Visualizzazione post con etichetta Mads Mikkelsen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mads Mikkelsen. Mostra tutti i post

lunedì 16 aprile 2018

Il sospetto - Thomas Vinterberg (2012)

(Jagten)

Visto in Dvx.

Un uomo che lavora in un asilo viene accusato di pedofilia per un l'invenzione di una bambina arrabbiata. Dal sospetto del titolo la situazione degenererà in violenza e ostracismo che non verranno cancellate dal giudizio finale.

Il glaciale Vinterberg da vita a una vicenda altrettanto glaciale, trattata con un distacco programmatico che, da una parte non permette un completo coinvolgimento emotivo, ma dall'altra permette di raggiungere picchi di parossismo senza risultare stucchevole o poco credibile.
Dismessi completamente i panni del dogmatico, Vinterberg impacchetta il film in una perfezione stilistica invidiabile, lo colora con luci autunnali e invernali, con ombre melodrammatiche e sfumature terree; tirando fuori un'opera distaccata e formalmente impeccabile.
Tutto questo impegno nel farsi da parte rispetto al personaggi centrale premia la riuscita complessiva, ma soprattutto permette a Mikkelsen di dare sfoggio delle sue capacità, rimanendo l'unico a dover dimostrare dei sentimenti all'interno di una macchina altrimenti gelida; e ovviamente gli riesce bene.

Se da una parte la trama vuole mostrare l'impossibilità a debellare un dubbio una volta instillato, forse avrebbe potuto risultare più efficace lasciando anche lo spettatore nell'ignoranza circa i reali avvenimenti.
Rimane comunque un film ben fatto, intelligente e godibilissimo.

giovedì 8 dicembre 2011

Valhalla rising, Regno di sangue - Nicolas Winding Refn (2009)

(Valhalla rising)

Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un vichingo imbattibile nella lotta, ma dal passato misterioso e dal mutismo totale, chiamato one eye, si libera dalla schiavitù di un gruppo di connazionali, fugge portando con se un ragazzetto, unico sopravvissuto dal suo massacro, e incontra un gruppo di convertiti al cristianesimo che vogliono andare in terra santa. Si unisce a loro, ma per colpa della nebbia e della bonaccia la navigazione diventa impossibile e vengono trascinati dalle correnti fino in America dove lentamente verranno portati alla follia e alla morte, fra presagi e visioni varie.

Refn è sempre stato un regista che mette la città al primo posto nelle inquadrature, descrive la location prima ancora dei personaggi, quindi trovarlo a descrivere un medioevo senza neppure un villaggio è cosa strana. Ma ovviamente se la cava egregiamente. Più che un regista di città direi, a questo punto, che Refn è un regista di ambienti. La descrizione del paesaggio è perfetta, la natura ha la parte del leone e tutto viene declinato con i colori del fango e della nebbia che pervadono il film in maniera insistita, con solo qualche squarcio del rosso intenso che il regista si porta dietro dai tempi di Fear X. I paesaggi non entusiasmanti riescono ad avere una forza che in mano chiunque altro non avrebbero potuto neppure sperare. E nel complesso candido questo film come il più umido della storia del cinema, forse anche più di Lezioni di piano.

Detto ciò bisogna però ammettere che non è un buon film. La spiritualità e la metafisica che pervadono l’opera sono l’unico collante fra le varie parti senza che ci sia una vera e propria correlazione; i personaggi e la storia si muovono in maniera caotica, utili solo a dare la possibilità a Refn di dilatare i silenzi in lunghe sequenze ridondanti, belle, ma inutili.

Esteticamente notevole, ma mortalmente noioso, è forse il primo, vero, passo falso del regista danese.

venerdì 11 novembre 2011

Die Tür - Anno Saul (2009)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Che film bislacco… Mads Mikkelsen è un artistoide con problemi coniugali che decide sia meglio andare a somministrare del sesso alla dirimpettaia piuttosto che acchiappare farfalle con la fiogliletta di X anni. Proprio mentre lui si impegna con la vicina, la bimbetta muore affogata nella piscina di casa in maniera abbastanza bislacca. Stacco a cinque anni dopo, lui c’è rimasto male, la sua ormai ex moglie c’è rimasta peggio e non lo vuol più vedere evar. Lui disperato passeggia nella neve dove vede una farfalletta, seguendola scopre una porta, che porta ad un tunnel che porta ad un’altra porte e li! Toh, vede se steso che va dalla dirimpettaia proprio nel giorno della morte della figlioletta. Non ci pensa due volte e la salva. Poi però il Mads Mikkelsen che era andato dalla dirimpettaia, vede il Mads Mikkelsen più vecchio, c’è una colluttazione e per sbaglio quello vecchio ammazza il giovane, ovviamente nasconde il cadavere e ne prende il posto. A questo punto uno può dire, bislacco si, ma più di così è difficile. E invece no! Perché presto si scoprirà che c’è un fortissimo flusso migratorio unidirezionale dall’altro mondo al mondo fotocopia, in cui tutti tutti, vengono, ammazzano se stessi e ne prendono il posto! Poi i nodi verranno al pettine quando la moglie di Mads Mikkelsen attraverserà pure lei la porta…

Film bislacco quindi, ma parecchio. Ad ogni svolta narrativa equivale u n malcelato WTF, fino al finale che svacca senza possibilità di recupero, e infatti tutti se ne fregano del casino degli ultimi 10 minuti e l’immagine di chiusura sono i due coniugi che si stringono la manina…

Mah, inutile dirlo, il film si fa seguire senza troppi intoppi, ma c’è da chiedersi se si ha voglia di perdere un’ora e quaranta per vedere tutte le declinazioni del volto di MAds Mikkelsen comprese tra lo spaesato ed il confuso.

giovedì 29 settembre 2011

Bleeder - Nicolas Winding Refn (1999)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.
Un uomo frequenta tre amici con cui condivide la passione per i film, nel frattempo scopre di aspettare un bambino (ovviamente la sua ragazza non lui). Le cose iniziano lentamente a degenerare, lui si sente sempre più frustrato e sotto pressione, conteso fra una richiesta di responsabilità che non vuole, il fratello di lei che lo minaccia piuttosto apertamente e gli insuccessi, o le incapacità, dei suoi amici che sono i riflessi delle sue o le alternative che non ha.

A metà strada fra Pusher e Fear X, Refn sforna un film che stilisticamente è molto debitore dalla sua opera prima (con una fotografia e un’ambientazione molto più luminosa) con solo qualche breve avvisaglia di quello che verrà dopo (quel fade to red di alcune scene sembra essere stato rielaborato proprio per il film con Turturro); il tutto però viene declinato in maniera molto diversa (almeno nella prima metà), l’incipit è uno stupendo esempio di post-moderno (con la presentazione dei personaggi), poi c’è una sequenza dentro la videoteca che sembra presa da Clerks; poi arrivano piccoli scoppi di violenza (sono pochi e tutto sommato contenuti… eppure colpiscono tantissimo) fino alla deriva finale con le scene di due “omicidi” che si iscrivono fra i più crudeli di sempre, anche se non viene mostrato nulla. Quello che colpisce è l’idea dell’omicidio e la banalità con cui questo è mostrato.

Detto ciò il film non ha la forza e il dinamismo del prima, ne la perfezione formale del terzo; rimane un film godibile, ma non mi ha entusiasmato.

martedì 30 agosto 2011

Pusher II - Nicolas Winding Refn (2004)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Sangue nelle mie mani.

Torna in campo Tonny; appena uscito dal carcere cerca di riallacciare i rapporti col padre (che è uno che traffica in auto rubate), ma tutti i suoi tentativi sembrano continuamente fallire; nel frattempo si fa avanti una donna che sostiene d’avere appena partorito suo figlio. In contemporanea un suo amico gli chiede di accompagnarlo ad un appuntamento con Milo, dove compra della droga che perde subito per stupidità, questo sbaglio l’amico lo riverserà tutto su Tonny che si ritroverà ad avere un debito senza aver fatto nulla.

Siamo dalle parti del film precedente, con un’umanità che sguazza i bassifondi mostrata senza filtri (anzi con un bel po di gusto per l’eccesso), una serie di falliti di cui Tonny sembra essere il rappresentate assoluto, qualunque cosa faccia o non faccia si rivolterà contro di lui. Che poi Tonny, di per se, sarebbe solo un idiota arrogante, ma ,messo in queste situazioni, diventa una vittima di una nemesi imbattibile. Il tutto però declinato verso il rapporto padre e figlio (che è il grande argomento di questa seconda puntata).

Oltre al cercare di rimanere a galla, dal primo capitolo è mutuato lo stile della regia ed il finale aperto (finale stupendo nel film precedente, meno geniale e più improntato verso l’ottimismo in questo). Quello che cambia è il mood generale, il film è meno claustrofobico, meno ansiogeno, la tensione latita molto di più, in definitiva risulta un film di mala, crudo e godibile… la potenza del predecessore è tutta un’altra cosa.

lunedì 29 agosto 2011

Pusher - Nicolas Winding Refn (1996)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
L'inizio.

La storia non è originalissima; uno spacciatore campa con stile gironzolando a caso con un amico (che si chiama Tonny, ahahahah), vendendo la droga che gli produce uno slavo(?), Milo, e frequentando una prostituta d’alto bordo piuttosto sensibile. Le cose si incasinano quando viene preso dalla polizia, per salvarsi dalla galera butta via parecchia droga e quindi non può appianare il debito con Milo… li inizia un susseguirsi di piccole vendette, tentativi di trovare soldi dai debitori, rubando, vendendo altra droga, chiedendoli alla madre (in una scena stupenda in cui non viene detto nulla), ma tutto si ostina a crollargli addosso. Il tutto nel giro di un a settimana.

La storia è dura ed il film è granitico, violentissimo nel modo di porsi, anche se la violenza mostrata è poca, ma il film pesa in maniera impressionante. I primi 20 minuti, con i due tizi che ciondolano a caso sono piuttosto piatti (presentano i personaggi) eppure già in questi primi attimi si vedono le capacità di Refn, che bene o male riesce a mantenere attento chi guarda pur presentando scene già viste e tutt’altro che catchy. Fin dal primo minuto poi si vede l’intento, quello di fare un film… oggi si direbbe alla Aronofsky (ma cronologicamente Refn è venuto prima), con una camera a mano ostinata (ma mai disprezzabile o confusa) che segue in maniera ossessiva il protagonista senza perderlo mai di vista, dando un maggior senso di realismo, ma dando anche un incredibile dose di claustrofobia e di ineluttabilità a tutto il film. Il regista si concede solo qualche piano sequenza ogni tanto. Poi non appena la storia ingrana è un continuo rincorrersi di scene di tensione, sconfitte, sconforti e ancora tensione.

Stupendo, se si reggono i primi venti minuti si ha davanti un gioiello.

PS: cast completamente in parte

giovedì 11 agosto 2011

Scontro tra titani - Louis Leterrier (2010)

(Clash of the titans)

Visto in Dvx.

Ammetto d’aver guardato questo film mentre ero intento in una densa discussione sui massimi sistemi, quindi qualche porzione l’ho perduta (tipo non ho colto del tutto il perché la storia prenda il via) e se ho un’idea generale è perché conosco come un parente stretto l’originale anni ’80. Già questo è il remake del mitico (per me almeno) film per bambini/ragazzi/nerd con le creature di Harryhausen, quel film che mi hanno fatto vedere alle elementari per insegnarmi la mitologia (tipo il kraken come tipico mostro greco) o che mio padre mi ha mostrato enne volte in tv perché parlava di mitologia greca (tipo il kraken ecc…). Si insomma un film mitico per me, sostanzialmente . Questo remake comincia sotto i peggiori auspici.

La storia è quella di sempre, Andromeda verrà offerta al temibile Krafen per placarne gli appetiti, ma Perseo non ci sta e viaggia in lungo e in largo per trovare un modo per fermare il mostro, scopre che può essere utile a questo scopo la testa di Medusa e va a mozzargliela. Più o meno tutto qui.

Diciamolo subito, questo remake sopprime quasi interamente la magnifica idea degli dei come bambinoni che giocano con i destini degli umani per puro capriccio e li trasformano in creature vogliose di essere amate dagli uomini o in temibili gaglioffi vogliosi di vendetta. Si insomma, se prima l’idea degli dei greci era quantomeno originale qui viene banalizzata. Detto ciò..

Detto ciò il film è fatto veramente bene. Tutto il comparto estetico, che va dalla scenografia dell’Olimpo alla creazione dei mostri è assolutamente encomiabile (da lodare anche il fatto che la Medusa di questo film sia la versione in digitale, e sexy, di quella di Harryhausen) con un lavoro di fino che attinge, ovviamente, all’immaginario americano, ma con qualche tocco in più (Caronte che è un tutt’uno con la barca per esempio). Gli effetti speciali poi sono compresi tra l’ottimo (come Pegaso) al buono/accettabile (gli scorpioncioni). Le scene d’azione sono molte e ben girate, tanto da non annoiare mai, neppure chi non è amante del genere… certo è pur sempre un film d’azione quindi questo c’è; le scene d’amore poi sono ben dosate e non annoiano me.

Complessivamente sarà un film per amanti dell’action e decisamente più piatto dell’originale, ma in effetti non ha pretese d’essere migliore; è realizzato da dio quasi sotto ogni punto di vista e questo è più che sufficiente. Dovendo proprio criticarlo… beh personalmente disprezzo molto Sam “Tortello” Worthtington.