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mercoledì 19 aprile 2017

Come un uomo sulla terra - Andrea Segre, Dagmawi Yimer (2008)

(Id.)

Visto in DVD.

Il documentario si muove attraverso i racconti di alcuni richiedenti asilo a Roma. Attraverso i loro racconti viene delineato il loro arrivo in Italia concentrandosi sul buco nero rappresentato dalla Libia. Quel pezzo del viaggio spesso negletto, la compravendita di persone tra trafficanti e forze dell'ordine libiche, lo stazionamento in carceri nel deserto, le privazioni e le violenze.

Il documentario ha un doppio pregio; racconta un sistema sconosciuto ai più (e alle responsabilità più o meno dirette di Italia e UE) e lo fa senza troppi pietismo (vengono raccontate alcune violenze, ma sempre senza voler calcare la mano sull'orrore per rendere la materia più empatica).
Altra nota interessante è la presenza, come coregista e come soggetto centrale del documentario (è la voce narrante, ma anche l'intervistatore, ma anche personaggio della vicenda), dell'etiope Yimer, richiedente asilo approdato alla regia, già conosciuto (per me) per un cortometraggio sulla strage di Lampedusa (anche se è successivo a questo film, sua opera prima).
I lati negativi sono essenzialmente due. Lo scarso interesse per le immagini mostrate che lo rendono un discreto prodotto televisivo, ma un pessimo prodotto cinematografico (nell'epoca post-Moore, ma anche prima onestamente, non è più accettabile che un documentario cinematografico viva solo di contenuto); l'altro dettaglio negativo è il fatto che le vicende storiche hanno superato il documentario, se il suo pregio era mostrare una vicenda enorme e sconosciuta, guardandolo c'è da chiedersi quanto ci sia di ancora attuale dopo la caduta del regime libico; un dettaglio solitamente secondario, ma per un documentario che punta tutto sullo svelare un lato oscuro ignorato, questo dettaglio è determinante.

giovedì 13 novembre 2014

Ascmat, Nomi: Lampedusa 3 ottobre 2013 - Dagmawi Yimer (2014)

(Id.)

Visto al Festival di Cinema Africano (fuori concorso), in lingua originale.

Sulla carta era stato chiesto un documentario sulla strage dei migranti del 3 ottobre 2013 di Lampedusa, lasciando carta bianca al regista.
La scelta è caduta su una sorta di ricostruzione dell'accaduto in via indiretta, dapprima con inquadrature a fior d'acqua con macchina da presa storta che riprende le onde e una nave, passa poi a mostrare alcuni acquerelli ispirati a quegli avvenimenti a descrivere quanto accaduto, mentre una voce fuori campo lancia strali (frasi molto belle). Poi passa a mostrare il flashmob organizzato quest'anno per l'anniversario con 368 persone immerse nel mare di Lampedusa con un lenzuolo bianco a coprirli (la macchina da presa sta soprattutto sott'acqua anche in questo caso); intanto la stessa voce di prima elenca i nomi di tutti i morti dando la traduzione di quelli meno usuali (quasi tutti quelli in amarico).
Quello che vien fuori, più che un documentario (della strage come del flashmob), è un'opera d'arte visiva che ha gli stessi pregi e gli stessi difetti di questo tipo di opere; riesce nella prima parte a rendere piuttosto bene un mood, non quello della strage, ma quello di chi si imbarca; verso la fine, con l'elenco dei nomi e il flashmob in retroscena, si ottiene solo molta noia. Certo i nomi ripetuti riescono anche a rendere i numeri della strage, ma la ripetitività può facilmente disinteressare.

PS: l'immagine è una foto del regista, al momento non esistono foto decenti del corto.