(Id.)
Visto in Dvx.
Un uomo semplice viene circuito da un abile truffatore che lo inserisce in un ambiente di profittatori. Il truffatore è costretto a fuggire, ma intanto il protagonista si innamora e si sposa con una donna della nuova cricca; inutile dire che il matrimonio non sarà felice.
Una storia solidissima tratta da D'Annunzio (peccato per il finale che si dilunga troppo disperdendo parte del pathos). Splendida la regia che spesso aggiunge guizzi grandiosi che preannunciano quello che arriverà nei decenni successivi (l’incipit in soggettiva; piccoli carrelli alla Scorsese; uso dei piani per costruire scene più articolate; la voce fuori campo che recita il dialogo che dovrebbe avere luogo mentre in realtà gli attori rimangono silenziosi; uso delle luci, anche se non enorme ma si pensi alle fiamme dei cerini; per non parlare dei fuochi d'artificio per rappresentare l'amplesso!).
Il comparto attoriale è discreto, ma il protagonista è un Fabrizi a cui finalmente è permesso di recitare, molto distante dalla solita macchietta buonista delle commedie; qui fa una parte castrante nella fase iniziale, ma sempre più spessa a mano a mano che il film si sviluppa.
Non è il film migliore di Lattuada, ma rimane uno dei più interessanti per il suo respiro internazionale (e la distanza enorme con il neorealismo di quegli anni); il tono, l'ambiente, la trama (l'uomo comune che, quasi involontariamente, si ritrova protagonista di un delitto), tutto fa sembrare questo un film langiano.
PS: c'è pure un giovane Sordi in una parte marginale, ma lui si bravo.
Visualizzazione post con etichetta Aldo Fabrizi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aldo Fabrizi. Mostra tutti i post
mercoledì 2 settembre 2015
lunedì 2 gennaio 2012
C'eravamo tanto amati - Ettore Scola (1974)
(Id.)
Visto in tv.
La storia di tre amici (Manfredi, Satta Flores e Gassman) dai felici giorni della resistenza fino agli anni ’70, le strade divise e costantemente riunitesi, la politica, il lavoro, i cambiamenti sociali e l’amore sempre per la stesa donna (la Sandrelli).
Sono un giannizzero di questo film che considero il più bello (a livello di regia) che sia mai stato fatto in Italia fino all’arrivo di Sorrentino. Quindi mi metto subito e dirne i lati negativi. Certamente la scrittura non è il punto di forza; i personaggi, seppure ben distinti e caratterizzati, sono molto superficiali e sciocchi; gli eventi non sono ben mostrati e, soprattutto, ogni cosa è mostrata con il filtro dell’ideologia che identifica con il denaro la morte spirituale e con la povertà l’unico vero sistema di rimanere onesti di fronte a se stessi...
Ma anche di fronte a queste evidenti pecche il film rimane un’opera larger than life. In questo film sono condensate tutte le turbolenze che dal dopo guerra si sono mosse in italia. Le lotte politiche, il boom economico, i vizi e le frodi dell’epoca e i vizi e le frodi che da allora ci accompagnano (significativamente profetico Gassman quando con Aldo Fabrizi si lamenta della conduzione dell’azienda, dicendo che non si può andare avanti con la bustarella all’assessore, ma bisogna pilotare i piani edilizi, avere contatti con la politica e farsi quotare in borsa), la storia del cinema di quel periodo (le duemila citazioni splendidamente sparse, come quella sfacciata e anche quella nascosta de "L'eclisse" di Antonioni e i reiterati camei di Fellini, Mastroianni, De Sica o la partecipazione come attore dello stesso Aldo Fabrizi ed Elena Fabrizi), le abitudini le manie ed i sogni dell’epoca. Il tutto viene mostrato e mischiato tanto da non esserci una differenza quando parla della vita o del cinema.
Il film poi riesce a far ridere quando deve, mentre si costella di diverse sequenze strappalacrime fatte da dio, come le foto della Sandrelli in lacrime in Piazza di Spagna, la canzone dei partigiani continuamente suonata/cantata, ecc… davvero i momenti da ricordare sono troppi.
Infine il motivo per cui l’ho sempre amato, Scola fa di tutto, fa di tutto, fa parlare i morti, sfrutta B/N e colori, utilizza le musiche, muove la macchina da presa con dolly enormi e sfrutta gli stilemi teatrali (i pensieri detti ad alta voce dai personaggi è un’idea fantastica, perché viene prima spiegata, poi utilizzata per finta nel film e solo dopo Scola la utilizza come tecnica reale… beh bisogna vederlo per capire) arrivando addirittura far recitare una lettera dalla donna che l’ha scritto, un sistema che all’epoca utilizzava solo Bergman (successivamente, per quanto ne so, solo Scorsese). Fantastico.
Visto in tv.
La storia di tre amici (Manfredi, Satta Flores e Gassman) dai felici giorni della resistenza fino agli anni ’70, le strade divise e costantemente riunitesi, la politica, il lavoro, i cambiamenti sociali e l’amore sempre per la stesa donna (la Sandrelli).Sono un giannizzero di questo film che considero il più bello (a livello di regia) che sia mai stato fatto in Italia fino all’arrivo di Sorrentino. Quindi mi metto subito e dirne i lati negativi. Certamente la scrittura non è il punto di forza; i personaggi, seppure ben distinti e caratterizzati, sono molto superficiali e sciocchi; gli eventi non sono ben mostrati e, soprattutto, ogni cosa è mostrata con il filtro dell’ideologia che identifica con il denaro la morte spirituale e con la povertà l’unico vero sistema di rimanere onesti di fronte a se stessi...
Ma anche di fronte a queste evidenti pecche il film rimane un’opera larger than life. In questo film sono condensate tutte le turbolenze che dal dopo guerra si sono mosse in italia. Le lotte politiche, il boom economico, i vizi e le frodi dell’epoca e i vizi e le frodi che da allora ci accompagnano (significativamente profetico Gassman quando con Aldo Fabrizi si lamenta della conduzione dell’azienda, dicendo che non si può andare avanti con la bustarella all’assessore, ma bisogna pilotare i piani edilizi, avere contatti con la politica e farsi quotare in borsa), la storia del cinema di quel periodo (le duemila citazioni splendidamente sparse, come quella sfacciata e anche quella nascosta de "L'eclisse" di Antonioni e i reiterati camei di Fellini, Mastroianni, De Sica o la partecipazione come attore dello stesso Aldo Fabrizi ed Elena Fabrizi), le abitudini le manie ed i sogni dell’epoca. Il tutto viene mostrato e mischiato tanto da non esserci una differenza quando parla della vita o del cinema.
Il film poi riesce a far ridere quando deve, mentre si costella di diverse sequenze strappalacrime fatte da dio, come le foto della Sandrelli in lacrime in Piazza di Spagna, la canzone dei partigiani continuamente suonata/cantata, ecc… davvero i momenti da ricordare sono troppi.
Infine il motivo per cui l’ho sempre amato, Scola fa di tutto, fa di tutto, fa parlare i morti, sfrutta B/N e colori, utilizza le musiche, muove la macchina da presa con dolly enormi e sfrutta gli stilemi teatrali (i pensieri detti ad alta voce dai personaggi è un’idea fantastica, perché viene prima spiegata, poi utilizzata per finta nel film e solo dopo Scola la utilizza come tecnica reale… beh bisogna vederlo per capire) arrivando addirittura far recitare una lettera dalla donna che l’ha scritto, un sistema che all’epoca utilizzava solo Bergman (successivamente, per quanto ne so, solo Scorsese). Fantastico.
Etichette:
1974,
Aldo Fabrizi,
Commedia,
Dramma,
Elena Fabrizi,
Ettore Scola,
Film,
Nino Manfredi,
Personal cult,
Stefania Sandrelli,
Vittorio Gassman
Iscriviti a:
Post (Atom)
