lunedì 15 giugno 2020
Irrational man - Woody Allen (2015)
Visto su netflix.
Un professore di filosofia dell'università si trova in una profonda depressione a causa della propria sensibilità (e una vita con un passato impegnativo). Non servirà a aiutarlo la relazione con una giovane studentessa, ma il loro rapporto lo aiuterà a prendere una decisione, uccidere un uomo che non conosce per una sorta di "bene superiore". Questo atto diretto con conseguenze reali (che lui ritiene positive) gli fa riscoprire il gusto della vita.
Questo film è la classica riproposizione di topos allenniani (quelli più della fase depressiva) rimescolati, il caso che decide delle vite delle persone, l'impossibilità di rapporti stabili, le sovrastrutture sociali e filosofiche utili solo a sopportare la vita ecc...
Il film riesce in maniera particolare a far uscire i personaggi, meno caricaturali e più incisivi del solito (il protagonista maschile, quantomeno, magnifico nella sua depressione e la moglie del professore suo amico).
Il problema è la trama; sicuramente interessante, ma piuttosto superficiale nello svolgimento, leggera nelle fasi gravi e sfuggente in quelle leggere, non riesce mai a creare il pathos giusto neppure nella scena dell'omicidio o quella negli ascensori del finale dove l'emotività andrebbe incanalata e fatta esplodere. Forse è più un problema di distacco e mancanza di empatia, ma il risultato non cambia, il film si fa guardare, ma scivola via facilmente.
Da sottolineare invece il finale, fugace e leggero come il resto del film, ma, incredibilmente (per Allen, soprattutto in un film del genere), ricco di speranza.
lunedì 13 aprile 2020
Un giorno di pioggia a New York - Woody Allen (2019)
Visto su NowTv.
Una coppia di fidanzati (lui famiglia bene di New York, lei ricca wasp del midwest) vogliono, finalmente, passare due giorni nella grande mele approfittando ci un'intervista che lei deve fare a un regista. Lui vorrebbe portarli in tutti i luoghi che significano qualcosa per la sua vita, ma evitando la famiglia.
I due, però, verranno divisi dagli eventi.
L'ultimo film di Allen è una commedia degli equivoci tutta giocata sul caos che regna in ogni destino e l'immancabile elemento atmosferico determinante per far succedere cose (spoilerato fin dal titolo).
La novità sta nella tensione di voler vivere e far vivere la città di New York a una parvenue, tensione costantemente frustrata (anche se la nuova arrivata conoscerà, per conto suo, una New York diversa) che, nel finale, batterà in ritirata tornando verso lidi già conosciuti.
Dal punto di vista tematico niente di enormemente nuovo (ma va?!), ma è una sorta di descrizioni delle New York classiche (le grandi famiglie borghesi, i piano bar fumosi e la componente dello showbiz cinematografico) fatta per vie indipendenti e discordanti; condotta con un tono magistrale e con dei personaggi stereotipati il giusto per cogliere tutte le sfumature del caso. Su tutto regna una leggerezza alleniana che rende una storia di amori spezzati (tradimenti, rivelazioni shockanti, desideri frustrati) dolce e ingenua.
Infine è da sottolineare il comparto luci. Alla terza collaborazione con Storaro alla fotografia (di cui ho visto finora solo il precedente capolavoro "La ruota delle meraviglie") questo nuovo Allen gioca tutto sulle luci e sul loro calore.
Gli esterni newyorkesi sono bigi e spenti, gli interni illuminatissimi e caldi con un'occhio per la posizione e le costruzioni delle luci che esalta anche nei dettagli (il bar dove la ragazza e lo sceneggiatore entrano per pochissimi istanti a chiedere del regista è un piccolo capolavoro); anche se il grosso è realizzato con i cambi di luce. Sfruttando una serie di movimenti di macchina d presa, carrelli e piccoli piani sequenza (che Allen ha introdotto da poco nel suo cinema), le luci cambiano il loro calore durante la stessa scena soprattutto quando i sentimenti in gioco sono importanti aumentando l'effetto sentimentale complessivo (senza aumentare la stucchevolezza). Si vedano ad esempio l'intervista al regista (le luci sul volto della Fanning), il bacio in macchina o il viaggio in taxi.
venerdì 20 aprile 2018
Stardust memories - Woody Allen (1980)
Visto in DVD.
Un regista è invitato in una cittadina degli USA per un ciclo di conferenze e dibattiti sui suoi film; sarà l'occasione di venire a capo dei rapporti con le donne della sua vita mentre riceverà critiche e lodi che riceve da quasi un ventennio.
Woody Allen che gioca con il materiale di "8 e mezzo" è un momento invidiabile della cinematografia mondiale.
Devo ammettere che sono passati diversi anni dall'ultima volta che vidi questo film e la memoria l'ha migliorato molto rispetto a quanto non valga in realtà.
Rispetto al film che cita apertamente risulta decisamente più comune, più lineare, più digeribile e meno fantasioso; tuttavia funziona alla perfezione.
Allen tira fuori una trama molto più canonico, ma con diversi cortocircuiti temporali, sovrapposizione dei film (fake) nella vita del regista e qualche minuscola incursione del fantastico vero e proprio.
Il risultato finale è, per Allen, quello che fu "8 e mezzo" per Fellini, uno splendido compendio di tutto ciò che è stato detto nel ventennio precedente, un compendio su cosa siano i suoi rapporti con le donne, un compendio della sua lieve ironia e del senso dell'assurdo il tutto venato con la sua crepuscolare malinconia. In poche parole un compendio di Allen fotografato con uno splendido bianco e nero.
Come contenuti non aggiunge nulla a quanto già aveva fatto (ma quando mai Allen ha detto qualcosa di diverso?), ma come forma raggiunge uno dei suoi picchi.
lunedì 29 gennaio 2018
La ruota delle meraviglie - Woody Allen (2017)
Visto al cinema.
Una donna con figlio a carico che vive con un uomo presso la ruota panoramica di Coney Island ha il bagnino della spiaggia come amante, sexy e intellettuale. L'equilibrio fatto di una vita insipida e aspirazioni elevate concretizzate nel tradimento viene sbilanciato dall'arrivo della figlia di primo letto del marito, una ragazza giovane di cui si innamorerà l'amante della donna.
Questo nuovo film di Allen è un'ennesima variazione sul tema delle tragedia greche, un misto di fato avverso e di hybris punita dal passo pesantissimo e dalla chiusura totalizzante e senza speranza. In poche parole, siamo davanti all'Allen migliore.
Anche in questo caso l'intera vicenda si poggia anche sull'arte come elemento presente (e pervasivo) di alcuni personaggi divenendo fin dalla primissima sequenza (uno dei co-protagonisti che parla direttamente in macchina come in un dramma di Shakespeare) il metro di misura dell'intera messa in scena.
L'arte in questo caso è quella del teatro (scrittura, racconto e recitazione) e dal teatro è preso il melodramma e l'allegoria (dichiarate nella scena d'apertura), nonché la costruzione soffocante del primo showdown fra le due donne (con marito) nella casa della coppia e delle due chiusure fra la donna e i due uomini sempre nella stessa casa; una tripletta di sequenze realizzato con unità di tempo luogo e piano sequenza che rappresentano il punto più basso (la prima scena) e il più alto (le ultime due) dell'intero film. Curiosamente, la prima delle scene sembra essere vistosamente zoppicante dal punto di vista della sceneggiatura (reazioni esagerate, passaggi logici claudicanti o del tutto assenti, lunghezza esagerata) che affossa anche gli attori migliori. Le ultime due invece sono una delle porzioni più appaganti del cinema contemporaneo, con una cura della fotografia (ne dirò) e della regia incredibile (dei piani sequenza soffocanti e isterici insieme) che servono solo a dare più enfasi agli attori anziché distrarre da loro permettendo alla Winslet una delle sue performance da ricordare. (non vorrei esagerare in dietrologia, ma l'abisso fra l'inizio e la fine è talmente grande da farmi sospettare che fosse voluto).
Menzione a parte per la fotografia (Storaro) che sfruttando le luci della ruota panoramica si arroga il diritto di utilizzare colori assurdi, di abbinarli alle attrici (colori caldi per la Winslet, freddi per la Temple) e di utilizzarli quando la scena parla dell'una o dell'altra (o l'assenza di saturazione per la vita normale) in un parossismo cromatico (che va di pari passo con quello emotivo) che sembra la versione in technicolor dell'espressionismo tedesco.
In poche parole siamo davanti a uno dei migliori Allen possibili.
mercoledì 15 febbraio 2017
Magic in the moonlight - Woody Allen (2014)
Visto in Dvx.
Un prestigiatore ha anche fama di smascheratore di truffe sul soprannaturale; quando qualche chiromante o sensitivo alza la posta (pretendendo doti che non ha o chiedendo soldi), lui viene chiamato a scoprire il trucco. Un suo amico chiede la sua consulenza per una ragazza amaericana che furoreggia sulla costa azzurra. Il prestigiatore si presterà alla farsa, ma non riuscirà a scoprire il trucco; arriverà a credere in una forza superiore... prima del cinico scioglimento finale.
Questo è un film delizioso e io adoro Emma Stone. Ovviamente Allen è impeccabile nella costruzione delle immagini (cosa ormai scontata da almeno 15 anni, ma è sempre un piacere) e la fotografia di questo film è qualcosa di superiore (i colori, ma soprattutto le luci sono pazzesche, con un uso del controluce in alcune scene che entrano direttamente nel manuale della storia del cinema); inoltre Allen è da sempre magnifico nella direzione degli attori (tutti gli attori recitano come reciterebbe Allen nei suoi film) e anche in questo caso li fa recitare in maniera incontestabile anche quando sono sopra le righe (come Firth recita per quasi tutto il film).
Al netto dell'Allen standard quindi quello che questo film offre in più sono almeno due dettagli. In primo luogo offre una commedia dei sessi dai dialoghi arguti e serrati e dai ritmi svelti come non si vedeva dai tempi di Hawks; qui i sessi sono le donne contro Colin Firth; con un 70% in più di filosofia e intellettualismo. Il secondo dettaglio è quello però più importante; il pessimismo cosmico caro al regista (la malignità e l'inutilità della vita, l'irrazionalità del mondo, l'assenza di una qualsivoglia metafisica) non è mai stato declinato in un'ottica tanto solare; l'inganno che (come l'amore, che è solo un'altra forma d'inganno) e le illusioni che, per una volta, regalano una visione del mondo preferibile a quella sterile data dall'illuminismo. Le illusioni aiutano a vivere; così come Emma Stone, che le incarna, illumina ogni scena in cui recita.
I difetti sono evidentissimi, molto cicaleccio, il personaggio di Firth che è indubbiamente irritante e un didascalismo che non ricordo di aver mai visto in un Allen e qualche punta stucchevole (anche se quasi tutte queste caratteristiche erano presenti nelle commedie anni '30).
Ma anche in presenza di queste zavorre il film risulta ben riuscito, di una vitalità impensata; inoltre è uno dei pochi di Allen degli ultimi anni che riguarderei volentieri anche a breve distanza.
lunedì 12 maggio 2014
Midnight in Paris - Woody Allen (2011)
Visto in aereo, in lingua originale.
Uno scrittore americano in vacanza a Parigi con la compagna e i genitori di lei, si isola sempre di più dalla famiglia ed evita gli appuntamenti vacanzieri per passeggiare di notte per la città; qui entrerà in contatto con la Parigi anni '20; letteralmente. Incontrerà Fitzgerald che lo introdurrà nel cenacolo artistico dell'epoca, il contatto con scrittori e pittori gli farà riconsiderare il suo rapporto con l'arte in ogni senso (dalla sua scrittura a ciò che considera arte) ai rapporti interpersonali.
Un Woody Allen dai temi usuali (il rapporto con l'arte, l'impossibilità dei rapporti di coppia, ai rapporti con la città) declinati in una commediola fantastica anch'essa consueta per il regista newyokese, ma talmente lieve da non sentirne la mano pesante (oltre al balbettio di Wilson). Una commedia godibilissima di per se, che può, a chi interessa prestare attenzione, dare molto di più come filosofia di vita e incuriosire con una galleria di personaggi enorme (a mio avviso esagerata, ma che non si limita quasi mai al semplice body count, quasi tutti entrano in scena con uno scopo).
Non l'Allen migliore, ma è incredibilmente un film ben riuscito.
Ottime la prova del cast, di cui ricordo soprattutto la breve comparsata di Brody nelle vesti di un Dalì identico all'originale.
mercoledì 25 dicembre 2013
Blue Jasmine - Woody Allen (2013)
Visto al cinema.
Una ricca borghese di New York, moglie di un intrallazzatore d'affare di dubbia legalità che spesso usava il suo nome, crolla, dopo l'arresto del marito. Il figliastro fugge e lei deve recuperare un lavoro e delle relazioni facendosi, intanto, ospitare dalla sorella a San Francisco. La sorellastra ad essere più esatti, una sorellastra di ceto medio/basso e di cui condividono ben poco.
Un film carino... Una storia dal passo classico; il sapore è quello di una tragedia greca, la si vede nel caso come elemento conducente la storia, lo si vede nella follia risolutiva della storia, lo si vede nel dover scontare le pene spesso dovute ad altro. Affascinante inoltre la costante impossibilità di mutare; nessun personaggio evolve e nessun evento (alla fine) subisce una modificazione strutturale. Le vere differenze si vedono solo nel rapporto continuo fra il presente e i flashback. Interessante inoltre il fatto che (nelle scene finali) si capisce chiaramente che le vittime sono le inconsapevoli carnefici e viceversa.
Altro motivo per cui vedere il film (anzi, Il vero motivo per vederlo almeno una volta nella vita) è la perfetta interpretazione della Blanchett; la sua miglior prova e una delle migliori in generale. La Blanchett è un'affascinante borghese piena di stile quando deve esserle; ma è anche una psicotica sfatta e con le occhiaie quando le viene richiesto... Non recita mai, lei è il personaggio che interpreta; credo che sia rimasta sveglia di notte e si sia ubriacata realmente per le scene di follia. Impeccabile.
Purtroppo il film di per se è solo carino... Non c'è ritmo che sostenga il tutto oltre la metà; le scene si dipanano ripetitive, alcune volte completamente inutili, in altri casi semplicemente troppo lunghe. la storia, molto alla Allen, affoga i vari punti di itneresse.
domenica 26 agosto 2012
To Rome with love - Woody Allen (2012)
Visto al cinema.
venerdì 7 ottobre 2011
Don't drink the water - Woody Allen (1994)
Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Durante la guerra fredda, tre turisti americani in gita in un, non meglio precisato, paese dell’est. Braccati per sospetto spionaggio finiranno nell’ambasciata USA, in cui il figlio dell’ambasciatore sostituisce il padre che è tornato in patria. Ovviamente una serie di idiosincrasie e di sbagli condurranno fino al lieto fine.Tratto da un’opera teatrale dello stesso Allen, già portata sullo schermo nel 1969 da Howard Morris con "Come ti dirotto il jet". Quel film però (che non ho visto) deve aver disgustato profondamente Allen, visto che a distanza di una trentina d’anni si sentì in obbligo di farne un remake come film per la tv.
Comunque sia la storia è il classico Woody Allen dei ’60, ironico, ma quasi mai del tutto divertente, che crea situazioni di ambiguità, cita la magia e un paio di altri suoi topoi classici.
Come regia Allen crea una serie di piani sequenza che girano intorno alle scene che si svolgono forse per omaggiare l’origine teatrale del film, o forse solo perché i soldi e il tempo erano pochi.
Il film intrattiene bene anche se non aggiunge nulla al curriculum del regista, va detto che si inserisce come una nota positiva nel declino che stava subendo la produzione di Allen negli anni ’90.
sabato 18 dicembre 2010
Scoop - Woody Allen (2006)
Visto in DVD.
Questo film mi era stato venduto come una cazzata venuta male… ma, oggettivamente va detto subito, è il peggior film di Woody Allen degli ultimi 5 anni, ma questo soprattutto perché negli ultimi 10 anni Allen ha imbroccato un capolavoro dietro l’altro, e questo, pur essendo un buon film, al confronto con gli altri risulta decisamente inferiore.
Comunque; la Johansson fa la giornalista di paese che riceve una dritta dallo spirito di un giornalista morto su chi può essere un serial killer che sta terrorizzando Londra… fatalità è un ricco e fascinoso magnate. Aiutata da un mago conosciuto per caso (Allen stesso) la ragazzetta americana cercherà di arrivare in fondo alla faccenda, ma quasi immediatamente si innamorerà del sospettato, e sarà in un bilico continuo sul cosa credere…
Commediola leggera e piacevole che può intrattenere con stile (e poche risate) per un’ora e mezza… questa nella peggiore delle visioni; perché a ben guardare Allen ci piazza dentro un continuo rincorrere di tematiche affascinanti, come il rapporto tra realtà e finzione (fino alla fine non sappiamo mai se lui sia colpevole, ma siamo tentati di crederci o meno, unicamente in base alle supposizioni dei protagonisti, di volta in volta smentite), un discorso sul crimine e i giochi del destino iniziato con “Match point” che qui viene portato avanti (ok,nel finale si scopre chi è il colpevole, ma è una fatalità; un happy ending posticcio che dure 3 minuti netti, messo li giusto perché è una commedia); e poi c’è un affascinante intrecciarsi di giallo e di rosa che rende ogni azione della Johansson a metà via tra il dubbio dell’investigatore e il tentativo di giustificazione dell’amante.
E con questo ho concluso tutti i film di Woody Allen, non mi resta che aspettare l’anno prossimo.
venerdì 10 dicembre 2010
Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni - Woody Allen (2010)
Visto al cinema.
Diciamolo subito; questo è il peggior film di Allen degli ultimi cinque anni (prima no, perchè prima c'è il fastidiosissimo "Anything else")... però bisogna anche ammettere che nell'ultimo lustro, Woody Allen, ha sfornato un film migliore dell'altro...
In ogni caso, questo è il classico film corale che parla di metafisica e spiritismo, dell'arte (della volontà di farle vs il talento), della tendenza innata dell'uomo normale ad infrangere la legge in condizioni particolari e della labilità dei rapporti amorosi.
Il tutto è raccontato con un po di ironia, ma neanche tanta, e senza particolare drammaticità. Si insomma, una commediola sulla vita umana.
Quello che ne esce fuori è un film di classe, diretto in maniera adatta e ben recitato (i migliori sono senza dubbio la coppia Hopkins/Punch), senza particolari picchi, ma decisamente gradevole... si insomma, una pausa di riflessione dopo una serie di capolavori.







