lunedì 10 gennaio 2011

La magnifica preda - Otto Preminger (1954)

(River of no return)

Visto in DVD.

Oddio che palle… io mi dicevo, t’oh, un film di Preminger con Robert Mitchum (c’era affezionato si vede) con anche Marilyn Monroe (?!!!!), dal titolo “La magnifica preda” (!!!); devo vederlo… poi quando comincio mi salta fuori che è un western… beh se uno ci sa fare il western non fa schifo… poi il film comincia…

Lui, lei e un ragazzetto viaggiano lungo un fiume per salvarsi la ghirba dai ferocissimi indiani (qui sono ancora gente cattiva che non balla coi lupi), ma lui nasconde qualcosa, ma i due si innamorano, ma c’è il ganzo di lei che li attende giù in città…

Western classico con cowboy (anche se qui non ci sono cowboy) duri, sicuri e pulitini che si battono come furie contro indiani assetati di sangue e si battono anche senza bisogno di recitare a quanto pare. Tutto è prevedibile, tutto viene previsto, il film si dipana noioso e banale come una puntata di Forum.

domenica 9 gennaio 2011

Vogliamo vivere! - Ernst Lubitsch (1942)

(To be or not to be)

Visto in DVD.

Il titolo italiano è estremamente fuorviante; sapendo che il film era ambientato durante la seconda guerra mondiale francamente mi aspettavo un drammone di maniera, magari affascinante, ma certamente noioso… e invece… invece è una grande commedia brillante; probabilmente la più divertente commedia sul nazismo da “Il grande dittatore”.
Un gruppo di attori polacchi si trova invischiato in una storia di spie naziste; ci sono di mezzo le vite di praticamente tutta la resistenza polacca e decidono che val la pena fare qualcosa; riescono a contattare la spia, ma le cose vanno di male in peggio; per fortuna che sono attori e per fortuna che stavano mettendo in scena un’opera sul nazismo…
Divertente oltre le aspettative, il meglio c’è nei dialoghi fra l’attore principale e la spia prima, e fra l’attore e il capo della gestapo dopo; ma l’incipit (nel suo piccolo) è la migliore satira sul nazismo da Charles Chaplin. Peccato per la scena in cui viene recitato “Il mercante di venezia”, con un poco in più di pathos sarebbe venuta fuori una sequenza melodrammatica di rara bellezza.
Da recuperare assolutamente.

sabato 8 gennaio 2011

Smokin' aces - Joe Carnahan (2006)

(Id.)

Registrato dalla tv.

Dopo Guy Ritchie tutti vogliono essere il nuovo Guy Ritchie, il che è imbarazzanta se si considera che Guy Ritchie voleva essere il nuovo Tarantino… è come voler essere la copia della copia… vabbè, comunque questo Carnahan non è esattamente l’ultimo arrivato, anzi, è della stessa classe del fin troppo nominato RItchie e imbastisce un film in maniera egregia. Un intro che spiega tutta la complicatissima storia con un ritmo elevato per non annoiare, la storia stringata al massimo che si riassume con 4 o più killer che si danno riunione a Las Vegas per ammazzare un pentito vista l’importante taglia che la mafia gli ha messo sul coppino, e l’FBI deve cercare, ridicolmente di proteggerlo.

Allora, lo stile si è detto, è quello da videoclip che noi intellettuali chiamiamo post-moderno… ma alla fin fine è solo da videoclip, rapido, sciasoso (la c si legge dolce come in ciliegia non unita alla esse come in sci), colorato e accattivante per noi ggiovani… però non tutto funziona… il finale a sorpresa (sorpresa fino ad un certo punto) mi pare un po troppo pretestuoso; il continuo cambio di mood, dalla commedia al dramma personale è più di troppo pretestuoso (vuol tenere il piede in due scarpe, ma non fa altro che perdere punti); e poi ci sono delle evidenti cadute di stile verso un trash irrimediabile (il ragazzo deficiente con la fissa delle arti marziali è eccessivo!!! E poi ci mette troppe accelerazioni per non considerare questo film cme un videoclip di un’ora e mezza)…

Si insomma, un lavoro onesto e carino (ci si passa via comunque) di un regista che non sa quando fermarsi.

venerdì 7 gennaio 2011

Pat Garrett e Billy Kid - Sam Peckinpah (1973)

(Pat Garrett & Billy the Kid)

Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in italiano.

L’ex bandito Pat Garrett è stato eletto sceriffo; la cosa certo è strana, ma si invecchia, il mondo cambia e bisogna pur sopravvivere, in fondo è un lavoro come un altro… peccato che il suo vecchio amico, Billy the kid continui a fare il bandito, lo scontro è inevitabile. Tra una serie di galanti aiuti che il vecchio fa al giovane, si dipana questo inseguimento sui generis, che è più un girare attorno, perché entrambi sanno già cosa succederà, stanno solo temporeggiando…

Cupissimo western crepuscolare, che più crepuscolare non si può, dai tempi dilatati in cui tutto sembra essere l’ultimo gesto prima dello scontro finale.

Pekinpah dirige nichilista come al solito, anzi forse più del solito, forse anche, qui lo dico e qui lo nego, più ancora che ne “Il mucchio selvaggio”; un film in cui l’ambientazione western è un luogo dell’anima prima che un posto fisico (anticipando così il western contemporaneo), eliminando ogni eroismo e restituendo un sapore autentico e crudo ad un epoca troppo osannata. Stupende le sparatorie sporche di un sangue finto che sgorga a ettolitri.

Il film si completa con le musiche di Bob Dylan (“Knockin on the heaven’s doors” per dirne una), metafisiche, surreali quanto l’andamento del film, che danno un senso di definitivo ad ogni scena e che si amalgamano alla perfezione con l’ambiente del vecchio west.

Unico neo il ritmo rilassato, che può far apparire il film lungo il doppio.

PS: Dylan compare nel film è vero, ma se sento che si bulla perché ha “recitato” in un film di Pekinpah scoppio a ridere.

giovedì 6 gennaio 2011

All that jazz, Lo spettacolo continua - Bob Fosse (1979)

(All that jazz)

Visto in DVD.

Ben prima di Nine si era già avuta l’idea d’una versione musicale, tutta frizzi e lazzi di 8 e 1/2. Ben trent’anni prima. Si perché questo film altro non è che un’indiretta scopiazzatura di Fellini in salsa musical. È la storia di un direttore artistico (e regista) di uno spettacolo musicale in pieno svolgimento, rivista attraverso le donne della sua vita (tutte le compagna di una notte, la figlia, l’ex moglie e l’attuale compagna ufficiale)…

Il film è davvero ben pensato, con un protagonista che ha personalità; oddio i numeri musicali non proprio memorabili, ma decisamente ben realizzati e godibilissimi.

Quello che più colpisce però è il modo in cui è realizzato, con una struttura che imita i musical di Broadway, con un tema centrale continuamente riproposto e con le scene principali che, in un modo o in un altro, vengono coreografate. Ciò non significa che senza motivo la gente si mette a ballare e cantare come nei musical classici, qui non ci sono molte canzoni, semplicemente un dialogo importante avviene durante le prove di un ballo, o il rapporto genitoriale viene mostrato mentre il protagonista insegna una coreografia alla figlia; il tutto avviene con una naturalezza invidiabile.

Unico neo il finale. Magnifica l’idea di rendere musical anche la morte, ma oggettivamente dura troppo. È vero che è dai tempi de La chanson de Roland che il protagonista agonizzante parla per 3 ore… però io La chanson de Roland non l’ho mai sopportata.

Il film comunque diverte e intrattiene con stile, e offre inoltre qualche saggio di regia da ricordare.

mercoledì 5 gennaio 2011

Sciuscià - Vittorio De Sica (1946)

(Id.)

Visto in VHS.

Il bello di De Sica è che riesce a raccontare melodrammi con una leggerezza, una facilità impressionante; storie ricche di sentimenti che non risultano mai banali o scontate.

Una coppia di amici che di lavoro fanno i sciuscià e che progetta di comprarsi un cavallo viene arrestata a causa del fratello di uno dei due, e in carcere verranno divisi. Inutile dire che faranno esperienze diverse ed uno dei due sarà portato a tradire con un trucco del direttore. Il rapporto fra i due cambierà radicalmente…

Un’amicizia assoluta distrutta con l’inganno e a quel punto inizia un gioco di vendette reciproche e tentativi di riappacificazione fallimentari che hanno un sentore di tragedia greca (pur con la grazia di una favola infantile), fino alla conclusione, non scontata, ma neppure a sorpresa, semplicemente giusta per il tono della storia. Finale definitivo che, nel suo piccolo, ha un che di epico (e come si è già detto, ha il tono e l’ambientazione di una fiaba).

De Sica si dimostra poi uno storyteller raffinato, tutto teso a rendere credibile e realistico il contorno ed i personaggi secondari prima ancora dei protagonista; stupendi quindi i piccoli riferimenti alla vita privata dei comprimari, le continue incursioni in vari ambiti della vita di tutti i giorni (come i riferimenti allo spiritismo che ricorrono spesso nella sua cinematografia, qui ad esempio vi è la cartomante derubata) o le correlazioni con il periodo fascista appena finito (l’uso del voi del direttore della prigione o il saluto romano).

In un unico film riesce a parlare della vita di strada dei minorenni, dei carceri, dei tribunali e incidentalmente denuncia anche la situazione dei sanatori, delle forze dell’ordine e delle condizioni di vita a vari livelli sociali.

E come non citare poi la regia oggettivamente stupenda, libera e precisa oltre le aspettative considerando l’anno di realizzazione. Neanche un anno dalla fine della guerra e già usavano il dolly! (o simili).

martedì 4 gennaio 2011

Partitura incompiuta per pianola meccanica - Nikita Sergeevič Michalkov (1977)

(Neokonchennaya pyesa dlya mekhanicheskogo pianino)

Visto in VHS.

Il terzo film di Michalkov è ancora una volta un film in costume, e come al solito è un film di sentimenti ed emozioni contrastanti, che inevitabilmente esploderanno nel finale…

Ma come spesso succede nelle sue prime opere l’obbiettivo è troppo alto, vuol filosofeggiare dei massimi sistemi con poche carte in mano e s’illude di riuscirci senza annoiare. Ovviamente fallisce.

Il film inizia e finisce in maniera fascinosa per il repertorio umano che mostra, ma nel mezzo si perde troppo, in troppi scontri, in troppe banalità.

lunedì 3 gennaio 2011

Il mistero dell'acqua - Kathryn Bigelow (2000)

(The Weight of water)

Visto in VHS.

La Bigelow è una grande regista, e le piace dimostrarlo. Lo fa vedere con un montaggio rapido, immagini virate in blu, in bianco e nero, o dai colori pieni intercalate le une alle altre; con la realizzazione di un film umidissimo e malato già con 2 inquadrature, o con l’occhio sempre intento a mostrare squarci di vita di 4 personaggi senza significato, ma che sommati insieme fanno un’intera galassia di vite e psicologie… però non basta.

Una fotografa deve fare un servizio su un delitto avvenuto un secolo prima su delle isole da qualche parte negli USA, e decide d’andarci con il marito alcoolista e poeta con cui ha dei grossi problemi, il cognato giovane ed ininfluente e la nuova, sexy, compagna di lui che già conosce il di lei marito… peccato che lei, al di la dei problemi personali, abbia anche la malaugurata idea di interessarsi troppo a quell’antico delitto (scoprendo pure come sono andate realmente le cose) e di immedesimarsi troppo…

Il film sarebbe interessante, ma dopo solo mezzora sembra di essere davanti allo schermo da 2 ore. Il film è lento, ma peggio ancora, è pesante e freddo; distaccato e completamente anempatico. Dispiace ciò che succede nel film, ma si rimane indifferenti, non si viene mai coinvolti.

La Bigelow regala classe da vendere, ma dimentica completamente il calore.

PS: sorprendente come il background culture identifichi delle idee come totalmente connesse con determinati ambienti; dopo una sola inquadratura dall’alto sulla nave a vela mi è venuto in mente “Il coltello nell’acqua” anche se è evidente che la Bigelow non ci stesse pensando (non c’è una sola scena costruita in maniera affine al film di Polanski), ma soprattutto ogni volta che vedo un film umido come questo, possibilmente con il mare inquadrato e donne sull’orlo di una crisi di nervi che zampettano sulla spiaggia sento immediatamente suonare la musica di Nyman.

domenica 2 gennaio 2011

The human centipede (first sequence) - Tom Six (2009)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.

Questo è veramente un bel film. Ma attenzione, non è quel genere di bel film da vedere con mamma e papà per cementare il legame famigliare dopo essersi fatti i pop corn in padella… e non è quel genere di bel film da vedere con la morosa dopo una cenetta a due come preludio di qualcosa di meglio… e non è quel genere di film da vedere dopo il pranzo di natale a casa della nonna assieme a tutti i parenti giusto per non dover conversare del fatto che non sei ancora sposato… e non è quel genere di film da vedere coi bambini come ripiego visto che al blockbuster era già fuori il DVD de “Il re leone”… e, buon dio, non è quel genere di bel film da far vedere nell’ora di religione alla 3C delle scuole medie di Piubega perché non hai proprio voglia di continuare con il programma visto che tutti se ne fregano. Signore iddio no, in queste situazioni non è un bel film…

La storia è quella di un chirurgo pazzo che vuole creare un super uomo abboccando (chirurgicamente) in una serie orofecale 3 esseri umani 3… ecco la storia è tutta qua…

Il film però non è solo il festival del grottesco, ma prima di tutto è un horror; e un gran horror per giunta (ok, durante la visione del film si è accesa una discussione piuttosto accademica sul fatto che il film fosse un horror con qualche lieve venatura slash oppure un torture movie a tutti gli effetti… ma essendo tutti e due sottogeneri dell’horror il problema non si pone). Il film infatti crea un ambiente inquietante, dona qualche spavento (pochi in verità), ma soprattutto crea tensione; la crea per davvero; rende completamente partecipi degli eventi e ti costringe a tifare per i buoni anche se non vorresti, anche se non ci sei portato e anche se ti sta simpaticissimo il cattivo!

E poi il film disgusta. Non mostra praticamente nulla, eppure crea un disgusto tutto psicologico difficilmente ripetibile (durante la visione, la prima persona che ha smesso di guardarlo se ne andata durante la spiegazione dell’operazione, realizzata solo con disegni abbozzati di quello che succederà; niente più). A livello pratico il sangue è poco, i morti abbastanza, ma quello che si vede è pochissimo, viene raccontato, viene spiegato e viene immediatamente capito (la terrificante scena in cui il ragazzo giapponese cede a impellenti bisogni fisiologici è grottesca e agghiacciante, ma non fa vedere nulla).

Poi ci si può sommare pure una regia precisa che inquadra ciò che deve senza nessun voyerismo, una fotografia eccellente (anche se non credo che in molti ci baderanno) e un cast azzeccato (Dieter Laser è la miglior faccia da chirurgo pazzo e tedesco dall’epoca di Peter Lorre, e comunque mi sa pure che lo batte).

Il film, infine, non fa sconti, non è indulgente e il durissimo finale lo dimostra; non conta chi vinca effettivamente, non conta l’eventuale punizione del cattivo; il film inizia spietatamente e finisce spietatamente.

sabato 1 gennaio 2011

Anatomia di un omicidio - Otto Preminger (1959)

(Anatomy of a murder)

Visto in DVD.

Un omicidio, causato dalla voglia di vendetta di un marito cui hanno violentato la moglie è il motivo per questo lungo legal movie. Qui però, come già in “Tempesta su Washington” l’istituzione non è vista dal punto di vista idilliaco ufficiale, ma è presentata come un sistema sostenuto da rigide formalità di facciata che devono essere aggirate e prese in giro per poter avere la meglio; il processo si sviluppa come un duello di lingue molto simile ad un battibecco infantile.

L’occhio clinico e spietato di Preminger anatomizza in primo luogo il sistema giudiziario ed in secondo luogo le personalità dei personaggi principali, il tutto senza mai un giudizio, l’intera vicenda rimane in un’assoluta ambiguità e sta allo spettatore decidere a chi credere (una scelta che dimostra una precisa filosofia di vita, ma anche un assoluto rispetto negli spettatori del film). Ancora una volta il regista sfida la censura trattando di un tema adulto (la violenza sessuale) senza giri di parole, in maniera diretta e reiterata, e pure con un poco di sarcasmo (la scena in cui vengono nominate per la prima volte le mutandine durante il processo ad esempio).

Qui le gesta della macchina da presa sono meno enfatizzata che ne “L’uomo dal braccio d’oro”, ma le capacità di regia di Preminger sono indubbie nella gestione di un film di avvocati di 2 ore e mezza senza neppure un momento di stanca.

Anche in questo caso bellissime le musiche, adatte al mood del film, firmate da Duke Ellington (che compare in una comparsata, suonando il piano assieme a James Stewart).

PS: Preminger deve avere un feticismo tutto particolare nel far bere alcoolici ai cani…