mercoledì 10 novembre 2010

L'ombra del dubbio - Alfred Hitchcock (1943)

(Shadow of a doubt)

Visto in DVD.

Magnifico film di Hitchcock che imbastisce una storia in cui il dubbio è più dello spettatore che non dei personaggi, la possibilità che Cotten sia colpevole o innocente sono quasi equilibrate e spesso disattese in un gioco continuo di giustificazioni.
A livello di regia H. mostra ciò che Scorsese farà decenni più tardi; realizza il film come un tripudio di carrelli ed inquadrature affatto banali, intarsiate in porte aperte e finestre, creando un film dalle scene mai banali.
Il cast in parte (ovviamente Cotten è sempre all’altezza del suo personaggio) rifinisce un film già buono di suo.
L’unica vera pecca è il doppiaggio italiano, che da la stessa verve di un cadavere (un cadavere molto irritante). Da vedere assolutamente in lingua.

martedì 9 novembre 2010

Da qui all'eternità - Fred Zinnemann (1953)

(From here to eternity)

Visto in VHS.
Cosa succede se si vuol fare un dramma tennesee-williamsiano (con sentimenti potenti ed oscuri, con rapporti interpersonali difficili ed esplosivi) senza Tennesee Williams? Un film che punta sulla noia sperando che lo renda profondo e sulla banalità pensando lo renda accettabile da tutti.
Negli anni 40, in una base militare USA nele Hawaii si incrociano i destini di un gruppo di militari e relative compagne, finchè l’attacco giapponese non rovina tutto… ecco, per gran parte del film ci si dimentica d’essere a Pearl Harbour, e ci si chiede perché abbiano voluto fare a tutti i costi questo film; quando finalmente arriva la scena clou, si capisce l’importanza mitopoietica dell’opera nonché il titolo.
Il film è completato da un M. Clift che sfoggia la sua espressione da cane bastonato preferita per 2 ore nette, da un B. Lancaster che più che recitare si muove col piglio giusto nelle scene, da un in utilissimo ed irritante F. Sinatra, da un negativo (ma sempre all’altezza) E. Borgnine, e da una irriconoscibile (almeno per me) D. Kerr.
Un film noioso e deludente che pone in cattiva luce l’altrimenti apprezzabile Zinnemann.

lunedì 8 novembre 2010

Il falcone maltese - John Huston (1941)

(The maltese falcon)
Visto in DVD.
Questo è il primo film realizzato da John Huston, un film in cui nessuno credeva particolarmente, fatto con 2 soldi (risulta infatti interamente girato in interni) e dal successo inaspettato.
Per ovvi motivi guardando l’opera prima di Huston non sono riuscito a togliermi di testa “Il grande sonno”. Ma mentre il film di Hawks risulta un opera organica ben realizzata sotto ogni punto di vista, ma decisamente superiore nella sceneggiatura; il film di Huston batte l’avversario nella regia. Non avendo i mezzi Huston ci mette le capacità, ed incastra i personaggi in sapienti movimenti di camera, sfrutta ogni angolo degli spogli interni, si concentra sulle ombre e sui corpi realizzando un film decisamente oltre le aspettative.
Se Spade è un Marlowe più spavaldo e disprezzabile (fa il figo in ogni inquadratura e alla fine risulta un banale buonista), l’interpretazione di Bogart risulta più convincente, o quantomeno più dinamica, che nel film tratto da Chandler.
La storia è decisamente cretina, a malapena decente; tuttavia questo riesce ad essere comunque un film imprescindibile nel genere noir.

domenica 7 novembre 2010

Lo specchio scuro - Robert Siodmak (1946)

(The dark mirror)

Visto in VHS.

Un uomo viene assassinato, si riesce a rintracciare la presunta colpevole, ma c'è un problema, ha una sorella gemella identica, ed essendo irriconoscibile la legge ha le mani legate, non può accusare 2 persone dello stesso crimine e non può dimostrare con certezza quale delle 2 abbia commesso il fatto. Uno psichiatra si metterà ad indagare per proprio conto scoprendo in una delle due sorelle la follia.
Stupendo film sul tema del doppio e della manipolazione con la costruzione di un personaggio (Terry) tra i migliori pazzi di sempre (cerca di rendere folle la sorella per potersene disfare, e ammazza tutti quelli che non le mostrano le dovute attenzioni).

Noir oscuro al di la delle ombre del bianco e nero ben diretto dall'adatto Siodmak e stupendamente interpretato dalla de Havilland che nella follia sembra proprio sguazzarci, dando credibilità ad entrambe le protagoniste. Primo caso, che io sappio, di un attore che interpreta due gemelli.

sabato 6 novembre 2010

Maschera di cera - Jaume Collet-Serra (2005)

(House of wax)

Visto in Dvx.

Film horror liberamente (molto liberamente) ispirato ai due precedenti film sul tema delle statue di cera.
La storia beh... alla fin fine è il classico horror extraurbano con degli stupidi ragazzotti made in usa che vanno a farsi massacrare da dei bifolchi/pazzi violenti/dementi deformi, qui abbiamo tutte e tre le alternative. Beh niente di nuovo certo, ma la prima cosa che mi son detto quando ho visto questo film è stato "Minchia quant'è fatto bene", e mi sono messo a pensare a tutti gli horror degli ultimi 10 anni che ho visto (e me ne saranno venuti in mente massimo 2) e devo ammettere che a livello puramente visivo l'ultimo decennio ha visto un innalzamento della qualità media di questo genere, pur rimanendo prodotti magari banali ma finalmente c'è un'attenzione speciale nella realizzazione.
Detto ciò il film è proprio la classica porcata irritante, con attori fighetti che fanno cose stupidissime (fuggono sulle scale quando c'è una porta che li immeterrebbe sulla strada principale, chiedono di usare il bagno ad un tizio poco raccomandabile e invece rimangono li a giocare con le sue maschere di cera i feti di animali sotto formalina e una sala operatoria fatta in casa!!!!) che ti fanno immediatamente tifare per i cattivi anche se, come in questo caso, l'appeal dei cattivi è minore di quello che provi per un film di Michael Bay quando hai voglia di azione (sai che fa schifo però almeno c'è gente che corre e qualche esplosione, e ti accontenti)...
La cosa forse peggiore è che l'idea di base è assolutamente buona, la possibilità della cera come mezzo horrorifico è magnifica e praticamente mai sfruttata, ma il buon Collet-Serra (???e chi è???) pensa bene di fregarsene e rimane nel già visto che almeno qualche soldo lo porta sempre; giusto in un paio di scene (ad esempio quando trovano il ragazzo trasformato in statua e cercano di togliergli la cera di dosso) o giusto nel finale quasi epico dove tutto si scioglie e viene distrutto.
Un film normale, senza brividi e senza empatia, un peccato per un'idea che avrebbe potuto fare faville.

PS: 2 appunti; 1, si c'è Paris Hilton, e si ci st bene in questo film come Hitler in tutù al Bolshoi, però almeno fa una brutta fine (tra l'altro la sua dipartita è anche una delle scene migliori del film...); 2, si c'è una colta citazione da "Che fine ha fatto Baby Jane?" con la Davis che canta la canzoncina di quando era bambina, e si il film viene trasmesso in un cinema pieno solo di cadaveri... spiace però il citazionismo anche in chiave grottesca e pseudometaforica, non basta a fare un buon film...

venerdì 5 novembre 2010

Pelle alla conquista del mondo - Bille August (1987)

(Pelle erobreren)

Visto in DVD, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Il film è l'epopea di un anziano padre svedese (von Sydow) emigrato nella sprezzante Danimarca, e di suo figlio. Niente di più.
Il film si caratterizza per una regia molto azzimata, classica fino allo sfinimento, che punta sugli umidi paesaggi locali e sui volti consumati degli attori. Pur non essendo mai noioso nonostante il ritmo rilassato e la totale assenza di sintesi; il film non può aspirare ad essere molto più di un ottimo documentario. Si segue la storia, e ci si rimane male per le condizioni di vita dei protagonisti, ma il tutto rimane distaccato, su un piano lontanto, consapevoli della finzione messa in una bella veste. Non c'è partecipazione da parte degli spettatori perchè manca quella del regista. Si fa la parte degli entomologi che fissano le formiche.
A dare struttura alla storia non quasi mai August, quanto gli attori, adatti alla parte, credibili e quasi mai sopra le righe; e se von Sydow è certamente bravo, a stupire è Pelle Hvenegaard, perfetto nella parte del giovane protagonista, e curiosamente suo omonimo.

giovedì 4 novembre 2010

Il carretto fantasma - Victor Sjöström (1921)

(Körkarlen)

Visto in Dvx.

Film mitico di Victor Sjöström tratto da una novella della mitica Selma Lagerlöf (prima donna a ricevere il Nobel).
La storia è un dramma morale che potrebbe essere assimilito al canto di natale Dickensiano, ma con un rischio di morte in più. Si tratta infatti di un uomo che la notte di capodanno muore (in teoria) e morendo in quella notte e mezzanotte dovrebbe essere condannato a dirigere il carretto del titolo (che sarebbe il carro su cui vengono portate le anime dei morti al momento del trapasso), lui ovviamente ci rimane male, ma il conducente del carretto precedente gli mostra i suoi peccati, lui ci rimane male eccetera...
Niente di che insomma come storia. Il film si guarda volentieri per gli effetti speciali, fatti di sovrapposizioni, con cui viene rappresentato il carro (effetti quasi mai ridicoli); e per questo scopo bastano 10 minuti circa, il resto passa, prevedibilmente, senza lasciare traccia.
Il regista recita nella parte del protagonista.

mercoledì 3 novembre 2010

Il gatto a nove code - Dario Argento (1971)

(Id.)

Visto in DVD.

Al suo secondo film Argento non migliora nella regia, anzi; gli unici avanzamenti sono i giochi sempre più raffinati per nascondere l’identità dell’assassino e maggiori virtuosismi in soggettiva. Argento però ha imparato un poco la lezione nella stesura della storia e evita con stile le parti inutili, non allunga la minestra, o meglio la allunga con stile, rendendo tutte le scene interessanti, magari vicoli ciechi, ma dei gran bei vicoli ciechi. Solo il finale è un po troppo frettoloso e rapido.

Poi ha dalla sua il grande Malden in una parte non titanica ma dignitosa (certamente più che in Le strade di san francisco) e Catherine Spaak fa proprio di tutto per non mostrare le tette, quant’è stoica.

Un ottimo film, decisamente migliore dell’uccello, ma ancora Profondo rosso è lontano.

martedì 2 novembre 2010

Crisi - Ingmar Bergman (1946)

(Kris)

Visto in DVD, in lingua originale sottotitolato.

Al suo primo film Bergman vuole già fare l’adulto e mette insieme un drammone famigliare melodrammatico al massimo, con madri putative buone e morenti che vengono defraudate del loro bene più caro, la figlia, dalla madre biologica dopo che questa s’è divertita per tutti gli anni in mezzo, fregandosene della prole. Poi ci mette in mezzo pure la differenza fra villaggetto di campagna e grande città e pure i primi amori di una ragazza; un po’ tutto quello che si può mettere in un melò (ci sono pure le lacrime trattenute).

La regia è quanto di più novelle vagueano sia mai stato fatto prima di Truffaut, con temi adulti mostrati con realismo, ambienti essenziali ma credibili, quel tanto di intellettualismo che fa applaudire la critica e tutta la messa in scena che si interessa tanto dell’estetica quanto della naturalità di come vengono mostrate le cose. Ottimo, nel dettaglio, l’uso insistito dei lenti carrelli utilizzati in zoom in avanti ed indietro per rendere ariose le scene con un solo piano sequenza.

Un buon inizio, un poco noiosetto; anche se il suo difetto maggiore è la voce fuori campo all’inizio e alla fine del film, decisamente pessima.

lunedì 1 novembre 2010

Nightmare detective 2 - Shinya Tsukamoto (2008)

(Akumu tantei 2)

Registrato dalla tv, in lingua originale sottotitolato.

Se l’uno era un giocattolo ben realizzato ma inutile, questo secondo capitolo prende solo metà del primo, e diventa solo inutile.

La messa in scena è totalmente banale, non realistica e meno curata (anche se si vede che c’hanno più soldi). La storia 3 volte più confusa, con continui inserti sulla noiosissima infanzia del protagonista che dovrebbero dare spessore al personaggio e creare un parallelo con l’indagine in corso, ed invece appesantiscono il tutto; poi c’è tutto il comparto metafisico che da metà film in poi rompe, e tanto.

Un film inutile e deleterio, di cui è inutile discutere troppo a lungo, ed in cui l'impronta del regista rimane, nella migliore delle ipotesi, invisibile.