(The lion in winter)
Visto in Dvx.
Re Enrico II deve decidere a quale dei suoi tre figli lasciare il regno dopo la sua morte, due li odio (e ne è odiato di rimando) il terzo è un idiota. Organizza quindi un Natale in famiglia, con i tre successori e la moglie (da anni reclusa in un castello in Inghilterra) per discutere (e litigare) sulla successione.
Opera teatrale magnifica, dall'andamento forsennato e dallo stampo sulfureo, un gioco di intrighi di palazzo continui, spesso poco chiari, ma sempre piuttosto aggressivi e dolorosi per una delle parti in gioco. Un film fatto di lunghi duelli verbali (non dialoghi; dire che quelli sono dialoghi è un eufemismo) e di prove di recitazione sopra le righe.
La coppia di attori protagonisti è da applausi a priori, un O'Toole e una Hepburn che litigano per stabilire chi dei due riesce ad essere più estremo senza scadere nel macchiettistico. Tra i figli c'è un giovane e oscuro Hopkins già bravo anche se, forse, un pò troppo carico.
Ovviamente la regia si appoggia tutta sugli attori (e non potrebbe fare altrimenti), indugiando sui volti e sui gesti più che sui luoghi.
Risulta evidente fin dall'inizio che il film può finire solo con una tragedia o con un nulla di fatto; ma la scena finale del saluto tra i due protagonisti mi sembra rivelatrice, alla fine si è trattato solo di un gioco, un lungo gioco distruttivo fatto da due giocatori troppo competitivi.
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mercoledì 28 gennaio 2015
domenica 22 maggio 2011
L'ultimo imperatore - Bernardo Bertolucci (1987)
(The last emperor)
Visto in VHS.
La biografia dell’ultimo imperatore di Cina, dall’infanzia nella gabbia dorata della città proibita, alla giovinezza tra i locali in, all’età più matura come imperatore fantoccio di Manciuria nelle mani dei giapponesi, finito poi in un campo di rieducazione del regime comunista e infine giardiniere a Pechino.
Una parabola discendente descritta in maniera completament naturalistica, che si avvale di una fotografia eccellente come poche (ovviamente applausi a Storaro), costumi perfetti ed un cast azzeccato.
C’è di bello che quando Bertolucci è di buon umore e non si lascia prendere dall’intellettualismo diventa uno dei migliori narratori di storie del cinema italiano. Descrive la trama con un ritmo tutt’altro che serrato, ma che permette di godersi quasi 3 ore di film senza mai accusare il colpo. Sottolinea i vari momenti con movimenti e scene costruite in maniera adeguata al soggetto senza mai spiccare, con un ‘invisibilità invidiabile. Ciò senza essere mai a scapito dell’estetica, che ha reso giustamente famoso il film.
Decisamente da vedere.
Visto in VHS.
La biografia dell’ultimo imperatore di Cina, dall’infanzia nella gabbia dorata della città proibita, alla giovinezza tra i locali in, all’età più matura come imperatore fantoccio di Manciuria nelle mani dei giapponesi, finito poi in un campo di rieducazione del regime comunista e infine giardiniere a Pechino.Una parabola discendente descritta in maniera completament naturalistica, che si avvale di una fotografia eccellente come poche (ovviamente applausi a Storaro), costumi perfetti ed un cast azzeccato.
C’è di bello che quando Bertolucci è di buon umore e non si lascia prendere dall’intellettualismo diventa uno dei migliori narratori di storie del cinema italiano. Descrive la trama con un ritmo tutt’altro che serrato, ma che permette di godersi quasi 3 ore di film senza mai accusare il colpo. Sottolinea i vari momenti con movimenti e scene costruite in maniera adeguata al soggetto senza mai spiccare, con un ‘invisibilità invidiabile. Ciò senza essere mai a scapito dell’estetica, che ha reso giustamente famoso il film.
Decisamente da vedere.
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