giovedì 27 febbraio 2020

lunedì 24 febbraio 2020

giovedì 20 febbraio 2020

lunedì 17 febbraio 2020

giovedì 13 febbraio 2020

The devil and Father Amorth - William Friedkin (2017)

(Id.)

Visto su Netflix, visto in lingua originale sottotitolato.

Un documentario fatto dal regista de "L'esorcista" su un vero esorcista (il noto, in Italia, e buffo, padre Amorth) non può non attirare l'attenzione.
Si compone di una parte iniziale in cui Friedkin ripercorre le location del suo stesso film, passa quindi a descrivere sommariamente Padre Amorth, descrive e riprende un caso di esorcismo (la signora in questione riferisce che le capitano spesso delle piccole sfighe e che quello è segno di possessione); si sposta poi in giro per il mondo a sentire le opinioni di molti neurochirurghi sul video dell'esorcismo (che giustamente non sanno cosa dire non essendo materia loro) e di alcuni psichiatri (che invece spiegano abbastanza nei pochi minuti a loro concessi), poi un altro paio di interviste a vescovi e scrittori circa la presenza del maligno...

Inutile nascondercelo, il documentario è deludente. Non c'è nulla di interessante nella sua realizzazione. Friedkin è un grande regista di corpi umani che usa, abusa e sfrutta in ogni suo film; qui però non c'è nulla di tutto questo, non c'è nessuna idea di regia che vada oltre il documentario televisivo più banale con il solo protagonismo del regista a rendere l'impianto più "moderno" (se questo si possa definire ancora moderno è tutto da discutere).
Dall'altro lato non è neppure chiaro l'obiettivo nel contenuto del documentario. Chiaramente verto attorno alla figura di Padre Amorth, che però ne viene fuori a metà; poco raccontata la sua vita e il suo personaggio. Viene spiegata la grande impressione che provoca su Friedkin, ma non viene mostrata né motivata, di fatto è solo il regista che dice (a parole) che è un grande e tu gli devi credere.
Non c'è un focus vero sull'esorcismo (che è, come prevedibile poco interessante) e c'è solo un accenno di indagine sull'argomento portata avanti da alcuni addetti e da molti chiacchieroni.

Complessivamente è solo il documentario delle vacanze di un regista ossessionato dall'occulto.

lunedì 10 febbraio 2020

Transformer - Michael Bay (2007)

(Id.)

Visto su Netflix.

Io e Bay ci siamo lasciati quasi un ventennio fa con "Pearl Harbor", da allora c'è stato fra di noi solo un breve flirt (che però è stato stupendo). Volendo arrivare preparato a "6 underground" mi è toccato recuperare il rapporto con questo regista. Ho, quindi, visto per la prima volta il primo capitolo della saga... e mi sono divertito molto.

Bay ha codificato in maniera definitiva la sua estetica con colori acidi, movimenti di macchina circolari, un uso ossessivo (ma spesso adeguato) del ralenty.
A fronte di tutto ciò viene realizzato un film totalmente assurdo che nel primo terzo (primo dell'arrivo dei robot) è un divertentissimo teen movie interpretato da trentenni con un dinamismo da action. Il risultato è sorprendete e non può non entusiasmare. La regia muscolare di Bay improntata alla rapidità messa disposizione della sotria di un liceale sfigato, ma ambizioso è semplicemente perfetta e ha la giusta dose di autoironia.
Poi arrivano i robot.
A quel punto il film comincia una lenta trasformazione in un action tutti gli effetti con una serietà che aumenta di minuto in minuto fino alla preparazione dello scontro sulla diga (e lo showdown in città ovviamente) che non devia più verso il riso. Di questa trasformazione la trama ne perde moltissimo, ma non il ritmo che viene mantenuto altissimo e riesce a sostenere le scene d'azione.
Il film risulta godibile dall'inizio alla fine nonostante le lungaggini e si lascia ricordare con piacere (e Lebouf non risulta neppure antipatico!!).

Unico appunto, la CGI dell'epoca. I robot spesso inquadrati in maniera molto ravvicinata o quei ralenty continui potrebbero essere una necessità più che una scelta di regia. Bay riesce così a mostrare il meno possibile i movimenti del robot rapportati con glie seri umani per nasconderne una minor fluidità (?). In ogni caso l'operazione riesce in pieno.