(Id.)
Visto in aereo, in lingua originale.
Uno scrittore americano in vacanza a Parigi con la compagna e i genitori di lei, si isola sempre di più dalla famiglia ed evita gli appuntamenti vacanzieri per passeggiare di notte per la città; qui entrerà in contatto con la Parigi anni '20; letteralmente. Incontrerà Fitzgerald che lo introdurrà nel cenacolo artistico dell'epoca, il contatto con scrittori e pittori gli farà riconsiderare il suo rapporto con l'arte in ogni senso (dalla sua scrittura a ciò che considera arte) ai rapporti interpersonali.
Un Woody Allen dai temi usuali (il rapporto con l'arte, l'impossibilità dei rapporti di coppia, ai rapporti con la città) declinati in una commediola fantastica anch'essa consueta per il regista newyokese, ma talmente lieve da non sentirne la mano pesante (oltre al balbettio di Wilson). Una commedia godibilissima di per se, che può, a chi interessa prestare attenzione, dare molto di più come filosofia di vita e incuriosire con una galleria di personaggi enorme (a mio avviso esagerata, ma che non si limita quasi mai al semplice body count, quasi tutti entrano in scena con uno scopo).
Non l'Allen migliore, ma è incredibilmente un film ben riuscito.
Ottime la prova del cast, di cui ricordo soprattutto la breve comparsata di Brody nelle vesti di un Dalì identico all'originale.
Visualizzazione post con etichetta Marion Cotillard. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marion Cotillard. Mostra tutti i post
lunedì 12 maggio 2014
lunedì 8 luglio 2013
Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard (2012)
(De rouille et d'os)
Visto al cinema.
Visto al cinema.
Un boxer fallito con figlio a carico si
trasferisce dalla sorella, li incontra una donna, ex ammaestratrice di orche
che ha perso le gambe perché… beh insomma sono anche chiamate orche assassine,
potrà succedere che si perdono le gambe. I due iniziano un rapporto che lei
ritiene d’amore, ma lui vede più come amicizia con benefit.
Se l’incipit, i personaggi messi in
gioco, gli attori ed il regista fanno subito pensare ad un film indie, arrivando
a vederne la fine, questo Ruggine e ossa si rivela essere un melodramma
classico. Se il genere piace il film piacerà tantissimo, se il genere risulta
stucchevole il finalone con disgrazia catartica che fa crescere all'improvviso
i protagonisti risulterà indigesto.
Il film è trattato con piglio autoriale
alla solita maniera da Audiard, che rinuncia a sporcare (a livello estetico) la
pellicola come nelle opere precedenti, rendendo più fluido il ritmo; unisce poi
musica pop in accordo con quanto viene mostrato dando un’idea di iperrealtà
nonostante la trama si muova fra eventi piuttosto fiabeschi.
I protagonisti sono ben delineati e Alì
è un personaggio splendido, un bambino mai cresciuto che si arrabatta nella
vita riuscendo sempre a farcela in un modo o nell'altro, lui dopo aver
raggiunto il fondo non tenta di risalire, semplicemente si sistema bene li dove
si trova e cerca di fare il meglio per se ( e questo spesso risulta essere il
meglio anche per gli altri), ma è troppo ottuso per valutare gli esiti delle
proprio scelte (e questo spesso provoca eventi negativi agli altri).
Tutto sommato un film bello, fatto di
immagini crude, ma magnificamente orchestrate ( i corpi nudi dei due
protagonisti stesi l’una sull’altro, la sequenza dell’attacco da parte dell’orca
che sembra una via di mezzo fra una ripresa televisiva ed un documentario
marino, ecc…). il finale stucchevole e buonista come in tutti i melodrammi mi
ha infastidito, ma non cambia la bontà complessiva del film.
Etichette:
2012,
Dramma,
Film,
Jacques Audiard,
Marion Cotillard,
Romantico
lunedì 8 ottobre 2012
Il cavaliere oscuro, Il ritorno - Christopher Nolan (2012)
(Dark knight rises)
Visto al cinema in lingua originale sottotitolato in turco e doppiato in italiano.
Il gran finale della trilogia è un ritorno prepotente al primo capitolo, non solo nella trama, ma anche nelle dinamiche; di fatto Bruce Wayne fugge da Gotham per ritrovare se stesso da qualche parte in oriente e tornerà con la chiara idea di fare di Batman un mito sostituendolo a quello ormai vacillante di Dent.
Non dico di più per non spoilerare.
Ovviamente il film deve tirare la fila di tutti i discorso fatti finora e determina la definitiva mitopoiesi di Batman che diviene effettivamente il simbolo di ciò che è giusto, fa avverare l'affermazione del capitolo precedente per cui l'eroe deve morire o vive abbastanza a lungo da diventare lui il cattivo.
Poi Gotham diviene il personaggio principale, il vero alleato di Bane (il villain del film) che lavora per lui dapprima nel sottosuolo, poi alla luce del sole; ma è anche l'unico alleato partigiano rimasto a Batman; qui la città è in senso prettamente sociale, ma in senso fisico diventa parte integrante del discorso, dando rifugio alla bomba atomica, intrappolando i poliziotti, creando un labirinto per gli scontri a fuoco con il batwing.
Inoltre, dati i punti di contatto con Batman begins ritorna il rapporto con il proprio passato che qui si fa più vicino e meno remoto che nel capitolo iniziale della saga.
Inoltre c'è anche tutto un discorso evidente sulle rivoluzioni dal basso che tendono a calcare troppo la mano... credo che sia un punto di vista molto anglossassone.
In ultima ci terrei ad aggiungere che per quanto non abbiano voluto collegare il film all'attualità, i riferimenti alla rivolta hanno comunque un enorme retrogusto di crisi economica con quella tempesta che sta arrivando...
Il film mantiene la solidità della regia che è il vero marchio di fabbrica di Nolan e nella creazione dei personaggi tiene banco la verosimiglianza con un Bane quantomai umanizzato e una Catwoman che non viene mai chiamata in questo modo, che a livello di personalità è identica all'originale, ma nel fenotipo gioca con i dettagli (gli occhialini) per suggerire senza dire.
Poi è evidente che la sceneggiatura ha dei buchi enormi, ma forse avrebbe avuto bisogno di un'ora in più per svilupparli adeguatamente, ci sono pure molte ingenuità e qualche sbaglio evidente al montaggio. In una parola è un film che doveva concludere col botto una delle trilogie più quotate degli ultimi decenni e per cercare di fare le cose per bene in ogni ambito (storia, personaggi, azione), sbava su più punti.
Ma tanto a Nolan gli si vuole bene lo stesso.
PS: in Italia uno dei più sorprendenti product placement di sempre con il Fernet Branca.
PPS: no, io guardando il film non avevo capito in anticipo il colpo di scena finale.
Visto al cinema in lingua originale sottotitolato in turco e doppiato in italiano.
Il gran finale della trilogia è un ritorno prepotente al primo capitolo, non solo nella trama, ma anche nelle dinamiche; di fatto Bruce Wayne fugge da Gotham per ritrovare se stesso da qualche parte in oriente e tornerà con la chiara idea di fare di Batman un mito sostituendolo a quello ormai vacillante di Dent.
Non dico di più per non spoilerare.
Ovviamente il film deve tirare la fila di tutti i discorso fatti finora e determina la definitiva mitopoiesi di Batman che diviene effettivamente il simbolo di ciò che è giusto, fa avverare l'affermazione del capitolo precedente per cui l'eroe deve morire o vive abbastanza a lungo da diventare lui il cattivo.
Poi Gotham diviene il personaggio principale, il vero alleato di Bane (il villain del film) che lavora per lui dapprima nel sottosuolo, poi alla luce del sole; ma è anche l'unico alleato partigiano rimasto a Batman; qui la città è in senso prettamente sociale, ma in senso fisico diventa parte integrante del discorso, dando rifugio alla bomba atomica, intrappolando i poliziotti, creando un labirinto per gli scontri a fuoco con il batwing.
Inoltre, dati i punti di contatto con Batman begins ritorna il rapporto con il proprio passato che qui si fa più vicino e meno remoto che nel capitolo iniziale della saga.
Inoltre c'è anche tutto un discorso evidente sulle rivoluzioni dal basso che tendono a calcare troppo la mano... credo che sia un punto di vista molto anglossassone.
In ultima ci terrei ad aggiungere che per quanto non abbiano voluto collegare il film all'attualità, i riferimenti alla rivolta hanno comunque un enorme retrogusto di crisi economica con quella tempesta che sta arrivando...
Il film mantiene la solidità della regia che è il vero marchio di fabbrica di Nolan e nella creazione dei personaggi tiene banco la verosimiglianza con un Bane quantomai umanizzato e una Catwoman che non viene mai chiamata in questo modo, che a livello di personalità è identica all'originale, ma nel fenotipo gioca con i dettagli (gli occhialini) per suggerire senza dire.
Poi è evidente che la sceneggiatura ha dei buchi enormi, ma forse avrebbe avuto bisogno di un'ora in più per svilupparli adeguatamente, ci sono pure molte ingenuità e qualche sbaglio evidente al montaggio. In una parola è un film che doveva concludere col botto una delle trilogie più quotate degli ultimi decenni e per cercare di fare le cose per bene in ogni ambito (storia, personaggi, azione), sbava su più punti.
Ma tanto a Nolan gli si vuole bene lo stesso.
PS: in Italia uno dei più sorprendenti product placement di sempre con il Fernet Branca.
PPS: no, io guardando il film non avevo capito in anticipo il colpo di scena finale.
venerdì 8 ottobre 2010
Inception - Christopher Nolan (2010)
(Id.)
Visto al cinema.
Di Inception ne ha già parlato chiunque. C'è poco da aggiungere; è un incasinato capolavoro dal finale apertissimo come piace da queste parti. E basta.
Ciò che più impressiona però è l'indubbia capacità di Nolan di realizzare film concettualmente complessi che riescano comunque a vincere al box office, captando l'interesse generale; a riuscire a mantenere sempre ciò che promettte, e soprattutto all'impressionante capacità di parlare di qualunque cosa per più di 2 ore rendendo tutto chiaro e senza mai un momento di stanca.
Nlan si conferma come la migliore scoperta cinematografica degli ultimi anni. Se già si erano viste le sue mire autoriali in "Memento" o "Following"; con la serie di Batman e questo film fa capire che può fare di tutto, farlo bene, farlo realistico (è questa una delle formule vincenti degli ultimi film) e a guadagnarci parecchio. Si, insomma, Nolan è il nuovo Spielberg.
L'unica cosa su cui ho dei dubbi è se questo film sia effettivamente migliore di "The dark knight"... sinceramente ho dei dubbi; in ogni caso la scena di combattimento nei corridoi dell'albergo, tra stanze che girano e assenza di gravità, la voto come miglior scena d'azione di sempre.
Attendo già ora il prossimo film di Nolan.
Visto al cinema.
Di Inception ne ha già parlato chiunque. C'è poco da aggiungere; è un incasinato capolavoro dal finale apertissimo come piace da queste parti. E basta.
Ciò che più impressiona però è l'indubbia capacità di Nolan di realizzare film concettualmente complessi che riescano comunque a vincere al box office, captando l'interesse generale; a riuscire a mantenere sempre ciò che promettte, e soprattutto all'impressionante capacità di parlare di qualunque cosa per più di 2 ore rendendo tutto chiaro e senza mai un momento di stanca.
Nlan si conferma come la migliore scoperta cinematografica degli ultimi anni. Se già si erano viste le sue mire autoriali in "Memento" o "Following"; con la serie di Batman e questo film fa capire che può fare di tutto, farlo bene, farlo realistico (è questa una delle formule vincenti degli ultimi film) e a guadagnarci parecchio. Si, insomma, Nolan è il nuovo Spielberg.
L'unica cosa su cui ho dei dubbi è se questo film sia effettivamente migliore di "The dark knight"... sinceramente ho dei dubbi; in ogni caso la scena di combattimento nei corridoi dell'albergo, tra stanze che girano e assenza di gravità, la voto come miglior scena d'azione di sempre.
Attendo già ora il prossimo film di Nolan.
domenica 30 maggio 2010
Una lunga domenica di passioni - Jean-Pierre Jeunet (2004)
(Un long dimanche de fiançailles)
Visto in DVD.
Amélie va alla guerra.
In un paesino bretone una ragazza attende il ritorno dell'uomo che ama dalla prima guerra mondiale, inutile dire che non tornerà, soprattutto perchè ci si è messa di mezzo pure la corte marziale che lo avrebbe condannato per automutilazione. Lei però non si da per vinta, e tra un gioco infantile per assicurarsi che lui sia ancora vivo e l'altro, comincia a cercare i superstiti della trincea dove sarebbe dovuto morire il suo amore...
Film dello stesso regista, sceneggiatore, attice protagonista e qualche comprimario de "Il favoloso mondo di Amélie". Lo stile è assolutamente quello favolistico del film precedente da cui si differenzia per diversi dettagli. In primo luogo la fotografia (elemento importantissimo e molto curato in entrambi i film) è virata verso il seppia e colori terrei in genere che fanno tanto inizio secolo. La regia assolutamente libera e giocosa come nel precendete qui tende molto di più alla sovrapposizione di immagini o all'inserimento di piccoli dettagli che indicano tanto l'inizio del secolo. Il tono generale poi, seppure positivo ha più i passi della tragedia regalando più d'un momento di commozione facile facile. Infine qui la voce fuori campo (si c'è anche in questo) ha uno scopo, dare alla storia l'epica del film di guerra, facendo assurgere gli eventi della ragazza bretone a livello delle grandi battaglie.
In poche parole il film è decisamente bello, non facilissimo da seguire, ma rapido e interessante, più proteso verso le lacrime che non le risate ma poi tutto finisce (quasi) come deve finire; un copia-incolla del modello Amélie venuto bene.
PS: nel film ci sono una Cotillard ancora non famosa (finalmente in un personaggio oscuro) e una Foster che non ti aspetti in un film francese.
Visto in DVD.
Amélie va alla guerra.
In un paesino bretone una ragazza attende il ritorno dell'uomo che ama dalla prima guerra mondiale, inutile dire che non tornerà, soprattutto perchè ci si è messa di mezzo pure la corte marziale che lo avrebbe condannato per automutilazione. Lei però non si da per vinta, e tra un gioco infantile per assicurarsi che lui sia ancora vivo e l'altro, comincia a cercare i superstiti della trincea dove sarebbe dovuto morire il suo amore...
Film dello stesso regista, sceneggiatore, attice protagonista e qualche comprimario de "Il favoloso mondo di Amélie". Lo stile è assolutamente quello favolistico del film precedente da cui si differenzia per diversi dettagli. In primo luogo la fotografia (elemento importantissimo e molto curato in entrambi i film) è virata verso il seppia e colori terrei in genere che fanno tanto inizio secolo. La regia assolutamente libera e giocosa come nel precendete qui tende molto di più alla sovrapposizione di immagini o all'inserimento di piccoli dettagli che indicano tanto l'inizio del secolo. Il tono generale poi, seppure positivo ha più i passi della tragedia regalando più d'un momento di commozione facile facile. Infine qui la voce fuori campo (si c'è anche in questo) ha uno scopo, dare alla storia l'epica del film di guerra, facendo assurgere gli eventi della ragazza bretone a livello delle grandi battaglie.
In poche parole il film è decisamente bello, non facilissimo da seguire, ma rapido e interessante, più proteso verso le lacrime che non le risate ma poi tutto finisce (quasi) come deve finire; un copia-incolla del modello Amélie venuto bene.
PS: nel film ci sono una Cotillard ancora non famosa (finalmente in un personaggio oscuro) e una Foster che non ti aspetti in un film francese.
Etichette:
2004,
Audrey Tatou,
Dramma,
Film,
Gaspard Ulliel,
Jean-Pierre Jeunet,
Jodie Foster,
Marion Cotillard,
Romantico
venerdì 19 febbraio 2010
Nine - Rob Marshall (2009)
(Id.)
Visto al cinema.
Questo non è "8 e 1/2"; è una versione semplificata del film di Fellini.
Una versione appiattita, tutta ritmo e paillettes che non ha pretese di competere col mito.
Anzi, a dirla tutta è solo un musical che gira attorno alla difficoltà della creazione artistica che si ispira solo per la struttura generale della trama al film con Mastroianni. Per il resto è un'opera a parte; e come film autonomo funzione ed è magnifico.
La sforzo creativo di un uomo arrivato alla frutta è resa attraverso le fantasie ed i ricordi di quest'uomo che vive attraverso la vita (o la morte) delle donne che l'hanno accompagnato, dalla madre, alla moglie, attraverso l'amante, una prostituta di quand'era bambino, l'amica di sempre e una giornalista. La realtà percepita è interpretata e compresa attraverso le scene da musical vero e proprio (che sono effettivamente poche) e che pertanto rappresentano l'animo del protagonista.
Marshall fa suo ogni mezzo per rendere il dinamismo del film e il caos del protagonista, ogni metodo di fotografia e ogni tipo di inquadratura, riuscendo bene nel tentativo (molto bella l'idea che ogni canzone sia cantata e ballata sia nell'ambiente dove l'azione si svolge, sia all'interno dello studio di posa dove dovrebbe essere girato il film).
Le canzoni sono praticamente tutte belle, con due o tre che sono magnfiche, giusto un paio sono inutili.
Unico vero e proprio neo del film sono le coreografie, banali e francamente noiose... certo non sarebbe un problema da poco in un musical, ma per fortuna questo è un film con canzoni, e quindi è un dettaglio dimenticabile.
Ottimo il cast decisamente all'altezza, un'encomio particolare per la Cotillard, ma soprattutta per Daniel Day Lewis, sempre più bravo dopo ogni film, e ormai, inutile nascondercelo, è il miglior attore vivente. Peccato per l'inutilità della parte della Kidman!!! Quando ce l'hai, sfruttala bene (mamma mia quant'è invecchiata).
Visto al cinema.
Questo non è "8 e 1/2"; è una versione semplificata del film di Fellini.
Una versione appiattita, tutta ritmo e paillettes che non ha pretese di competere col mito.
Anzi, a dirla tutta è solo un musical che gira attorno alla difficoltà della creazione artistica che si ispira solo per la struttura generale della trama al film con Mastroianni. Per il resto è un'opera a parte; e come film autonomo funzione ed è magnifico.
La sforzo creativo di un uomo arrivato alla frutta è resa attraverso le fantasie ed i ricordi di quest'uomo che vive attraverso la vita (o la morte) delle donne che l'hanno accompagnato, dalla madre, alla moglie, attraverso l'amante, una prostituta di quand'era bambino, l'amica di sempre e una giornalista. La realtà percepita è interpretata e compresa attraverso le scene da musical vero e proprio (che sono effettivamente poche) e che pertanto rappresentano l'animo del protagonista.
Marshall fa suo ogni mezzo per rendere il dinamismo del film e il caos del protagonista, ogni metodo di fotografia e ogni tipo di inquadratura, riuscendo bene nel tentativo (molto bella l'idea che ogni canzone sia cantata e ballata sia nell'ambiente dove l'azione si svolge, sia all'interno dello studio di posa dove dovrebbe essere girato il film).
Le canzoni sono praticamente tutte belle, con due o tre che sono magnfiche, giusto un paio sono inutili.
Unico vero e proprio neo del film sono le coreografie, banali e francamente noiose... certo non sarebbe un problema da poco in un musical, ma per fortuna questo è un film con canzoni, e quindi è un dettaglio dimenticabile.
Ottimo il cast decisamente all'altezza, un'encomio particolare per la Cotillard, ma soprattutta per Daniel Day Lewis, sempre più bravo dopo ogni film, e ormai, inutile nascondercelo, è il miglior attore vivente. Peccato per l'inutilità della parte della Kidman!!! Quando ce l'hai, sfruttala bene (mamma mia quant'è invecchiata).
lunedì 16 novembre 2009
Nemico pubblico - Michael Mann (2009)
(Public enemies)
Visto al cinema.
Visto al cinema.
Una storia lineare, un film su una semplice caccia al ladro senza uno scontro tra menti, diviene nelle mani di Mann un esempio di cinema alto; anche grazie all'ottimo cast, ovviamente.
La fotografia è pulitissima, le luci splendide ed il realismo delle immagini adattissimo a raccontare questa storia, Mann poi osa mettendo la telecamera ovunque ci sia spazio sufficiente, senza temere le inquadrature impossibili. Ovviamente tutto questo è possibile grazie all'utilizzo del digitale, che permette immagini mai così realistiche, a livello di quelle dei telegiornali, senza dover rinunciare alla cura cinematografica. Mann si pone una spanna al di sopra del cinema odierno e mette metri di distanza tra lui e chiunque altro faccia film d'azione oggi... solo un'appunto, a me personalmente la camera a mano tutta sobbalzi mi ha un po stancato, ma per stavolta posso fare finta di niente.
Inutile dire che Depp fa una grande prestazione, la fa sempre, e stavolta che il film è pure serio c'è rischio che scappi un oscar. Assolutamente di livello anche tutto il resto del cast. Un'ottimo film.
Etichette:
2009,
Billy Crudup,
Christian Bale,
David Wenham,
Film,
Giovanni Ribisi,
Johnny Depp,
Marion Cotillard,
Michael Mann,
Stephen Dorff
Iscriviti a:
Post (Atom)


