(Id.)
Visto su Amzon prime.
In un futuro distopico il riscaldamento globale è stato battuto con una sostanza che ab batte le temperature... ovviamente la sostanza sfugge di mano e abbatte troppo rendendo impossibile la vita sulla terra. La popolazione si rifugia su un treno che gira in maniera perpetua sul pianeta. Non tutti sfruttano i vantaggi del treno essendo rigidamente diviso per classi, i ricchi in testa, i poveri ammassati in coda.
Film di fantascienza e metaforone dichiarato (letteralmente) è il primo film americano di Bong Joon Ho.
Partendo da una trama eccessiva viene costruito un film che (se proprio non inneggia quantomeno) disquisisce sulla divisione di classe come avverrà anche nel successivo "Parasite" (ma senza quella grazia) portando il tono fantascientifico alle estreme conseguenze.
Lì'impianto e chiaramente americano, ma con un tocco originale; la scena di battaglia al buio è una buona intuizione (anche se non gestita benissimo), il personaggio dell'immancabile Song Kang Ho, fuori dagli archetipi classici. Un mix interessante che svecchia la fantascienza d'azione a cui siamo abituati senza però perdere in spettacolarità. Anzi, il colpo d'occhio, la ricerca di immagini iconiche è continua e spesso fruttuosa.
Tutto molto bello, tutto molto buono, devo ammettere che non mi ha convinto del tutto; personaggi troppo caricaturali (ma senza un filo di commedia come succede di solito nei film di Joon Ho), situazioni paradossali al limite della sospensione dell'incredulità e un finale che si basa moltissimo su un twist plot molto americano (anche se poi quello definitivo sarà un altro), me l'hanno reso meno godibile di quanto avrebbe potuto. Rimane comunque un ottimo prodotto.
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lunedì 11 maggio 2020
lunedì 5 marzo 2018
La forma dell'acqua. The shape of water - Guillermo Del Toro (2017)
(The shape of water)
Visto al cinema.
Una donna delle pulizie muta che lavora per un'agenzia governativa americana scopre che l'ultima ricerca riguarda una creatura acquatica con cui entra in contatto. Il feeling è reciproco e dal rapporto nascerà l'amore e... la disobbedienza civile con il tentativo di fuga e la liberazione del mostro.
Una favola dark come ci ha abituati Del Toro con una preponderante iniezione timburtiana con il concetto che i mostri non sono i freak, ma le persone normali (qui il vero mostro è "l'uomo del futuro" che guida cadillac e mangia gelatina verde) e in cui la galleria di outsider non è legata all'adolescenza o alla mostruosità, ma alla condizione sociale (sono gli anni '60), quindi il gruppo di fenomeni da baraccone non comprende veri e propri freak, ma i dimenticati dal racconto dell'america wasp, come gli omosessuali, i neri o i russi (quelli che non si allineano, pure loro, alle logiche della politica).
La fotografia affidata all'uomo che curò quella di "Amelié" (e qui ci si avvicina molto per intensità dei colri, ma si discosta per l'uso estremo del verde in ogni sua variazione) traccia un ulteriore parallelismo fra il mondo favoloso alla francese e quello americano, in quest'ultimo la fuga dalla realtà è data dal cinema, che permette agli amanti di ballare, ai muti di cantare e a chiunque di distrarsi dalle brutture del mondo o, almeno, comunicare.
La trama è semplice, ma non semplicistica. Il vero difetto di questo film è lo scarso coinvolgimento. Tutto è perfetto (il finale consolatorio, ma in maniera originale finalmente non delude) e ben curato, con una regia che fa i salti mortali pur senza dare troppo nell'occhio; tuttavia le emozioni autentiche e non pretese sono poche.
Il film si riassume nel personaggio della Spencer, coprotagonista effettivo assieme a quello di Jenkins, caratterizzata il più possibile, presente nei twist più importanti, ma totalmente insignificante (nella fuga si mette in mezzo per fermarla e poi non aggiunge nulla, viene interrogata su quanto successo, ma saranno altri a fare i delatori, porta la polizia, ma è chiaramente un deus ex machina che avrebbe potuto essere fatto in qualunque altro modo), un magnifico McGuffin, ma niente di piuù, uno splendido guscio vuoto.
Visto al cinema.
Una donna delle pulizie muta che lavora per un'agenzia governativa americana scopre che l'ultima ricerca riguarda una creatura acquatica con cui entra in contatto. Il feeling è reciproco e dal rapporto nascerà l'amore e... la disobbedienza civile con il tentativo di fuga e la liberazione del mostro.
Una favola dark come ci ha abituati Del Toro con una preponderante iniezione timburtiana con il concetto che i mostri non sono i freak, ma le persone normali (qui il vero mostro è "l'uomo del futuro" che guida cadillac e mangia gelatina verde) e in cui la galleria di outsider non è legata all'adolescenza o alla mostruosità, ma alla condizione sociale (sono gli anni '60), quindi il gruppo di fenomeni da baraccone non comprende veri e propri freak, ma i dimenticati dal racconto dell'america wasp, come gli omosessuali, i neri o i russi (quelli che non si allineano, pure loro, alle logiche della politica).
La fotografia affidata all'uomo che curò quella di "Amelié" (e qui ci si avvicina molto per intensità dei colri, ma si discosta per l'uso estremo del verde in ogni sua variazione) traccia un ulteriore parallelismo fra il mondo favoloso alla francese e quello americano, in quest'ultimo la fuga dalla realtà è data dal cinema, che permette agli amanti di ballare, ai muti di cantare e a chiunque di distrarsi dalle brutture del mondo o, almeno, comunicare.
La trama è semplice, ma non semplicistica. Il vero difetto di questo film è lo scarso coinvolgimento. Tutto è perfetto (il finale consolatorio, ma in maniera originale finalmente non delude) e ben curato, con una regia che fa i salti mortali pur senza dare troppo nell'occhio; tuttavia le emozioni autentiche e non pretese sono poche.
Il film si riassume nel personaggio della Spencer, coprotagonista effettivo assieme a quello di Jenkins, caratterizzata il più possibile, presente nei twist più importanti, ma totalmente insignificante (nella fuga si mette in mezzo per fermarla e poi non aggiunge nulla, viene interrogata su quanto successo, ma saranno altri a fare i delatori, porta la polizia, ma è chiaramente un deus ex machina che avrebbe potuto essere fatto in qualunque altro modo), un magnifico McGuffin, ma niente di piuù, uno splendido guscio vuoto.
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