(Scandal sheet)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un dirigente di un giornale senza troppi scrupoli (scelto dal consiglio di amministrazione per salvare un importante testata dal baratro economico) ha impostato il risanamento dei conti sul gossip, la morbosità e il giornalismo più sfrontato; sotto di lui lavora un giovane mastino disposto a passare sopra agli omicidi più brutali, battere la polizia sul tempo, sfruttare la credulità della gente. Tutto sembra andare per il meglio, finché il dirigenti non incontra la sua ex moglie che lo riteneva morto da tempo (lui aveva cambiato nome), l'incontro si conclude con uno scontro e lo scontro con l'omicidio involontario della moglie. Il dirigente cercherà di nascondere tutte le prove e insabbiare l'avvenimento, ma il suo protetto indagherà pensando di far saltare fuori uno scoop sensazionale... e non immagina quanto.
Film giallo (molto più che noir) sul modello che diverrà famoso con Colombo, vediamo l'assassino e ci godiamo l'accerchiamento da parte del detective di turno, mentre l'altro gioca in difesa.
Costruito come macchina per acchiappare il consenso ottenuto con "Luci sull'asfalto" risulta una macchina ben costruita nella storia, ma imprecisa nei dettagli e nella messa in scena (la colluttazione iniziale è estremamente finta), ma ha una regia fluida che si chiude in primissimi piani che danno significato o si muove attorno ai personaggi in lotta. Per il resto la trama si muove chiara e meccanica, intrattiene bene e permette a Crawford di esercitarsi in una lunga serie di sudate e paure trattenute.
Bello, godibile, conclude tutta la sua forza con la scena finale, appena spento il video è uno di quei film che si mettono da parte per ricordarcene a fatica.
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lunedì 8 febbraio 2016
sabato 15 gennaio 2011
La vita è meravigliosa - Frank Capra (1946)
(It's a wonderful life)
Visto in DVD.
Visto in DVD.
Commedia dolcissima ma non sdolcinata, imperniata su di un uomo buono che ammazza le sue ambizioni a causa degli altri e, come solo nei film di Capra succede, viene poi ripagato con l’altrui generosità.
Il film si fa seguire con una storia dalle giuste dosi di ritmo e grazia e con alcuni magnifici momenti di reale maestria nelle storie d’amore, come da bambini quando mary sussurra il suo amore nell’orecchio sordo, il dialogo al telefono a tre in cui i due innamorati si attraggono e respingono contemporaneamente… ecc…
Godibile oltre ogni dire e soprattutto non irritante, neppure nello zuccheratissimo finale. Un film che incita alla vita senza mai scadere nel già visto o nel già detto.
La vita è meravigliosa risulta anche importante nell’immaginario cinematografico statunitense per alcune idee poi ripetutamente sfruttate, come Dio rappresentato come una galassia (o una nebulosa, non me ne intendo benissimo di astronomia), l’angelo inviato dal cielo che mostra come sarebbe il mondo se il protagonista non fosse mai nato, o il canto in coro di canzoni natalizie nel finale (che si ritrova in quasi tutti i telefilm made in USA).
martedì 9 novembre 2010
Da qui all'eternità - Fred Zinnemann (1953)
(From here to eternity)
Visto in VHS.
Visto in VHS.
Cosa succede se si vuol fare un dramma tennesee-williamsiano (con sentimenti potenti ed oscuri, con rapporti interpersonali difficili ed esplosivi) senza Tennesee Williams? Un film che punta sulla noia sperando che lo renda profondo e sulla banalità pensando lo renda accettabile da tutti.
Negli anni 40, in una base militare USA nele Hawaii si incrociano i destini di un gruppo di militari e relative compagne, finchè l’attacco giapponese non rovina tutto… ecco, per gran parte del film ci si dimentica d’essere a Pearl Harbour, e ci si chiede perché abbiano voluto fare a tutti i costi questo film; quando finalmente arriva la scena clou, si capisce l’importanza mitopoietica dell’opera nonché il titolo.
Il film è completato da un M. Clift che sfoggia la sua espressione da cane bastonato preferita per 2 ore nette, da un B. Lancaster che più che recitare si muove col piglio giusto nelle scene, da un in utilissimo ed irritante F. Sinatra, da un negativo (ma sempre all’altezza) E. Borgnine, e da una irriconoscibile (almeno per me) D. Kerr.
Un film noioso e deludente che pone in cattiva luce l’altrimenti apprezzabile Zinnemann.
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