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giovedì 9 agosto 2018

Ocean's 8 - Gary Ross (2018)

(Ocean's eight)

Viato al cinema.

Per la trama vedere quella di "Ocean's eleven", ma declinarla al femminile, oppure vedere qui (e si, se verrà declinata al maschile sembrerà incredibilmente quella di "Ocean's eleven").

Il remake del remake di Soderbergh ha l'incredibile dote di cambiare praticamente nulla della struttura del film, partendo da un rilascio di prigione, l'incontro con il partner di una vita, la costruzione di una banda per un colpo gigantesco e fighissimo e il colpo nel colpo che si trasforma in un colpo elevato alla terza. Il tutto con un cast stellare messo li per ingolosire il pubblico e che gioca tutto sulla simpatia, sull'affiatamento e una figaggine (noi giovani diciamo coolness) che dovrebbe spettinare lo spettatore.

Se il piano è solo quello il film funziona abbastanza; la trama scorre via rapida senza troppi intoppi (riempiendo le fantasmagorie poco credibili, ma accettabili del film originale con buchi di trama, diluizioni o incongruenze un poco fastidiose, ma poco significative) intrattenendo il giusto.
Il cast fa il suo lavoro magnificamente, permettendo a tutte allo stesso modo (almeno alle attrici di peso) di sfogarsi e prendere il proprio minutaggio (unica che mi è sembrata più sacrificata è stata la Blanchett) e dimostrando un affiatamento sufficiente pur senza arrivare al buddy movie estremo della coppia Clooney/Pitt. Meno ficcante il contributo ironico, diverte, ma senza iperbole; meno cesellata anche la coolness che rimane più la location in cui far muovere la storia che non essa stessa parte dei personaggi.

In ogni caso, il difetto principale di questo buon film medio è il fatto di non dire nulla, non aggiungere niente, non aver guadagnato nulla dal cambio di genere e di risultare, alla fine della visione, meno dirompente dell'originale.

lunedì 12 agosto 2013

The lone ranger - Gore Verbinski (2013)

(Id.)

Visto al cinema.

Sono entrato in sala con tutti i pregiudizi possibili, che questo fosse solo un pallido tentativo di prolungare la serie dei Pirati dei caraibi, ma ambientandola nel west (beh, questo è un dato di fatto) e che fosse il solito film con Johnny Depp che fa il solito personaggio alla Johnny Depp… la cosa curiosa è che entrambe le problematiche sono vere, ma per realizzare questo Lone ranger si sono basati più sul primo Pirati dei caraibi che sulla tetralogia complessiva (il primo era un dignitosissimo blockbuster, divertente e d’intrattenimento magnificamente realizzato).

Ecco qui si intersecano le solite (scontate) storie di riscatto personale, d’amore impossibile, di passato che ci insegue/vendetta, avarizia, sprezzo per le regole, ecc… il tutto calato in un buddy movie che riesce in più momenti a divertire (anche e soprattutto prendendo in giro se stesso), ma soprattutto con scene d’azione impressionanti

Ma andiamo con ordine, la storia come si è detta è piuttosto scontata (e non starò qui a descriverla), però i personaggi, per quanto siano macchiettistici, sono delineati abbastanza da interessare, gli attori scelti sono taluni innocui e onesti lavoratori (Hammer); talora dei grandiosi e onesti lavoratori troppo relegati al secondo piano (Wilkinson e Fichtner); talora attori presi per una parte inutile messi li solo perché sulla locandina riescano ad adescare i fan di Tim Burton (come può essere altrimenti giustificata l’ingiustificabile parte della Bonham Carter); taluni sono attori che hanno smesso di recitare quando hanno visto che a fare le faccette e le camminate strambe pigliavano più soldi, ma qui il loro essere inespressivi salvo per qualche faccetta rende perfettamente lo spirito del personaggio, e quindi ci stanno bene nella parte (devo dire che parlavo di Johnny Depp?).

Detto ciò il pacchetto confezionato è il classico blockbuster alla Verbinski, quindi un ottimo prodotto tecnicamente inappuntabile che realizza bene anche le scene d’azione… e qua scusatemi, ma è il più grande rave party di locomotive dai tempi di “The general”; nel finale i treni a vapore si inseguono, vengono crivellati di colpi, si scontrano, si scavalcano, fanno da trampolini, si schiantano ecc… e tutto in un turbinio di scene chiare, ben girate ed avvincenti, dove un Depp in parte si gode alcuni momenti slapstick presi a prestito da Buster Keaton. Il finale non può non piacere.

Certo il film è un film per regazzini e considerarlo più di questo è sbagliato, ma è un ottimo prodotto che, se non sarà svilito da seguiti inguardabili, potrò ricordarlo positivamente… vabbè lo dico: se fosse uscito quando anch’io ero un regazzino questo film poteva rischiare di essere il mio Indiana Jones

mercoledì 16 maggio 2012

Dark Shadows - Tim Burton (2012)

(Id.)

Visto al cinema.
Un uomo trasformato in vampiro nel 1700 a causa di una strega innamorato di lui, viene risvegliato nel 1972; ritroverà i suoi discendenti e cercherà di ricostruire la grandezza della sua famiglia. Questa è l'essenza della trama, che però passa in netto secondo piano rispetto all'estetica del film ed i rapporti fra i personaggi.
Ma andiamo con ordine, per prima cosa c'è da dire che il film mi è piaciuto. Mi è piaciuto perché raffrontato con i precedenti film di Burton (e soprattutto con il terribile "Alice") questo è un capolavoro.
In secondo luogo questo film azzecca due cose fondamentali, diverte ed intrattiene bene; trova il tono giusto e il ritmo perfetto.
Secondo grande pregio, la confezione. Il film è (come al solito) esteticamente perfetto, stiloso e chiassoso quanto deve, gotico e oscuro quanto riesce, utilizzando la differenza di epoche tra il vampiro e gli anni '70 come  punto di forza della messa in scena più che della storia.
Terzo encomio per il cast. Non è tanto Depp a colpire (anche se qui per la prima volta da 10 anni recita ogni tanto anziché riproporre di nuovo Jack Sparrow con un trucco diverso), ma i comprimari, su tutti Michelle Pfeiffer (impeccabile) ed Eva Green (bella; e si sapeva; ma soprattutto perfetta in una parte costantemente sopra le righe).
Quarto, il citazionismo, quando non è urlato (ance se evidente), piace. Al di la dell'ovvio "Nosferatu" ho notato diverse atmosfere "alla Corman" davvero ragguardevoli (il Vincent Price de "La tomba di Ligeia" è perfettamente calato nel mondo timburtiano).

Detto ciò le parti negative... in primo luogo direi il finale, banale e riappacificatore, nonché sconnesso, tutto giocato sul "buttare su" tutto quello che viene in mente purché faccia gotico. Per carità, molte idee sono fantastiche (le statue che si muovo che non vedevo dall'epoca di "Haunting", o il corpo da bambola di porcellana che si spezza), ma sembra davvero un costante giocare al rialzo perché non si sa bene come finire.
Infine c'è da sottolineare la perdita totale della tematica base di Burton, l'outsider della società borghese, reso mostro dalla società stessa, ma di fatto migliore d'essa. qui l'outsider c'è ed è reso mostruoso da chi poi diventerà capo spirituale della società borghese... ma stavolta il mostro non si limita a cercare di sopravvivere e a lottare solo per difendere ciò che c'è di buono. Stavolta il mostro lotta fin dall'inizio per l'odio e per difendere la famiglia; stavolta non è un perdente che ci prova, ma un vincente che torna alla ribalta. Stavolta c'è uno scontro fra titani, alla pari. Il che non è una cosa negativa in se; però è evidente che a Tim Burton non fa piacere d'aver cambiato e ogni 3 scene ci prova a cambiare registro e a far sembrare i protagonisti positivi come vittime di un sistema (la madre morta del bambino, tutta la storia d'amore interrotta dalla morte, il vampirismo come limite per essere accettato dalla società, ecc...), aumentando solo la confusione senza azzeccare l'obbiettivo...

Un film che considero complessivamente positivo... "Edward mani di forbice" rimana comunque tutta un'altra cosa.

PS: cameo risicato per Christopher Lee che però stavolta si ritrova nella parte della vittima di un vampiro!

mercoledì 31 marzo 2010

Alice in wonderland - Tim Burton (2010)

(Id.)

Visto al cinema in 3D.

Allora, per prima cosa c'è da dire che alla fin fine è un bel film. Passa via, diverte, è realizzato da dio, sia come effetti speciali che come scenografia.
Però da Burton una cosa del genere proprio non era il caso. Vero è che la storia non l'ha scritta lui, però poteva almeno migliorarla.
Questo film non è il libro di Carroll, e questo va bene, ne è una versione che copia i personaggi, li involgaisce e banalizza e tira fuori la solita storia. Si insomma, Burton gioca a fare un fantasy senza aggiungere nulla di nuovo.
La storia è quella dell'eroe che deve salvare tutti, con un accenno ad una storia d'amore che francamente mi sembra completamente fuori luogo. L'unica cosa positiva del libro originale è l'assoluta anarchia, e in questo film invece si stravolge l'idea, i personaggi "buoni" (nel libro nessun personaggio è buono o cattivo!) non sono pazzi, sono solo stranieri (parlano strano e hanno usi e costumi differenti, ma sono normali) mentre i "cattivi" (che in questo film sono gli unici personaggi davvero burtoniani) sono lasciati a se stessi a priori, non compresi e poi puniti per questo. Il film si risolve in un'immensa lotta contro i freaks per ristabilire un ordine sociale (che si rifletterà nell'integrazione di Alice all'interno dello status quo del mondo reale) che non solo è in antitesi con il testo d'origine, ma anche con tutto il cinema che Tim Burton ha realizzato finora.

PS: Il 3D è decisamente peggiore rispetto a quello di "Avatar", non aggiunge nulla, e si fa presto dimenticare.

PPS: note di merito per la realizzazione dello stregatto, per le voci originali (per dire, il solito Christopher Lee nelle vesti di Jabberwocky) e per la splendida Hathaway meravigliosa regina bianca.