(The wind and the lion)
Visto ad un cineforum.
Un capo berbero rapisce una donna coi suoi due figli; la donna è americana e il presidente Roosvelt in persona viene avvertito dell'accaduto; si mettono in moto le relazioni diplomatiche e il rapimento di una donna da parte di un ribelle diventa motivo di conflitto fra stati già in tensione fra loro.
Negli anni '70 avevano idee buffe; credevano di poter realizzare horror con qualunque soggetto e pensavano di poter affidare un film di avventure per ragazzi ad uno come Milius. Eppure se in certi casi (vedi l'horror) il fallimento era inevitabile; in altri il risultato è clamoroso.
Questo è un film per ragazzi, l'ambientazione esotica, il clima di avventura senza scene veramente d'azione i coprotagonisti bambini, il pudore ed il rispetto fra persone che non viene mai a cadere nonostante l'ambiente avrebbe potuto dar agio a scene d'ogni tipo; e gli ammazzamenti vari vengono messi ttuti fuori scena.
Eppure Milius c'è e si sente (anche alla sceneggiatura). Fa uccidere delle persone a dei bambini, butta qualche schizzo di sangue in camera, ma soprattutto crea due personaggi monumentali e miliusiani al 100%.
Raisuli (un Sean Connery gigionesco ed esotico che doveva essere la parte catchy per il pubblico adulto dell'epoca), un re berbero che combatte per l'onore, ama sporcarsi le amnie quando ha un fucile in mano lo butta in favore di una spada prima di buttarsi nella mischia. Dall'altra un Roosvelt da antologia; identico al berbero, ma inquadrato in un mondo completamente diverso, di cui conosce (e per lo più rispetta) le regole, ma agisce e ragiona come un combattente. Di fatto il film è un duello a distanza fra i due (ci si muove sempre in una contrapposizione di scene dall'uno all'altro), cin Raisuli come parte dinamica e Roosvelt come compendio filosofico.
Stranamente la parte marocchina è la più debole nel senso del ritmo (si in effetti nelle lunghe parti nel deserto c'è qualche momento di stanca ed almeno una scena totalmente inutile), ma regala un finale che spiega tutto di nuovo con un gusto per la polvere e la guerra da fare invidia. La parte americana è invece perfetta, commovente, profondo, divertente, con un personaggio larger than life che snocciola massime, considerazioni morali, battute e smorfie bambinesche come fosse il vero protagonista del film (e che si può vantare di avere come spalla un grandissimo Huston).
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giovedì 11 giugno 2015
martedì 21 agosto 2012
Agente 007, una cascata di diamanti - Guy Hamilton (1971)
(Diamonds are forever)
Visto in tv.
Visto in tv.
Dopo la disfatta al botteghino
del film precedente, i produttori si sentono in dovere di richiamare i
veterani. Il che, tradotto, vuol dire soltanto richiamare Sean Connery. Il
povero attore scozzese è un poco imbolsito dagli anni, ma la presenza scenica
ancora ce l’ha, il problema semmai è che lui da solo non fa un buon film.
Alla regia c’è Guy Hamilton, che pur
essendo parte del gruppo originale di creatori della serie, evidentemente è il
figlio venuto male, e non risulta in grado che creare qualcosa di decente. Il
film manca di tutto, il ritmo è assente, gli inseguimenti ridicoli (soprattutto
se in confronto con quelli del film precedente), la storia poco interessante e
soprattutto si aggancia a quella precedente con un originale James Bond in
cerca di vendetta per la moglie uccisa… però purtroppo l’idea si perde subito
dopo i titoli di testa e torna ad essere lo scugnizzo di sempre.
Poi semplicemente le idee buttate
nel film superano troppe volte il limite del ridicolo o del verosimile, gli
esempi sono moltissimi: la fuga con il modulo lunare, la macchina che viaggia
su due ruote, la lotta con le pin up bambi e tamburino, il doppio scambio di
nastro o tutta la pessima aggressione finale.
Se si aggiunge che non c’è un
vero e proprio nemico con appeal, ne i due sicari e neppure Blofeld è più
quello di una volta. Spiace dirlo, ma è la prima vera e propria delusione.
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giovedì 6 ottobre 2011
Marnie - Alfred Hitchcock (1964)
(Id.)
Visto in DVD.
La precisione di Wikipedia ammazza la mia buona volontà nel descrivere la trama... Detto ciò:
Film di Hitchcock che torna a ravanare nella psicanalisi ottocentesca e si permette il lusso di giocare con la grande ossessione del regista per il sesso in maniera diretta (la protagonista è frigida).
Di per se il film funziona, come sempre le opere di Hitchcock e presenta momenti fantastici; dalla scena della festa in cui la macchina da presa parte dal totale dell’ingresso fino al primo piano del sig. Strutt come già in Notorious (ma qui credo che la difficoltà tecnica fosse maggiore); o la silhouette della madre sulla porta della camera da letto di Tippi Hedren, ecc…
Poi c’è un Sean Connery che ci sta proprio nella parte del ricco e romantico tombeur, mentre la Hedren personalmente non la posso sopportare e mi rende irritantissimo il suo personaggio.
Il colpo di scena finale credo sia ben gestito (dico credo perché di questo film, prima di rivederlo, ricordavo solo il finale e non la trama) e credo possa colpire… però; però il film ci mette troppo ad ingranare, per quasi metà del tempo presenta il complesso personaggio della protagonista in una serie di momenti che spesso sfociano nel noioso; il rapporto di coppia fatto si sopraffazione e obblighi che si instaura dopo rende godibilissima la seconda parte ed il mistero attorno al passato della protagonista fa il resto, ma prima di arrivare a quel momento ci si impiega troppo.
Visto in DVD.
La precisione di Wikipedia ammazza la mia buona volontà nel descrivere la trama... Detto ciò:Film di Hitchcock che torna a ravanare nella psicanalisi ottocentesca e si permette il lusso di giocare con la grande ossessione del regista per il sesso in maniera diretta (la protagonista è frigida).
Di per se il film funziona, come sempre le opere di Hitchcock e presenta momenti fantastici; dalla scena della festa in cui la macchina da presa parte dal totale dell’ingresso fino al primo piano del sig. Strutt come già in Notorious (ma qui credo che la difficoltà tecnica fosse maggiore); o la silhouette della madre sulla porta della camera da letto di Tippi Hedren, ecc…
Poi c’è un Sean Connery che ci sta proprio nella parte del ricco e romantico tombeur, mentre la Hedren personalmente non la posso sopportare e mi rende irritantissimo il suo personaggio.
Il colpo di scena finale credo sia ben gestito (dico credo perché di questo film, prima di rivederlo, ricordavo solo il finale e non la trama) e credo possa colpire… però; però il film ci mette troppo ad ingranare, per quasi metà del tempo presenta il complesso personaggio della protagonista in una serie di momenti che spesso sfociano nel noioso; il rapporto di coppia fatto si sopraffazione e obblighi che si instaura dopo rende godibilissima la seconda parte ed il mistero attorno al passato della protagonista fa il resto, ma prima di arrivare a quel momento ci si impiega troppo.
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lunedì 30 maggio 2011
Robin Hood principe dei ladri - Kevin Reynolds (1991)
(Robin Hood: prince of thieves)
Visto in tv.
Ammetto che non l’ho seguito con la dovuta attenzione… però mi ha sorpreso in positivo. Disprezzo molto Robin Hood come personaggio e trovo noiosa la sua storia che ormai si conosce a memoria, anche se talvolta per motivi diversi mi metto a guardarne qualche versione (tipo quella di Dwan o quella della Disney).
Beh vedendo questa ci sono rimasto male. Mi sarei aspettato una sorta di “Titanic” nella brughiera e invece si rivela un film americano spigliato e divertente, con il classico super eroe che ha contro di se una antagonista cattivissimo e visivamente oscuro (non per niente lo interprete Alan Rickman prima che si sputtanasse facendo Harry Potter), mentre lui, Robin è biondo e con gli occhi azzurri (non per niente è interpretato da Kevin Costner prima che si sputtanasse con "Le parole che non ti ho detto"… o "Dragonfly"… beh si è sputtanato con troppi film). Ma qui è proprio il segreto, il film è una commedia a tutti gli effetti. La classica commedia romantica/azione all’americana, un film che da un colpo al cerchio ed uno alla botte e riesce ad accontentare un poco tutti tediando il meno possibile (da notare come molte versioni cinematografiche di Robin Hood utilizzino l’ironia come importante leit motiv).
La messa in scena è un poco cialtrona, con un medioevo pulitino e di carta pesta degno di un buon film della Hammer, mentre la regia si permette libertà insperate che culminano con una serie di primi piani con lenti leggermente deformanti mica da ridere.
Come si diceva un prodotto buono un po per tutti… mi pento di averlo criticato prima di vederlo.
Visto in tv.
Ammetto che non l’ho seguito con la dovuta attenzione… però mi ha sorpreso in positivo. Disprezzo molto Robin Hood come personaggio e trovo noiosa la sua storia che ormai si conosce a memoria, anche se talvolta per motivi diversi mi metto a guardarne qualche versione (tipo quella di Dwan o quella della Disney).Beh vedendo questa ci sono rimasto male. Mi sarei aspettato una sorta di “Titanic” nella brughiera e invece si rivela un film americano spigliato e divertente, con il classico super eroe che ha contro di se una antagonista cattivissimo e visivamente oscuro (non per niente lo interprete Alan Rickman prima che si sputtanasse facendo Harry Potter), mentre lui, Robin è biondo e con gli occhi azzurri (non per niente è interpretato da Kevin Costner prima che si sputtanasse con "Le parole che non ti ho detto"… o "Dragonfly"… beh si è sputtanato con troppi film). Ma qui è proprio il segreto, il film è una commedia a tutti gli effetti. La classica commedia romantica/azione all’americana, un film che da un colpo al cerchio ed uno alla botte e riesce ad accontentare un poco tutti tediando il meno possibile (da notare come molte versioni cinematografiche di Robin Hood utilizzino l’ironia come importante leit motiv).
La messa in scena è un poco cialtrona, con un medioevo pulitino e di carta pesta degno di un buon film della Hammer, mentre la regia si permette libertà insperate che culminano con una serie di primi piani con lenti leggermente deformanti mica da ridere.
Come si diceva un prodotto buono un po per tutti… mi pento di averlo criticato prima di vederlo.
lunedì 25 ottobre 2010
Zardoz - John Boorman (1974)
(Id.)
Visto in DVD.
In un futuro lontano una stirpe di umani che han scoperto l'immortalità vive la solita vita fricchettona, kitch e senza scopo dentro dei mondi sottovuoto chiamati Vortex, mentre fuori da li, esseri umani senza sgurz vengono da loro assoggettati (intelligentemente si fanno credere dio) e stimolti ad ammazzarsi fra di loro che non si sa mai. Poi un giorno uno di questi (uno Sean Connery in sospensorio rosso, stivaloni da Lady Gaga, stempiatura ampia e coda di cavallo) riesce ad entrare... acquisirà l'onniscenza, riporterà la fertilità nelle donne locali (!), donerà la morte agli immortali ecc...
filmaccio eccessivo, ed eccessivamente anni '70 di Boorman, dalla messa in scena imbarazzante e dalla sceneggiatura lenta, noiosa, ma anche confusa, che lo fa apparire per gran parte del tempo, più un video d'arte moderna (con inquadrature accazzo, azioni accazzo e colori sciasosi).
Il che è un peccato perchè visivamente parlando riesce anche a stupire; magnifiche le sequenze del passaggio di conoscienze per osmosi con immagini proiettate sui corpi, oppure la scena in cui Connery corre accazzo nel finale tra un labirinto di specchi e corpi proiettati, o ancora il finale, banale e prevedibile finchè si vuole, ma realizzato coi giusti tempi.
Il che è ancora più un peccato perchè il prologo è un gioiellino di ridicola kitcheria locale, mentre l'incipit vero e proprio è talmente assurdo che farebbe impallidire Lynch...
con tutte ste possibilità l'unica cosa che Boorman doveva evitare era la noia, e invece...
Visto in DVD.
In un futuro lontano una stirpe di umani che han scoperto l'immortalità vive la solita vita fricchettona, kitch e senza scopo dentro dei mondi sottovuoto chiamati Vortex, mentre fuori da li, esseri umani senza sgurz vengono da loro assoggettati (intelligentemente si fanno credere dio) e stimolti ad ammazzarsi fra di loro che non si sa mai. Poi un giorno uno di questi (uno Sean Connery in sospensorio rosso, stivaloni da Lady Gaga, stempiatura ampia e coda di cavallo) riesce ad entrare... acquisirà l'onniscenza, riporterà la fertilità nelle donne locali (!), donerà la morte agli immortali ecc...
filmaccio eccessivo, ed eccessivamente anni '70 di Boorman, dalla messa in scena imbarazzante e dalla sceneggiatura lenta, noiosa, ma anche confusa, che lo fa apparire per gran parte del tempo, più un video d'arte moderna (con inquadrature accazzo, azioni accazzo e colori sciasosi).
Il che è un peccato perchè visivamente parlando riesce anche a stupire; magnifiche le sequenze del passaggio di conoscienze per osmosi con immagini proiettate sui corpi, oppure la scena in cui Connery corre accazzo nel finale tra un labirinto di specchi e corpi proiettati, o ancora il finale, banale e prevedibile finchè si vuole, ma realizzato coi giusti tempi.
Il che è ancora più un peccato perchè il prologo è un gioiellino di ridicola kitcheria locale, mentre l'incipit vero e proprio è talmente assurdo che farebbe impallidire Lynch...
con tutte ste possibilità l'unica cosa che Boorman doveva evitare era la noia, e invece...
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venerdì 30 aprile 2010
La tenda rossa - Mikhail Konstantinovič Kalatozov (1969)
(Krasnaya palatka)
Visto in DVD.
Il film è chiaramente un blockbuster dell'epoca: budget alto, stars di richiamo, produzione internazionale che se ne frega pure della cortina di ferro. Eppure non solo non delude, ma affascina, e parecchio anche.
La trama, che si basa sulla terribile avventura vissuta da Umberto Nobile e dai suoi uomini al polo nord, è tipicamente da biopic, ma viene introdotta in maniera molto marticolare.
Nobile, negli anni '60, dalla sua casa a Roma, legge sul giornale la notizia sulla pubblicazione di un libro che riguarda quanto accadutogli nel 1928....e comincia a ricordare, e il senso di colpa affiora, e lo affronta nell'unico modo che conosce: istituisce un tribunale a cui prendono parte i fantasmi di quanti furono i protagonisti di quegli eventi (che siano morti o meno), alcuni come accusa, altri come testimoni, per riuscire finalmente a stabilire se la responsabilità di quella strage fu sua o meno.
Non ci si trova, però, davanti ad un nuovo "Rashomon", perchè i fatti presentati sono inappuntabili, quanto successo è oggettivo, è però l'interpretazione che ne viene data a cambiare, il significato delle scelte fatte da Nobile che viene discusso e valutato; in fondo i questo caso tutta si svolge nella testa del protagonista, con un unico punto di vista, il suo, ma con un senso della critica che lo porta a contestare ogni cosa. Chiaramente tutto il film propende per la sua assoluzione, ma siamo pur sempre nella mente di un uomo che si sta giudicando da solo, un pò di indulgenza è cosa ovvia.
Kalatozov da parte sua ci aggiunge un gusto estetico estremo, con il rosso (della tenda) ed il bianco (dei ghiacci) come dominanti per ogni scena, che può risultare più o meno scura in basa al rapporto tra i due colori. Le riprese sono fatte spesso dall'alto dando grandiosità alle location sui ghiacci polari.
Magnifico il cast che riesce a rendere credibile pure Connery (!). Finch, dal canto suo, regala un'interpretazione decisamente migliore, e più sobria, di quella per "Quinto potere".
Il film avvince, e per chi come me non conosce esattamente la storia, fa tenere il fiato in sospeso fino alla fine. Unico neo è il personaggio di Claudia Cardinale, evidentemente inserito per compiacere sia il pubblico maschile (è l'unica donna), sia quello femminile (da la possibilità di costruirci attorno una storia d'amore eterno).
Visto in DVD.
Il film è chiaramente un blockbuster dell'epoca: budget alto, stars di richiamo, produzione internazionale che se ne frega pure della cortina di ferro. Eppure non solo non delude, ma affascina, e parecchio anche.
La trama, che si basa sulla terribile avventura vissuta da Umberto Nobile e dai suoi uomini al polo nord, è tipicamente da biopic, ma viene introdotta in maniera molto marticolare.
Nobile, negli anni '60, dalla sua casa a Roma, legge sul giornale la notizia sulla pubblicazione di un libro che riguarda quanto accadutogli nel 1928....e comincia a ricordare, e il senso di colpa affiora, e lo affronta nell'unico modo che conosce: istituisce un tribunale a cui prendono parte i fantasmi di quanti furono i protagonisti di quegli eventi (che siano morti o meno), alcuni come accusa, altri come testimoni, per riuscire finalmente a stabilire se la responsabilità di quella strage fu sua o meno.
Non ci si trova, però, davanti ad un nuovo "Rashomon", perchè i fatti presentati sono inappuntabili, quanto successo è oggettivo, è però l'interpretazione che ne viene data a cambiare, il significato delle scelte fatte da Nobile che viene discusso e valutato; in fondo i questo caso tutta si svolge nella testa del protagonista, con un unico punto di vista, il suo, ma con un senso della critica che lo porta a contestare ogni cosa. Chiaramente tutto il film propende per la sua assoluzione, ma siamo pur sempre nella mente di un uomo che si sta giudicando da solo, un pò di indulgenza è cosa ovvia.
Kalatozov da parte sua ci aggiunge un gusto estetico estremo, con il rosso (della tenda) ed il bianco (dei ghiacci) come dominanti per ogni scena, che può risultare più o meno scura in basa al rapporto tra i due colori. Le riprese sono fatte spesso dall'alto dando grandiosità alle location sui ghiacci polari.
Magnifico il cast che riesce a rendere credibile pure Connery (!). Finch, dal canto suo, regala un'interpretazione decisamente migliore, e più sobria, di quella per "Quinto potere".
Il film avvince, e per chi come me non conosce esattamente la storia, fa tenere il fiato in sospeso fino alla fine. Unico neo è il personaggio di Claudia Cardinale, evidentemente inserito per compiacere sia il pubblico maschile (è l'unica donna), sia quello femminile (da la possibilità di costruirci attorno una storia d'amore eterno).
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