martedì 6 marzo 2012

Brutti, sporchi e cattivi - Ettore Scola (1976)

(Id.)

Visto in DVD. Qualche giorno nella vita di un gruppo famigliare allargato (Manfredi è il capostipite di una tribù di figli e nipoti e di una selva di “mogli”) che vive nelle baraccopoli fuori Roma. Ovviamente sono tutti personaggi grotteschi fatti di bassezze più che di umanità.

La commedia all’italiana degli anni ’70 è molto diversa da quella precedente; in questo decennio si è persa completamente la speranza (si veda quel Borghese piccolo piccolo che più nichilista di così è difficile), l’acceleratore del grottesco non va più di pari passo con i sentimenti, anzi li doppia superandoli a destra. Questo film non fa eccezione. L’ottimo Scola descrive qualche giorno senza una trama precisa con il solo intento di mostrare uno spaccato orribile, fatto di ogni bruttezza possibile, si concentra con enorme bramosia sulle deformità fisiche e morale dei suoi protagonisti, mostra o suggerisce incesti come se piovesse e sottolinea la cattiveria e l’egoismo del tutti contro tutti fino al didascalismo.

È un peccato perché affogare un film con una trama esile in una marea di ripetizioni non può portare a nulla di buono; certamente il tema colpisce ed è originale, ma è un po’ come nella screwball comedy anni ’30, non possono essere tutti picchiatelli ci vuole qualcuno di normale a far da parametro o il film non funziona. Inoltre la sceneggiatura non permette distrazioni e fa rimanere la storia sempre sullo stesso concetto; ma dopo un’ora e mezza di “quant’è brutta questa e gente e quant’è brutta la società” tutti i pregi passano in secondo piano (e di pregi ce ne sarebbero, dal Manfredi che riesce contemporaneamente ad essere macchiettistico e controllato; ad alcune sequenze d’atmosfera vera come quella della decisione famigliare di uccidere il padre mentre preparano la coratella).
È uno spaccato sociale cattivo e graffiante, ma inconcludente.

lunedì 5 marzo 2012

Il grande freddo - Lawrenze Kasdan (1983)

(The big chill)

Visto in DVD.
Storia.

Anche gli hippies invecchiano, e da giovani incendiari diventano i soliti pompieri adulti, con più problemi e sentimenti irrisolti e irrisolvibili che certezze. Nulla di nuovo dunque, un gruppo di amici che si ritrovano “come ai vecchi tempi” al capezzale di un suicida che li obbligherà a fare i conti con se stessi e con il loro passato.


Detto ciò, e aggiungendo che il film si infarcisce di diversi luogo comunismi sempre attuali, bisogna però ammettere che funziona. Sarà il tono sempre più verso la commedia/commedia agrodolce anziché il dramma puro; saranno i personaggi verosimili ed empatici quasi integralmente (fanno eccezione la ragazza del morto e la donna che a turno chiede a tutti di metterla in cinta); sarà che il finale è consolatorio, ma non del tutto positivo come poteva essere (in definitiva solo la metà dei personaggi trova un proprio posto nel mondo, un paio già ce l’avevano e gli altri tornano alle loro disillusioni). Saranno tutte queste cose insieme, con l’aggiunta di una giusta dose di ruffianeria e la colonna sonora d’antan assolutamente superba (se un film, nell’incipit, utilizza Marvin Gaye, nMarvin Gayon può non essere bello), ma il film funziona.

Non pensavo che l’avrei mai detto, ma la vera nota negativa è che si vedono delle tette… quelle di Glenn Close, francamente non ne sentivo il bisogno.

PS: nella parte dei polsi tagliati c'è Kevin Costner.

venerdì 2 marzo 2012

Intacto - Juan Carlos Fresnadillo (2001)

(Id.)

Visto in tv. Nel mondo esiste la fortuna e persone che ne hanno più di altri o che la sanno controllare. Se si considerasse questo assunto e si cercasse di calarlo nella realtà allora certamente sarebbe credibile la costituzione di un mondo sotterraneo fatto di scommesse clandestine con giochi in cui è solo la fortuna a fare la differenza, con prove via via sempre più rischiose (bellissima nella sua semplicità quella della corsa nel bosco)… meno comprensibile invece l’uso delle foto…
Vabbè, un ex Gastone ormai spento (se uno fortunato tocca uno meno fortunato quello meno riceve un colpo di sfiga enorme) cerca il riscatto, trova un ragazzo che ha più culo che speranza di vita, lo introduce al mondo underground di cui faceva parte per poterlo poi utilizzare per battere il suo ex mentore.

Film dall’idea affascinante che affronta con tutta la serietà di cui è capace (e questa è la parte decisamente meglio riuscita) e ne tratteggia le regole in maniere sempre più dettagliata e complessa (ovviamente non poteva esimersi dal farlo, ma di fatto questa è la parte più debole). Ci si aggiunge un mondo torbido fotografi toc on stile da vendere e il quadro appare perfetto. Purtroppo però poi Fresnadillo decide di trattare il tutto con un distacco eccessivo, eliminando ogni possibilità di empatia rendendo il film un grazioso esercizio di stile.

Partecipazione straordinaria di Max von Sydow che ormai o fa il nazista o fa l’ebreo; qui gli è capitata la seconda opzione.

PS: il primo gioco, quello dell’insetto era una cretinata.

giovedì 1 marzo 2012

...Altrimenti ci arrabbiamo! - Marcello Fondato (1974)

(Id.)

Visto in tv. Bud Spencer e Terence Hill sono due tra i più noti caratteristi del cinema italiano; abituati a ripetere lo stesso canovaccio fatto di pretesti per tirare pacche, con un misto tra forza bruta, astuzia ed ingenuità; finché i buoni non vincono. Questa in sostanza è la trama della loro filmografia e questa è, in parte a anche la storia di questo film.

Qui però le scazzottate sono piuttosto poche (giusto tre) e molto spazio è dedicato allo svolgimento di una trama un poco più spessa del solito (capiamoci, non è che la sceneggiatura di questo film l’abbia scritta Mankiewicz, la storia è quella della distruzione delle dune buggy e il tentativo di recuperarle) e a fianco dei soliti stilemi macchiettistici e da fumetto (gli effetti sonori nelle scene di pacche; i cattivi sempre riconoscibili e stilizzati, si veda ad esempio Paganini il killer professionista; i buoni sempre senza macchia e sempre vessati ecc…) qui si spinge l’acceleratore sul cartoonistico, con un antagonista che fa il male per il desiderio di essere cattivissimo affiancato da uno scienziato non meglio specificato (che con la sua “scienza psicologica” lo aiuta nelle scelte) che ovviamente è tedesco (quando grida “Nein” ha tutto il linguaggio del corpo dell’Hitler di Tarantino)... detto per inciso, il medico tedesco è il grande Donald “rincorro Mike MyersPleasence.

La storia complessivamente godibile, ben condotta dai due protagonisti (direi che qui Bud Spencer la fa da padrone nonostante l’inutilissima storiellina d’amore di Terence Hill) e regala almeno un paio di momenti epici: la sfida a salsicce (che in realtà sono wurstel) e birre e la fantastica scena del coro!

Inoltre il film spiegò agli italiano cos’è una dune buggy.

martedì 28 febbraio 2012

Topaz - Alfred Hitchcock (1969)

(Id.)

Visto in DVD. Va com'è dettagliata qui la trama; potevo non linkare?
Posso dire fin da subito (come giustificazione preventiva) che un film di spionaggio in senso stretto non è il genere di Hitchcock, a lui servono film con personaggi di spessore, con una trama da giallo/thriller, non un normale spionaggio internazionale… però il film fa schifo lo stesso.

E non è la trama raffazzonata alla meglio, i momenti di stanca delle sequenze a Cuba o l’eccessiva velocità (a mio avviso mancano delle scene) e l’incongruenza delle parti ambientate in Francia. Non è neppure nella totale assenza di appeal e simpatia dei protagonisti (io che non apprezzo molto Cary Grant, in questo film l’ho rimpianto tantissimo) il problema del film. Neppure la regia discretamente normale che perdura per quasi tutta la durata dell’opera (mi è rimasta, positivamente, impressa solo la sequenza iniziale con lo zoom in avvicinamento e poi in allontanamento del dolly) e che regala una delle sequenze finali peggio realizzate di tutta la carriera del regista inglese (ci sono almeno 2 finali alternativi che però mi sono rifiutato di vedere, certamente non possono essere peggiori di quello ufficiale). Infine non è la mancanza di ironia, la citazione spicciola o l’assenza di un’estetica accettabile; è che proprio è un film che vorrebbe/dovrebbe creare tensione (soprattutto nelle scene fuori dagli USA), ma non ci riesce mai, neanche per sbaglio, neanche per un attimo. E per Hitchcock è imperdonabile la noia.

In definitiva un mediocre film di spionaggio anni ’50 realizzato negli anni ’60 degno del primo pomeriggio di rete4 in un giorno feriale.

lunedì 27 febbraio 2012

ATM, Trappola mortale - David Brooks (2012)

(ATM)

Visto al cinema. Lo sceneggiatore di Buried amplia i suoi orizzonti e scrive una storia su tre tizi che rimangono rinchiusi in un bancomat aperto 24/24 perché fuori c’è un energumeno quietamente inquietante, adeguatamente grosso e fortemente violento. Sulla carta direi che è equiparabile al “Quarto potere” dei film girati in una stanza, dove al posto di Joseph Cotten c’è un omicida sadico dentro un woolrich.

Peccato che la realtà batta la teoria sul campo della noia. La colpa è proprio li dove doveva esserci il pregio maggiore; nella sceneggiatura. Il film si apre con 20 minuti netti di chiacchiericcio fra colleghi che non crea un background ai personaggio né aumenta l’empatia, mentre crea un terribile imbarazzo al pensiero che qualcuno deve aver scritto così tante banalità patetiche e senza scopo; crea anche una certa difficoltà a sostenere lo sguardo delle persone che hai convito ad accompagnarti al cinema...
Poi inizia la parte dell’assedio nel bancomat… ecco il bello di “Buried” è che pur essendo pretestuosa l’idea di base tutto veniva reso più o meno credibile (il tizio sotterrato, il cellulare che prende, che lentamente finisce la batteria, le foto ecc…), qui invece a fronte di alcuni presupposti poco accettabili (si fermano al bancomat perché uno fa i capricci; lasciano la macchina a 100 metri per dispetto, ecc…) la storia si svolge con una serie di reazioni da parte dei protagonisti solo in parte sensate; non scappano quando dovrebbero/potrebbero, si salvano a vicenda quando non dovrebbero/potrebbero, andando avanti una storia francamente sbagliata.
Il finale aperto è una buona idea e lo sbaglia di persona sono una bella idea, ma affogano in un mare di niente.

venerdì 24 febbraio 2012

Dorian Gray - Oliver Parker (2009)

(Id.)

Visto in Dvx. La storia è nota ai più. Un ragazzotto pone, involontariamente, la sua anima in un quadro e mentre lui si immerge nelle dissolutezze il quadro invecchia e si prende gli acciacchi al posto suo. Ma una vita amorale non piace a nessuno…

Con un’estetica da spot della Campari si dipana una storia che più che perversa risulta cretina, con un protagonista anemico e amimico poco credibile anche solo a succhiare un calippo alla Esselunga, figuriamoci a strafrsi di oppio per poi essere preso in un impegnativo rapporto a tre.
La messa in scena, abbastanza gradevole è quel falso d’epoca molto ben patinato che fa piacere veder anche se è poco credibile (più all’inizio).

E se nel complesso il film risulta guardabile, ad irritare tantissimo sono alcune delle reazioni dei personaggi gli uni agli altri, è il parlare per aforismi (che funziona bene in un libro del 1800, ma non in un film degli anni zero), è il fatto che il quadro sia inutilmente vivo come in un Harry Potter e il mostro che ne vien fuori sembra un Ezio Greggio un po invecchiato.

Ah già, l’ho già detto che il protagonista è un beduino inetto che recita con le chiappe?! Spiace per Colin Firth essere entrato in una cosa così…