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venerdì 29 settembre 2017

L'inganno - Sofia Coppola (2017)

(The beguiled)

Visto al cinema.

Remake del film di Don Siegel di cui condivide completamente la trama. Durante la guerra di secessione americana, un soldato nordista, ferito e isolato in una foresta del sud trova rifugio in un istituto per ragazze dove troverà un microcosmo ricco di tensioni. Lui si inserirà cercando i punti deboli per sfruttare la situazione a suo vantaggio.

Questa versione del film risulta meno ambigua della precedente e meno sensuale; l'uomo è un manipolatore  ambiguo mentre le donne sono alternativamente fragili, troppo giovani, ingenue o con troppa voglia di un minimo di normalità; sono donne con debolezze, ma sono innocenti. Viene eliminato del tutto quel manto di ambigua ambivalenza di tutti i personaggi che era il fulcro del film originale, addirittura la decisione estrema presa dalla istitutrice sulla frattura del soldato qui viene giustificata da motivi pragmatici senza quel dubbio (per usare un eufemismo) che la rendeva tanto orribile nell'opera precedente.
Un film smorzato, di molto. Tuttavia più che un'accusa alla superficialità dell'adattamento, mi sembra in linea con la poetica della Coppola (che ha ri-sceneggiato il film), sembra voler essere la stessa opera con un punto di vista più chiaro, rendendo la trama un'indagine alla "Teorema"; le dinamiche interne ad un gruppo chiuso con l'arrivo di un estraneo (in questo caso negativo).
Come dicevo, un'idea chiara e, in parte, interessante, ma che risulta sminuente rispetto all'originale che, purtroppo, adoro.

L'intero cambio di punto di vista è reso evidente anche dall'impianto estetico (già la sola locandina è lampante) che, come sempre nella Coppola, è magnifico: esterni grandiosi e decadenti, interni perfetti, ma algidi, colori tenui, luci di candela di notte e potenti fasci da fonti precise di giorno. Un impianto estetico dettagliato, curato, delicato e in rovina insieme.

Il vero problema però è altrove. La sceneggiatura si muove lenta, spesso a un passo dalla noia, ma riesce a fermarsi un attimo prima; tuttavia sembra perdersi in dettagli per poi dover recuperare con accelerazioni incaute in cui un personaggio dichiara ciò che poteva essere suggerito con una scena in più, rovinando poi in un lungo finale in cui i comportamenti sembrano esplodere senza un adeguato motivo, senza una preparazione sufficiente; più che il punto di vista, la sceneggiatura sembra aver problemi nel gestire sé stessa.

PS: buono il cast, con una nota particolare per la Dunst.

mercoledì 25 gennaio 2017

Melancholia - Lars von Trier (2011)

(Id.)

Visto in Dvx.

Una donna affetta da depressione si sposa, il giorno del suo matrimonio sembra che tutto vada per il meglio, ma all'improvviso viene, nuovamente, colta dall'angoscia; tutto andrà a catafascio. Il giorno dopo rimane dalla sorella dove assiste all'avvicinamento di un pianeta, Melancholia, che dovrebbe sfiorare la terra senza causare danni, ma quando i calcoli degli astrofisici sembrano sbagliare e la tragedia sembra totale e inevitabile è proprio lei che riesce a mantenere il controllo.

Sarà da una vita che non vedo un film di von Trier e stavo cominciando a dimenticarmi di quanto è bravo. Al di là della sua voglia di shockare, al di là delle sue trame cupe e respingenti, al di là delle sue assurde fisse stilistiche degli anni '90, al di là di tutto von Trier rimane uno dei migliori costruttori di immagini che il cinema abbia al momento. L'incipit del film dove viene mostrato lo scontro fra pianeti accompagnato da una serie di immagini tra il reale e il simbolico dura almeno sette minuti, tutti di rallenty, tutti quasi senza azione, tutti dal significato criptico, eppure è uno dei momenti più belli che abbia visto in un film ultimamente; costruisce non delle sequenze, ma dei quadri simbolisti, delle immagini dalla fotografia impeccabile, dal significato oscuro, ma dal mood perfetto e pervasivo. Questo è un film sull'angoscia e il messaggio ci viene completamente veicolato con ogni singolo fotogramma, anche preso singolarmente.
Poi si passa alla prima metà del film, la parte della festa di matrimonio, che da momento di gioia diventa sempre più cupo. Anche qui l'angoscia è perfetta, il senso di claustrofobia, di imprigionamento (nonostante sia un matrimonio voluto e, forse, desiderato) è totale; mai nel cinema di von Trier si è percepita una tale negatività senza scampo (neppure nei suoi capolavori passati). Con niente in mano il regista veicola un intero mondo di sensazioni. Lo stile è un simil-Dogma, pur concedendosi tutte le cure del caso.
La seconda parte del film ritorna a essere una sequela di quadri. La fotografia torna curatissima, la costruzione delle inquadrature diventa predominante con punte di lirismo assurde e bellissime (la Dunst nuda [a proposito, grazie Lars] o la bellissima scena finale con il gigantesco pianeta in secondo piano e la famigliette in campo lungo). Qui l'argomento diventa più pesante (non si discute più di un matrimonio, ma del rischio che la Terra venga distrutta), tuttavia il mood si alleggerisce (fino a un certo punto), le vie di fuga scompaiono, ma la gigantesca angoscia di vivere della protagonista, sembra darle lucidità nel momento di maggior stress per un essere umano. Di fatto von Trier fa provare al suo pubblico le stesse sensazioni che prova la protagonista e in questo lavoro riesce totalmente. Ancora una volta c'è la totale assenza di speranza, ma vista con un'ottica lievemente diversa.

Un cast stellare, tutto, completamente, in parte; a cui si può imputare, al massimo, il difetto di essere sottoutilizzato. La Dunst è decisamente al suo meglio.


giovedì 5 novembre 2009

Se mi lasci ti cancello - Michel Gondry (2004)

(Eternal sunshine of the spotless mind)

Visto in DVD

Uno dei più bei film dell'ultimo decennio. Un film sull'amore tout court che non si limita alla visione hollywoodiana della passione ma racconta una storia nel suo svolgersi dalla fine all'inizio, in una sorta di "Memento" che rende chiaro prima il perchè non sia funzionata e solo dopo il perchè sia cominciata. Il tutto con salti avanti e indietro nel tempo che si possono capire del tutto solo alla fine nel magnifico colpo di scena (che per una volta non è fine a se stesso ma è utilissimo ai fini del significato del film).
La regia di Gondry poi è magnifica, praticamente ogni scena ha qualche aggiunta, qualche modifica, ogni scena significa qualcosa, e il regista dirige tutto magnificamente con l'aiuto di effetti speciali, più spesso artigianali che non digitali. Alcune inquadrature, per costruzione dell'immagine, sono già da galleria d'arte. Splendida anche la fotografia che rende perfettamente il mood generale.
Infine un encomio agli attori, sia ai protagonisti Carrey e Winslet mai visti in queste vesti ma bravi come sempre (sembrano quasi essersi scambiati i ruoli), sia ai comprimari, quasi tutti in parte, quasi perfetti.
Non voglio commentare troppo sul titolo italiano... in poche occasioni ci si era ridotti così in basso...