sabato 31 luglio 2010

Toy story 3 - Lee Unkrich (2010)

(Id.)
Visto al cinema.
La Pixar quest’anno prova a giocare facile, cerca di creare il franchising. Piglia Toy story, gli scuote di dosso la naftalina e lo imbelletta sperando di cacciarlo in gola al grande pubblico… devo ammettere che Toy story non lo amo alla follia, più che altro per il lieve difetto di disprezzare solo 2 personaggi, Woddy e Buzz
Eppure è innegabile che la Pixar abbia fatto centro anche stavolta. Prende Toy story e lo trasforma in un perfetto film carcerario con tutti i crismi, tutti i personaggi fondamentali, tutte le scene necessarie, ma soprattutto con tutta l’atmosfera del caso. Senza scendere nei particolari, è innegabile la bellezza assoluta della storia di Lotso, perfetta per resa del mood, magnifica la fuga dall’asilo e semplicemente stupenda la sequenza nell’inceneritore (non dico cosa ho provato in quel momento perché sentirei minata la mia virilità); tutte create con una perfezione formale e tecnica con pochi precedenti. E cosa dire poi del grottesco ed inquietante personaggio di Bimbo
Poi però c’è pure da dire che questo è forse il primo film della Pixar che non supera il precedente, ma prima poi doveva pur succedere…
C’è poi all’inizio il solito corto. Diciamolo subito, non è divertente come i precedenti che lo battono senza pietà; però rappresenta lo stato dell’arte per la Pixar. Si tratta infatti di una stupenda animazione congiunta fra 2D e 3D assolutamente senza sbagli, con un utilizzo delle scene mostrate e dei suoni che rappresenta al contempo un vero e proprio dialogo perfettamente comprensibile. Tecnicamente ineccepibile, più che piacere, sbalordisce.

venerdì 30 luglio 2010

Uno, due, tre! - Billy Wilder (1961)

(One, two, three)

Visto in VHS.

Commedia di Wilder, scritta con il fidato Diamond, tra le più frenetiche e divertenti di sempre. Il direttore della filiale Berlinese della CocaCola deve ospitare la figlia del direttore generale, purtroppo questa impiegherà poco a passare il confine, andae nell'est e sposarsi con un terribile comunista...
James Cagney, il padre, attore che non ho mai amato a pelle è mattatore assoluto, straripante e perfetto in ogni attimo giostra la complicata storia.
Il film intrattine perfettamente e diverte molto con un ritmo forsennato che aumenta nel finale. La sceneggiatura prende in giro tutti, dagli americani arrivisti, ai comunisti ottusi e doppiogiochisti, ma soprattutto si prende gioco dei tedeschi rimasti con tendenze naziste e con un passato che vogliono negare pur essendoci dentor fino al collo (e questo è il tratto distintivo di Wilder/Diamond, assenza di sconti, se la prendono con tutti, con gustoso cinismo).
Il film che ne viene fuori è uno dei più divertenti di Wilder, ingiustamente relegato al secondo piano.
Per la serie, "questo dove l'ho già visto?", il ragazzo della Berlino est è Horst Buchholz, l'irritante ragazzino de "I magnifici sette"! e grazie ai potenti mezzi di imdb ho scoperto che ha pure recitato ne "La vita è bella"...

giovedì 29 luglio 2010

Marocco - Josef von Sternberg (1930)

Drammone dell'amore di Sterneberg con la Dietrich in cornice esotica. Lei se ne va in Marocco abbandonando tutto non si sa perchè, lui (un giovanissimo Gary Cooper) è nella legione straniera non si sa perchè, ovviamente si innamoreranno, ovviamente non lo ammetteranno, si lasceranno, ma non smetteranno mai di pensare l'uno al'altra. Nel finale a sorpresa la Dietrich si sacrifica per lui, seguendolo; strano per una mangiauomini come lei.
Film noiosetto senza particolari punti di interesse, da tenere presente solo per la creazione di una nuova immagine iconografica della protagonista in smoking e tuba.

mercoledì 28 luglio 2010

La donna vespa - Roger Corman (1959)

(The wasp woman)


Registrato dalla tv; in lingua originale sottotitolato.


Di Corman c’è di bello che ti puoi fidare, se nel titolo ti promette un mostro del pianeta perduto puoi star certo che ti farà vedere un mostro, magari di merda, e magari il pianete perduto sembra Bagnacavallo in estate, però te lo farà vedere. Quindi quando promette un donna vespa non si rischia di trovarsi davanti ad un metaforone antifemminista, se Corman dice “Donna vespa”, perdinci ti mostrerà una donna vespa.


La storia quasi non conta, è un po’ sempre la stessa, uno scienziato fa un esperimento oltre ogni limite e la cosa gli sfugge di mano… e una donna a capo di una ditta di cosmetici si trasformerà in una donna vespa che mangia i suoi nemici. Con tutto il rispetto che ho per Vincent Price, rispetto e affetto, devo ammettere che preferisco abbondantemente il Corman prima maniera, quello onesto dei mostri plateali, con poche velleità e tanta voglia di fare film nonostante la cronica mancanza di pecunia. Nello specifico a mio avviso fa un film dignitosissimo, assurdo certo, ma perfettamente in linea con le possibilità tecniche e l’estetica del periodo; si insomma, un Corman che ha pochissimo da recriminarsi e molto ancora da fare.

martedì 27 luglio 2010

Walk hard, la storia di Dewey Cox - Jake Kasdan (2007)

(Walk hard: the Dewey Cox story)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Un'epifania.
Quando ho cominciato a guardarlo non avevo bene in mente che cosa dovessi aspettarmi... un'epifania.
In primo luogo questo è un film comico prodotto da Apatow, quindi estremo, volgare, irriverente, tanto per spiegarci, solo con Apatow (e Baron Cohen al massimo) si può trovare un nudo maschile integrale in un film americano, e solo in Apatow uno come quello che c'è in questo film.
Poi questo è un falso biopic (e già qui c'è da fare i complimenti) su un cantante, famoso negli anni '50, perso con le droghe nei '60 e riciclato in tv nei '70. L'ascesa, la caduta e la morte di una stella (il tutto ricalcando il di poco precedente "Walk the line"). Con questa scusa il film si permette di prendere tutti per il culo, dal re, a Bob Dylan fino agli anni '70, poi con il ritiro dalle scene purtroppo non viene più mostrata l'evoluzione della musica negli anni '80 e '90... un vero peccato.
Il film viene diretto con stile inerente all'epoca, con tocchi autoriali quando ciò viene richiesto, dileggiando tutti gli stilemi del biopic o del film di musica, con una fotografia sempre curatissima... si insomma realizzato da dio.
Mai la comicità di grana grossa di Apatow era mai stata messa in una veste così ben realizzata e con un respiro così ampio.
Reilly mattatore assoluto, compone la sua cappella Sistina.
Sul serio, non vedo importanti difetti in questo film.

C'è bisongo di altro? e allora Eddie Vedder che fa se stesso, Jack White che intrpreta Elvis, Jack Black nei panni di Paul McCartney e, forse, Jason Schwartzman come Ringo Starr? questi bastano?!

lunedì 26 luglio 2010

The ring 2 - Hideo Nakata (2005)

(The ring two)

Visto in DVD.

Come "The ring" ma con 70% di cazzate in più.
Mettiamo subito le cose in chiaro, non fa paura, e non perchè non ci provi, semplicemente non gli viene. Il vantaggio di fare il seguito di un film come "The ring" è che in mano hai un compartimento di immagini e soggetti che da soli creano tensione come in nessun altro film horror, c'è l'acqua (questo è l'unico film dove una porta si può permettere di far colare acqua per creare tensione anzichè sangue), la sua presenza e la sua assenza, ci sono i cavalli (e da questo film pure i cervi), i capelli, il pozzo, la tv, le videocassette, il telefono, e dio solo sa cos'altro...e con tutto questo popò di roba che cosa vien fatto? una scena alla luce del sole che si impegna a far paura, ma poi non ci riesce, il resto non merita neppure d'essere citato.
E dire che la presenza del signor Nakata doveva fare da garanzia, e invece... si preoccupa di risistemare le semplificazioni fatte nel primo capitolo (nel quale per salvarsi bastava fare una copia della cassetta, mentre in questo, finalmente, bisogna pure mostrarla a qualcuno) e in questo modo da vita pure ad un ottimo incipit (che non fa paura) ricchissimo di crudeltà nonostante il piccolo minutaggio (nonchè il corto associato al DVD). A parte questo Nakata porta in dono solo immagini assurde, vagamente inquietanti, probabilmente pensando che se un cervo non fa spavento allora è sufficiente mettere un albero fiammeggiante in giardino e il gioco è fatto.
Delusione su tutta la linea.
Ah, tra laltro, ma perchè anche stavolta Samara se la prende con Naomi Watts?

Comparsata della Spacek che rotea gli occhi da pazza con la solita classe, si piglia lo stipendio e se ne torna nella naftalina.

venerdì 23 luglio 2010

La maschera di cera - André De Toth (1953)

(House of wax)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Remake dell'omonimo film degli anni '30, ripercorre in maniera pressochè identica la trama concentrandosi però in maniera quasi totale al compartimento horror laddove il predecessore lasciava diversi momenti di sdrammatizzazione alla commediola. In questa riproposizione poi vi è una tensione sessuale velata da alcuni ammiccamenti che nel film originale mancava del tutto.
Il film risulta riuscito, seppure ovviamente datato, ma regala un'idea decisamente buona, nonchè una delle perfomance più affascinanti per l'oscuro Vincent Price, che non è che reciti particolarmente bene in questo film, semplicemente si pone nel modo giusto.
Questo film poi, è nato nella prima epoca del 3D, e lo si nota in maniera pazzesca, non tanto perchè se un corpo o un oggetto deve cadere cade immancabilmente verso lo spettatore, ma per la kitchissima scena del giocoliere con le palline da ping pong che immancabilmente le tira verso lo macchina da presa, e ad un certo punto si rivolge direttamente al pubblico!

giovedì 22 luglio 2010

The protector, la legge del Muay Thai - Prachya Pinkaew (2005)

(Tom yum goong)

Visto in Dvx.

Solitamente per un film d'azione, si sa, la trama più che avere una vera e propria storia si accontenta di avere un pretesto per menare le mani, in questo film però si va oltre, così, senza vergogna l'incipit si permette il pretesto più cazzaro di sempre, che in quanto credibilità si avvicina ad uno qualsiasi dei film di Emmerich.
Un ragazzetto nasce da un'antica famiglia di protettori (da qui l'ingannevolissimo titolo che faceva sperare cose turpi) di elefanti, e figurati se non si appende all'elefante, non abbraccia l'elefante, non dorma addosso all'elefante finchè non diviene un adulto dal fisico scolpito ed esperto d'una quindicina d'arti marziali letali, ma tanto buono e tanto caro lo stesso. Un giorno parte con l'anziano padre per la città per vendere l'elefante al re (il più grande sogno del padre ovviamente, figurati l'onore), ma dei brutti cattivi gli sparano al padre gli rubano l'elefante e pure un elefantino chhe era il suo cuccioletto preferito e li portano in Australia. Beh tra un paio di scene di danze tipiche realizzate in mezzo ad ambienti naturali che fanno tanto thai parte per l'Australia dove menerà le mani.
Poi li incontra pure un poliziotto thai che fa da controparte comico/demente, alla fin fine simpatico e utile per raggiungere un minutaggio più che dignitoso (più dei 90 minuti canonici!).
Beh, quando si arriva però allo spappolamento, beh questo film diventa una vera epifania, scontri coreografati magnificamente, fatti con il preciso scopo di battere Jackie Chan (che secondo me hanno voluto citare in aeroporto con un suo sosia che si scontra con il protagonista), la spettacolarità delle scene poi (e io voto questa come una delle migliori entrate in scena della storia del cinema, vedere al 53esimo secondo) molto di rado va a scapito della credibilità, giusto nel finale vogliono proprio esagerare con gli omoni grossi e li mi va un po in vacca, però regge da dio.
Un vero valore aggiunto però è che un filmetto alla fin fine non originale, seppure con un buon protagonista, è stato messo in mano a uno che i film pare saperli fare, tale Pinkaew ci mette una fotografia splendida in qualsiasi momento, con colori che sembrano freschi di tavolozza sia in Thailandia che in Austalia, una scelta oculata delle location; ma soprattutto ci mette velleità autoriali che fanno risplendere il film come pochi altri nel genere action, questo piano sequenza è letteralmente da urlo, al di la del fatto che considero il pianosequenza l'elemento determinante del cinema come arte a sè, messo in un film d'azione esalta la performance atletica, aumenta la credibilità e mi fa alzare in piedi sul divano applaudendo per 5 minuti buoni (la durata della scena in questione). Formidabile; anche erchè questo è il più esagerato, ma tutto il film è costellato da altre scene di diverse decine di secondi.
Poi è evidente che Pinkaew ha problemi con il montaggio, ma mi rispondo velocemente chissenefrega e mi preoccupo di recuperare quanto si trova in circolazione di questo regista. Buon dio, con una sceneggiatura decente la gente dimenticherebbe le sparatorie di John Woo in circa 20 secondi.

PS: il film non si lascia neppure sfuggire le nuove tecnologie inserendo scene di un CGI talmente terra terra che fanno tenerezza

mercoledì 21 luglio 2010

Peggy Sue si è sposata - Francis Ford Coppola (1986)

(Peggy Sue got married)

Visto in VHS.

Un donna quarantenne, rivede vecchie nemiche, vecchi amori e quant'altro alla festa di classe, incoronata di nuovo reginetta come 20 anni prima scrivoltolerà via, nello svenimento tornerà nel passato e rivivrà qualche giorno da adolescente. Tema demente finchè si vuole, ma trattato con una serietà come non s'era mai vista al cinema.
La protagonista, non risolve i conflitti irrisolti che ancora, dopo 20 anni le creano problemi, ma molto più umanamente si gode il momento, tra continui momenti di commozione per il ritrovare in vita parenti a cui era affezionata (la madre, o la telefonata con la nonna), lei neppure si adatta, semplicemente vive ciò che le succede con il realistico stupore di chi non sa che cosa nè perchè.
Quando poi il film si arena completamente nel rapporto a due con il futuro marito Cage, allore si fa pedante, abbastanza prevedibile, ma neanche tanto.
Poi vi è il discorso che lei, seppure adoloscente fuori, dentro è una donna adulta, che fuma, beve alcool e vorrebbe fare sesso, ma quella è l'America del 1960, e la cosa non può che procurarlo problemi.
Coppola mette da parte lo sperimentalismo, ma fino ad un certo punto, balzano comunque all'occhio i falsi specchi attraversati dalla macchina da presa, trovo folle, e quindi giusto che Coppola c'abbia provato, usare degli attori che fingano d'essere uno specchio; folle ma decisamente utili per i movimenti di camera.
Non è un filmone, più che altro sarebbe adatto alla domenica pomeriggio su rete4, però è estremamente onesto, realistico, niente viene risolto, la protagonista a mala pena fa tesoro di quanto successo, perchè in quella situazione, umanamente, a nessuno gliene fregherebbe molto di risolvere conflitti.
Nel cast c'è pure un giovane Jim Carrey.

PS: il fatto che ogni personaggio debba interpretare sia un quarantenne sia un ventenne rende obbligatorio che in almeno una delle due occasioni l'attore sia assolutamente non credibile, cosa che non riesce facile neppure a Ron Howard.

martedì 20 luglio 2010

Il gabinetto delle figure di cera - Paul Leni, Leo Birinsky (1924)

(Das wachsfigurenkabinett, anche noto in Italia come "Tre amori fantastici")

Visto in DVD.

Un giovane scrittore viene assunto dal proprietario di un museo delle cere perchè scriva delle storie sui suoi personaggi più crudeli. Lo scrittore si innamorerà a tempo di record della figlia del suo datore di lavoro e inserirà la loro storia d'amore in tutti i racconti.
Vengono quindi raccontate le avventure di un tal califfo (Jannings, bravo ma non eccelso) che insidia la moglie di un panettiere; la storia di Ivan il terribile (Veidt, lui si decisamente valevole) che ama mostrare ai condannati a morte il tempo che resta loro con una clessidra, ma quando vorrà mostrare ad una ragazza la clessira dell'amato si accorgerà che sopra vi è scritto il suo nome, pensando d'essere stato avvelenato darà di matto e passerà gli anni rimasti a girare quella clessidra affinchè non finisca mai; ultimo un sogno dello scrittore su Jack lo squartatore (un Krauss sprecato) che ha più la valenza di un epilogo.
Avrebbe dovuto essrci un episodio in più su un mago italiano, ma per questione di costi Leni dovette acontentarsi.
Film discontinuo che si avvale degli attori migliori in circolazione per scopi differenti, creando una storia decisamente buona per Veidt, una più noiosa per Jannings, e dando soldi a gratis per Krauss che deve fare la statua di cera.
Leni fa tutto ciò che può, ma il risultato è per forza altalenante. Interessante l'uso del colore (anche se non originale visto che Griffith aveva già pensato anche a questo), con gli interni virati in ocra, e gli esterni in blu, più una dominante diversa per le storie, verde per quella del califfo, rossa per quella di Ivan il terribile, più di nuovo il blu per il sogno finale. Inoltre Leni rispolvera le sue capacità di scenografo espressionista creando ambienti surrelai e suadenti come nella migliore tradizione del periodo (questo film è stato definito l'ultimo del genere espressionista).
Un'opera decisamente buona, che con meno pedanteria sarebbe stata un capolavoro assoluto.
Una curiosità, il giovane scrittore è interpretato dal futuro regista William Dieterle!

PS: il film non ha alcuna connessione con il successivo "La maschera di cera".

lunedì 19 luglio 2010

Ombre malesi - William Wyler (1940)

(The letter)

Visto in DVD in lingua originale sottotitolato.

Accaldato e sudaticcio noir esotico (in quasi ogni scena c'è un ventilatore acceso), tutto giocato attorno ad una Davis splendidamente bipolare, un attimo prima portesa verso la disperazione figlia dell'innocenza, l'attimo dopo algida e perfida calcolatrice.
La storia è quella della Davis, moglie di un possidente di piantagioni in malesia che ammazza un loro conoscente, la sua ricostruzione è quella di una vittima degli abusi che si ribella e uccide il suo aguzzino, ma non tutto convince, e presto esce fuori una lettera (quella del titolo originale) che getta una luce diversa su quanto avvenuto.
Il film, spesso giocato sui chiaroscuri lunari, è fatto di scene forti e molto evocative che devono tutto alla cornice esotica con cui Wyler gioca con facilità; spelndida la scena iniziale, vero capolavoro del film; ma merita d'essere ricordata anche la scena dell'incontro fra la Davis e la moglie dell'uomo ucciso, trattata come una scena quasi metafisica di incontro con una divintà.
Il finale è un pò facile ma risulta doveroso per come si è mossa la storia fino a quel punto, e poi rischiama lo splendido incipit.

venerdì 16 luglio 2010

Glory to the filmmaker - Takeshi Kitano (2007)

(Kantoku - Banzai!)

Visto in VHS registrato dalla tv, in lingua originale sottotitolato.

Secondo capitolo della trilogia "introspettiva" di Kitano, costruito sulla falsa riga del precedente Takeshis; anche qui il film è un pretesto per una cavalcata fra i generi cinematografici che sfocia poi nell'assurdo (un pò come credo debba essere "Getting any?", che mostra i vari generi del cinema giapponese conditi con gag classiche... film che però conosco solo di fama, per ora). A differenza del predecessore c'è però maggiore metacinema ed una minore componente personalistica anche se il protagonista è Kitano stesso.
La trama inizia bene, con Kitano, accompagnato da un pupazzo che funge da sua alter ego, in crisi creativa che mostra alcuni suoi progetti incompiuti che vanno dallo stile naturalistico giapponese (la sequenza simil-Ozu e il modo in cui questa viene liquidata è uno dei momenti migliori) all'horror attuale, poi il film devia mostrando personaggi assurdi, al limite della decenza in un gustosissimo susseguirsi di situazioni surreali (impareggiabile l'oca marionetta, personaggio a se stante)... purtroppo il film esagera, e preme ancora sull'acceleratore dell'assurdo concludendosi in un finale panico metacinematografico e auto-autoreferenziale difficilmente giustificabile.
Esattamente come il capitolo precedente parte bene, ma si perde lungo la strada...

PS: due volte assurda la gag che cita (in maniera non velata) la testata di Zidane ai mondiali del 2006.

giovedì 15 luglio 2010

Real fiction - Kim Ki Duk (2000)

(Shilje sanghwang)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Uno dei primi film di Kim Ki Duk, che racchiude tutta la sua futura carriera di auteur, portando una storia dall'idea geniale che tende però sempre di più verso la noia a sfondo interpretabile. Al contrario però di alcuni suoi film successivi (quelli che si possono definire poco ruffiani come "Bad guy" o "Adress unknown") è decisamente meno noioso e più appassionante, rispetto a tutta la sua produzione più recente invence è semplicemente più sincero ed onesto.
La storia è quella di un giovane ritrattista di strada bistrattato un pò da tutti, taglieggiato dai più e preso per il culo pure dalla morosa. Queso ritrattista viene ripreso da una giovane donna (ripreso con una videocamera), chiaramente dopo un pò lui si fa delle domande, la segue fino ad arrivare in un teatro, dove un attore mette in scena uno psicodramma dove ripercorre i suoi scazzi che più gli pesano (durante la sequenza si capisce che l'attore è il protagonista stesso, o una parte di lui) per poi farsi uccidere alla fine di tutto. Il ritrattista esce piuttosto scosso, abbastanza per andare in giro dai tizi che lo bistrattano e farli fuori ad uno ad uno con gli oggetti che ha a portata di mano in una ghiotta serie di sequenze senza splatter ma con una certa inventiva.
Nel finale si vedrà che tutti gli omicidi non sono avvenuti; che fossero solo nella tesa del prtagonista? (omg!).
Interessante come esperimento in se, ma trattato in maniera troppo grossolana per poter essere un cult. Comunque l'idea valeva un tentativo.

PS: l'attore protagonista, Jin-mo Ju, è nel cast di un film coreano in pre produzione che si intitola "A better tomorrow".... un remake?

mercoledì 14 luglio 2010

L'uomo che ride - Paul Leni (1928)

Film muto di Leni che abbandona i toni leggere dei film comici per calarsi in uno dei drammi più grotteschi e cupi della letteratura (la storia è tratta dall'omonimo romanzo di Hugo).
Un bambino viene rapito dal padre, un nobili inviso al re d'Inghilterra, e sfregiato in maniera tale che il suo volto mostri sempre un ghigno sorridente. Il bambino verrà poi abbandonato, raccolto da un girovago assime ad una neonata. cresciuti i due si innamoreranno, ma ovviamente lui avrà dei problemi ad accettarsi (e dire che lei sarebbe pure cieca), accetta però gli interessi di una nobildonna locale, tanto bella quanto stronza che viene da lui sedotta per il suo gusto dell'abiezione. Vabbè poi il film prosegue con disvelamenti vari.
Va subito dette che Leni fa un lavoro egregio, presentando tutti i personaggi nella maniera più oppurtuna, la ragazza cieca sempre in ambientazioni paradisiache o estatiche, la nobildonna con sensualità ecc...
Il regista neppure si sottrae a realizzare scene dense di dramma, come la rappresentazione senza pubblico in cui i girovaghi fingono gli applausi e gli schiamazzi affinchè la ragazza non si renda conto della mancanza dell'amato.
Interessante poi come i 3 protagonisti di questo film siano tra i principali attori del periodo: Conrad Veidt è uno dei più importante interprete di freaks (mi scuso in anticipo per la ripetizione) dell'espressionismo tedesco, Mary Philbin era l'interprete di alcuni film di Ford nonchè la protagoniste de "Il fantasma dell'opera", Olga Baclanova sarà l'indimenticabile Cleopatra di "Freaks" (bastarda e perversa in quel film quanto in questo).
Bisogna poi ammettere che pure il ritmo regge abbastanza bene... l'unico difetto importante è che il protagonista a lungo andare irrita abbastanza, per via del ghigno quanto del suo buonismo.

martedì 13 luglio 2010

Il pianista - Roman Polanski (2002)

(The pianist)

Visto in DVD.

L'olocausto visto attraverso il ghetto di Varsavia, per Polanski non è solo un film ma un demone da domare, visto che lui li c'era e che sua madre fu internata in un campo di concentramento.
Il film formalmente è impeccabile, la sopravvivenza di un uomo (tale Szpilman, pianista realmente esistito) alle leggi razziali prima, al ghetto poi, e alla caos della guerra totale alla fine.
Come dicevo a livello estetico è perfetto, ottima la fotografia ma ancora di più le scenografie e gli ambienti, tutti esteticamente bellissimi, sia che mostrino una città degli anni quaranta in fermento sia che mostrino macerie, tutto è sempre credibile.
Il film si dipana poi tra il classico film sull'olocausto (genere stra-abusato che da tempo non offre nulla di nuovo, ma come si dice there's no buisiness like shoah buisiness) con varie efferatezze fatte da nazisti sempre più crudeli (scene come quella dell'uomo gettato dalla finestra che per l'assoluta gratuità colpiscono fortemente) fino alla fuga del protagonista dal ghetto... ecco qui c'è qualcosa di nuovo, qui c'è la sopravvivenza di un uomo solo in mezzo ad un mondo che muore. Qui c'è quasi un film post-apocalittico giapponese con uomini solidali e uomini che sfruttano gli altri fino alla morte, con vite nascoste in ruderi, la musica come linguaggio universale (si perchè anche qui c'è un nazista che aiuta il protagonista in quanto bravo pianista, altra banalità sempre presente) e il filtro della soggettiva a tutto ciò che avviene (lo spettatore vede la rivolta del ghetto di Varsavia attraverso le tende della casa dov'è nascosto il protagonista, se non si conosce la storia si fatica a capire cosa stia succedendo). Il film qui si fa di poche parole e fughe precipitose, dando nuova linfa ad un genere morente come quello dell'olocausto.
Alla fin fine, non è un film fondamentale, ma ci si trova davanti ad un Polanski di classe che danza col suo demone, glielo si concede senza lamentarsi.

PS: si, bravo Brody, ma niente di particolare per un attore dalle indubbie capacità... il suo oscar, come anche tutti gli altri presi da questo film (che colmano il vuoto di oscar di Polanski) si devono alla ricetta strappa premi del film di genere...

lunedì 12 luglio 2010

Scarface - Howard Hawks (1932)

(Id., in Italia è anche conosciuto come "Lo sfregiato")

Visto in DVD.

Questo è un film che vive sulla fama che si è fatto; assieme a "Nemico pubblico" e "Piccolo Cesare" ha dato il via alla stagione dei fil di gangster stilizzandone il canone; fu, forse, l'ultima goccia che fece traboccare il vaso del senatore Hays; e no ultimo ha creato l'immagine del mafioso che gioca con la moneta come due facce, immagine questa ripresa più volte da cartoni dell'epoca e fil comici.
Il film però, al di la della fama si conferma un'opera magnifica, ispirata alla scalata al potere di Al Capone, presenta un protagonista arrogante e violento, iperprotettivo nei confronti della famiglia e tutto sommato troppo stupido per arrivare vivo fino alla fine del film, disposto a assare su chiunque pur di avere successo o di punire chi gli mette i bastoni fra le ruote (è chiaro che un personaggio del genere ha fatto scuola).
Ma ciò che più colpisce è la regia, al di la del famoso finale più che citato da De Palma con la morte del protagonista sotto la scritta "The world is yours" (comunque stupenda e degnissima fine di un personaggio dall'ego ipertrofico come questo), colpisce soprattutto il piano sequenza iniziale che comincia con l'inquadratura di un lampione, si sposta in un locale a mostrare l'uccisione di un uomo, qui la macchina da presa danza tra i personaggi e le scenografia in maniera impeccabile, mantenendo comunque il vezzo di non mostrare l'uccisione e neppure l'assassino, ma l'ombra di quest'ultimo e il cadavere, in uno dei momenti più belli in assoluto di tutto il film.

PS: e c'è pure un giovane Karloff, che si può desiderare di più?

sabato 10 luglio 2010

Welcome - Philippe Lioret (2009)

(Id.)

Visto al cinema.

Un clandestino iracheno arriva a Calais, in Francia, s'è appena fatto mille mila chilometri per riabbracciare la morosa che sta a Londra (e che, scoprirà, sta per sposarsi per ordine del padre) e decide che la cosa migliore è attraversare la Manica a nuoto... avendo ancora dei soldi si fa dare lezioni di nuoto da un tizio che una volta era famoso, ha una ex moglie mica da buttare che lavora nel volontariato per gli immigrati (e state pur certi se la farà di nuovo), e a quanto pare c'ha una voglia di paternità che fa spavento... Il film praticamento si scrive da solo...
Per carità, l'inizio è fatto bene, mostra una realtà non percepita (o per lo meno, non percepita in quel modo, in maniera così pesante) e lo fa con qualche colpo di coda da melodramma, ma tutto sommatto mantiene un minimo di sobrietà...
Poi però l'istruttore di nuoto si affeziona, il ragazzo, e bello, buono e bravo e si lava pure tutti i giorni, e soprattutto vive d'ammore e il film si svacca fino al finale da melò anni '30 diretto da Goulding...
il film è ben confezionato, ma senza sprazzi, senza idee particolari o anche solo un accenno d'interesse per la messa in scena, ma la qualità base c'è e dura per tutte le due ore...
Alla fin fine è guardabilissimo, con dialoghi scarni alla french way, ma assolutamente adatto per una serata dedicata al buonismo che ci faccia sentire tanto comprensivi con chi sta peggio.. ma alla fine è solo la Francia che dice quanto le strutture politiche/poliziottesche siano cattive e ottuse, mentre invece i francesi son brava gente.

venerdì 9 luglio 2010

Oci ciornie - Nikita Sergeevič Michalkov (1987)

Inizio secolo, un italiano (Mastroianni) conosce un russo su una nave diretta in Italia, e questo incontro lo stimola a raccontare la sua storia, il suo matrimonio con una nobile romana, il suo amore per una giovane russa ed il suo inseguimento attraverso l'europa.
Questo è forse il film meno russo di Michalkov, il che è molto per unregista così addentrato nella propria nazionalità. Il tema è trattato con un'ironia ed una leggerezza perfette, senza eccessiva drammatizzazione neppure nelle scene che forse lo richiederebbero (impareggiabili le sequenze in Russia). Mai assente poi la delicatezza caratteristica di Michalkov, su tutte rimane la scena dell'incontro fra i due amanti dopo anni che non viene mostrato affatto (avviene in una stanza dalle porte chiuse) ma di cui si vedono solo gli effetti e le reazioni dei vari personaggi.
L'intero film poi si sorregge su Mastroianni, istrione a tutto tondo nell'interpretare un personagio assolutamente ritagliato su di lui.
Mille le scene da ricordare, che nel loro piccolo riverberano quelle di grandi film, da quella in cui Mastroianni nega alla moglie di avere un'amore in Russia, degna de "Il padrino"; a quella in cui, sempre Mastroianni, salta sul cristallo infrangibile, che ricorda l'identica scena di Bogart in "Sabrina".
Seppure uno dei due colpi di scena finale è prevedibile fin dalle prime inquadrature, l'altro (quello che in teoria è il minore dei due che riguarda più direttamente Mastroianni) colpisce perfettamente nel segno.

PS: Non capisco il significao del titolo, visto che l'omonima canzone viene canticchiata credo una sola volta da Mastroianni in una scena non fondamentale.

giovedì 8 luglio 2010

Ritratto di signora - Jane Campion (1996)

(The portrait of a lady)

Visto in DVD.

Se la Campion dimostra di essere una tra le più grandi registi viventi (ed uso il femminile solo perchè lei si dichiara donna, ma intendo che è una delle più grandi in assoluto non solo tra le registi donne) nei film minori o non riusciti, figuriamoci nei capolavori.
In questo film ci da dentro dalla prima inquadratura fino all'ultima; semplicemente non sai cosa puoi aspettarti, è tutto un movimento angolare, una panoramica che non ti aspetti, un coprire l'obbiettivo per metà (famosa la scena dell'ombrello), un far sorgere i volti dall'ombra, un concentrarsi su un dettaglio ecc...
E tutto questo si permette di farlo in un film con ambientazioni impeccabili, interni curatissimi, luci ricercate ed una fotografia da urlo (ma anche questa è una costante della regista), splendido soporattutto l'incontro fra la protagonista ed il cugino nelle scuderie.
Se a questo ci si aggiunge un film dalla trama buona, che pecca solo di una certa lentezza (che comunque non disturba troppo) ed un cast assolutamente all'altezza è chiaro che il film in questione sia ad altezze difficilmente raggiungibili.
Un commento a parte merita Nicole Kidman, che mai come in questo film si dimostra la grandiosa attrice che è (e mai è stata bella come in questo film).
Curioso poi che il cast sia composto da così tanti wannabe che ce l'hanno fatta; nonchè vecchie (più o meno) glorie appannate.
Ottimo anche l'incipit, niente di che preso da solo, ma in questo contesto assolutamente spiazzante.

mercoledì 7 luglio 2010

Vertigine - Otto Preminger (1944)

(Laura)

Visto in DVD.

Un omicidio di una ragazza, un ispettore indaga sul nugulo di bislacchi personaggi che la circondavano (ok i bislacchi personaggi sono pochini e, a dirla tutta, uno solo è bislacco, ma era una bella frase da scrivere).
Il film è condotto benissimo da Preminger, che porta avanti uno stranissimo noir, fatto di colpi di scena ed indagini ai margini del buon senso, con un rapporto "d'amore" tra i più strani e presenta una situazione in cui il colpevole può realmente essere chiunque.
Ottima l'atmosfera di dubbio creata, ma ancor di più splendido il personaggio interpretato da Clifton Webb che fa dell'egocentrismo una ragione di vita, con una classe impensabile, di per se è un motivo sufficiente per vedere l'intero film.

PS: non sono riuscito a capire il significato del titolo italiano...

martedì 6 luglio 2010

L'assasinio di un allibratore cinese - John Cassavetes (1976)

(The killing of a chinese bookie)

Visto in VHS registrato dalla tv, in lingua originale sottotitolato.

Per prima cosa i pregi, si vedono tante tette. Basta.
Il film, curiosamente non presenta omicidi, nè allibratori, tantomeno cinesi, per quasi tutta la sua durata. Per la maggior parte del tempo si hanno immagini praticamente amatoriali di un tizio che ha un strip club, immagini di lui che chiacchera come un'anziana signora con le donne del locale, immagini di lui che disserta sui massimi sistemi con le ragazze de locale, immagini delle ragazze del locale che parlano a caso, immagini dell'obeso intrattenintore del locale (gravemente senza tette) che canta come può, poi c'è il problema dei soldi l'omicidio eccetera.
Certo, la libertà della regia di questo film, così come le scene per lo più in notturna, il finale filosofeggiante e ricco di dolore celato, certo, dicevo, tutto qusto ha ispirato orde di nerd underground che col tempo si sono fregiati del titolo di autour più o meno a ragione... però sai la noia di sto film? una noia che tutte le sue tette non sanno giustificare! sai il senso di tempo che fugge che da sto film? il senso di ore (perchè tra l'altro non è che mi dura 90 minuti, me ne dura più di 120!) di vita perdute per sempre che da sto film?
No sul serio, sarà stato importante, anche fondamentale, ma ora che sono passati più di 3 decenni ce ne possiamo anche dimenticare.

PS: c'è da dire però che il protagonista di questo film ha uno dei nomi iù estremi della storia del cinema, si chiama Cosmo Vitelli, no dico COSMO VITELLI!!!

lunedì 5 luglio 2010

La tomba di Ligeia - Roger Corman (1964)

(The tomb of Ligeia)

Visto in Dvx.

Opera Cormaniana del periodo alla Poe che prende spunto dall'opera dell'autore per parlare di amore eterno e follia in salsa gotica.
Diciamolo fin dall'inizio il film parte bene con la storia ma presto si getta nel noioso, poi nell'incomprensibile, poi nell'assurdo e poi mischia ben bene le 3 componenti... si insomma non ha una gran sceneggiatura. Ed è un peccato.
E' un peccato perchè come regia siamo dalle parti del miglior Corman possibile, con un uso degli spazi mai eguagliato per quel che ho visto di suo (basti pensare alla scena dell'incontro fra i due protagonisti nelle rovine dell'abbazia, ai movimenti di macchina e alle inquadrature, tute sottese a sfruttare l'ambientazione e l'effetto sorpresa), accelerazioni sensate (anche se non sempre bellissime) e una conduzione degli attori davvero notevole (Price è stupendo, quasi irriconoscibile seppure senza trucco e recita dall'inizio alla fine senza mai gigioneggiare).
Un peccato che risulti così noioso, non avrebbe neppure avuto bisogno di un budget più alto, semplicemente di una sceneggiatura decente.

venerdì 2 luglio 2010

Creature del cielo - Peter Jackson (1994)

(Heavenly creatures)

Visto in DVD.

Questo è il rimo film di Jackson ad avere un budget decente, il primo post-serie B (e che serie B; il film precedente è infatti "Splatters" una delle vette di Jackson) e tira subito fuori un'opera magnifica.
Il film parla di una coppia di ragazze 14/15enni della Nuova Zelanda degli anni '50 che si incontrano, si stanno simpatiche, si frquentano, si innamorano e danno di matto assieme. Fin dall'inizio è evidente che non si tratta di due semplici adolescentelle, ma che sono pure un po disturbate e provano una certa tendenza verso il lato oscuro della vita (si insomma 2 adolescenti standard se fossero nate dopo gli anni '80), si comprendono a vicenda, si rifugiano in un mondo immaginario che condividono e spesso lo confondono con la realtà. I genitori di entrambe si preoccupano per una tendenza all'omosessualità che fa paura e decidono a più riprese di separarle, ma le crisi di pianto delle giovani li fanno deisistere ad intermittenza, finchè entrambe non decidono che il vero problema alla loro unione è la madre di una delle due...e qui prende vita una delle scene più crudeli che abbia visto di recente.

Jackson fa capire subito, fin dall'incipit, chi comanda, con uno stile rapido che punta sempre a inquadrare nella maniera meno convenzionale e più dinamica possibile, e che si lascia spesso contagiare dalla tendenza fantasy al surreale. Le scene migliori infatti sono quelle in cui le due ragazze immaginano dei personaggi di argilla, da loro inventati e costruiti, agire nel mondo reale, unitamente ai miti del cinema e della canzone dell'epoca. Tra le scene più belle la macchina da presa che entra nel castello di sabbia mentre le ragazze raccontano la storia, ma soprattutto le due inseguite da Welles dopo aver visto "Il terzo uomo"... no dico, inseguite da Welles che poi si fa anche una delle due!!!
Magnifiche le due protagoniste, nate cinematograficamente con questo film, la Winslet mostra già tutte le capacità che oggi le si accreditano, mentre la Lynskey, anch'essa bravissima, sarà più sfortunata nella vita lavorativa.
Il film, crudele, fantasioso, e godibilissimo, rimane uno dei più onesti a rappresentare le pulsioni adolescienziali, pur se portate ai limiti della normalità.

giovedì 1 luglio 2010

Kids return - Takeshi Kitano (1996)

(Kizzu ritan)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Dopo il grave incidente motociclistico e uno stop d'un paio d'anni, Kitano torna con questo film, il cui titolo sembra già una dichiarazione d'intenti e una rassicurazione per i fan.
Kids return è piuttosto diverso dai film precedenti, per la grande componente autobiografica che si respira per tutto il film, nonchè per l'assoluta normalità della trama, che si risolve senza tragedie, ma neppure senza vittorie, semplicemente lo sguardo del regista rimane a guardare i protagonisti con indulgenza e malinconia.
La storia è quella di due amici all'epoca delle superiori, dei loro primi passi assieme, delle strade che si dividono, dei sogni di grandezza che ognuno coltiva nel proprio campo e di come entrambi verranno affossati per scelte sbagliate (ma forse anche per mancanza di talento) e di come i due si allontanino. Il finale, che è poi l'inizio del film, è un loro reincontro casuale, con l'inevitabile ritorno al passato con la consapevolezza che tutta quanto successo non è la fine.
Bello, agrodolce e ricco di quei sentimenti lievi che sempre sono presenti nello stile di Kitano, rimane a se, per l'assoluta mancanza di surrealismo e per la netta diminuzione dell'ironia.