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venerdì 17 marzo 2017

Il ritorno dello Jedi - Richard Marquand (1983)

(Star Wars: Episode VI - Return of the Jedi)

Visto in VHS.

Per la storia e tutto il resto, qui va benissimo.

Ecco, secondo me, qui si salta lo squalo. Qui è l'inizio della fine.
Tutti si scagliano sull'idiozia della seconda trilogia e su scelte imbarazzanti come Jar Jar Binks (giustamente), ma una seconda trilogia del genere è il minimo se si tollera un episodio VI come questo. Si, certo, sto parlando anche degli Ewok, dei pedobear con la passione dell'intifada che nessuno ha mai voluto commentare in maniera positiva; ma quello che più mi ha sconvolto è la sequenza da Jabba. In quella lunga serie di scene sembra di assistere a un ipotetico film intitolato "A nightmare on Sesama Street" con personaggi alla "Labyrinth" (se l'avesse girato Cronenberg) con pupazzi imbarazzanti e una scena canora totalmente inutile con uno dei CG più brutti di sempre.

Escluso tutto ciò quello che rimane è un film che regge benissimo, un ritorno a un avventuroso più action, più ritmato rispetto al precedente, avvicinandosi al primo film. La sequenza dell'inseguimento nella foresta della luna Endor è appesantita da effetti speciali datati, ma è ancora all'altezza della sua fama.
Una buona conclusione, ammazzata dal restyling voluto da Lucas con il CG più che gli altri capitoli, ma comunque di per sé il terribile ammonimento per ciò che sarebbe accaduto 20 anni dopo.

venerdì 9 gennaio 2015

La cruna dell'ago - Richard Marquand (1981)

(Eye of the needle)

Visto in tv.

Seconda guerra mondiale, una spia tedesca in Inghilterra scopre che le truppe presenti nelle zone orientali del paese (e che significherebbero un attacco su Calais) sono in realtà dei modellini costruiti per stornare l'attenzione di Hitler dal futuro attacco in Normandia. Dovrà tornare in Germania per dirlo direttamente al Fuhrer; per farlo dovrà trovarsi sull'isola della tempesta entro una settimana e mandare un messaggio a determinate ore per essere recuperato da un sottomarino. In parallelo una coppia inglese con lei incinta subisce un incidente dove l'uomo perde l'uso delle gambe, incazzato con il mondo lui e la famiglia a carico si trasferiscono sull'isola della tempesta. La spia sarà inseguita per tutto il paese, riuscirà a naufragare sull'isola, dove sarà accolto dalla famigliola infelice, sedurrà la donna; ma presto i sospetti si rifaranno vivi.

Spy story affascinante, calata in un'ambientazione particolare difficilmente toccata da altri film (l'Inghilterra rurale) che parte con la vita tranquilla di una spia tedesca molto competente, per poi dare un senso di accerchiamento di un uomo su un isola (la Gran Bretagna), si prende il tempo per creare un inseguimento vero e proprio (quello in treno) e poi rinchiude il protagonista su un'isola più piccola dove si gioca le carte della lotta psicologica fra i personaggi in costante tensione reciproca; nello showdown finale invece ci sarà una lotta molto fisica (non un corpo a corpo, ma un utilizzo del proprio corpo: dita staccate, elettrocuzione, dead man walking). Tutte le parti riescono a risultare credibili e si alternano l'una all'altra senza salti.
Il film è tenuto in piedi da un Sutherland perfetto; lui infatti riesce a dare il meglio di sé quando deve essere competente e glaciale; in più qui riesce ad essere perfettamente british.
La ricostruzione degli anni '40 e le scelte di fotografia tutte giocate sul marrone e il senso di umidità riescono a rendere il film non databile, quindi sempre attuale.