mercoledì 13 marzo 2013

The wicker man - Robin Hardy (1973)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in italiano.

Un poliziotto viene avvertito da una lettera anonima della scomparsa di una ragazza su un’isola della Scozia. Raggiunta l’isola il poliziotto trova un muro di silenzio nei confronti di quella ragazza, come se non fosse mai esistita. Quello che scoprirà rapidamente sarà un ben radicato culto pagano e comincerà a mettere insieme le tessere del mosaico…
Film cult che rappresenta la mancanza di sgurz della distribuzione italiana (visto che ad oggi non è mai stato distribuito!); il motivo di tale ritardo pare essere la scena in cui la figlia dell’oste balla nuda; ma immagino che anche i riferimenti ironici alla religione cristiana e il finale in cui il paganesimo ed il cristianesimo vengono sostanzialmente appaiati non siano stati visti positivamente.

In ogni caso la prima cosa da dire è che questo non è un horror. Nonostante sia stato definito con iperbole esagerate come uno dei migliori horror di sempre, questo non è un horror. Non saprei dire se è solo invecchiato molto, ma all'epoca poteva mettere paura, ma sinceramente non mi pare proprio. Questo è un ottimo thriller, un mystery che tenta di inculcare il dubbio, la paranoia e anche l’inquietudine e per farlo decide di ambientare il tutto su un’isola sempre assolata; un’idea radicale e in antitesi con l’uso comune (che vorrebbe nebbie, scene in notturna e pioggia) che lo mette sullo stesso piano di “Intrigo internazionale” per arditezza. Questo sommato a Christopher Lee che è sempre un piacere da vedere; il twisted plot finale; e diverse scene di incredibile bellezza (i paesaggi ed i cieli inquadrati, i colori pastello e il wicked man finale) sono i pregi maggiori del film. Beh anche la creazione di un sistema, di un mondo, parallelo a quello reale assolutamente credibile credo abbia avuto una parte nel successo del film.

Detto ciò però non fa mai paura, l’ingenuità della sceneggiatura è evidente nei vicoli ciechi della trama e nell'assurdità del protagonista. Inoltre non si può dire che tutte le idee siano realizzate in maniera sensata (le coppie che fanno sesso nell'oscurità fuori dal bar sono a distanze precise come se fossero state messe li; la piccola stonehenge è addirittura caricaturale; e che dire di Christopher Lee vestito da donna?! Wtf?).

Tuttavia, al netto dell’ingenuità generale il film rende bene.  Anche grazie all'uso eccessivo di musiche di una grazia spaventosa (la Willow’s song è assolutamente inappuntabile e la canzone Maypole riesce ad essere inquietante e disturbante senza dire molto e senza che nessuno faccia niente) che lo rendono, più che il “Quarto potere” degli horror (com'è stato enfaticamente definito), il “Dancer in the dark” dei thriller (lo so, questa definizione nega completamente l’ordine cronologico). 

PS: nei credits ci metto una chicca.

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