(Suddenly, last summer)
Visto in DVD, in lingua originale sottotitolato.
Una anziana e ricca donna contatta un noto neurochirurgo (e psichiatra) perché lobotomizzi la nipote impazzita dopo la morte del figlio della riccastra. Lo psichiatra nel colloquio con i familiare e dopo il primo incontro con la ragazza sospetta che più che follia ci sia molto di rimosso e ancora di più di non detto da parte di tutti.
Sfritto da Tennessee Williams credo non sia uno spoiler per nessuno che ci siano segreti innominabili, un sacco di sesso vissuto maluccio e un senso generale di morte. Un film che non dice mai apertamente lo scheletro nell'armadio più grosso, ma che viene riferito in maniera indiretta in maniera incredibilmente evidente per quegli anni.
Interessante anche che il lavoro di scoperta di quanto è tenuto sotto silenzio si muova con il passo dell'indagine classica (anche se con ben altri ritmi), con svolte narrative, nuovi punti di vista, voltafaccia e con lo scioglimento finale che avviene dopo aver riunito tutti i protagonisti della vicenda.
Il film dunque è un'opera teatrale scritto da un autore molto verboso e teatrale e diretta dal più teatrale dei registi dell'epoca. Non sorprendono quindi le (relativamente) poche location sfruttate per lunghe sequenze di dialogo e declamazioni. A chi un impianto di questo tipo può infastidire si astenga. Ma chi conosce Mankiewicz sa che come un bravo regista teatrale, lui sa sfruttare gli attori come pochi altri. Un'organizzazione pazzesca dove la Hepburn è magnifica pur facendo quasi solo da supporto agli altri (tranne nella prima mezzora dove è lei a governare la scena; ma rende molto di più nei primissimi piani finali) un Clift un po' in disparte per via di un personaggio che è il motore immobile della vicenda (ma appunto, risulta piuttosto immobile) e ovviamente una Taylor enorme nella parte della pazza sofferente, quasi mai eccessiva (probabilmente la sua interpretazione che preferisco).
Visualizzazione post con etichetta Elizabeth Taylor. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elizabeth Taylor. Mostra tutti i post
venerdì 24 giugno 2016
mercoledì 8 gennaio 2014
Il padre della sposa - Vincente Minnelli (1950)
(Father of the bride)
Visto in tv.
Le disavventure economiche ed emotive di un rude padre di famiglia americano per l'organizzazione e la gestione del matrimonio della figlia.
Una commediola sentimentale e leggere che mette per la prima volta alla prova un Minnelli da sempre specializzato in un genere più dinamico.
La scrittura leggere e rapida riesce ad intrattenere con qualche sorriso e diversi sbadigli. la scrittura eleganti e divertita si scontra con il peso orribile dei decenni che son passati; la fine ironia degli anni '40/'50 purtroppo non regge molto.
Il film si fregia unicamente di una Taylor bellissima davvero (e non vestita da drag queen come in "Cleopatra") e dell'interpretazione di un roccioso Spencer Tracy, sempre in parte nel vestire i panni del genitore in ansia.
PS: sinceramente non ricordo più come fosse il remake fatto da Steve Martin; in ogni caso trovo fosse assolutamente sensato pensare di farne una versione aggiornata ai tempi correnti; e questo nonostante la perdita di peso specifico dell'attore protagonista.
Visto in tv.
Le disavventure economiche ed emotive di un rude padre di famiglia americano per l'organizzazione e la gestione del matrimonio della figlia.
Una commediola sentimentale e leggere che mette per la prima volta alla prova un Minnelli da sempre specializzato in un genere più dinamico.
La scrittura leggere e rapida riesce ad intrattenere con qualche sorriso e diversi sbadigli. la scrittura eleganti e divertita si scontra con il peso orribile dei decenni che son passati; la fine ironia degli anni '40/'50 purtroppo non regge molto.
Il film si fregia unicamente di una Taylor bellissima davvero (e non vestita da drag queen come in "Cleopatra") e dell'interpretazione di un roccioso Spencer Tracy, sempre in parte nel vestire i panni del genitore in ansia.
PS: sinceramente non ricordo più come fosse il remake fatto da Steve Martin; in ogni caso trovo fosse assolutamente sensato pensare di farne una versione aggiornata ai tempi correnti; e questo nonostante la perdita di peso specifico dell'attore protagonista.
Etichette:
1950,
Commedia,
Elizabeth Taylor,
Film,
Joan Bennett,
Spencer Tracy,
Vincente Minnelli
lunedì 2 settembre 2013
Assassinio allo specchio - Guy Hamilton (1980)
(The Mirror Crack'd)
Visto in VHS.
Per la storia vedere qui.
Visto in VHS.
Per la storia vedere qui.
Filmone all stars tratto da un’opera
della Christie, come ho già avuto modo di dire per giudicare questi film
ci sono solo due parametri buoni, l’atmosfera vintage e Miss Marple.
L’atmosfera è perfetta e ci mancherebbe
data l’evidente iniezione di soldi che ci vogliono per avere Liz Taylor.
Per Miss Marple invece direi che
abbiamo una vetta inarrivabile: Angela Lansbury. Voglio sorvolare sui pregi che
l’attrice ha in se per evitare di dimostrare la mia insana passione per la
Lansbury, però le va concesso il phisique du role perfetto, un atteggiamento
divertito e sopra le righe che da fiato all'intero film e un aggancio meta cinematografico
alla Signora in giallo che, appena la si vede, le da la credibilità della
scaltra detective prima ancora di vederla all'opera (la scene iniziale nel
cinema poteva anche essere evitata, perché veicola la stessa informazione).
Detto ciò è un piacere vedere in uno
stesso film tutti questi attori anche se Tony Curtis e, soprattutto, Kim Novak
sono relegati ad una particina senza spessore. Il gioco divertente è il
continuo rimando al cinema che i personaggi fanno (sono tutti attori, registi o
produttori), dimostrando una buona dose di autoironia. Non li si può apprezzare
sempre per la recitazione che a volta va avanti con il pilota automatico.
Infine Hamilton… quanto lo odio
Hamilton? Abbastanza. Ha cercato di affossare, a livello tecnico almeno, la
saga di 007 con “Una cascata di diamanti” dimostrando così che il merito di
“Goldfinger” non è d attribuire a lui. Qui si dibatte bene, azzeccando diversi
dettagli, alcuni movimenti di macchina e intere sequenze (la lunga scena della
festa è ben costruita)… direi che il tempo riesce ad aggiustare tutto, anche un
regista.
PS: sconvolgente quanto scritto su wikipedia inglese relativo alla genesi della storia che potrebbe essere tratta dalla biografia di Gene Tierney.
PS: sconvolgente quanto scritto su wikipedia inglese relativo alla genesi della storia che potrebbe essere tratta dalla biografia di Gene Tierney.
Etichette:
*Christie,
1980,
Angela Lansbury,
Charles Gray,
Edward Fox,
Elizabeth Taylor,
Film,
Geraldine Chaplin,
Kim Novak,
Mystery,
Rock Hudson,
Tony Curtis
sabato 5 febbraio 2011
Chi ha paura di Virginia Woolf? - Mike Nichols (1966)
(Who's afraid of Virginia Woolf?)
Visto in VHS.
Visto in VHS.
Un professore universitario (Burton) sposato con la figlia del magnifico rettore (Taylor) sono una coppia cinica e disillusa in uno dei più intricati rapporti d’amore (poco) e odio (tanto) della storia del cinema; tutto sarebbe risolvibile nelle normali scaramucce domestiche, ma purtroppo due giovani appena trasferitisi vanno a trovarli. Inizia un devastante gioco al massacro reciproco, ampiamente condito di alcool (mai visto versare tanti bicchieri in un solo film!) che non risparmierà nessuno, anche perché a conti fatti nessuno è innocente e senza macchia.
Cinica e velenosissima opera prima di Nichols che si impegna con virtuosismi invisibili, inquadrature particolari, piccoli aggiustamenti di macchina, e alcuni dei suoi amati zoom, sempre al posto giusto (c’è una scena, quella nel dancing notturno, che mi ha ricordato violentemente lo stile di Corman). Non riesce a eliminare l’impianto teatrale del testo, ma almeno lo rende sopportabile quasi completamente.
Gli interpreti, inutile dirlo, sono eccellenti, misurati quando devono, eccessivi quando devono, perfetti con i loro ghigni disillusi e cattivi. L’intero film potrebbe essere riassunto con la prima inquadratura delle facce di Burton e della Taylor dopo i titoli di testa, entrambi sfatti, ma distrutto e affaticato lui, stizzita e rancorosa lei. Magnifici.
Però, ovviamente, il punto di forza di questo film è la sceneggiatura. Diciamolo subito, non è credibile, perché chiunque dopo due minuti in quella casa se ne sarebbe andato (e poi ci sono forse un paio di cadute di stile); ma i dialoghi sono perfetti, aggressivi anche quando vengono usati dei monosillabi, violenti anche nelle risate; giusto i monologhi sono un attimino verbosi, ma il ritmo non viene mai perso e il massacro procede con precisione chirurgica. Stupenda poi la costruzione di un mondo con un rapporto fra finzione e realtà assolutamente equilibrato in cui la credibilità dell’una è pari a quella dell’altra; una gabbia in cui i due vecchi leoni vogliono ostinatamente essere intrappolati, accettando le menzogne, anche evidenti, alla stregua di verità assodate.
Grande film; titanica opera prima.
Etichette:
1966,
Dramma,
Elizabeth Taylor,
Film,
George Segal,
Mike Nichols,
Opera prima,
Richard Burton
Iscriviti a:
Post (Atom)


