Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.

A metà strada fra Pusher e Fear X, Refn sforna un film che stilisticamente è molto debitore dalla sua opera prima (con una fotografia e un’ambientazione molto più luminosa) con solo qualche breve avvisaglia di quello che verrà dopo (quel fade to red di alcune scene sembra essere stato rielaborato proprio per il film con Turturro); il tutto però viene declinato in maniera molto diversa (almeno nella prima metà), l’incipit è uno stupendo esempio di post-moderno (con la presentazione dei personaggi), poi c’è una sequenza dentro la videoteca che sembra presa da Clerks; poi arrivano piccoli scoppi di violenza (sono pochi e tutto sommato contenuti… eppure colpiscono tantissimo) fino alla deriva finale con le scene di due “omicidi” che si iscrivono fra i più crudeli di sempre, anche se non viene mostrato nulla. Quello che colpisce è l’idea dell’omicidio e la banalità con cui questo è mostrato.
Detto ciò il film non ha la forza e il dinamismo del prima, ne la perfezione formale del terzo; rimane un film godibile, ma non mi ha entusiasmato.
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