(Ocean's eight)
Viato al cinema.
Per la trama vedere quella di "Ocean's eleven", ma declinarla al femminile, oppure vedere qui (e si, se verrà declinata al maschile sembrerà incredibilmente quella di "Ocean's eleven").
Il remake del remake di Soderbergh ha l'incredibile dote di cambiare praticamente nulla della struttura del film, partendo da un rilascio di prigione, l'incontro con il partner di una vita, la costruzione di una banda per un colpo gigantesco e fighissimo e il colpo nel colpo che si trasforma in un colpo elevato alla terza. Il tutto con un cast stellare messo li per ingolosire il pubblico e che gioca tutto sulla simpatia, sull'affiatamento e una figaggine (noi giovani diciamo coolness) che dovrebbe spettinare lo spettatore.
Se il piano è solo quello il film funziona abbastanza; la trama scorre via rapida senza troppi intoppi (riempiendo le fantasmagorie poco credibili, ma accettabili del film originale con buchi di trama, diluizioni o incongruenze un poco fastidiose, ma poco significative) intrattenendo il giusto.
Il cast fa il suo lavoro magnificamente, permettendo a tutte allo stesso modo (almeno alle attrici di peso) di sfogarsi e prendere il proprio minutaggio (unica che mi è sembrata più sacrificata è stata la Blanchett) e dimostrando un affiatamento sufficiente pur senza arrivare al buddy movie estremo della coppia Clooney/Pitt. Meno ficcante il contributo ironico, diverte, ma senza iperbole; meno cesellata anche la coolness che rimane più la location in cui far muovere la storia che non essa stessa parte dei personaggi.
In ogni caso, il difetto principale di questo buon film medio è il fatto di non dire nulla, non aggiungere niente, non aver guadagnato nulla dal cambio di genere e di risultare, alla fine della visione, meno dirompente dell'originale.
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giovedì 9 agosto 2018
venerdì 22 aprile 2016
Il momento di uccidere - Joel Schumacher (1996)
(A time to kill)
Visto in tv.
Un uomo di colore nel sud degli USA si vendica della morte della figlia uccidendone l'assassino, un ragazzo bianco e razzista. La comunità si mobilita, chi a favore e chi contro, verrà riesumato il KKK e le tensioni razziali esploderanno. Il caso della difesa dell'uomo di colore sarà preso, pro bono, a un giovane avvocato locale di belle speranze e buon cuore.
Questo è un film visto da regazzino di cui ho sempre conservato un buon ricordo; leggendo in giro noto di essere l'unico a considerarlo bene; inevitabile sfruttare un passaggio televisivo per rivederlo.
Beh diciamolo subito, l'ambientazione mi è sempre piaciuta e la fotografia sudata e virata sul giallo mi è sempre sembrata calzante; allora come oggi.
Anche il cast, di attori che neanche ricordavo ci fossero (ma come ho fatto a dimenticarmi della presenza di Jackson?!), mi è parso buono; certamente i fondamentali (Jackson ovviamente, ma anche McConaughey che è assolutamente in parte e Sutherland Jr che nella parte dello stronzo ha sempre fatto la sua bella figura; per non parlare della presenza di Sutherland Sr e Spacey che sono sempre encomiabili) sono all'altezza, la tanto vituperata Bullock fa la sua parte senza infamia e senza lode.
Non vorrei però dare un'idea sbagliata. Questo film è carino, ma non riesce a entusiasmare.
Fallisce nella storia, non tanto per la banalità, ma perché mette di tutto sul fuoco; dilata i personaggi importanti (c'era così tanto bisogno di dare spazio al personaggio di Sutherland Jr? e Sutherland Sr nella parte scontata del mentore redivivo c'era davvero bisogno?) rendendo inutilmente più laboriosa la vicenda (dovrebbe essere un legal movie o un dramma razziale? conta di più la vita degli avvocati o quella delle vittime?). Troppi elementi che non servono e dilatano il minutaggio senza costrutto.
Inoltre c'è una regia nella migliore delle ipotesi inutile, spesso fuori luogo, che appesantisce un film già non fluido di suo.
Ammetto che la memoria migliora di molto il passato.
Visto in tv.
Un uomo di colore nel sud degli USA si vendica della morte della figlia uccidendone l'assassino, un ragazzo bianco e razzista. La comunità si mobilita, chi a favore e chi contro, verrà riesumato il KKK e le tensioni razziali esploderanno. Il caso della difesa dell'uomo di colore sarà preso, pro bono, a un giovane avvocato locale di belle speranze e buon cuore.
Questo è un film visto da regazzino di cui ho sempre conservato un buon ricordo; leggendo in giro noto di essere l'unico a considerarlo bene; inevitabile sfruttare un passaggio televisivo per rivederlo.
Beh diciamolo subito, l'ambientazione mi è sempre piaciuta e la fotografia sudata e virata sul giallo mi è sempre sembrata calzante; allora come oggi.
Anche il cast, di attori che neanche ricordavo ci fossero (ma come ho fatto a dimenticarmi della presenza di Jackson?!), mi è parso buono; certamente i fondamentali (Jackson ovviamente, ma anche McConaughey che è assolutamente in parte e Sutherland Jr che nella parte dello stronzo ha sempre fatto la sua bella figura; per non parlare della presenza di Sutherland Sr e Spacey che sono sempre encomiabili) sono all'altezza, la tanto vituperata Bullock fa la sua parte senza infamia e senza lode.
Non vorrei però dare un'idea sbagliata. Questo film è carino, ma non riesce a entusiasmare.
Fallisce nella storia, non tanto per la banalità, ma perché mette di tutto sul fuoco; dilata i personaggi importanti (c'era così tanto bisogno di dare spazio al personaggio di Sutherland Jr? e Sutherland Sr nella parte scontata del mentore redivivo c'era davvero bisogno?) rendendo inutilmente più laboriosa la vicenda (dovrebbe essere un legal movie o un dramma razziale? conta di più la vita degli avvocati o quella delle vittime?). Troppi elementi che non servono e dilatano il minutaggio senza costrutto.
Inoltre c'è una regia nella migliore delle ipotesi inutile, spesso fuori luogo, che appesantisce un film già non fluido di suo.
Ammetto che la memoria migliora di molto il passato.
mercoledì 25 settembre 2013
Gravity - Alfonso Cuarón (2013)
(Id.)
Visto al cinema... in 3D.
Un gruppo di astronauti americani viene sorpreso da una pioggia di detriti artificiale, l squadra viene massacrata e gli unici due sopravvissuti devono riuscire a cavarsela senza attrezzi o navicelle di salvataggio (tutto è andato distrutto).
Si questo è il classico survival movie, quello in cui si è isolati e senza nulla e bisogna riuscire a cavarsela lo stesso... Per chi è stato sensibile a Open water (come il sottoscritto), questo film sarà la versione quintuplicata (almeno nel mezzo dell'oceano hai ossigeno all'infinito!).
Il plot è banalissimo e tutto il film gioca sporco sulle paure più ovvie e la storia sarà un susseguirsi di tentativi fortunosi di sopravvivere e un elenco di sfighe continue a distruggere ogni certezza (Armageddon in confronto sembra una passeggiata). Eppure il gioco sporchissimo Cuarón lo conduce perfettamente.
C'è da sottolineare la verosimiglianza dei fatti narrati, quindi questo non è lo spazio a gravità zero che ti fa volare, ma non ha conseguenze reali, qui l'assenza di gravità è un nemico temibile, è un susseguirsi di strattoni e botte pesanti, è un continuo aggrapparsi all'ultimo e un viaggiare roteando nel vuoto.
Come già detto Cuarón lavora benissimo con quello che ha e, sfruttando una CGI perfetta e la libertà di movimento che lo spazio gli concede, si trastulla in piani sequenza e inquadrature che continuamente alternano il punto di vista da uno esterno ad uno interno alla vicenda. Il tutto permette la creazione di un clima costantemente senza speranze (davvero ogni 15 minuti sembra che non ci sia più nulla da fare) e per tutta la prima metà credo che ci sia la più alta concentrazione di angoscia possibile.
...ma forse quello che più colpisce in questo film è come un'opera completamente costruita al computer possa essere così materica; il metallo è gelido ed inerte, la carne sensuale e fragilissima, il vuoto... beh veramente vuoto; ogni materiale trasuda le proprie caratteristiche e diventa parte integrante del film.
Visto al cinema... in 3D.
Un gruppo di astronauti americani viene sorpreso da una pioggia di detriti artificiale, l squadra viene massacrata e gli unici due sopravvissuti devono riuscire a cavarsela senza attrezzi o navicelle di salvataggio (tutto è andato distrutto).
Si questo è il classico survival movie, quello in cui si è isolati e senza nulla e bisogna riuscire a cavarsela lo stesso... Per chi è stato sensibile a Open water (come il sottoscritto), questo film sarà la versione quintuplicata (almeno nel mezzo dell'oceano hai ossigeno all'infinito!).
Il plot è banalissimo e tutto il film gioca sporco sulle paure più ovvie e la storia sarà un susseguirsi di tentativi fortunosi di sopravvivere e un elenco di sfighe continue a distruggere ogni certezza (Armageddon in confronto sembra una passeggiata). Eppure il gioco sporchissimo Cuarón lo conduce perfettamente.
C'è da sottolineare la verosimiglianza dei fatti narrati, quindi questo non è lo spazio a gravità zero che ti fa volare, ma non ha conseguenze reali, qui l'assenza di gravità è un nemico temibile, è un susseguirsi di strattoni e botte pesanti, è un continuo aggrapparsi all'ultimo e un viaggiare roteando nel vuoto.
Come già detto Cuarón lavora benissimo con quello che ha e, sfruttando una CGI perfetta e la libertà di movimento che lo spazio gli concede, si trastulla in piani sequenza e inquadrature che continuamente alternano il punto di vista da uno esterno ad uno interno alla vicenda. Il tutto permette la creazione di un clima costantemente senza speranze (davvero ogni 15 minuti sembra che non ci sia più nulla da fare) e per tutta la prima metà credo che ci sia la più alta concentrazione di angoscia possibile.
...ma forse quello che più colpisce in questo film è come un'opera completamente costruita al computer possa essere così materica; il metallo è gelido ed inerte, la carne sensuale e fragilissima, il vuoto... beh veramente vuoto; ogni materiale trasuda le proprie caratteristiche e diventa parte integrante del film.
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