(Id. AKA Io sono un gatto)
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
Tratto dall'omonimo (e bellissimo) romanzo di Soseki, il film mostra alcuni giorni nella vita di un professore e intellettuale del primo novecento giapponese che, con la sua cerchia di amici, disquisisce di tutto, cerca di risolvere problemi di poco conto della vita di tutti i giorni.
Si dice che la letteratura giapponese moderna sia nata con un gatto e il romanzo in effetti è un satira dettagliata, ma divertente e godibile. Il film invece no. Nel libro il gatto del titolo è il vero protagonista e l'io narrante, è un osservatore esterno della realtà che commenta e cerca di capire; nel film il gatto è un personaggio sullo sfondo, una animale senza coscienza di sé (in realtà ha coscienza di sé, ma poco e nel finale); l'io narrante non è presenta e l'osservatore esterno è dato dalla macchina da presa. Ovviamente non ci sono opinioni o incomprensioni (che nel libro erano generate dall'impossibilità del gatto di capire del tutto gli esseri umani) e da affresco ironico e molto chiacchierato sulla società dell'epoca (soprattutto sull'intellighenzia) diventa un filmetto simpatico, una vicenda ironica in costume con una serie di buffi personaggi.
Regia un po rigida con inquadrature ariose, fisse, con un buon uso del montaggio per dare senso a ciò che viene detto a parole (ma non per sostituirlo), per esemplificarlo o sfotterlo; qualche ottima costruzione delle inquadrature.
Purtroppo il ritmo, il tono e l'atteggiamento del film è quello che più mi stimola a fare altro mentre lo guardo quindi è possibile abbia perso alcune sfumature che l'avrebbero reso l'opera migliore di sempre... tuttavia se da un libro con molti dialoghi si fa un film con molto cicaleccio c'è uno sbaglio di fondo nell'adattamento.
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venerdì 8 settembre 2017
lunedì 29 maggio 2017
L'arpa birmana - Kon Ichikawa (1956)
(Biruma no tategoto)
Visto registrato dalla tv.
Alla fine della seconda guerra mondiale un gruppo di soldati giapponesi di stanza in Birmania attenda di poter tornare in patria, nel mentre uno di loro si separa, apparentemente scomparso in realtà si è travestito da monaco buddhista per muoversi liberamente a cercare i morti delle battaglie rimasti insepolti e dare loro una degna cerimonia funebre.
Un film antimilitarista, ma con grazia; con un cuore e una tenerezza molto più efficace di molte trovate efferate.
Ancora più interessante è che in questo film la musica è la vera protagonista, è il mezzo di comunicazione fra le persone. Una suonata d'arpa è l'allarme in caso di pericolo o l'avvertimento di un via libera, un arpeggio suonato da un ragazzo significa che il commilitone perduto non è morto, il modo per cercarlo è cantando una canzone, mentre l'inno sacro cantato dagli inglesi per il giapponese ignoto li denota come esseri umani e non più come nemici. La musica in molti casi si sostituisce ai dialoghi rendendo questo film poco parlato, ma egualmente emotivo.
Indubbiamente pecca d'ingenuità in molti punti, ma è figlia di una positività dolce che non chiude gli occhi di fronte ai fatti negativi, ma li accetta.
Visto registrato dalla tv.
Alla fine della seconda guerra mondiale un gruppo di soldati giapponesi di stanza in Birmania attenda di poter tornare in patria, nel mentre uno di loro si separa, apparentemente scomparso in realtà si è travestito da monaco buddhista per muoversi liberamente a cercare i morti delle battaglie rimasti insepolti e dare loro una degna cerimonia funebre.
Un film antimilitarista, ma con grazia; con un cuore e una tenerezza molto più efficace di molte trovate efferate.
Ancora più interessante è che in questo film la musica è la vera protagonista, è il mezzo di comunicazione fra le persone. Una suonata d'arpa è l'allarme in caso di pericolo o l'avvertimento di un via libera, un arpeggio suonato da un ragazzo significa che il commilitone perduto non è morto, il modo per cercarlo è cantando una canzone, mentre l'inno sacro cantato dagli inglesi per il giapponese ignoto li denota come esseri umani e non più come nemici. La musica in molti casi si sostituisce ai dialoghi rendendo questo film poco parlato, ma egualmente emotivo.
Indubbiamente pecca d'ingenuità in molti punti, ma è figlia di una positività dolce che non chiude gli occhi di fronte ai fatti negativi, ma li accetta.
Finale molto parlato, stranamente, ed enfatico, ma anche le ultime scene riescono, nonostante tutto, a essere incredibilmente dolci e
commoventi.
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