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mercoledì 28 gennaio 2015

Il leone d'inverno - Anthony Harvey (1968)

(The lion in winter)

Visto in Dvx.

Re Enrico II deve decidere a quale dei suoi tre figli lasciare il regno dopo la sua morte, due li odio (e ne è odiato di rimando) il terzo è un idiota. Organizza quindi un Natale in famiglia, con i tre successori e la moglie (da anni reclusa in un castello in Inghilterra) per discutere (e litigare) sulla successione.

Opera teatrale magnifica, dall'andamento forsennato e dallo stampo sulfureo, un gioco di intrighi di palazzo continui, spesso poco chiari, ma sempre piuttosto aggressivi e dolorosi per una delle parti in gioco. Un film fatto di lunghi duelli verbali (non dialoghi; dire che quelli sono dialoghi è un eufemismo) e di prove di recitazione sopra le righe.
La coppia di attori protagonisti è da applausi a priori, un O'Toole e una Hepburn che litigano per stabilire chi dei due riesce ad essere più estremo senza scadere nel macchiettistico. Tra i figli c'è un giovane e oscuro Hopkins già bravo anche se, forse, un pò troppo carico.
Ovviamente la regia si appoggia tutta sugli attori (e non potrebbe fare altrimenti), indugiando sui volti e sui gesti più che sui luoghi.

Risulta evidente fin dall'inizio che il film può finire solo con una tragedia o con un nulla di fatto; ma la scena finale del saluto tra i due protagonisti mi sembra rivelatrice, alla fine si è trattato solo di un gioco, un lungo gioco distruttivo fatto da due giocatori troppo competitivi.

domenica 22 maggio 2011

L'ultimo imperatore - Bernardo Bertolucci (1987)

(The last emperor)

Visto in VHS. La biografia dell’ultimo imperatore di Cina, dall’infanzia nella gabbia dorata della città proibita, alla giovinezza tra i locali in, all’età più matura come imperatore fantoccio di Manciuria nelle mani dei giapponesi, finito poi in un campo di rieducazione del regime comunista e infine giardiniere a Pechino.

Una parabola discendente descritta in maniera completament naturalistica, che si avvale di una fotografia eccellente come poche (ovviamente applausi a Storaro), costumi perfetti ed un cast azzeccato.

C’è di bello che quando Bertolucci è di buon umore e non si lascia prendere dall’intellettualismo diventa uno dei migliori narratori di storie del cinema italiano. Descrive la trama con un ritmo tutt’altro che serrato, ma che permette di godersi quasi 3 ore di film senza mai accusare il colpo. Sottolinea i vari momenti con movimenti e scene costruite in maniera adeguata al soggetto senza mai spiccare, con un ‘invisibilità invidiabile. Ciò senza essere mai a scapito dell’estetica, che ha reso giustamente famoso il film.
Decisamente da vedere.