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venerdì 11 maggio 2012

Le relazioni pericolose - Stephen Frears (1988)

(Dangerous liaisons)

Registrato dalla tv.
Frears costruisce un film sontuoso, esteticamente perfetto tutto improntato nel seguire gli attori, con una continua sequenza di primissimi o primi piani, alcune figure intere quando necessario e rari campi lunghi. Il regista capisce che il fulcro di tutto sono i personaggi ed il modo in cui sono resi e si attacca ai volti e agli sguardi senza mai perderli.

L’idea non è nuova, ma ben fatta ed il film ne giova tantissimo. In realtà il gioco è delicato, basta un piccolo errore di casting e tutto è perduto; invece il cast è tutto all’altezza dai comprimari a i due grandiosi protagonisti.
E qui si arriva al centro del film John Malkovich e Glenn Close. Malkovich recita come sempre, gigioneggiando nella parte dello strabico libertino dalla morale propria alla Wilde intriso di zolfo; ma è tenuto a bada da una regia che sa quello che vuole ottenere, creando una spalla perfetta per Glenn Close…

Poi c’è lei, l’attrice più brutta che il cinema abbia mai partorito, ma anche una delle più brave, qui regala la sua Cappella Sistina. Un personaggio pessimo tutto giocato sull’ambivalenza, sull’ipocrisia e sulla menzogna che parla in maniera impeccabile con le parole, ma comunica tutto con gli sguardi obliqui, i ghigni di gioia ed i pochi gesti stizziti. Tutto è giocato al limite della credibilità, basterebbe un nulla per andare fuori dalle righe e nel manieristico, ma la Close non sbaglia nulla, e crea un personaggio vero, trasmesso in maniera totale e con una capacità tale da riuscire ad essere affascinante… tremo a dirlo, ma Glenn Close non è mai stata così bella come in questo film, ha il fascino del male.
Un film strepitoso, da vedere assolutamente.

mercoledì 18 maggio 2011

RED - Robert Schwentke (2010)

(Id.)

Visto al cinema. Bruce Willis, ex agente CIA, si innamora a distanza di una ragazzetta (40enne) del call center dell’INPS americano. Poi improvvisamente si rende conta che qualcuno cerca di farlo fuori; decide di rimettere in sesto la banda di colleghi ormai geriatrici e si getta alla caccia del cacciatore.

Il film è divertente e vorrebbe essere realizzato come un orologio svizzero, beh il piano finale è abbastanza idiota nella pianificazione, ma l’effetto è adeguato, divertente, come dicevo, e rende fighi i buoni e stupidi i cattivi (così come dovrebbe essere).

Commedia action corale come va tanto adesso, con una serie di personaggi invidiabilmente caratterizzati e pensati e costruiti sulla pelle degli attori che li avrebbero interpretati. E proprio qui è il punto di forza; il cast. Il cast è fatto da tutta una serie di ex cavalli di razza che si divertono a recitare sopra le righe; l’effetto riesce e il film funziona alla perfezione. Su tutti vince John Malkovich che a fare il matto è sempre il migliore, poi c’è pure Borgnine che a 94 anni suonati (è del 1917!!) sembra un settantenne e fa sempre la sua porca figura e Morgan Freeman mi pare essere tornato in salute.

Bravi tutti.

giovedì 5 maggio 2011

I misteri del convento - Manoel de Oliveira (1995)

(O convento)

Visto di DVD. Malkovich gira va in un monastero in Portogallo cercando le prove del fatto che Shakespeare fosse un ebrei spagnolo. Viaggia in compagnia della moglie con la quale non ha più argomenti in comune e vengono accolti da un paio di figuri che rappresentano il diavolo e l’acqua santa già dal modo di vestire giusto per ulrare “METAFORA!” fin dalle prime scene (l’uomo è vestito come Dylan Dog, mentre la ragazza come una suora laica).

I misteri del convento è un film di Oliveria classico, presenta quindi sostanzialmente gli stessi difetti di “La lettera”. Qualche importante differenza però ce l’ha.

Intanto la storia è più incasinata, in teoria sarebbe più interessante, ma è sfiancata dai discorsi tracotanti e criptici, antinaturalistici come un quadro di Kandisky e ripiegati su se stessi fino allo sfinimento. Poi ha pure qualche un fare enfatico generale, dato dal tono generale e dall’uso della musica da film horror ma senza motivo, come anche dai discorsi tendenti al satanismo all’acqua di rose senza neppure un mezzo demone (fosse anche morale). Poi c’è un Luis Miguel Cintra che dovrebbe essere l’oscuro e misterioso tombeur des femmes dall’inferno… il che mi pare improponibile per uno che sembra il mio salumerie travestito da Piton per carnevale.

Di positivo però c’è una recitazione all’altezza di un film decente e una cura particolare per le location e, soprattutto, per la fotografia (finalmente un film di Oliveria che assomiglia ad un film, con le sequenze ambientate nella foresta che hanno colori fantastici).

Complessivamente il film è noioso, inguardabile e talmente pieno di se che potrebbe esplodere; aggravato da un’idea generale di inquietare e filosofeggiare sul male che rende ancora più ridicolo il fallimento e più anempatico il tutto.

giovedì 8 luglio 2010

Ritratto di signora - Jane Campion (1996)

(The portrait of a lady)

Visto in DVD.

Se la Campion dimostra di essere una tra le più grandi registi viventi (ed uso il femminile solo perchè lei si dichiara donna, ma intendo che è una delle più grandi in assoluto non solo tra le registi donne) nei film minori o non riusciti, figuriamoci nei capolavori.
In questo film ci da dentro dalla prima inquadratura fino all'ultima; semplicemente non sai cosa puoi aspettarti, è tutto un movimento angolare, una panoramica che non ti aspetti, un coprire l'obbiettivo per metà (famosa la scena dell'ombrello), un far sorgere i volti dall'ombra, un concentrarsi su un dettaglio ecc...
E tutto questo si permette di farlo in un film con ambientazioni impeccabili, interni curatissimi, luci ricercate ed una fotografia da urlo (ma anche questa è una costante della regista), splendido soporattutto l'incontro fra la protagonista ed il cugino nelle scuderie.
Se a questo ci si aggiunge un film dalla trama buona, che pecca solo di una certa lentezza (che comunque non disturba troppo) ed un cast assolutamente all'altezza è chiaro che il film in questione sia ad altezze difficilmente raggiungibili.
Un commento a parte merita Nicole Kidman, che mai come in questo film si dimostra la grandiosa attrice che è (e mai è stata bella come in questo film).
Curioso poi che il cast sia composto da così tanti wannabe che ce l'hanno fatta; nonchè vecchie (più o meno) glorie appannate.
Ottimo anche l'incipit, niente di che preso da solo, ma in questo contesto assolutamente spiazzante.