del nemico senza fiatare e un ragazzino senza utilità alcuna viene esaltato dai giornali.

lunedì 18 febbraio 2013

Il vento che accarezza l'erba - Ken Loach (2006)

(The wind that shakes the barley)

Visto in DVD.

Irlanda 1920 circa si va a formare (in realtà già esisteva da qualche anno) la resistenza all'occupazione britannica, nota come IRA. Il film segue alcuni affiliati dal loro giuramento, fino all'istituzione di un’Irlanda ufficialmente libera, ma ancora soggetta all'influenza inglese, quindi il movimenta si spezza fra chi tenta di governare uno stato neonato e chi non accetta di avere una indipendenza a metà.

Ritratto storico su di un tema poco battuto con tutti i crismi del film del mito; i nemici che sono dei nazisti senza cuore; i buoni travolti dai dubbi morali, dal dolore, dalla paura e dalla sofferenza; i vestiti puliti e le facce sempre sbarbate (almeno quella di Murphy). Si insomma un film che parla della guerra d’indipendenza irlandese come gli americani parlavano della seconda guerra mondiale. Diciamocelo un poco col paraocchi, ma non sapendone molto potrebbe anche essere giusto.
In ogni caso il film si segue benissimo, non indugia mai nella noia e riesce a gestire con uguale interesse (e mantenendo sempre un ritmo piuttosto basso, quindi molto più difficile da gestire) sia i raid contro gli inglesi, sia le lunghe discussioni sul da farsi.

Un buon film manierista che ha il suo fattore progressista nel fatto che sia diretto da un inglese. Detto ciò ancora non capisco perché abbia vinto a Cannes.

lunedì 8 ottobre 2012

Il cavaliere oscuro, Il ritorno - Christopher Nolan (2012)

(Dark knight rises)

Visto al cinema in lingua originale sottotitolato in turco e doppiato in italiano.

Il gran finale della trilogia è un ritorno prepotente al primo capitolo, non solo nella trama, ma anche nelle dinamiche; di fatto Bruce Wayne fugge da Gotham per ritrovare se stesso da qualche parte in oriente e tornerà con la chiara idea di fare di Batman un mito sostituendolo a quello ormai vacillante di Dent.
Non dico di più per non spoilerare.

Ovviamente il film deve tirare la fila di tutti i discorso fatti finora e determina la definitiva mitopoiesi di Batman che diviene effettivamente il simbolo di ciò che è giusto, fa avverare l'affermazione del capitolo precedente per cui l'eroe deve morire o vive abbastanza a lungo da diventare lui il cattivo.
Poi Gotham diviene il personaggio principale, il vero alleato di Bane (il villain del film) che lavora per lui dapprima nel sottosuolo, poi alla luce del sole; ma è anche l'unico alleato partigiano rimasto a Batman; qui la città è in senso prettamente sociale, ma in senso fisico diventa parte integrante del discorso, dando rifugio alla bomba atomica, intrappolando i poliziotti, creando un labirinto per gli scontri a fuoco con il batwing.
Inoltre, dati i punti di contatto con Batman begins ritorna il rapporto con il proprio passato che qui si fa più vicino e meno remoto che nel capitolo iniziale della saga.
Inoltre c'è anche tutto un discorso evidente sulle rivoluzioni dal basso che tendono a calcare troppo la mano... credo che sia un punto di vista molto anglossassone.

In ultima ci terrei ad aggiungere che per quanto non abbiano voluto collegare il film all'attualità, i riferimenti alla rivolta hanno comunque un enorme retrogusto di crisi economica con quella tempesta che sta arrivando...

Il film mantiene la solidità della regia che è il vero marchio di fabbrica di Nolan e nella creazione dei personaggi tiene banco la verosimiglianza con un Bane quantomai umanizzato e una Catwoman che non viene mai chiamata in questo modo, che a livello di personalità è identica all'originale, ma nel fenotipo gioca con i dettagli (gli occhialini) per suggerire senza dire.

Poi è evidente che la sceneggiatura ha dei buchi enormi, ma forse avrebbe avuto bisogno di un'ora in più per svilupparli adeguatamente, ci sono pure molte ingenuità e qualche sbaglio evidente al montaggio. In una parola è un film che doveva concludere col botto una delle trilogie più quotate degli ultimi decenni e per cercare di fare le cose per bene in ogni ambito (storia, personaggi, azione), sbava su più punti.
Ma tanto a Nolan gli si vuole bene lo stesso.

PS: in Italia uno dei più sorprendenti product placement di sempre con il Fernet Branca.

PPS: no, io guardando il film non avevo capito in anticipo il colpo di scena finale.

venerdì 5 ottobre 2012

Il cavaliere oscuro - Christopher Nolan (2008)

(The dark knight)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
E poi arriva il Joker... la presenza di Batman crea una spaccatura in Gotham tra chi lo sostiene (e lo imita stupidamente) e chi lo considera un pericolo; ma la sua figura fa da esempio per un nuovo procuratore distrettuale per perseguire la mafia, ma anche al Joker, come ecquivalente negativo del cavaliere oscuro... lui causerà di tutto, anche la nascita di due facce.

Decisamente il meglio film della trilogia; senza se e senza ma. Probabilmente è il migliore perchè essendo quello in mezzo non deve perdere tempo a creare le origini e neppure a costruire un finale totalmente definitivo e si prende le 2 ore e mezza per costruire un storia enorme. Poi se a questo ci si aggiungono i due villain più belli mai creati per la serie di Batman il gioco è fatto (ma sarebbe bastato anche solo il Joker).

Poi i vari livelli di racconto proseguino, alcuni si chiudono, altri iniziano.

Il fulcro di questo film che si apre e si chiude in queste 2 ore e 30 è il doppio. Tutto è un rapporto fra poli opposti dall'ovvio Wayne/Batman e due facce/Dent, al Batman/Dent e Wayne/Dent. Ma su tutti è il rapporto simbiotico fra Batman (l'emissario dell'ordine) ed il Joker (quello del caos) che vince, perccè ognuno interpreta un bisogno ed un modus operandi di una città, la necessità delle regole e lo sviluppo casuale che inevitabilmente si imprime nelle zone d'ombra.
Questo discorso porta con se ancora una volta il discorso della città di Gotham come personaggio che qui diventa preponderante, vista soprattutto dal punto di vista della società e dei cittadini.
Inoltre il discorso del doppio nasce dall'altro grande concetto di reazione uguale e contraria che viene più volte ripetuto. Batman all'interno di una società diviene un simbolo positivo, ma inevitabilmente modifica anche ciò che esiste di negativo che deve correre ai ripari; il Joker (e quindi anche due facce) sono figli di Batman.
La mitopoiesi dell'eroe che è iniziata nel primo capitolo qui incontra "la caduta" come evento inevitabile per poter risalire, ma mostra anche come la creazione di un simbolo porti alla comparsa di eroi ad esso ispirati (che di fatto era l'obbiettivo dichiarato di Bruce Wayne) e ad inevitabili copycat di bassa statura.
Infine c'è un ampio discorso sulla vendetta e sull'uso del male per fare il bene e viceversa, temi minori che però attraversano tutta la pellicola.
Forse un pò tutto il film è proprio nella frase di Dent "O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo".

Un encomio rinnovato va alla volontà di quasi verosimiglianza che ha voluto imprimere Nolan ai suoi film, vero motivo per cui Heath Ledger è riuscito a creare il miglior cattivo di sempre; questo unito ad una recitazione animalesca che si esmprime tutta sulle movenze dinoccolate, ingobbite e ossessive (anche del viso) riesce a riempire lo schermo ad ogni inquadratura del Joker.
Nolan riesce a rendere solidissimo un film dalle mille sfumature e a rendere invisibile una regia che obbligata a mille scelte.

Mi accodo a badtaste nel dire che questo è probabilmente il film supereroistico più importante di sempre ed il film commerciale più importante di sempre (almeno dai tempi de "Lo squalo").

mercoledì 3 ottobre 2012

Batman Begins - Christopher Nolan (2005)

(Id.)

Visto in DVD in lingua originale sottotitolato in inglese.

La storia di come il giovane Bruce Wayne vada a trovare se stesso in tibet e là dovrà fare i conti con gente cattiva e con le sue paure e, una volta tornato a Gotham, faccia tesoro di questi insegnamenti per diventare Batman.

Devo ammettere che quando lo vidi la prima volta il film non mi sembrò un gran che, ma rivisto ora alla luce della trilogia completa acquista tutto un altro senso e tutto un altro fascino.

In primo luogo l'intento base di Nolan è quello di calare Batman dall'ambiente assurdo e fumettoso di Tim Burton ad un livello più realistico, più verosimile. Per carità i WTF sono infiniti, però l'intenzione è buona e funzionale allo sviluppo delle storie parallele e nel secondo capitolo diventerà l'idea vincente. Poi trovo ridicolo che per rendere verosimile la storia di Wayne/Batman bisogna rivolgersi ancora al "ritrovare se stessi con la forza interiore asiatica" che fa tanto anni '90. Più che assurdo lo trovo proprio anacronistico.

Detto ciò il film è effettivamente un'opera a più livelli che si sviluppano, alcuni, nell'arco di un paio d'ore, altri nel giro di due o tre film. In tutta questa storia Batman diventa solo un pretesto...

Il leit motiv di questo primo capitolo è la paura e il suo controllo, su se stessi o sugli altri. E questa storia diventa il motore immobile della nascita di Batman così come del progetto di distruzione di Gotham.
Il secondo concetto sviluppato in questo film è il rapporto con il proprio passato, discorso quantomai banale che per fortuna viene risolto nel finale con un falò.
Dal rapporto con il passato però emerge uno dei due più grossi ideali della saga; la creazione di un mito che sia da simbolo per un miglioramento della società  nel suo insieme. Di fatto questa idea viene per lo più citata in Batman Begins e sarà sviluppata nei seguiti (più  nel terzo che nel secondo... ovviamente).
Da quest'ultima idea si sviluppa anche la città di Gotham come personaggio. E non la città come insieme di edifici, ma neppure la città come concetto sociale, bensì l'insieme delle due cose. Già in questo capitolo Gotham è una comparsa, la vittima (di se stessa) da salvare; ma dal prossimo capitolo diventerà sempre più predominante.
Infine viene citato (più come cliffhanger che altro) l'idea che ad ogni azione risponda una reazione uguale e contraria (l'introduzione del joker).

Si insomma un bel pò di robba che deve fare i conti anche con una trama canonica; in effetti le due ore e venti di film erano il minimo.
Come dicevo il film non è il migliore, perchè deve perdere tempo inutile a far nascere l'eroe, deve iniziare i discorsi che solo più avanti porteranno i loro frutti e soprattutto, non ha un antagonista molto interessante.
Inoltre Bale (che personalmente mi sta molto simpatico) non si rivela la scelta più adatta, in questo film riesce ad essere così poco empatico che provo molta più comprensione per il personaggio di Alfred che non per Wayne.

Detto ciò, grande cast che fa un uso accorto di grandi classici (come Freeman e Caine), di grandi attori (come Gary "Ned Flanders" Oldman, Liam "Liberate il Kraken" Neeson) e grandi paraculi (la Holmes).

martedì 3 aprile 2012

Sunshine - Danny Boyle (2007)

(Id.)

Visto in DVD. Il sole si sta spegnendo, l’unica possibilità è sganciare una bomba atomica al suo interno per creare una sorta di mini big bang che lo riaccenda, anni prima una missione identica finì nel nulla; ora l’ultima mega bomba, fatta con tutti i materiali rimasti sulla terra è l’ultimissima possibilità.
Ovviamente ormai lo spazio è un luogo estremo dove gli uomini ritrovano se stessi, impazziscono, vengono alla resa dei conti gli uni con gli altri (un po come il deserto). Questo film non fa eccezione. Ma lo spazio è anche una zona adatta all’orrore fisico e psicologico, alla morte atroce e solitaria (come già in Alien). Questo film non fa eccezione. Infine lo spazio è un luogo dell’anima, dove esperienze scientifico/metafisiche e lisergiche incornano l’apice (come già in 2001 o in Solaris). E questo film non è da meno.

Si insomma sembra che Boyle non sappia bene che strada prendere e nel dubbio el prende tutte. A dire il vero tutta la parte iniziale funziona, quella dove sono solo degli uomini messi di fronte all’ignoto e ad un compito sconosciuto e più grande di loro devono prendere decisioni da cui deriverà la vita o la morte degli esseri umani. Dico funziona, perché si soffre con loro, li si comprende, si partecipa al loro stato d’animo. E poi Boyle è bravo, ruba l’estetica un po da tutti i film che gli vengono in mente (Stalker e Alien sono riconoscibili), ma la utilizza bene e intrattiene con stile.

Poi arriva l’orrore (quando scoprono la nave perduta). E secondo me ancora funziona, anche se un po meno. La tensione c’è, le scene inquietano (soprattutto la presentazione del “mostro”), la sospensione dell’incredulità tentenna in più punti, ma poi si lascia travolgere dagli eventi. Qui Boyle dimostra di saper gestire meno la situazione; in quanto modi diversi si p non mostrare il villain? A Boyle ne viene in mente sostanzialmente uno solo, sfuocare l’immagine; idea credibile all’inizio quando il protagonista è abbagliato dal sole, ma poi comincia a rompere parecchio. Carina l’idea di non vederlo mai, ma poca la fantasia su come realizzarlo.

Infine la terza parte, il viaggio metafisico al centro del sole con show down finale del nemico… mah. Qui il film collassa del tutto. Già è difficile accettare il finale di “2001 Odissea nello spazio”, ma almeno c’erano delle cose originali; qui invece è tutto un rimasticare Escher, rivedere quanto al fisica ha da offrire ai fricchettoni e cercare di far sembrare il tutto una cosa profondissima… si insomma sembra “S. Darko” che fa piovere ipercubi dal cielo.

Se Boyle avesse preso qualche decisione in più e avesse copiano meno a mani basse il film sarebbe stato veramente buono, soprattutto perché dall’inquietudine che riesce a dare in certi momenti ci si libera a fatica.

venerdì 8 ottobre 2010

Inception - Christopher Nolan (2010)

(Id.)

Visto al cinema.

Di Inception ne ha già parlato chiunque. C'è poco da aggiungere; è un incasinato capolavoro dal finale apertissimo come piace da queste parti. E basta.
Ciò che più impressiona però è l'indubbia capacità di Nolan di realizzare film concettualmente complessi che riescano comunque a vincere al box office, captando l'interesse generale; a riuscire a mantenere sempre ciò che promettte, e soprattutto all'impressionante capacità di parlare di qualunque cosa per più di 2 ore rendendo tutto chiaro e senza mai un momento di stanca.
Nlan si conferma come la migliore scoperta cinematografica degli ultimi anni. Se già si erano viste le sue mire autoriali in "Memento" o "Following"; con la serie di Batman e questo film fa capire che può fare di tutto, farlo bene, farlo realistico (è questa una delle formule vincenti degli ultimi film) e a guadagnarci parecchio. Si, insomma, Nolan è il nuovo Spielberg.
L'unica cosa su cui ho dei dubbi è se questo film sia effettivamente migliore di "The dark knight"... sinceramente ho dei dubbi; in ogni caso la scena di combattimento nei corridoi dell'albergo, tra stanze che girano e assenza di gravità, la voto come miglior scena d'azione di sempre.
Attendo già ora il prossimo film di Nolan.