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mercoledì 24 marzo 2021

Don Jon - Joseph Gordon-Levitt (2013)

 (Id.)

Visto su Raiplay.


Un dipendente dal porno parla della sua vita, la famiglia, gli amici, i rapporti occasionali (frequenti) e il continuo rivolgersi alla pornografia in maniera ossessiva. Ne parla con pragmatismo, convinzione divertimento, nessun discorso morale. Quando consocerà la sua fidanzata, nonostante si tratti di Scarlett Johansson, le abitudini non cambieranno.

Opera prima di Gordon-Levitt alla regia è un film sorprendentemente buono venendo da un attore. Sarò razzista, ma gli attori prestati alla regia hanno al tendenza a fare un film in funzione di sé stessi, assecondando la recitazione e non tendendo la macchina da presa indipendente a narrare la storia mentre gli attori recitano. Qui Gordon-Levitt invece sorprende; decide il ritmo del racconto con la regia, mostra un sunto della vita del suo personaggio (e di riflesso la sua storia e la sua psicologia) giocando tutto sul montaggio frenetico e inquadrature che si rimandano a vicenda. 

Gestita da dio la vicenda riesce a coinvolgere e divertire per tutta la sua durata; senza pretese arriva al finale consolatorio (fino a un certo punto, e puritano solo in minima parte) con il giusto piglio e lo rende meno indigesto di quanto avrebbe rischiato d'essere.

Gli attori fanno il loro, curiosamente Gordon-Levitt ha forse la parte meno interessante dal punto di vista della recitazione; la Moore si tiene un paio di scene madri (secondarie... se esistono) per sé portando a casa il solito buon risultato; la Johansson si mangia la scena con la sua versione di working class bitch.

mercoledì 27 febbraio 2019

Brick. Dose mortale - Rian Johnson (2005)

(Brick)

Visto in Dvx.

In un collage americano un ragazzo riceve una inquietante richiesta d'aiuto da parte della sua ex ragazza che sembra essere scomparsa. Si mette sulle sue tracce, ma due giorni dopo viene trovata morta. Si metterà a indagare autonomamente sul mondo della droga che sembra essere dietro al delitto.

Alla sua opera prima, Johnson, vuole giocare facile e difficile allo stesso tempo. Scegli un noir, un hard boiled duro e puro che è contemporaneamente il genere più facile e più intricato. Il più facile perché è il più stereotipato, tutti i personaggi che ci devono essere sono archetipici e non metterli non significa aggiungere originalità, ma togliere mood. Più intricato perché se si decide di creare un noir complicato... beh, bisogna avere la palle di ingarbugliare una matassa solo per sgarbugliarla perfettamente nel finale senza ammazzare l'hype con soluzioni di comodo.
Inoltre decide che la vita non è abbastanza complicata così e ambienta il suo hard boiled in una scuola superiore americana... il rischio di finire nel ridicolo o nella farsa è dietro l'angolo.
Invece il film è serio e tutti gli archetipi vengo proiettati nel microcosmo di un college (che si dimostra perfetto per accoglierli) e utilizzati con autorevolezza, nessuna concessione al ridicolo o al superficiale.

Quello che però stupisce di più è la regia. Se complessivamente la regia è buona, Johnson vince nei raccordi; nelle unioni fra le scene, nelle attese. Fade to black continui, ma molto sfumati; inquadrature particolari (l'insistenza sulle scarpe dei personaggi); montaggio rapido di inquadrature in avvicinamento e scene costruite su più piani. Dove la tensione di solito cala perché non sta avvenendo niente, il regista da il suo meglio.

lunedì 5 dicembre 2016

Snowden - Oliver Stone (2016)

(Id.)

Visto al cinema.

La vicenda del caso Snowden vista attraverso gli occhi del protagonista; inutile dire per chi tifi il regista (il finale con il vero Snowden è un capolavoro di retorica liberal).
Al netto dell'intento smaccatamente politico Oliver Stone decide di raccontare la storia attraverso la descrizione di un personaggio e l'idea si rivela vincente. Raccontare l'ennesimo thriller politico con le consuete dinamiche sarebbe lavoro banale, ma fattibile; raccontare la vicenda complessa che basa tutte le sue dinamiche sul fumoso mondo della rete e della raccolta dati, in cui la violenza è tutta nella violazione della privicy, beh tutto questo sarebbe semplicemente suicida. Stone decide di virare recisamente e spostare l'attenzione dalla vicenda (chi fa cosa a chi, chi è il cattivo e chi la vittima) sul protagonista; un giovane che si trova (viene proprio dichiarato) nel meccanismo come un contabile del periodo nazista; non sta facendo nulla di male, aiuta la sua patria, ma per farlo aggira ogni regola con il plauso dei superiori. Un protagonista non ideologizzato, ma "normale", con più dubbi che certezze e una nausea in costante aumento per quello che fa, nonostante ciò che fa continua a fargli avere l'ammirazione dei colleghi e nuove posizioni di rilievo.

La regia è sempre la stessa, con fotografia curata, inquadrature sghembe, giochi di montaggio classici per Stone; decisamente dalle parti dei suoi film anni '90... tuttavia il ritmo è incredibilmente rallentato. La storia si segue volentieri e le oltre due ore si fanno seguire bene, ma uscendo dalla sala si ha la sensazione di averci messo più del dovuto.

lunedì 8 ottobre 2012

Il cavaliere oscuro, Il ritorno - Christopher Nolan (2012)

(Dark knight rises)

Visto al cinema in lingua originale sottotitolato in turco e doppiato in italiano.

Il gran finale della trilogia è un ritorno prepotente al primo capitolo, non solo nella trama, ma anche nelle dinamiche; di fatto Bruce Wayne fugge da Gotham per ritrovare se stesso da qualche parte in oriente e tornerà con la chiara idea di fare di Batman un mito sostituendolo a quello ormai vacillante di Dent.
Non dico di più per non spoilerare.

Ovviamente il film deve tirare la fila di tutti i discorso fatti finora e determina la definitiva mitopoiesi di Batman che diviene effettivamente il simbolo di ciò che è giusto, fa avverare l'affermazione del capitolo precedente per cui l'eroe deve morire o vive abbastanza a lungo da diventare lui il cattivo.
Poi Gotham diviene il personaggio principale, il vero alleato di Bane (il villain del film) che lavora per lui dapprima nel sottosuolo, poi alla luce del sole; ma è anche l'unico alleato partigiano rimasto a Batman; qui la città è in senso prettamente sociale, ma in senso fisico diventa parte integrante del discorso, dando rifugio alla bomba atomica, intrappolando i poliziotti, creando un labirinto per gli scontri a fuoco con il batwing.
Inoltre, dati i punti di contatto con Batman begins ritorna il rapporto con il proprio passato che qui si fa più vicino e meno remoto che nel capitolo iniziale della saga.
Inoltre c'è anche tutto un discorso evidente sulle rivoluzioni dal basso che tendono a calcare troppo la mano... credo che sia un punto di vista molto anglossassone.

In ultima ci terrei ad aggiungere che per quanto non abbiano voluto collegare il film all'attualità, i riferimenti alla rivolta hanno comunque un enorme retrogusto di crisi economica con quella tempesta che sta arrivando...

Il film mantiene la solidità della regia che è il vero marchio di fabbrica di Nolan e nella creazione dei personaggi tiene banco la verosimiglianza con un Bane quantomai umanizzato e una Catwoman che non viene mai chiamata in questo modo, che a livello di personalità è identica all'originale, ma nel fenotipo gioca con i dettagli (gli occhialini) per suggerire senza dire.

Poi è evidente che la sceneggiatura ha dei buchi enormi, ma forse avrebbe avuto bisogno di un'ora in più per svilupparli adeguatamente, ci sono pure molte ingenuità e qualche sbaglio evidente al montaggio. In una parola è un film che doveva concludere col botto una delle trilogie più quotate degli ultimi decenni e per cercare di fare le cose per bene in ogni ambito (storia, personaggi, azione), sbava su più punti.
Ma tanto a Nolan gli si vuole bene lo stesso.

PS: in Italia uno dei più sorprendenti product placement di sempre con il Fernet Branca.

PPS: no, io guardando il film non avevo capito in anticipo il colpo di scena finale.

venerdì 8 ottobre 2010

Inception - Christopher Nolan (2010)

(Id.)

Visto al cinema.

Di Inception ne ha già parlato chiunque. C'è poco da aggiungere; è un incasinato capolavoro dal finale apertissimo come piace da queste parti. E basta.
Ciò che più impressiona però è l'indubbia capacità di Nolan di realizzare film concettualmente complessi che riescano comunque a vincere al box office, captando l'interesse generale; a riuscire a mantenere sempre ciò che promettte, e soprattutto all'impressionante capacità di parlare di qualunque cosa per più di 2 ore rendendo tutto chiaro e senza mai un momento di stanca.
Nlan si conferma come la migliore scoperta cinematografica degli ultimi anni. Se già si erano viste le sue mire autoriali in "Memento" o "Following"; con la serie di Batman e questo film fa capire che può fare di tutto, farlo bene, farlo realistico (è questa una delle formule vincenti degli ultimi film) e a guadagnarci parecchio. Si, insomma, Nolan è il nuovo Spielberg.
L'unica cosa su cui ho dei dubbi è se questo film sia effettivamente migliore di "The dark knight"... sinceramente ho dei dubbi; in ogni caso la scena di combattimento nei corridoi dell'albergo, tra stanze che girano e assenza di gravità, la voto come miglior scena d'azione di sempre.
Attendo già ora il prossimo film di Nolan.

giovedì 10 dicembre 2009

(500) giorni insieme - Marc Webb (2009)

((500) days of Summer)

Visto al cinema.

Una cmmedia romantica che copre per intero una storia d'amore, dal momento in cui lui vede lei per la prima volta a quando finalmente riesce a togliersela dalla testa.
La trama certo non spicca per originalità, ma prosegue bene, fra prtagonisti carini, amici caricaturali, situazioni imbarazzanti e momenti realmente divertenti, tutto quello che una commedia sentimentale deve avere oggigiorno. La differenza sta tutta nel modo di presentarla; le scene infatti non seguono un rdine cronlogico, ma uno più ragionato, che disvela lentamente, in modo tale da dare un significato ad un evento solo collegandolo con la scena precedente e talvolta anche con quella successiva. Un utilizzo dell'atemporalità finalmente finalizzato ad uno scopo e non fatto solo perchè fa figo (vedi "Le tre sepolture").
In più di un'occasione poi Marc Webb si fa vedere con degli split screen molto belli (su tutti il confronto su come lui si immagina che vada il loro incontro e il come va realmente); però è proprio la regia che si accolla l'unico difetto di questo film; avrebbe dovuto osare di più, il contenuto e la forma del film si prestano ad un uso creativo della macchina da presa, decisamente superiore a quello che ne fa Webb. Vero è che forse si tratta di una scelta consapevole per non appesantire un film che punta tutto sulla leggerezza, però rimane un pò l'amaro in bocca.
In ogni caso questo film, per quanto mi riguarda, è la miglior commedia romantica dai tempi di "Harry, ti presento Sally".