lunedì 31 ottobre 2011

Underground - Emir Kusturica (1995)

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Visto in VHS. Una coppia di amici e “partigiani” vivacchiano a Belgrado, finchè i bombardamenti non li convincono a rifugiarsi in un sotterraneo con parenti e amici, uno dei due mantiene i collegamenti con l’esterno. La guerra finisce e Tito sorge, ma il contatto con l’esterno continua a mentire con chi vive nel sotterraneo sostenendo che i nazisti imperversano da 15 anni e convince parenti e amici a costruire armi che lui rivende. La vicenda si protrae tra episodi vari fino alla guerra civile degli anni ’90.

La storia della Jugoslavia dalla seconda guerra mondiale agli anni ’90 realizzata con un’ironia grottesca ed efficace che non si risparmia mai. Descrive una galleria di personaggi antieroici in toto e situazioni surreali anche quando sono verosimili. Il tutto descritto con una surrealtà ed una leggerezza da fare invidia. Tutti questi elementi trasformano la storia martoriata di uno stato in una fiaba favolosa e allegra.

Si insomma questo film è un po il Novecento della Jugoslavia raccontato da Fellini. Kusturica si concede del sentimentalismo solo nel finale in cui racconta la guerra appena finita… direi giustificabile.

Mille le idee e le intuizioni e mille le immagini da ricordare. Oltre alla scena della sposa in volo verso il tavolo del banchetto del matrimonio o il terreno che si stacca dal continente nel finale; voto tra le scene migliori la sequenza della morte del figlio del Nero. E tra le idee voto l’autostrada sotterranea che collega tutta l’Europa.

Punteggiano un film eccellente le interpretazioni azzeccate di tutto il cast e le migliori musiche di Bregovich.

venerdì 28 ottobre 2011

Genuine - Robert Wiene (1920)

(Id.)

Visto in Dvx. Una sacerdotessa di un culto oscuro viene rapita e venduta come schiava ad un ricco vecchiotto che la tiene imprigionata in una gabbia dorata per evitare che lei dia sfogo ai suoi inquietanti istinti (nel film al massimo morde la mano allo schiavista… oltre a gesticolare come un’indemoniata). Ma lei, che si chiama per l’appunto Genuine, riuscirà a fuggire e si riavrà della sua cattività con un giovine barbiere e con il nipote del vecchiotto.

Complessivamente uno dei film più confusi che abbia mai visto, anche se va considerato che il film di 44 minuti che ho visto potrebbe essere solo un versione ridotta diffusa per il mondo mentre l’originale (di durata imprecisata) viene conservato

Complessivamente comunque il film è debolissimo dal punto di vista della trama (da sempre elemento di forza di Wiene), annoia senza mezze misure e affascina poco per inventiva. Dall’altra parte abbiamo come unico punto d’interesse le scenografie degli ambienti dove si muove Genuine ed i suoi costumi, entrambi elementi che proseguono il discorso del cinema espressionista, anche se comunque più sottotono rispetto al poco precedente Gabinetto del dottor Caligari.

Comunque un film evitabile senza rimorsi di coscienza.

giovedì 27 ottobre 2011

This must be the place - Paolo Sorrentino (2011)

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Visto al cinema. Una pop star anni ’80 vive in un isolamento d’orato in Irlanda, con la moglie più maschile di lui ed il rimorso per una paio di morti sulla coscienza. Ovviamente la pop star non si è più separata dal suo personaggio di 30 anni prima e gira ancora con trucco, smalto e capelli cotonati; e si trova in uno stato mentale infantile sul modello di Forrest Gump, con una lucidità mentale ed una comprensione delle cose decisamente superiore, molta ironia ed una piacevole dose di cinismo. La morte del padre (ebreo) lo costringerà ad imbarcarsi per gli USA (ha paura degli aerei). Una volta giunto al capezzale cercherà di sopire il rimorso dei decenni passati senza un dialogo con il genitore andando alla ricerca dell’uomo che, ad Auschwitz lo umiliò. Sulla strada maturerà, comincerà a fumare (solo i bambini non sentono il bisogno di fumare), si imbarcherà su un’aereo e una volta tornato a casa riuscirà a venire a patti con il suo aspetto ed il suo passato.

Diciamolo subito; Sorrentino è bravissimo come al solito, gestisce carrelli e dolly meglio di Scorsese, usa il montaggio come un Meyer o un Wes Anderson, ha la solita fotografia chiassosa e brillante e la solita colonna sonora che parla quanto le immagini (canzoni pop rock dagli anni ’70 in poi e musiche originali di David Byrne).

Poi diciamo anche che Sean Penn è eccellente, il personaggio è una macchietta, ma lui gli da uno spessore notevole senza essere mai eccessivo. Quasi non sembra lui.

Detto ciò questo film rispetto ai precedenti è al contempo più canonico e più inconcludente. Più canonico in quanto il protagonista è il solito personaggio alla Sorrentino (alienato, separato dal mondo in un egocentrismo particolare e da tic personalissimi, un freak moderno), che però stavolta ha un’evoluzione vera e proprio, una crescita che in quasi tutti gli altri film non c’era (tranne che ne Le conseguenze dell’amore). Più inconcludente perché è questa l’impressione che mi ha lasciato, il protagonista incontra persone, vive esperienze e visita luoghi che rimangono tutti quanti sullo sfondo, ognuno carico di storie e caratteristiche particolari che servono solo a riempire il film, non ad interfacciarsi con Sean Penn.

mercoledì 26 ottobre 2011

Finché c'è guerra c'è speranza - Alberto Sordi (1974)

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Registrato dalla tv. Sordi è un “piazzista” di armi da guerra, arrivista, disposto a tutto pur di vendere, sposato con una donna interessata ai suoi soldi e con figli distanti si getta anima e corpo nella propria professione.

Sorprendente pensare che già negli anni ’70 in Italia si facevano film che definirei alla Reitman, con la descrizione di personaggi spregevoli per ruolo sociale, resi divertenti ed empatici per la loro personalità per nulla positiva, ma descritti comunque umanamente. Questa è l’essenza di questo film di e con Sordi, un uomo vittima del proprio lavoro, disprezzato da tutti quelli che non fanno parte del suo mondo, con colleghi disposti a sbranarsi a vicenda ed una famiglia medio borghese ipocrita e gelida; come non si può non parteggiare per lui? Anche se lui vende armi di morte e non cambia opinione sulla sua professione neppure dopo essere stato vittima dei suoi stessi aerei e dopo aver visto sul campo cosa causano.

Il film sorprende anche perché dentro c’è già tutto; dovendone rifare oggi un remake sarebbe difficile aggiungere un episodio in più per descrivere il personaggio ed il suo mondo; la sceneggiatura già pensa a tutto. Unico neo (oltre ad un certo provincialismo italiano), il ritmo, forse adatto per l’epoca d’uscita, ma oggi piuttosto col freno a mano inserito.

Giustamente famosa la fantastica sequenza finale con lo scontro tra Sordi ed i famigliari indignati dopo aver “scoperto” che lavoro fa.

martedì 25 ottobre 2011

Basket case - Frank Henenlotter (1982)

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Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato. Non si può descrivere questo film senza spoilerarlo... dunque, tratta di un ragazzo che gira con una cesta chiusa da un lucchetto per New York; dove passa finisce che qualcuno viene ucciso. L'atroce segreto del ragazzo è di essere nato con un gemello siamese deforme e muto (ma parla con la telepatia) che cerca vendetta dei medici che lo operarono a tradimento (per staccarlo dal fratello) e lo lasciarono a morire (evidentemente senza successo).

Spletter low budget per patiti del genere, al suo interno contiene tutto ciò che ci si aspetta da questo genere. Mostruosità esposte, personaggi comici, sangue a bizzeffe, nudi femminili e attori cani ovunque.
Il film diverte ed intrattiene nel modo giusto, con solo qualche momento di stanca nella ripetitività delle scene. Henenlotter da parte sua si muove con la macchina da presa con la libertà di chi ha un budget basso e può fare quello che vuole.

lunedì 24 ottobre 2011

Session 9 - Brad Anderson (2001)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.

Allego qua il link di wikipedia inglese che descrive minuziosamente la trama (pure troppo; attenzione spoiler).

Mi aspettavo un horror e invece non è un horror… e già non si comincia bene.
Il film è più un thriller soprannaturale a cui piace cambiare le carte in tavola spesso; inizia come un Narciso nero, film in cui l’ambiente cambia la personalità, in ambientazione horror; poi vira verso una sorta di Fight club (o almeno in questo modo la si può interpretare) fino a giungere alla conclusione in totale stile Shining.

Il film è un low budget senza effetti speciali e fatto tutto da suspense, ciononostante Anderson ci da dentro con tocchi di classe ed idee visive (in primis la location stessa che è perfetta), dando vita ad una serie di sequenze davvero notevoli (si veda la scena in cui il ragazzo corre cercando di scappare dal buio che si avvicina), il tutto supportato da una camera a mano non persistente (e quindi non disturbante) e una registrazione in digitale che aumenta il realismo generale del film. In definitiva non stiamo parlando di un lavoro epocale del genere horror, ma semplicemente questo film è tutto ciò che The Blair witch project avrebbe voluto essere, ed è pure tutto ciò che "The Blair witch project" avrebbe dovuto essere per essere un film decente.

venerdì 21 ottobre 2011

L'angelo del male - Jean Renoir (1938)

(La bête humaine)

Visto in DVD.
Un ferroviere (Gabin) con qualche problema in cranio ci prova un po con qulche donna qua e la, purtroppo ha la sfortuna di innamorarsi della moglie di un capo stazione… ma neppure il capo stazione se la passa bene, la moglie (Simon) è troppo giovane per lui ed è molto geloso; d’altra parte lei ha avuto una relazione con il suo ricco padrino… succederà che il capo stazione ucciderà il padrino della moglie, Gabin li vedrà, ma non dirà nulla, preferendo alla giustizia la vicinanza con la donna amata… poi anche Gabin darà di matto…

Film francese che indubbiamente ha il gusto del verismo letterario e che in questo senso gli riesce bene con una regia anti neorealista e calligrafica riesce comunque a mostrare il mondo proletario del basso con una veridicità notevole ecc… però annoia. E pure parecchio. E bisogna pure aggiungere che, complice un doppiaggio che più bianco non si può, anche gli attori appaiono sottotono…

Per carità spiace sempre parlar male di Renoir, ma sarà soprattutto che di recento ho visto Ossessione, dove il binomio amore e morte era trattato in senso verista, ma all’italiana, quindi con un neorealismo che ammazza la costruzione scenografica per rendere realmente il paesaggio e i personaggi dando un senso di passione molto fisico e percepibile… mentre qui tutto è detto e non mostrato a dovere, tutto è pulito e preciso, ma assolutamente freddo… non rende, semplicemente non rende.

giovedì 20 ottobre 2011

Super Vixens - Russ Meyer (1975)

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Visto in VHS. Un ragazzotto di provincia, sottomesso alla moglie ninfomane in una notte di bagordi torna a casa e trova la moglie trucidata da un poliziotto sadico. Fugge per non essere incolpato dell’omicidio imbattendosi in una serie di mogli e figlie anche loro ninfomani (e lui stranamente renitente) con i rispettivi mariti o padri piuttosto violenti. La storia andrà avanti finchè non troverà un nuovo angelo del focolare, ma un caso lo riporterà dalle nelle grinfie dello stesso poliziotto…

Questo film non ha alcuna connessione con il precedente Vixen!, se non per lo stile. Questo film infatti è nel pieno del secondo periodo della produzione di Meyer, fumettistico, iperbolico, esplicito, comico e surreale.

Il mondo descritto ha donne che sono tutte delle sexy tettone, gli uomini sono dei superdotati a livello degli equini, i rapporti sessuali stilizzati e ridicolizzati (oltre che reiterati), al pari degli scoppi di violenza; tutto è cartoonistico (non a caso si chiude con la protagonista nuda su una montagna che dice That’s al folks!).

Lo stile della sceneggiatura (va sottolineato che qui Meyer scrive, dirige, fotografa e monta tutto da solo!) viene bissato dallo stile di regia; tutta la parte iniziale è un montaggio schizofrenico tutto teso ad inquadrare primi piani, dettagli anatomici e oggetti in con una frequenza impressionante. Il taglio delle inquadrature rimane per tutto il film, il ritmo (per fortuna) calerà.
Un film piuttosto godibile (forse il più godibile tra quelli che ho visto di Meyer) nonostante la ripetitività delle sequenze centrali e nonostante il finale allunghi il brodo in maniera imperdonabile.

Per chi ama i rivia di imdb posso aggiungere che Meyer appare in un cameo di un secondo nella parte del tenutario del motel; la scena dell’omicidio nella vasca richiama Psyco; mentre vedendo il personaggio del poliziotto non sono riuscito a non pensare a Scagnetti.

mercoledì 19 ottobre 2011

Ossessione - Luchino Visconti (1943)

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Visto in DVD.
Un disoccupato vagabondo entra in una locanda dove si innamora della giovane moglie del più anziano proprietario, ovviamente anche lei ne rimarrà immediatamente colpita. Si ameranno in segreto, progetteranno la fuga, lei desisterà, si divideranno, si rincontreranno e finalmente progetteranno di uccidere il marito e vivere insieme con l’eredità… ovviamente il pentimento ed il rimorso cambieranno radicalmente le cose.

Film tratto dal libro di James M. Cain Il postino suona sempre due volte” tre anni prima dell’omonimo film americano.

Il film è stupendo, una delle opere prime migliori di sempre; basterebbe solo l’incipit, con un Girotti mai inquadrato in volto e un uso del dolly e della macchina da presa mobile che segneranno tutto il film. Davvero si vede fin da subito l’arte di Visconti.

A dirla tutta il film si perde alla svelta in un chiacchiericcio ad effetto che annoia molto più di quanto affascini, soprattutto nella prima parte. Dopo l’omicidio il ritmo cambia un poco e gli attori ci danno dentro molto di più aumentando il livello, anche se un po di noia continua trasparire. Complessivamente però il film risulta davvero efficace, lugubre e senza scampo come pochi film dell’epoca. Da vedere.

martedì 18 ottobre 2011

A dangerous method - David Cronenberg (2011)

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Visto al cinema. La storia è quella del rapporto d’amore fra Jung ed una sua paziente e, in disparte, il rapporto fra lo psicanalista svizzero e Freud…

Che dire; Cronenberg non rinuncia ai suoi topoi classici, dalla malattia mentale al sesso visto i chiave grottesca come trait d'union fra le persone e non in ultimo i corpi modificati ed esposti dalla malattia (anche se a onor del vero c’è molta meno carne in questo film rispetto ad un qualunque fotogramma dei suoi titoli passati)…

Beh poi direi anche che lo stile è quello esteticamente impeccabile e asciutto che caratterizza il regista canadese negli ultimi film…

Poi che aggiungere, che i personaggi sono ben delineati e Freud interpretato da Mortensen (che in questo film stranamente non mostra le chiappe) è fantastico. E il rapporto fra i due che da vate e discepolo passa ad un costante e lento raggelarsi fino alla disistima reciprocamente messa nero su bianco è forse la cosa migliore e meglio riuscita di tutto il film…

Poi che altro… mi pare basta; no perché alla fine del film ci si arriva chiedendosi dove volesse andare a parare Cronenberg. Si arriva alla fine di un film splendidamente confezionato che mette sullo sfondo la vicenda umana di ude personaggi di peso magnificamente scritta, ma che non dice nulla, che gira in tondo per un’ora e mezza per poi concludersi con un nulla di fatto. Un’occasione sprecata.