(How green was my valley)
Visto in Dvx.
La gioventù di un ragazzo gallese ultimo nato di una famiglia numerosa. La chiusura della miniera, l'emigrazione e la morte romperanno l'idillio.
Un anno dopo "Furore" Ford non sembra intenzionato a lasciare l'arena della spiritualità del quotidiano e del disagio sociale che sfocia mai nel film politico. Anche qui, come in "Furore" c'è la storia di una famiglia unita e granitica, che viene distrutta pezzo a pezzo dagli sconvolgimenti sociali, dalla crisi economica e dalle angherie; disperdendosi, pur senza mai allontanarsi moralmente.
Qui, anche più che nel film precedente, il lato sociale è messo in evidenza; c'è la dignità di una condizione disagiata, ma ricca di speranza, c'è l'evoluzione del mondo del lavoro che lascia dietro di sé cadaveri e conflitti; ma tutto questo viene fatto con sentimento e senso del melodramma, mai con risvolti sociali veri e proprio, mai politica franca.
E il film funziona. Pur essendo costruito a episodi disgiunti (e nella sequenza della scuola si percepisce un pò troppo il distacco con i resto delle vicende) riesce a mantenersi coeso; riesce sempre a far trasparire i sentimenti enormi dei protagonista, spesso senza esagerare con il sentimentalismo (...senza esagerare significa che ce n'è, ma sempre in maniera accettabile); riesce a mostrare una religiosità delle piccole cose che è solo in parte collegata alla religione.
Ma in aggiunta a tutto questo si aggiunge un'iniezione di mezzi da parte della MGM che permettono a Ford di sfogare il proprio lato estetico. Tutto l'incipit con la presentazione del villaggio gallese è una serie di fotografie che meriterebbero di essere messe in un museo; il colpo d'occhio del giovane protagonista che re-impara a camminare in mezzo ai fiori è quasi eccessivo per teatralità, le scene del lavoro in miniere sono dei capolavori del cinema sociale,
Unico vero difetto è il giovane, amimico, protagonista...
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lunedì 1 gennaio 2018
mercoledì 2 dicembre 2009
Bedlam - Mark Robson (1946)
(Id.; in Italia è anche noto come "Manicomio")
Visto in VHS, registrato dalla tv.
Un film piuttosto convenzionale per regia, che regala solo alcuni momenti davvero interessanti.
Il film è stato prodotto da Val Lewton, va precisato, perchè come di consueto si basa più sul non visto e sulle atmosfere piuttosto che sui fatti che vengono mostrati; ed i questo riesce abbastanza bene, anche grazie a Karloff che a fare il bastardo riesce sempre (buona la sua interpretazione).
La storia è quella del manicomio di Bedlam appunto, diretto da Boris Karloff, i cui metodi verranno messi sotto accusa da Anna Lee, ma Karloff sparà come difendersi...
Ovviamente finisce come deve finire un film di quegli anni, ma la scena del giudizio dei pazzi (che chissà perchè mi ricorda "M, il mostro di Dusseldorf") è decisamente ben realizzata.
Il trio Robson, Lewton, Karloff si era incontrato solo un anno prima per l'ancora più modesto "Il vampiro dell'isola".
Visto in VHS, registrato dalla tv.
Un film piuttosto convenzionale per regia, che regala solo alcuni momenti davvero interessanti.
Il film è stato prodotto da Val Lewton, va precisato, perchè come di consueto si basa più sul non visto e sulle atmosfere piuttosto che sui fatti che vengono mostrati; ed i questo riesce abbastanza bene, anche grazie a Karloff che a fare il bastardo riesce sempre (buona la sua interpretazione).
La storia è quella del manicomio di Bedlam appunto, diretto da Boris Karloff, i cui metodi verranno messi sotto accusa da Anna Lee, ma Karloff sparà come difendersi...
Ovviamente finisce come deve finire un film di quegli anni, ma la scena del giudizio dei pazzi (che chissà perchè mi ricorda "M, il mostro di Dusseldorf") è decisamente ben realizzata.
Il trio Robson, Lewton, Karloff si era incontrato solo un anno prima per l'ancora più modesto "Il vampiro dell'isola".
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