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mercoledì 15 novembre 2017

Non si sevizia un paperino - Lucio Fulci (1972)

(Id.)

Visto in Dvx.

In un paesino del sud Italia avvengono una serie di inquietanti omicidi di bambini, tutti in maniera identica. Oltre alla polizia inizierà a indagare un giornalista che, unendosi nelle ricerche a una delle indiziate, scoprirà cosa sta succedendo realmente.

Mi trovo a concordare con l'opinione generale; considerando i film di Fulci che ho visto finora, questa è la sua opera migliore. La sinossi estremamente semplicistica non rende merito di un mood che non ha niente a che vedere con il perturbante metafisico della "Trilogia della morte", ma riesce a dare un senso di impotenza di fronte a una perversione generalizzati e insondabile.

La regia fluida è sempre la stessa, con un amore particolare per i piani di ripresa complessi (dei finti panfocus o l'uso del fuori fuoco per suddividere un'inquadratura), una mano piuttosto pesante sugli zoom e soggettive, ma soprattutto i continui, piccoli, movimenti di macchina da presa che rendono più gustoso il montaggio interno.

Ma al di là della regia sempre efficace questo film vince per concretezza. La trama sarà ai limite della sospensione dell'incredulità, ma è gestita benissimo, con estrema concretezza; i personaggi che si susseguono sono solo abbozzati, ma lasciano intendere tutto un mondo tridimensionale dietro di loro (tutta la prima parte con le indagini dei Carabinieri è la descrizione di un microcosmo dalle miriadi di anfratti). Inoltre riesce a mantenere coesa una storia estremamente dispersiva con continui cambi di protagonisti (prima i carabinieri, poi il giornalista) così come di sospettati (magnifico il fatto che il Fulci ci induca ad avere sospetti anche prima che li abbia la polizia, per poi frustrarli sistematicamente).

venerdì 27 maggio 2016

Sweet Charity: Una ragazza che voleva essere amata - Bob Fosse (1969)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una ragazza che per vivere fa la taxi girl (la ballerina a pagamento) in un locale di New York sogna l'amore ideale, ma soprattutto, il riscatto sociale. Positiva ed entusiasta si ritroverà più spesso a essere osteggiata dalla vita e dalla fortuna che non a esserne aiutata.

Tratto da un musical teatrale a sua volta ispirato a "Le notti di Cabiria" è una versione edulcorata, zuccherosa e chiassosa dell'opera di Fellini... che in effetti si ravvisa molto poco (giusto qualche episodio...e il finale con gli hippy al posto della processione religiosa risulta particolarmente ridicolo e svilente).

Il film però è diretto da Bob Fosse (alla sua opera prima) che nei musical ha pochi concorrenti. Un'opera colorata e sincopata, non ai livelli di "All that jazz" (che comunque profumava di Fellini anche a distanza), ma ha di buono che l'intero film è organizzato per essere musicalo, creando ritmo con le immagini e il montaggio prima ancora che con la voce o la danza degli attori (basti vedere "Big spender"). prende evidente spunto dai swinging '60 inglesi per evolvere con il ritmo che si imparerà a conoscere più tardi e con una ironia smaccata che riporta tutto a un livello di kitsch fresco e accettabile (si pensi ai balli nel locale dove viene portata Charity dall'attore che sfottono direttamente la swinging London).
Di fatto il film proietta la Cabiria originale in un mondo favolistico distante dalla realtà; qui l'effetto di agnizione non può essere dato dal contrasto tra ambiente e aspirazioni personali (non è una prostituta e di fatto non vive nello squallore); tutto viene buttato sulla spalle della MacLaine; lei è bravissima, si da anima e corpo e voce con risultati sorprendenti, però l'effetto non può risultare potente e viscerale come nell'originale. Ma è un limite che sta nell'idea base.

PS: quasi tutte le sequenze musicali sono da manuale (beh, se si considera il manuale personale di Fosse); tutte meritevoli; sottolinea solo il cameo di Sammy Davis Jr nella parte del santone Big Daddy.