(Id.)
Visto in DVD in lingua originale sottotitolato in inglese.
La storia di come il giovane Bruce Wayne vada a trovare se stesso in tibet e là dovrà fare i conti con gente cattiva e con le sue paure e, una volta tornato a Gotham, faccia tesoro di questi insegnamenti per diventare Batman.
Devo ammettere che quando lo vidi la prima volta il film non mi sembrò un gran che, ma rivisto ora alla luce della trilogia completa acquista tutto un altro senso e tutto un altro fascino.
In primo luogo l'intento base di Nolan è quello di calare Batman dall'ambiente assurdo e fumettoso di Tim Burton ad un livello più realistico, più verosimile. Per carità i WTF sono infiniti, però l'intenzione è buona e funzionale allo sviluppo delle storie parallele e nel secondo capitolo diventerà l'idea vincente. Poi trovo ridicolo che per rendere verosimile la storia di Wayne/Batman bisogna rivolgersi ancora al "ritrovare se stessi con la forza interiore asiatica" che fa tanto anni '90. Più che assurdo lo trovo proprio anacronistico.
Detto ciò il film è effettivamente un'opera a più livelli che si sviluppano, alcuni, nell'arco di un paio d'ore, altri nel giro di due o tre film. In tutta questa storia Batman diventa solo un pretesto...
Il leit motiv di questo primo capitolo è la paura e il suo controllo, su se stessi o sugli altri. E questa storia diventa il motore immobile della nascita di Batman così come del progetto di distruzione di Gotham.
Il secondo concetto sviluppato in questo film è il rapporto con il proprio passato, discorso quantomai banale che per fortuna viene risolto nel finale con un falò.
Dal rapporto con il passato però emerge uno dei due più grossi ideali della saga; la creazione di un mito che sia da simbolo per un miglioramento della società nel suo insieme. Di fatto questa idea viene per lo più citata in Batman Begins e sarà sviluppata nei seguiti (più nel terzo che nel secondo... ovviamente).
Da quest'ultima idea si sviluppa anche la città di Gotham come personaggio. E non la città come insieme di edifici, ma neppure la città come concetto sociale, bensì l'insieme delle due cose. Già in questo capitolo Gotham è una comparsa, la vittima (di se stessa) da salvare; ma dal prossimo capitolo diventerà sempre più predominante.
Infine viene citato (più come cliffhanger che altro) l'idea che ad ogni azione risponda una reazione uguale e contraria (l'introduzione del joker).
Si insomma un bel pò di robba che deve fare i conti anche con una trama canonica; in effetti le due ore e venti di film erano il minimo.
Come dicevo il film non è il migliore, perchè deve perdere tempo inutile a far nascere l'eroe, deve iniziare i discorsi che solo più avanti porteranno i loro frutti e soprattutto, non ha un antagonista molto interessante.
Inoltre Bale (che personalmente mi sta molto simpatico) non si rivela la scelta più adatta, in questo film riesce ad essere così poco empatico che provo molta più comprensione per il personaggio di Alfred che non per Wayne.
Detto ciò, grande cast che fa un uso accorto di grandi classici (come Freeman e Caine), di grandi attori (come Gary "Ned Flanders" Oldman, Liam "Liberate il Kraken" Neeson) e grandi paraculi (la Holmes).
mercoledì 3 ottobre 2012
lunedì 1 ottobre 2012
This is Spinal Tap - Bob Reiner (1984)
(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Uno dei primi mockumentary
musicali della storia del cinema; e tanto basterebbe. Se ci si aggiunge inoltre
un gustosissimo intro in cui il film prende in giro se stesso il gioco è fatto.
Il film ripercorre il tour
americano di una band heavy metal inglese che torna dopo anni a cercare una
ribalta ormai perduta, tra interviste, ricordi del passato ed i costanti
problemi del presente.
Il film funziona benissimo in
primo luogo per la credibilità del documentario. Non voglio dire che il film
risulta verosimile; fin dall’incipit è chiaro che è tutta un’invenzione,
tuttavia la qualità delle immagini, il montaggio, l’audio e addirittura le
frasi mozzate a metà e la sovrapposizioni di più persone contemporaneamente. Si
insomma, è evidente che tutto è falso, ma lo si mostra con il contenuto e non
con il mezzo.
Il film ovviamente se la prende
direttamente con il mondo heavy metal anni ’80 che cita direttamente e lo fa in
ogni dettaglio, fin dal nome del gruppo (scritto con l’umlaut dell’heavy metal
messa sulla n!). ma mostrando spezzoni del passato si prende il tempo di
sfottere anche gli anni ’60 e ’70.
Quello che però fa davvero la
differenza tra la riuscita e l’insuccesso è la creazione di personaggi stupidi
sul modello che Ben Stiller farà suo, incredibilmente egocentrici ed esagerati.
Il film fa ridere ancora, e molto anche,
alcune trovate anarchiche ed assurde sono il piatto forte (la storia dei
batteristi così com’è raccontata all’inizio, il gruppo che si perde dietro le
quinte del palco, l’assolo di chitarra elettrica e violino, e la mia preferita,
la scenografia di Stonehenge con i nani danzanti; tutte idee degne di un Mel Brooks in stato di grazia o di uno ZAZ meno sguaiato).
Un grande film… che tra l’altro
anticipa, concettualmente, il Black album dei Metallica.
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venerdì 28 settembre 2012
Ribelle, The brave - Mark Andrews, Brenda Chapman (2012)
(The brave)
Visto al cinema.
Alla principessa Merida va stretta la carriera di regina che sua madre vuole farle interpretare a tutti i costi nella vita. Quando i genitori decidono che deve andare in sposa obbligata al primogenito di un altro clan lei si ribella definitivamente, fugge e trova rifugio da una strega alla quale chiederà un aiuto per "cambiare" sua madre. SPOILER, la strega le fornirà un dolce che si rivelerà avere il potere di trasformare gli uomini in orsi; con la amdre così modificata dovrà fuggire nella foresta per non farla uccidere dagli uomini del castello.
Il primo film della Pixar con una protagonista donna è anche uno dei pochi con degli esseri umani. In ogni caso la casa di produzione californiana riesce a mettersi tranquillamente nella scia delle eroine disneyane classiche con tutti i crismi (la ribellione, la voglia di indipendenza, la lotta), ma dall'altra parte finalmente si sgrava di una visione anni '50 che è rimasta fino ai nineties nelle opere Disney, in questo film infatti la protagonista deve fare unicamente i conti con se stessa (senza bisogno di sfide decisive d'altro tipo) e riuscirà a realizzarsi (e quindi a riportare un equilibrio nella storia) unicamente crescendo (e facendosi accettare dalla madre) senza bisogno di innamorarsi/sposarsi con un principe di turno.
Se questo non fosse sufficiente c'è anche da sottolineare come tutto il film sia un'opera discretamente affine a capolavori di Miyazaki (seppure declinati in una versione parziale vista da uno statunitense). C'è un'importante commistiene fra magico e reale senza che ciò crei difficoltà a nessuno (e i fuochi fatui sono molto miyazakiani), c'è un necessario ritorno alla natura per ritrovare sé stessi, ma soprattutto non c'è un nemico vero e proprio (tutto è causato dall'orgoglio di Merida e la strega è tutto sommato un personaggio propositivo; SPOILER l'orso che attacca il padre è una vittima di un incantesimo dovuto al proprio orgoglio al pari della protagonista, ecc...). Dirò di più, c'è anche un sottotesto di contro la guerra anche se solo sfiorato.
Infine c'è da dire che l'animale preso a protagonista della vicenda è un orso; di fatto un classico della Disney che viene riproposto con gli stilemi classici (più che a Koda o Baloo, a me ricorda molto la gestualità di Humphrey Bear).
Detto ciò bisogna parlare dell'animazione... sarà che ho dimenticato i capitoli precedenti nel dettaglio; ma questa mi è parsa la migliore in assoluto. Ovviamente la Pixar è lo stato dell'arte in questo campo, ma Ribelle sembra proprio aver raggiunto un vertice impressionante. I movimenti di Merida sono assolutamente credibili e perfetti, s ein più ci si somma quella selva di capelli che sembrano disegnati a pastello e riescono ad avere nel contempo verosimiglianza e vita propria. Inoltre anche l'orso ha una gestualità caricaturale ma ineccepibile specie nella prima scena in cui compare. In generale l'intero film è realizzato più dalla comunicazione del corpo (l'orso che non può parlare, i tre fratellini della protagonista, il linguaggio non parlato della strega o la perfezione del corvo, la governante del castello che urla più che parlare) divenendo un perfetto film di gag slapstick realizzati in maniera incredibile.
Altro importante capitolo le location che fanno da sfondo e in alcuni brevi momenti divengono praticamente pate integrante del racconto (come nel finale).
In due parole, animazione migliore di sempre sia nella verosmiglianza sia nella caricature e grande uso delle location.
Ovviamente il film nel complesso è fantastico.
PS: il film, come sempre è preceduto da un corto stavolta realizzato dall'italiano Enrico Casarosa (il che mi rendo orgoglioso) intitolato "La Luna", un piccolo capolavoro dalla trama esile esile che però premia un'idea dolce e poetica il giusto realizzata con una grazia vintage che non si vedeva da un pò.
Visto al cinema.
Alla principessa Merida va stretta la carriera di regina che sua madre vuole farle interpretare a tutti i costi nella vita. Quando i genitori decidono che deve andare in sposa obbligata al primogenito di un altro clan lei si ribella definitivamente, fugge e trova rifugio da una strega alla quale chiederà un aiuto per "cambiare" sua madre. SPOILER, la strega le fornirà un dolce che si rivelerà avere il potere di trasformare gli uomini in orsi; con la amdre così modificata dovrà fuggire nella foresta per non farla uccidere dagli uomini del castello.
Il primo film della Pixar con una protagonista donna è anche uno dei pochi con degli esseri umani. In ogni caso la casa di produzione californiana riesce a mettersi tranquillamente nella scia delle eroine disneyane classiche con tutti i crismi (la ribellione, la voglia di indipendenza, la lotta), ma dall'altra parte finalmente si sgrava di una visione anni '50 che è rimasta fino ai nineties nelle opere Disney, in questo film infatti la protagonista deve fare unicamente i conti con se stessa (senza bisogno di sfide decisive d'altro tipo) e riuscirà a realizzarsi (e quindi a riportare un equilibrio nella storia) unicamente crescendo (e facendosi accettare dalla madre) senza bisogno di innamorarsi/sposarsi con un principe di turno.
Se questo non fosse sufficiente c'è anche da sottolineare come tutto il film sia un'opera discretamente affine a capolavori di Miyazaki (seppure declinati in una versione parziale vista da uno statunitense). C'è un'importante commistiene fra magico e reale senza che ciò crei difficoltà a nessuno (e i fuochi fatui sono molto miyazakiani), c'è un necessario ritorno alla natura per ritrovare sé stessi, ma soprattutto non c'è un nemico vero e proprio (tutto è causato dall'orgoglio di Merida e la strega è tutto sommato un personaggio propositivo; SPOILER l'orso che attacca il padre è una vittima di un incantesimo dovuto al proprio orgoglio al pari della protagonista, ecc...). Dirò di più, c'è anche un sottotesto di contro la guerra anche se solo sfiorato.
Infine c'è da dire che l'animale preso a protagonista della vicenda è un orso; di fatto un classico della Disney che viene riproposto con gli stilemi classici (più che a Koda o Baloo, a me ricorda molto la gestualità di Humphrey Bear).
Detto ciò bisogna parlare dell'animazione... sarà che ho dimenticato i capitoli precedenti nel dettaglio; ma questa mi è parsa la migliore in assoluto. Ovviamente la Pixar è lo stato dell'arte in questo campo, ma Ribelle sembra proprio aver raggiunto un vertice impressionante. I movimenti di Merida sono assolutamente credibili e perfetti, s ein più ci si somma quella selva di capelli che sembrano disegnati a pastello e riescono ad avere nel contempo verosimiglianza e vita propria. Inoltre anche l'orso ha una gestualità caricaturale ma ineccepibile specie nella prima scena in cui compare. In generale l'intero film è realizzato più dalla comunicazione del corpo (l'orso che non può parlare, i tre fratellini della protagonista, il linguaggio non parlato della strega o la perfezione del corvo, la governante del castello che urla più che parlare) divenendo un perfetto film di gag slapstick realizzati in maniera incredibile.
Altro importante capitolo le location che fanno da sfondo e in alcuni brevi momenti divengono praticamente pate integrante del racconto (come nel finale).
In due parole, animazione migliore di sempre sia nella verosmiglianza sia nella caricature e grande uso delle location.
Ovviamente il film nel complesso è fantastico.
PS: il film, come sempre è preceduto da un corto stavolta realizzato dall'italiano Enrico Casarosa (il che mi rendo orgoglioso) intitolato "La Luna", un piccolo capolavoro dalla trama esile esile che però premia un'idea dolce e poetica il giusto realizzata con una grazia vintage che non si vedeva da un pò.
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martedì 25 settembre 2012
Madagascar 3: ricercati in Europa - Eric Darnell, Tom McGrath, Conrad Vernon (2012)
(Madagascar 3: Europe's most wanted)
Visto al cinema.
Al terzo capitolo, la svolta, sotto ogni punto di vista.
Dopo essere giunti in Africa i pinguini fuggono con un aereo tenuto in volo dalla forza di braccia delle scimmie e vanno a Monaco per giocarsi l'oro che hanno trovato; promettono di tornare a riprendere i quattro protagonisti. Non vedendo nessuno dopo molti giorni, i 4 decidono di andarci da soli in Europa... a nuoto. Li metteranno a soqquadro Monaco, verranno inseguiti da una animalesca accalappia-animali e fuggiranno in un circo verso l'Italia (dove verrà rubato anche l'anello al Papa); riorganizzeranno gli spettacoli circensi per poter avere successo e cominciare una tournée in America. Riusciranno finalmente a raggiungere New York! ma si renderanno conto che ormai le gabbie vanno strette e preferiranno rimanere con il circo.
Per prima cosa il cambio di prospettiva finale è forse prevedibile durante l'andamento del film, ma rimaneggia completamente quella che era la colonna portante dei primi due capitoli (ma che ora sarebbe stata solo una zavorra); ma soprattutto il film diventa una totale follia dadaista. Tutto è ormai inverosimile, tutto è follia da cartone animato classico (c'è tutta la follia dei corti animati anni '30 e della comicità americana derivante da "Hellzapoppin"), fino all'apice raggiunto dallo spettacolo circense messo in scena dove il film diventa un misto tra il sogno alcoolico di Dumbo e un videoclip anni '80.
L'idea di sterzare verso l'anarchia totale è effettivamente il colpo vincente, rendendo divertente tutto il film e più fresca la storia. Inoltre permette senza problemi una serie infinita di seguiti.
Forse quello che più sorprende è che Madagascar è una delle poche serie (di cartoni, ma anche di film in genere) che è costantemente migliorata seguito dopo seguito.
Visto al cinema.
Al terzo capitolo, la svolta, sotto ogni punto di vista.
Dopo essere giunti in Africa i pinguini fuggono con un aereo tenuto in volo dalla forza di braccia delle scimmie e vanno a Monaco per giocarsi l'oro che hanno trovato; promettono di tornare a riprendere i quattro protagonisti. Non vedendo nessuno dopo molti giorni, i 4 decidono di andarci da soli in Europa... a nuoto. Li metteranno a soqquadro Monaco, verranno inseguiti da una animalesca accalappia-animali e fuggiranno in un circo verso l'Italia (dove verrà rubato anche l'anello al Papa); riorganizzeranno gli spettacoli circensi per poter avere successo e cominciare una tournée in America. Riusciranno finalmente a raggiungere New York! ma si renderanno conto che ormai le gabbie vanno strette e preferiranno rimanere con il circo.
Per prima cosa il cambio di prospettiva finale è forse prevedibile durante l'andamento del film, ma rimaneggia completamente quella che era la colonna portante dei primi due capitoli (ma che ora sarebbe stata solo una zavorra); ma soprattutto il film diventa una totale follia dadaista. Tutto è ormai inverosimile, tutto è follia da cartone animato classico (c'è tutta la follia dei corti animati anni '30 e della comicità americana derivante da "Hellzapoppin"), fino all'apice raggiunto dallo spettacolo circense messo in scena dove il film diventa un misto tra il sogno alcoolico di Dumbo e un videoclip anni '80.
L'idea di sterzare verso l'anarchia totale è effettivamente il colpo vincente, rendendo divertente tutto il film e più fresca la storia. Inoltre permette senza problemi una serie infinita di seguiti.
Forse quello che più sorprende è che Madagascar è una delle poche serie (di cartoni, ma anche di film in genere) che è costantemente migliorata seguito dopo seguito.
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Tom McGrath
venerdì 21 settembre 2012
Shakespeare a colazione - Bruce Robinson (1987)
(Withnail and I)
Visto in Dvx.
Visto in Dvx.
Pompato come un cult del suo
periodo, nonché come uno dei film più divertenti di sempre (…si ok, la fonte
era una classifica di imdb, conta poco è vero), nonché opera prima di Robinson,
sceneggiatore del pregevole “Urla dal silenzio”, nonché regista del pessimo “The rum diary”. Dovevo vederlo.
Mi duole molto dire che l’inizio
mi ha colpito in negativo. La storia di questi due amiconi, aspiranti attori di
teatro che, nel 1969, tirano a campare alla meglio, ubriacandosi il più
possibile e sfruttando uno zio gay e matto parte nel modo peggiore possibile;
un’ironia molto sulle sue che fa della logorrea e degli aforismi un punto di
forza e presenta due personaggi che dopo aver visto Raoul Duke sembrano due
gingerini. Ecco forse dov’è il vero problema, per chi, come me, lo vede per la
prima volta sembra una copia sbiadita e molto meno ispirata di “Paura e delirioa Las Vegas”.
Se però si attende un attimo
prima di spegnere lo schermo; quello che ne viene fuori è un film fantastico. L’ironia
simil intellettuale è solo un umorismo british calato nel contesto sociale di
cui parla, il rapporto fra i due ha un carattere di amicizia virile molto
sbilanciata nonché un rapporto maestro/discepolo senza che nessuno dei due l’abbia
chiesto, la storia si dipana con una galleria di personaggi macchiettistici, ma
tutti riusciti ottenendo di parlare di molto più di quello che sembra (vedendo
il finale come si fa a negare che questo film sia una storia d’amore?).
Inoltre Robinson si dimostra
regista attento a non strafare, ma con una predilezione verso una costruzione
delle scene più dinamica.
Dirò di più, questo film
delizioso getta ulteriori ombre su “The rum diary” che, col senno di poi, si
dimostra essere un tentativo di copia/incolla mal riuscito (l’ambientazione
vintage, la coppia di amici alcolizzati e tendenzialmente artistoidi, l’essere
al di fuori della società civile, ecc..)… e dire mal riuscito è un eufemismo.
PS: pessimo il doppiaggio in italiano. Davvero inconcepibile come tutti i doppiatori recitino male in questo film. Strana anche la scelta dei titolisti nostrani...
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Paul McGann,
Richard E. Grant,
Richard Griffith,
Romantico
lunedì 17 settembre 2012
Benny's video - Michael Haneke (1992)
(Id.)
Visto in Dvx.
Visto in Dvx.
Un regazzino di buona famiglia con la
fissa della telecamera invita una regazzina che non conosce a mangiare la pizza
a casa sua, visto che i suoi non ci sono. E li, le solite cose, ci si conosce,
si mangia la pizza, si apre il cuore di fronte alla sconosciuta, la si uccide. La
cosa più ovvia è quella di nascondere il cadavere nell’armadio. Quando mamma e
papà tornano si aspetta un paio di giorni per dirglielo (così la carne si
frolla) e questi medio borghesi annoiati trovano corretto far sparire il
cadavere e portare il figlio in vacanza in Egitto per una settimana per vedere
se le acque s’agitano oppure no. Al ritorno (SPOILER ALERT) il regazzino si
dice “stronzata più stronzata meno incastro i miei genitori per il delitto
commesso”.
Film di Haneke ben prima della fama in
cui il regista già comincia a trattar male i suoi personaggi. Come al solito c’è
il gelo e il film è formale e spietato. Come sempre nulla viene spiegato e
rimane silenziosamente immotivato ogni gesto del giovane protagonista (l’omicidio
viene compiuto con un misto di fatalità e freddo menefreghismo).
Di fatto il film è effettivamente
sulle solite derivazioni di Haneke e affascina per lo stesso senso di
straniamento delle sue opere successive (anche se qui la fotografia non ha la
grazia dei suoi ultimi film) però giunti alla fine ci si chiede esattamente
quale fosse il senso; è una critica alla società borghese che giustifica tutto
(purché sia il proprio figlio a farlo)? Oppure una critica al capitalismo (dato
il continuo riferimento all’economia e al guadagno)? Oppure è solo una storia
di quotidiana spietatezza condita con la giusta dose di omertà attiva? Si arriva
alla fine del film non troppo annoiati, eppure non si capisce dove voglia
andare a parare.
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venerdì 14 settembre 2012
The raid: redemption - Gareth Evans (2011)
(Serbuan maut) AKA The raid
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Gli indonesiani lo fanno meglio;
il film d’azione. Direi che negli ultimi anni gli unici che li battono sono i
thailandesi (e si, mi sto riferendo alla coppia Pinkaew/Jaa).
Detto ciò, la trama. In un
palazzo ci sta il capo dei cattivi e tutto il palazzo pullula di cattivi, un
commando della polizia cerca di fare irruzione e dopo aver finito di proiettili
saranno pacche che volano. Direi che la trama è tutta qui, ma è già
sufficiente.
Il film dopo assere partito bene
come film d’assedio cambia radicalmente e si trasforma in una fuga con diverse,
lunghe, sequenze di arti marziali.
L’essenzialità della trama, i
personaggi simpatici (le spalle del cattivo più che altro), la flebile
sottotrama di doppi giochi e tradimenti, gli spazi angusti ben utilizzati e il
gioco del gatto col topo rendono il film veramente all’altezza di ogni
produzione americana. Ma ciò che fa la differenza sono le sequenze d’azione, da
urlo quella contro la banda con il machete dove viene fatto di tutto, con una
bellezza e una facilità impressionante e dove Evans (il regista) fa miracoli
con la macchina da presa. Davvero la regia dei film d’azione di solito si
limita a rendere chiaro quello che si vede e questo è sufficiente salvo alcune
eccezioni notevoli (il già citato Pinkaew o la scena della lotta col martello
di “Oldboy”), qui invece Evans ha l’idea più ingenua e geniale di sempre,
segue ogni colpo, inclinandosi, spostandosi e girando seguendo le evoluzioni
del protagonista rendendo il film dinamico e autoriale senza perdere nulla
nella chiarezza.
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Iko Uwais,
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lunedì 10 settembre 2012
Fuga da Los Angeles - John Carpenter (1996)
(Escape from L.A.)
Visto in tv.
Visto in tv.
A 15 anni dal lavoro compiuto aNew York, Jena viene richiamato a fare un favore al presidente; deve ripigliare
la figlia fricchettona che gli ha rubato un dispositivo che può annullare tutte
le forme di energia in ogni punto della terra. E dov’è fuggita se non nella
California che dopo the big one è diventata un’isola dove il regime del
presidente degli stati uniti porta gli indesiderati. Ovviamente la figlia del presidente
si è subito messa con il capo dei ribelli (che è un novello Che Guevara).
Sostanzialmente un remake del precedente
che però Carpenter sfrutta per schiacciare l’acceleratore del grottesco,
sfottere pesantemente le manie della west coast (la chirurgia estetica, il
surf, la mania per lo sport, ecc…), senza risparmiare colpi alla deriva imperialista
made in USA.
Complessivamente, a mio avviso,
decisamente migliore del precedente, osa di più e con maggiore efficacia riuscendo
in un film figo il giusto e molto compatto. Personalmente non ho apprezzato
solo alcune sequenze, come la folle idea di utilizzare i deltaplani…
Cast da urlo che va da Peter Fonda a Pam Grier passando per Bruce Campbell. Manca solo Borgnine e sarebbe un
film perfetto.
PS: il film è ambientato nel 2012...
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venerdì 7 settembre 2012
Le avventure di Tintin: Il segreto dell'Unicorno - Steven Spielberg (2011)
(The adventures of Tintin)
Visto in DVD.
Visto in DVD.
La storia di Tintin non è brutta, ma
sostanzialmente inutile. Ho sempre disprezzato il supponente ragazzetto belga e
Spielberg mi ascolta portandolo all’altezza di un comprimario.
Come dicevo la storia è inutile (un lungo
inseguimento di un tesoro in giro per il mondo) perché quello che conta sono le
immagini.
In primo luogo è il film di motion
capture migliore che abbia mai visto; lo stile è cartoonistico, ma i movimenti
sono fluidi da far spavento e, avvalendosi di qualche mostro sacro di questa
tecnica (Peter Jackson e Andy Serkis nei panni del capitano Haddok) quel che ne
viene fuori è lo stato dell’arte in questo momento.
In secondo luogo, e questo è quello
che più conta, Spielberg utilizza la motion capture per un motivo (cosa che
distingue la moda dall’arte) realizzando lunghi, lunghissimi piani sequenza di
pura azione come mai se ne sono visti nella storia del cinema. Questo è un film
che va visto per l’enorme capacità di creare storia e azione in contemporanea e
per la qualità dell’action stessa.
Su tutti due momenti da ricordare per
sempre. La sequenza in cui Haddok racconta la storia del suo antenato in cui il
piano sequenza non si realizza solo nello spazio, ma addirittura nel tempo. La
seconda, la scena dell’inseguimento delle mappe in Marocco; ad oggi la scena d’azione
più complessa e articolata che abbia mai visto, qualcosa di così tracotante ed
eccessivo che fa letteralmente mancare il fiato. Da vedere assolutamente e
chissenefrega se a qualcuno non piacciono i cartoni animati, questo è uno dei
film da vedere.
PS: fantastico il cast, assolutamente distinguibile dietro all'animazione per una gestuilità restituita pari a com'è stata fatta.
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lunedì 3 settembre 2012
Ai confini della realtà - Rod Serling (1959)
(The twilight zone)
Vista in DVD.
Vista in DVD.
Negli anni ’50, Rod Serling ebbe
l’idea di creare un telefilm diverso da tutti gli altri della neonata tv, un tele
film di fantascienza con puntate separate le une dalle altre tutte costituite
da microstorie autoconclusive. Onestamente non so se all’epoca fosse di per se
un’idea accettabile oppure fosse un epoca di grandi sperimentazioni, quello che
è certo è che l’episodio pilota fu un successo e il telefilm venne prodotto. Serling
di idee geniali ne aveva a iosa, ma si fece afiancare dall’ottimo Charles Beaumont e dal geniale Richard Matheson.
Di fatto questi tre autori
diedero vita all’opera televisiva più originale di sempre.
Le puntate si compongono tutte
del classico teaser in cui la normale giornata del protagonista viene
improvvisamente sconvolta, dopo la sigla l’episodio prosegue con lo svolgimento
fino al twisted plot finale (quasi sempre presente).
Fuori discussione che sulle 36
puntate alcune risultano piuttosto lente nello svolgimento, alcune oramai stupide
o prevedibile e alcune addirittura noiose ("Una sosta a Willoughby" ad esempio). Tuttavia la potenza della
serie è nell’aver creato mondi immaginari assolutamente originali senza mai
schifare ambiti particolari (mondi alieni, l’aldilà, ecc..) attingendo a quel
poco che c’era stato prima di loro ("Il sarcofago" ha il sapore di “Viale del tramonto”) e influenzando pesantemente tutto il modo di fare fantascienza
successivo (echi della serie sono presenti ne “Il pianeta delle scimmie” fin
dalla struttura del film).
Impossibile non citare “Tempo dileggere” tra le puntate più rappresentativi della serie essendo stato citato da
tutti (i Simpson e Futurama ne hanno reso omaggio in più occasioni), ma molti sono gli
episodi meritevoli d’essere visti, quasi tutti quelli compresi fra il numero 10
(“La notte del giudizio) al 20 (“Tre uomini nello spazio”), ma anche “Ore perdute” la cui trama verrà riproposta anche da Dylan Dog in “Incubo di una
notte di mezza estate”; ma il mio preferito rimane “Mostri in Maple Street”,
niente di particolare, ma geniale nella sua semplicità.
Un telefilm da vedere, perché godibilissimo
ancora oggi.
PS: alcuni interpreti di lusso partecipano ad alcune puntate, decisamente il pezzo da 90 è Ida Lupino ne "Il sarcofago". "La giostra" invece rappresenta l'esordio di un giovanissimo Ron Howard.
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