mercoledì 7 dicembre 2016

The fourth dimension - Zbigniew Rybczynski (1988)

(Id.)

Visto qui.

Un uomo e una donna si preparano per uscire insieme, cenano e fanno sesso. Il tutto è ripreso con i personaggi sempre fermi e "mossi" con un movimento circolare che ne determina l'anamorfosi del corpo.

Dopo "Tango" ho cercato un altro corto di Rybczynski per vederne le differenze.
In un ambiente dalle atmosfere magrittiane, con deformità che rendono i protagonisti dei personaggi alla Francis Bacon (si veda l'immagine sotto), con citazioni di stampo classico e rimandi leonardeschi, la storia è di una semplicità imbarazzante, ma viene stravolta dalla tecnica di animazione.
Va detto, l'idea è splendida, ma il corto dure 27 minuti e a lungo annoia.
Affascinante comunque il gioco delle trasformazioni degli oggetti che si dimostra innovatore in gesti semplici come l'apertura delle porte e delle finestre o durante la cena.

Inutile dire che siamo davanti, di nuovo, a un corto di arte video; decisamente più bello (esteticamente) di "Tango", innovatore, ma meno interessante del precedente... che poi in ste cose l'opinione è totalmente soggettiva e senza alcun valore (pure di più che nei film normali).

Tango - Zbigniew Rybczynski (1981)

(Id.)

Vis to in Dvx.

Macchina da presa fissa, inquadra una stanza in cui un bambino getta una palla dentro dalla finestra aperta ed entra per recuperarla; una volta uscito, il suo gesto si ripete sempre uguale; a uno a uno entrano una galleria di personaggi enorme, tutti che effettuano in loop un gesto, integrandosi alla perfezione e uscendo dalla stanza fino a riempirla completamente.

Film di animazione a tecnica di animazione mista (i singoli personaggi sono persone vere)  vincitore di un incredibile Oscar nel 1983.
L'intento è chiaramente quello di creare una danza (un tango appunto, incalzato da una musica sostenuta) con un parossismo di personaggi che si agitano, si schivano, si evitano senza mai interagire davvero; solo nel finale avverrà un'interazione indiretta che sembrerà mettere fine a tutto.
Il corto è ovviamente d'intento artistico, nel senso di arte video, più che cinematografico in senso stretto, ma l'effetto finale funziona e il continuo aggiungersi di eventi (oltre al minutaggio contenuto) lo rendono tutt'altro che noioso.

Rybczynski è considerato uno dei maestri dell'animazione europea (prima) prestato (con successo) ai videoclip una volta emigrato negli USA. Questo corto è da sempre ritenuto il suo capolavoro.



lunedì 5 dicembre 2016

Snowden - Oliver Stone (2016)

(Id.)

Visto al cinema.

La vicenda del caso Snowden vista attraverso gli occhi del protagonista; inutile dire per chi tifi il regista (il finale con il vero Snowden è un capolavoro di retorica liberal).
Al netto dell'intento smaccatamente politico Oliver Stone decide di raccontare la storia attraverso la descrizione di un personaggio e l'idea si rivela vincente. Raccontare l'ennesimo thriller politico con le consuete dinamiche sarebbe lavoro banale, ma fattibile; raccontare la vicenda complessa che basa tutte le sue dinamiche sul fumoso mondo della rete e della raccolta dati, in cui la violenza è tutta nella violazione della privicy, beh tutto questo sarebbe semplicemente suicida. Stone decide di virare recisamente e spostare l'attenzione dalla vicenda (chi fa cosa a chi, chi è il cattivo e chi la vittima) sul protagonista; un giovane che si trova (viene proprio dichiarato) nel meccanismo come un contabile del periodo nazista; non sta facendo nulla di male, aiuta la sua patria, ma per farlo aggira ogni regola con il plauso dei superiori. Un protagonista non ideologizzato, ma "normale", con più dubbi che certezze e una nausea in costante aumento per quello che fa, nonostante ciò che fa continua a fargli avere l'ammirazione dei colleghi e nuove posizioni di rilievo.

La regia è sempre la stessa, con fotografia curata, inquadrature sghembe, giochi di montaggio classici per Stone; decisamente dalle parti dei suoi film anni '90... tuttavia il ritmo è incredibilmente rallentato. La storia si segue volentieri e le oltre due ore si fanno seguire bene, ma uscendo dalla sala si ha la sensazione di averci messo più del dovuto.

venerdì 2 dicembre 2016

La terrazza - Ettore Scola (1980)

(Id.)

Visto in Dvx.

Un gruppo di amici di mezz'età si ritrova a una festa su una terrazza romana, da lì alla festa successiva si seguono le vite di ognuno di loro, viste singolarmente a episodi separati, notando come ognuno di loro sia un uomo solo sempre più triste e ipocrita.

Considerato la pietra tombale della commedia all'italiana... e devo ammettere che rappresenta bene il genere anche se, con una ombelicalità eccessiva, parlando di un gruppo di uomini dell'intellighenzia con un tono negativo, ma in fondo autoindulgente (come sempre in questo genere, dove il perdente è comunque il guascone per cui si parteggia). Tutto sommato una commedia all'italiana imborghesita (ma in fondo tutti coloro che vi hanno partecipato ormai erano abbondantemente imborghesiti), spesso mal recitato (non dal cast principale che, apriti cielo ad averlo ora, però le retrovie spesso deragliano), imbolsito dagli anni, eppure alla fine riesce a essere un buon esempio del genere.
Eppoi è sempre divertente vedere il cinema che sfotte sé stesso, che spiega e si giustifica sul perché il cinema italiano stia morendo (e c'è Tognazzi che critica il classico film a episodi con Sordi, Manfredi, Tognazzi, Pozzetto e Muti).

Nonostante i difetti i vari episodi sono ben condotti, divertenti nel loro dolore e mantengono un buon ritmo (un poco rallentato solo in quello di Gassman); considerando che è un film di 2 ore e mezzo va via molto velocemente. Di buon interesse l'incrociarsi dei personaggi nella scena sulla terrazza ripetuta e i piccoli tocchi di classe della sceneggiatura (Mastroianni che spiega che la cosa più importante in una scena è il tono mentre il ristorante dove si trova mostra che il tono di quella scena è la commedia). La Gravina (premiata a Berlino) è effettivamente la più brava nel mucchio di attori.

Delude il finale un pò debole.

PS: nei panni della ragazzina alla festa è la giovane figlia di Trintignant.

mercoledì 30 novembre 2016

Estasi - Gustav Machatý (1933)

(Ekstase)

Visto in Dvx, in lingua originale.

Una ragazza è sposata con un uomo più anziano di lei... e impotente. Fugge dal matrimonio sfortunato e ripara dal padre. Lì conosce un ingegnere (oddio... non so se è un ingegnere, ma la professione conta poco) di cui s'innamora e con cui ha una soddisfacente relazione. Il marito torna per riprenderla e li scopre con tutte le conseguenze del caso.

Di fatto un film muto. Ci sono alcuni dialoghi, ma di fatto il film si sviluppa senza bisogno di parole, ma con le immagini.

Questo film è qualcosa di grandioso, una regia pazzesca che non lesina dettagli nella costruzione delle scene; movimenti di macchina da presa incredibilmente moderni per quasi tutta la durata; inquadrature costruite su più piani; uso della luce in senso emotivo; soggettive; inquadrature con punti di vista costantemente diversi e un montaggio efficace nel legarle e molti dettagli; ma c'è anche una sequenza di avvicinamento alla finestra illuminata resa con una serie di inquadrature fisse in sequenza.
Da manuale del cinema alcune sequenze. L'incipit con l'impotenza sessuale mostrata con evidenti metafore e la frustrazione di lei palpabile dovuta ai continui contrattempi è fantastica; la sequenza del primo incontro notturno fra i due amanti o quella della morte sono entrambe un capolavoro. Uh, per non citare la sequenza finale in cui il montaggio serrato dà un ritmo incredibile e ci sono le inquadrature letteralmente attaccate agli oggetti. Vabbé direi di fermarmi qui perché rischio di citare l'intero film.

Ma questo è anche il film con la Lamarr nuda (anche se la Lamarr sostiene di essere stata ingannata; doveva essere ripresa con un campo lungo, ma il regista utilizzò un teleobiettivo e lei lo venne a sapere alla prima del film), il primo nudo integrale in un film non porno amatoriale; è il film del primo orgasmo (la cui espressione, sempre la Lamarr sostiene, sia stata ottenuta pungendola con uno spillone). Ma molto più di questi due eventi, questo è un film erotico per come gronda sesso in ogni sequenza; le allegorie sono continue, il desiderio della Lamarr è palese da metà film in poi. Ed è il film che rende iconografica la natura come mezzo per significare/scatenare il desiderio, dai fiori in primo piano alla Malick, agli insetti (che sono i veri specchi dei personaggi interpretando la libertà tarpata, l'imprigionamento del dolore, il sesso appunto e la decisione irrevocabile del finale), nonché i cavalli che sono tra le metafore più sfacciate del film.

lunedì 28 novembre 2016

Re-animator - Stuart Gordon (1985)

(Id.)

Visto in Dvx.

Uno studente di medicina che frequenta la figlia del rettore diventa il coinquilino di un nuovo arrivato, arrogante e misterioso. Presto scoprirà che il coinquilino ha ideato un liquido per far rivivere i morti, ma le conseguenze degli esperimenti non saranno all'altezza delle aspettative.

E poi, a metà anni '80 è arrivato Yuzna. Se l'horror c'è sempre stato, Yuzna però ha reso programmatico lo stile cazzaro, senza esagerazioni, ma con la giusta dose di autoironia. Qui nelle vesti di produttore e affiancato da uno Stuart Gordon agli inizi ma già competente. I due mettono insieme un film horror splatter che pur rimanendo sempre serio riesce a prendersi alla leggera, quindi senza dover inserire gag o battute riesce ad avere il passo della commedia.
Non si inventa niente, ma diventa capostipite di una serie e pur senza esserne il migliore si lascia ricordare piacevolmente. Distante dalle splendide farse low budget di Peter Jackson, ma lontano anche dalla splendida follia di "The society"; qui viene creato un film vero e proprio che vive di un'idea che non viene concentrata solo nel finale, mentre la regia di Gordon rende dinamico e ritmato tutto il minutaggio.

venerdì 25 novembre 2016

L'avventura di Teri - William Dieterle (1932)

(Jewel robbery)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una donna viene sedotta (si fa sedurre) da un ladro gentiluomo che con incredibile eleganza e charme rapina la gioielleria dove lei si sta facendo comprare un costoso anello dal marito. Ovviamente neanche lui sarà completamente immune al fascino di lei e la cercherà a casa sua.

Commedia sentimentale upper class pre codice Hays... come si può ben notare per gli ammiccamenti sessuali e il riferimento più che evidente per la marijuana.

Io ho indubbiamente una passione per i personaggi british che siano uomini o donne, tuttavia credo di non esagerare nel dire che Powell è strepitoso e nelle vesti del ladro gentiluomo potrebbe anche battere un Niven qualunque.

Regia dinamica, rimane sul pezzo e cerca di non farsi notare, ma quando viene lasciata libera si sfoga con controcampi di profilo o piccoli piani sequenza. Le dinamiche però sono piuttosto ingessate con lunghe sequenze ambientate negli stessi locali a tirare di lungo, quando per seguire il dinamismo dei dialoghi e dei personaggi avrebbero dovuto essere più snelle.
La storia in sé non è originale, ma si risolve alla svelta con un minutaggio minimo. In definitiva però l'intero film (e l'intera regia) però si basa moltissimo sui volti, sui corpi, i movimenti e le smorfie degli attori, e come detto, non sbaglia.

Un un film impeccabile, ma sicuramente efficace.