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mercoledì 27 marzo 2019

Simon del deserto - Luis Buñuel (1965)

(Simón del desierto)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in italiano.

Un anacoreta stilita, umile e genuinamente religioso è il fiore all'occhiello della comunità locale che verte attorno a lui con una fede più di facciata che altro. Il santo, amante delle privazioni e della sofferenza per raggiungere il cielo sarà preso di mira dal diavolo che lo tenterà in ogni modo fino all'ultimo tentativo trasportandolo negli anni '60 senza religiosità di un locale per giovani.

Film incompiuto per problemi di budget che vanta quindi un minutaggio striminzito, ma non perde assolutamente nel significato. La parte tolta era un ritorno del diavolo sulla colonna dello stilita per portare i fedeli al peccato.

Il film è qualitativamente molto buono, con un Buñuel che sfrutta bene l'inusuale location con inquadrature oblique e molto mobili. La trama si svolge con una serie di sequenze disgiunte, ma ben cucite insieme che si caratterizzano dalla placida serenità del sant'uomo anche se costantemente messo di fronte all'ironia dovuta alle sue scelte eccessive (che rimangono gesti vuoti) o all'effetto solo superficiale che riesce a ottenere sui fedeli. L'ironia di Buñuel qui è decisamente meno virulenta che nei precedenti suoi film religiosi e soprattutto "Viridiana" (che gli causò il secondo esilio e lo stimolò a fare proprio questo film), ma non per questo meno efficace, anzi, rinunciando a molti simboli riesce decisamente in maniera più efficace.
Finale più oscuro (per me) che difficilmente si può interpretare come disillusione sulla modernità (Buñuel è sempre stato ironico fino all'eccesso e in questo film in maniera particolare), ma che viene facilmente spiegato dallo stop improvviso delle riprese.

mercoledì 14 dicembre 2016

Viridiana - Luis Buñuel (1961)

(Id.)

Visto in Dvx.

Una novizia che sta per prender ei voti di clausura, va a salutare lo zio (l'unico parente rimastole che l'ha mantenuta fino a quel momento) prima di separarsi dal mondo. La decisione di salutare lo zio non è una cosa così immediata, data una viscerale repulsione che lei prova per il parente.
Durante la permanenza a casa dello zio, lui la seda nel tentativo, non andato a buon fine, di violentarla. Per quanto il gesto sia terribile, l'intento sarebbe stato quello di costringerla a sposarlo data l'infatuazione dell'anziano. Lei ne rimane sconvolta, ma lui di più e si uccide. Lei erediterà parte die beni, assieme al proprio cugino, ma per sfruttarli decide di non prendere più i voti e aprire la magione ai poveri del paese; neanche questa decisione che non andrà a buon fine.

Per quel poco che lo conosco, questo film è uno dei più godibili di Buñuel; non lesina in simbolismo, contorcimenti psicologici o chiacchiericcio ricco di spiegazioni non necessarie, ma la storia riesce a fluire indipendente da tutto il sovraccarico e gli eventi si dipanano con grazia.
I simbolismi (dettagli fondamentali del film) sono continui, ma spesso poco invasivi, quando invece è pesantemente evidente l'intento allegorico spesso è esteticamente appagante (su tutti la corona di spine che brucia nel finale); personalmente ho trovato esagerata e stucchevole solo la reinterpretazione dell'ultima cena, esageratamente urlata in faccia allo spettatore.

Il film inoltre, al di là di un vago anticlericalismo (più preteso dai critici, a mio avviso, dato che in questo film ne ho visto meno che in molti altri), è un'affresco grottesco sulle tenebre dell'animo umano; viene presentata la storia di una santa in pectore circondata da una serie di personaggi coerenti, ma pessimi, ognuno egocentrico e facile a lasciarsi andare a gesti immorali; una mancanza generalizzata di buon cuore in cui la parte del leone la fanno proprio quei poveri che lei vorrebbe salvare (se posso direi che era ora che Buñuel uscisse dal politicamente corretto socialista). Una mancanza di cuore che però è rivolta solo agli esseri umani, dato l'interesse per gli animali che un paio di personaggi riescono ancora a provare.

Dal punto di vista della regia Buñuel regala tre parti importanti. Una regia di un dinamismo elegante che non avevo mai notato nel regista spagnolo. Una fotografia in bianco e nero densa e interessante. Una cura per il contenuto delle scene mostrate anche maggiore che nei suoi precedenti lavori (basterebbe la notevole costruzione dell'angelus dei poveri nel prato dove montaggio, inquadrature e fotografia sono un tutt'uno con il contenuto; dal lato opposto si pensi invece allo zio che cerca di violare la nipote sedata e vestita da suora mentre la bambina li spia dalla finestra... applausi per il grado di weirditudine raggiunto senza colpo ferire).

giovedì 6 maggio 2010

L'angelo sterminatore - Luis Buñuel (1962)

(El angel exterminador)

Visto in VHS.

Ad una festicciola molto borghese, in cui ci si diverte proprio un sacco, la servitù comincia a fuggire, con scuse patetiche, ma piuttosto sincere. Rimane un solo cameriere... e la festa prosegue, spostandosi in un salone, con chiacchericcio faceto, musiche e quant'altro. Arriva l'ora di congedarsi, ma chi con una scusa chi con un'altra, nessuno lascia la stanza, e tutti si ritrovano a dormire in quel salone, la maggior parte chiedendosi il perchè... La mattina dopo , nessuno sembra ancora intenzionato ad andarsene e la colazione viene servita... finalmente qualcuno prova ad uscire dalla stanza, e semplicemente si rende conto che non può; non riesce. Non si può attraversare l'uscio. Una forza, un muro invisibile impedisce la fuga. E finalmente si entra nel vivo. Una decina di persone chiuse nella stessa stanza, senza sapere il perchè, il come uscirne, il quanto durerà. Senza acqua (la troveranno nei tubi dentro i muri), ne cibo. Con i consueti problemi fisilogici, ald isperazione del momento, le malattie e le pastiglie da prendere. Ma ovviamente anche con tutte le tensioni interne, rese evidenti dalla situazione estrema e senza speranza; lanci di accuse, sospetti e odi si palesano fin nel finale quando incredibilmente la situazione viene risolta.
Nel frattempo da fuori hanno pure provato ad entrare, ma senza riuscirvi, ovviamente.
Il secondo finale, ambientato in chiesa, è piuttosto prevedibile, ma oggettivamente adatto a compeltare il film.
Splendido film, stranamente godibile, di Bunuel; che certo accusa una certa lentezza; ma decisamente meno degli standard soliti del regista spagnolo. Il film riesce pure ad avere un senso superficiale evidente e geniale, completamente basato su un'unica splendida idea assolutamente surreale.
Si insomma il film di un surrealista che tutti vorrebbero vedere.