venerdì 16 marzo 2012

Dream home - Ho-Cheung Pang (2010)

(Wai dor lei ah yut ho)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Ad Hong Kong c’è un grosso problema immobiliare, gestioni truffaldine, costo della vita elevato, densità di popolazione inimmaginabile fanno salire il prezzo delle case a livelli vertiginosi, specie nel 2007, prima che la crisi globale trascinasse in basso tutto. Come fare quindi per prendere la casa dei propri sogni? Quella che il nonno sognava? Quella che riscatta un’intera vita? Beh, ammazzando i vicini a uso ridere il prezzo dell’intero stabile non può che diminuire; mi par ovvio quindi che sia d’obbligo ucciderne quanti si riesce e nei modi più efferati vengano in mente.

Quella che sembra la semplice, ma geniale, trama di una commedia splatter è in realtà un dramma. Perché se c’è una cosa bella del cinema orientale è che lo splatter non è relegato solo ai soliti 2 film per nerd del torture movie, ma viene declinato in ogni modo possibile (si veda Buppha Rahtree). Qui il film è a tutti gli effetti un drammone sociale enorme, se non fosse per la scena d’apertura che è una dichiarazione d’intenti (un omicidio/suicidio piuttosto originale, esagerato e cattivo) si potrebbe pure pensare di stare vedendo l’ennesimo film cinese festivaliero. Invece il dramma è affiancato e mai accantonato, dallo splatter che a sua volta non viene mai affossato da una trama troppo noiosa.

Diciamolo subito, il body count è dignitosissimo, soprattutto perché anche la protagonista perde dei colpi (o meglio, ne riceve), gli omicidi sono estremamente fantasiosi e ben curati, decisamente originali in alcuni casi, estremamente pesanti in altri. Lo svolgimento del film viene intercalato con inquadrature della città in piena espansione che la fanno assomigliare ad un giocattolo. In una parola il formato è veramente bello.
Un ensemble che certo non sarà l’invenzione del secolo, ma merita d’essere guardato e merita pure qualche lode.

PS: è anche un film educativo, che mette in guardia verso l’uso nefasto del bong.

giovedì 15 marzo 2012

Gli uomini preferiscono le bionde - Howard Hawks (1953)

(Gentlemen prefer blondes)

Visto in DVD.

Due ballerine del varietà cercano di accasarsi ognuna a modo suo; la Monroe cerca solamente il denaro, la Russell, più romantica cerca altro...
Hawks voleva fare un musical e sceglie quest’opera per poter realizzare il film più esagerato e sgargiante che si possa immaginare. Di fatto le scene musicali sono molto poche e il film è tutto buttato sulle spalle della trama (esile) dei personaggi principali (poco incisivi) e di alcune gag (non tutte divertenti).
Molti i difetti. Le due protagoniste, nelle intenzioni del regista, dovevano essere l’antitesi del sex appeal (e con la Russell ci riesce da dio…) e sembrare una coppia male assortita di bionda scema e mora combattiva, ma risultano entrambe superficiali e senza nerbo, la trama come si è detto è idiota con un picco di imbecillità durante la scena del processo. L’unica parte parzialmente funzionante è la comicità, ma anche in questo ambito sembra esserci stata poca cura e, seppure talvolta si ride, sono più le occasioni perse che non quelle guadagnate (come nella scena del bambino con la Monroe incastrata nell'oblò…nellae mani di Wilder una scena così sarebbe da storia del cinema).
Le canzoni sono invecchiate male, fatto salvo per “Bye bye baby” e “Diamonds are girls best friends” che sono attuali solo perché legate al mito di Marylin Monroe più che alla musica. Le scene musicali sono estremamente cheap e sgargianti, un’accoppiata sbagliata; ma gliene fregava talmente poco a Hawks che le lasciò girare al coreografo.
In definitiva un film più storico che non riuscito.

martedì 13 marzo 2012

Il testamento d'Orfeo - Jean Cocteau (1960)

(Le testament d'Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi!)

Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.
Cocteau chiude la sua trilogia sul poeta e la conclude scrivendo il suo testamento artistico. Il film è esplicito, il protagonista è Cocteau stesso che si muove in un mondo che soggiace alle regole dei suoi film precedenti, con i suoi personaggi/attori che si auto citano a più riprese e a più livelli (Cegeste, il protagonista di “Orfeo” è il suo Virgilio), con alcune sue opere pittoriche mostrate sfacciatamente e alcune sue composizioni declamate o raccontate; infine con una sua esposizione dell’idea di poeta, in una sorta di interrogatorio/intervista.

Ancora una volta Cocteau attinge agli effetti scenici base, soprattutto il rewind creando una serie di scene sempre efficaci (la bolla piena di fumo nell’incipit e nel finale; la ricostruzione del fiore); utilizza anche il colore in una sequenza fondamentale e si appoggia ad un’estetica più basilare come quella del teatro (tutta la parte iniziale è girata in un teatro di posa esplicitato). Il mondo fantastico che lo circonda lo interessa meno questa volta e l’intero film non è proteso a mostrarne l’irrealtà, si limita a descrivere Cocteau in una lunga pubblicità di se stesso.

Molte le comparsate per lo più mute di personaggi del calibro di Aznavour o Picasso; ma chi più mi ha stupito è stato un impensabile Yul Brynner.
Meno affascinante ed interessante dei due capitoli precedenti, ma li conclude coerentemente.

lunedì 12 marzo 2012

La grande guerra - Mario Monicelli (1959)

(Id.)

Visto in DVD.
Prima guerra mondiale. Un soldato milanese ed uno romano, divisi per odi precedenti si ritrovano nello stesso battaglione; li unisce il comune desiderio di non fare la guerra. Le proveranno tutte (riuscendoci quasi sempre) per evitare un loro coinvolgimento diretto; ma in ultimo sarà proprio la loro paura a farli catturare, permettendogli il loro unico atto di eroismo (che potrebbe rimanere misconosciuto).

Io odio i film di guerra, perché sono tutti maledettamente uguali, con gli stessi identici significati mostrato con una serie di sequenze spesso sovrapponibile, fatte da personaggi sempre identici e archetipici in maniera stupida e piatta. E odio in maniera anche superiore i film sulla prima guerra mondiale che, al contrario dei film sulla seconda (pomposi, patriottici ed enfatici), insistono su un antimilitarismo certamente condivisibile, ma sempre reso in maniera cerebrale e sfacciata, senza mezzi termini, sempre urlato in faccia. Dopo aver visto l’ennesimo film che mi mostra come la guerra cambi le persone “ecco quindi perché fare la guerra è sbagliato”; ci si rompe anche un po’.

Questo film però è tutta un’altra cosa. Se fosse stato girato durante negli anni ‘10 sarebbe stato una commedia all’italiana vera e propria. È infatti da questo genere (più che dai film di guerra) che mutua i suoi significati ed i suoi modi. Mostra due personaggi sospesi tra il grottesco ed il comico che si muovono in un ambiente affetto da problemi strutturali indipendenti dai personaggi che vi si muovono, ma le persone sono permeato di un sentimentalismo quasi mai scontato. Il film quindi riesce perfettamente a bilanciare scene drammatiche/sentimentali (l’addio alla Mangano, o l’incontro con la vedova di Bordin) a scene comiche davvero divertenti; anzi, spesso i due genere sono mostrati in contemporanea!

I due protagonisti poi sono una cosa eccezionale, due maschere da teatro perfettamente in parte che riescono ad essere divertenti e convincenti con una sola espressione (io che non amo Sordi a priori, credo che in questo film sia stato fondamentale).

venerdì 9 marzo 2012

Super Mario Bros. - Annabel Jankel, Rocky Morton (1993)

(Id.)

Visto in tv.
Che tempi la prima metà degli anni ’90! Avevano il gusto per l’eccesso degli anni ’80 e la spavalderia dei nineties; e poi andavano matti per i dinosauri. Solo da un periodo del genere poteva nascere l’idea di portare al cinema un videogioco tra i meno trasportabili di sempre; Super Mario appunto, e metterci pure dei dinosauri.
Quindi il sig Mario Mario è un idraulico di New York (evidentemente italoamericano) che lavora con il fratello Luigi Mario. Per una serie di fortuite coincidenze Luigi (vero protagonista del film) si innamora di una ragazza che è la figlia dell’ex leader di una New York di un mondo parallelo in cui i dinosauri si sono evoluti fino a diventare antropomorfi. In questo ambiente entreranno in contatto col temibile Koopa intenzionato ad attraversare lo specchio e giungere nel nostro mondo per conquistarci.

L’estetica è quella dei fantasy/fantascienza d’inizio anni ’90 standard, il mondo parallelo è una sorta di quartiere malfamato pieno di gente contaminato dallo stile anni ’80.
Il cast è un gruppo di attori che non ti aspetti potrebbero fare un film del genere (come Bob Hoskins nella ragguardevole parte di Super Mario e Dennis Hopper nella ovvia parte del cattivo), oppure non ti aspetti che possano utilizzare questo film come trampolino di lancio (si veda John Leguizamo). Si insomma un cast di tutto rispetto. Ottimi pure gli effetti speciali figli di quell’epoca, dove si viene a fondere (un brutto) CGI in piccole dosi con (ragguardevoli) pupazzi o effetti meccatronici; su tutti poi regna incontrastato Yoshi, realistico quanto e più i dinosauri di Jurassic Park.

Il vero punto di forza del film è la storia. Gli sceneggiatori in un film di 90 minuti sono riusciti a condensare una storia completa, scontata e classicheggiante finché si vuole, ma comprensibile; ad inserire molti dei personaggi del videogioco (Mario, Luigi, Yoshi, Daisy) a citarne altri (Koopa) e ad inserire riferimenti che vengono impiegati, non come citazioni della nintendo, ma come oggetti utili allo svolgimento della storia con rappresentazioni dirette (la bo-bomba finale, i razzi per gli stivali) o drammatizzazioni (il fungo che “aiuta” Mario, i salti del personaggio del videogioco che vengono fatti con gli stivali).
Non un film geniale, ma una notevole trasposizione.

giovedì 8 marzo 2012

Down - Dick Maas (2001)

(Id.)

Visto in tv.
Dick Maas è il più grande regista horror olandese. Questo lo dico senza cognizione di causa perchè il suo “L'ascensore” ce l’ho da mesi, ma devo ancora vederlo; quindi senza una ragione se non che lo trasmettevano in tv, mi guardo prima ilo seguito.

La storia è quella di un ascensore assassino che si diverte ad usare i suoi poteri magici per uccidere gente a cazzo; si scoprirà essere stato creato da uno scienziato militare che è riuscito a costruire una macchina intelligente che evolve da sola… e che ha poteri magici evidentemente.
Cosa dire, la storia pretestuosa e la sceneggiatura senza un minimo di verosimiglianza (o anche solo voglia di mettere due battute di fila che sembrino decenti) lo portano direttamente nel mondo della serie B più gloriosa. Però poi si deicide di giocarsi la carta della noia a più riprese e l’idea deleteria di utilizzare la computer grafica. La computer grafica è uno strumento ottimo, ma o la sai usare e hai abbastanza soldi per farla sembrare vera, oppure i cari vecchi pupazzi anni ’80 risultano più credibili. Qui mancano i soldi, ma manca pure la capacità d’usarla e gli omicidi fatti dall’ascensore si trasformano n una serie poco credibile di WTF? E poi c'è gente in giro che insulta Uwe Boll?!

Incredibile il cast di caratteristi di livello completamente sprecati...
Film perdibilissimo.

martedì 6 marzo 2012

Brutti, sporchi e cattivi - Ettore Scola (1976)

(Id.)

Visto in DVD. Qualche giorno nella vita di un gruppo famigliare allargato (Manfredi è il capostipite di una tribù di figli e nipoti e di una selva di “mogli”) che vive nelle baraccopoli fuori Roma. Ovviamente sono tutti personaggi grotteschi fatti di bassezze più che di umanità.

La commedia all’italiana degli anni ’70 è molto diversa da quella precedente; in questo decennio si è persa completamente la speranza (si veda quel Borghese piccolo piccolo che più nichilista di così è difficile), l’acceleratore del grottesco non va più di pari passo con i sentimenti, anzi li doppia superandoli a destra. Questo film non fa eccezione. L’ottimo Scola descrive qualche giorno senza una trama precisa con il solo intento di mostrare uno spaccato orribile, fatto di ogni bruttezza possibile, si concentra con enorme bramosia sulle deformità fisiche e morale dei suoi protagonisti, mostra o suggerisce incesti come se piovesse e sottolinea la cattiveria e l’egoismo del tutti contro tutti fino al didascalismo.

È un peccato perché affogare un film con una trama esile in una marea di ripetizioni non può portare a nulla di buono; certamente il tema colpisce ed è originale, ma è un po’ come nella screwball comedy anni ’30, non possono essere tutti picchiatelli ci vuole qualcuno di normale a far da parametro o il film non funziona. Inoltre la sceneggiatura non permette distrazioni e fa rimanere la storia sempre sullo stesso concetto; ma dopo un’ora e mezza di “quant’è brutta questa e gente e quant’è brutta la società” tutti i pregi passano in secondo piano (e di pregi ce ne sarebbero, dal Manfredi che riesce contemporaneamente ad essere macchiettistico e controllato; ad alcune sequenze d’atmosfera vera come quella della decisione famigliare di uccidere il padre mentre preparano la coratella).
È uno spaccato sociale cattivo e graffiante, ma inconcludente.

lunedì 5 marzo 2012

Il grande freddo - Lawrenze Kasdan (1983)

(The big chill)

Visto in DVD.
Storia.

Anche gli hippies invecchiano, e da giovani incendiari diventano i soliti pompieri adulti, con più problemi e sentimenti irrisolti e irrisolvibili che certezze. Nulla di nuovo dunque, un gruppo di amici che si ritrovano “come ai vecchi tempi” al capezzale di un suicida che li obbligherà a fare i conti con se stessi e con il loro passato.


Detto ciò, e aggiungendo che il film si infarcisce di diversi luogo comunismi sempre attuali, bisogna però ammettere che funziona. Sarà il tono sempre più verso la commedia/commedia agrodolce anziché il dramma puro; saranno i personaggi verosimili ed empatici quasi integralmente (fanno eccezione la ragazza del morto e la donna che a turno chiede a tutti di metterla in cinta); sarà che il finale è consolatorio, ma non del tutto positivo come poteva essere (in definitiva solo la metà dei personaggi trova un proprio posto nel mondo, un paio già ce l’avevano e gli altri tornano alle loro disillusioni). Saranno tutte queste cose insieme, con l’aggiunta di una giusta dose di ruffianeria e la colonna sonora d’antan assolutamente superba (se un film, nell’incipit, utilizza Marvin Gaye, nMarvin Gayon può non essere bello), ma il film funziona.

Non pensavo che l’avrei mai detto, ma la vera nota negativa è che si vedono delle tette… quelle di Glenn Close, francamente non ne sentivo il bisogno.

PS: nella parte dei polsi tagliati c'è Kevin Costner.

venerdì 2 marzo 2012

Intacto - Juan Carlos Fresnadillo (2001)

(Id.)

Visto in tv. Nel mondo esiste la fortuna e persone che ne hanno più di altri o che la sanno controllare. Se si considerasse questo assunto e si cercasse di calarlo nella realtà allora certamente sarebbe credibile la costituzione di un mondo sotterraneo fatto di scommesse clandestine con giochi in cui è solo la fortuna a fare la differenza, con prove via via sempre più rischiose (bellissima nella sua semplicità quella della corsa nel bosco)… meno comprensibile invece l’uso delle foto…
Vabbè, un ex Gastone ormai spento (se uno fortunato tocca uno meno fortunato quello meno riceve un colpo di sfiga enorme) cerca il riscatto, trova un ragazzo che ha più culo che speranza di vita, lo introduce al mondo underground di cui faceva parte per poterlo poi utilizzare per battere il suo ex mentore.

Film dall’idea affascinante che affronta con tutta la serietà di cui è capace (e questa è la parte decisamente meglio riuscita) e ne tratteggia le regole in maniere sempre più dettagliata e complessa (ovviamente non poteva esimersi dal farlo, ma di fatto questa è la parte più debole). Ci si aggiunge un mondo torbido fotografi toc on stile da vendere e il quadro appare perfetto. Purtroppo però poi Fresnadillo decide di trattare il tutto con un distacco eccessivo, eliminando ogni possibilità di empatia rendendo il film un grazioso esercizio di stile.

Partecipazione straordinaria di Max von Sydow che ormai o fa il nazista o fa l’ebreo; qui gli è capitata la seconda opzione.

PS: il primo gioco, quello dell’insetto era una cretinata.

giovedì 1 marzo 2012

...Altrimenti ci arrabbiamo! - Marcello Fondato (1974)

(Id.)

Visto in tv. Bud Spencer e Terence Hill sono due tra i più noti caratteristi del cinema italiano; abituati a ripetere lo stesso canovaccio fatto di pretesti per tirare pacche, con un misto tra forza bruta, astuzia ed ingenuità; finché i buoni non vincono. Questa in sostanza è la trama della loro filmografia e questa è, in parte a anche la storia di questo film.

Qui però le scazzottate sono piuttosto poche (giusto tre) e molto spazio è dedicato allo svolgimento di una trama un poco più spessa del solito (capiamoci, non è che la sceneggiatura di questo film l’abbia scritta Mankiewicz, la storia è quella della distruzione delle dune buggy e il tentativo di recuperarle) e a fianco dei soliti stilemi macchiettistici e da fumetto (gli effetti sonori nelle scene di pacche; i cattivi sempre riconoscibili e stilizzati, si veda ad esempio Paganini il killer professionista; i buoni sempre senza macchia e sempre vessati ecc…) qui si spinge l’acceleratore sul cartoonistico, con un antagonista che fa il male per il desiderio di essere cattivissimo affiancato da uno scienziato non meglio specificato (che con la sua “scienza psicologica” lo aiuta nelle scelte) che ovviamente è tedesco (quando grida “Nein” ha tutto il linguaggio del corpo dell’Hitler di Tarantino)... detto per inciso, il medico tedesco è il grande Donald “rincorro Mike Myers” Pleasence.

La storia complessivamente godibile, ben condotta dai due protagonisti (direi che qui Bud Spencer la fa da padrone nonostante l’inutilissima storiellina d’amore di Terence Hill) e regala almeno un paio di momenti epici: la sfida a salsicce (che in realtà sono wurstel) e birre e la fantastica scena del coro!

Inoltre il film spiegò agli italiano cos’è una dune buggy.