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In un paesino del sud Italia avvengono una serie di inquietanti omicidi di bambini, tutti in maniera identica. Oltre alla polizia inizierà a indagare un giornalista che, unendosi nelle ricerche a una delle indiziate, scoprirà cosa sta succedendo realmente.
Mi trovo a concordare con l'opinione generale; considerando i film di Fulci che ho visto finora, questa è la sua opera migliore. La sinossi estremamente semplicistica non rende merito di un mood che non ha niente a che vedere con il perturbante metafisico della "Trilogia della morte", ma riesce a dare un senso di impotenza di fronte a una perversione generalizzati e insondabile.
La regia fluida è sempre la stessa, con un amore particolare per i piani di ripresa complessi (dei finti panfocus o l'uso del fuori fuoco per suddividere un'inquadratura), una mano piuttosto pesante sugli zoom e soggettive, ma soprattutto i continui, piccoli, movimenti di macchina da presa che rendono più gustoso il montaggio interno.
Ma al di là della regia sempre efficace questo film vince per concretezza. La trama sarà ai limite della sospensione dell'incredulità, ma è gestita benissimo, con estrema concretezza; i personaggi che si susseguono sono solo abbozzati, ma lasciano intendere tutto un mondo tridimensionale dietro di loro (tutta la prima parte con le indagini dei Carabinieri è la descrizione di un microcosmo dalle miriadi di anfratti). Inoltre riesce a mantenere coesa una storia estremamente dispersiva con continui cambi di protagonisti (prima i carabinieri, poi il giornalista) così come di sospettati (magnifico il fatto che il Fulci ci induca ad avere sospetti anche prima che li abbia la polizia, per poi frustrarli sistematicamente).
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mercoledì 15 novembre 2017
lunedì 31 agosto 2015
Quella villa accanto al cimitero - Lucio Fulci (1981)
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Famigliola si trasferisce in una casa in una nuova cittadina; questo senza badare ai ripetuti avvertimenti soprannaturali e nonostante il precedente inquilino (collega e amico del padre di famiglia) si sia suicidato male.
Fine de "La trilogia della morte"; più solido e meno randomico dei due assurdi precedenti, qui la storia c'è, decisamente più banale dei precedenti, ma pur sempre costruita meglio; peccato per i molti elementi inutili che fuorviano e fanno perdere il filo; peccato inoltre per uno spiegoncino nel pre-finale che non si capisce da dove venga fuori.
Costellato di bei momenti (senza molta soluzione di continuità l'uno con l'altro) e molte diluizioni perde del tutto la sfida dello splatter fantasioso con i due predecessori; inoltre entra direttamente in competizione per la scena più idiota di sempre nella lunga sequenza dell'aggressione del pipistrello...
Alla regia anche più dinamico (pur essendo realizzato nello stesso periodo degli altri film della trilogia); movimenti di macchina, zoom e parecchie soggettive oltre a molti dettagli sugli occhi. Fulci di nuovo in un cameo, qui fa il professore dell'incipit.
Visto in Dvx.
Famigliola si trasferisce in una casa in una nuova cittadina; questo senza badare ai ripetuti avvertimenti soprannaturali e nonostante il precedente inquilino (collega e amico del padre di famiglia) si sia suicidato male.
Fine de "La trilogia della morte"; più solido e meno randomico dei due assurdi precedenti, qui la storia c'è, decisamente più banale dei precedenti, ma pur sempre costruita meglio; peccato per i molti elementi inutili che fuorviano e fanno perdere il filo; peccato inoltre per uno spiegoncino nel pre-finale che non si capisce da dove venga fuori.
Costellato di bei momenti (senza molta soluzione di continuità l'uno con l'altro) e molte diluizioni perde del tutto la sfida dello splatter fantasioso con i due predecessori; inoltre entra direttamente in competizione per la scena più idiota di sempre nella lunga sequenza dell'aggressione del pipistrello...
Alla regia anche più dinamico (pur essendo realizzato nello stesso periodo degli altri film della trilogia); movimenti di macchina, zoom e parecchie soggettive oltre a molti dettagli sugli occhi. Fulci di nuovo in un cameo, qui fa il professore dell'incipit.
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lunedì 27 luglio 2015
...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà - Lucio Fulci (1981)
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La morte violenta di un uomo negli anni '20 in un hotel... non ho capito bene... apre le porte dell'inferno? vabbé comunque sessant'anni dopo una tizia compra l'hotel e si scatenano i morti viventi e le visioni e la morte e la violenza.
Secondo capitolo della trilogia della morte (gates of hell) dopo "Paura nella città dei morti viventi" e, di fatto, questo è gemello del precedente. Dal primo capitolo della saga riprende la porta dell’inferno (strano che siano tutte negli USA...), un libro di profezie, una sensitiva cieca (beh la cecità non c’era nell'altro, ma la sensitiva c'era), sussurri e grida, inquadrature che si allargano per riprendere lo sfondo o per inquadrare dall’alto, inquadrature che si avvicinano per mostrare dettagli sfuggiti ad una prima occhiata, musica gotica al pianoforte (ma c’è pure l’elettronica anni '80 che così poche gioie ha regalato al mondo), un cameo di Fulci (nell’altro era un medico della morgue, qui un archivista della contea).
In questo secondo capitolo c'è però qualche miglioria rispetto al precedente; c'è una vena più surreale e visionaria (l’incontro con Emily ferma in mezzo alla strada è proprio ben realizzato e regala un colpo d'occhio notevole); ci sono omicidi (dalle facce consumate dall’acido, all'aggressioni a morsi da parte delle tarantole) che sono, forse, più fantasiosi del precedente (senza riuscire, però, ad avere la stessa efficacia). E poi viene mantenuto il marchio di fabbrica fulciano; l'accanimento splatter sugli occhi.
In definitiva qualche idea visiva in più; una storia ricalcata sul precedente, ma meno caotica (pur non essendo un fulgido esempio di coerenza e buon senso); ma il mood è nel complesso meno efficace e le idee innovative del primo (almeno in termini di effetti speciali) non sono mantenute allo stesso livello.
Visto in Dvx.
La morte violenta di un uomo negli anni '20 in un hotel... non ho capito bene... apre le porte dell'inferno? vabbé comunque sessant'anni dopo una tizia compra l'hotel e si scatenano i morti viventi e le visioni e la morte e la violenza.
Secondo capitolo della trilogia della morte (gates of hell) dopo "Paura nella città dei morti viventi" e, di fatto, questo è gemello del precedente. Dal primo capitolo della saga riprende la porta dell’inferno (strano che siano tutte negli USA...), un libro di profezie, una sensitiva cieca (beh la cecità non c’era nell'altro, ma la sensitiva c'era), sussurri e grida, inquadrature che si allargano per riprendere lo sfondo o per inquadrare dall’alto, inquadrature che si avvicinano per mostrare dettagli sfuggiti ad una prima occhiata, musica gotica al pianoforte (ma c’è pure l’elettronica anni '80 che così poche gioie ha regalato al mondo), un cameo di Fulci (nell’altro era un medico della morgue, qui un archivista della contea).
In questo secondo capitolo c'è però qualche miglioria rispetto al precedente; c'è una vena più surreale e visionaria (l’incontro con Emily ferma in mezzo alla strada è proprio ben realizzato e regala un colpo d'occhio notevole); ci sono omicidi (dalle facce consumate dall’acido, all'aggressioni a morsi da parte delle tarantole) che sono, forse, più fantasiosi del precedente (senza riuscire, però, ad avere la stessa efficacia). E poi viene mantenuto il marchio di fabbrica fulciano; l'accanimento splatter sugli occhi.
In definitiva qualche idea visiva in più; una storia ricalcata sul precedente, ma meno caotica (pur non essendo un fulgido esempio di coerenza e buon senso); ma il mood è nel complesso meno efficace e le idee innovative del primo (almeno in termini di effetti speciali) non sono mantenute allo stesso livello.
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lunedì 29 giugno 2015
Paura nella città dei morti viventi - Lucio Fulci (1980)
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Un prete ha l'idea geniale di suicidarsi nel cimitero della cittadina di Dunwich, si esatto proprio la Dunwich costruita sulle macerie di Salem, proprio la Salem dove c'erano le porte dell'inferno. Una medium partirà alla ricerca di quella cittadina (non presente sulle carte geografiche) perché se le porte non verranno chiuse entro ognissanti non potranno più essere chiuse. ad affiancarla un gagliardo uomo di mezza età che vorrebbe chiaramente ottenere altro da lei.
Dopo una dignitosa carriera in film di genere varia, Lucio Fulci, nel '79 viene costretto a dirigere l'ideale seguito di "Zombi" di Romero; quello che viene fuori è "Zombi 2" (ma va?!), un film splatter molto personale. Piacque e si decise di dare a Fulci un sacco di soldi per fare un sacco di film e Fulci ringraziò realizzando quella che in Italia è conosciuta come la "Trilogia della morte" (mentre in USA è più correttamente chiamata "Gates of hell trilogy").
Questo ne rappresenta il primo capitolo.
Evidenti i debiti alla letteratura classica di genere (Lovecraft e Poe sono smaccatamente citati) per una storia che però non riesce ad avere un trama sensata, le cose accadono senza un nesso e le spiegazioni sono negate; poi il ritmo regge abbastanza bene, quindi volendo uno può ignorarlo, però nei momenti di stanca il WTF è dietro l'angolo.
Il lato veramente positivo è la capacità di Fulci di rendere il mood costantemente perturbante, cioè una via di mezzo fra inquietudine e assurdo; a questo si unisce il gusto splatter unito a effetti speciali artigianali forse non perfetti, ma spesso efficaci che regalano donne che si svuotano vomitando le loro interiora e ragazzi uccisi a trapanate nel cranio. Agli elogi si può aggiungere un certo gusto estetico (limitato però alla prima parte) che rende bellissime le sequenze della donna sotterrata viva e la ragazza che lacrima sangue (prego Tarantino, non c'è di che).
Tra i lati negativi però bisogna aggiungere l'inutilità degli zombi fulciani che non hanno appeal né innovazioni né bellezza e la presenza di uno dei villain più inutili di sempre.
Non un capolavoro del genere, ma un insieme di vecchio stile e nuove idee (all'epoca) che possono dare buoni frutti.
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Un prete ha l'idea geniale di suicidarsi nel cimitero della cittadina di Dunwich, si esatto proprio la Dunwich costruita sulle macerie di Salem, proprio la Salem dove c'erano le porte dell'inferno. Una medium partirà alla ricerca di quella cittadina (non presente sulle carte geografiche) perché se le porte non verranno chiuse entro ognissanti non potranno più essere chiuse. ad affiancarla un gagliardo uomo di mezza età che vorrebbe chiaramente ottenere altro da lei.
Dopo una dignitosa carriera in film di genere varia, Lucio Fulci, nel '79 viene costretto a dirigere l'ideale seguito di "Zombi" di Romero; quello che viene fuori è "Zombi 2" (ma va?!), un film splatter molto personale. Piacque e si decise di dare a Fulci un sacco di soldi per fare un sacco di film e Fulci ringraziò realizzando quella che in Italia è conosciuta come la "Trilogia della morte" (mentre in USA è più correttamente chiamata "Gates of hell trilogy").
Questo ne rappresenta il primo capitolo.
Evidenti i debiti alla letteratura classica di genere (Lovecraft e Poe sono smaccatamente citati) per una storia che però non riesce ad avere un trama sensata, le cose accadono senza un nesso e le spiegazioni sono negate; poi il ritmo regge abbastanza bene, quindi volendo uno può ignorarlo, però nei momenti di stanca il WTF è dietro l'angolo.
Il lato veramente positivo è la capacità di Fulci di rendere il mood costantemente perturbante, cioè una via di mezzo fra inquietudine e assurdo; a questo si unisce il gusto splatter unito a effetti speciali artigianali forse non perfetti, ma spesso efficaci che regalano donne che si svuotano vomitando le loro interiora e ragazzi uccisi a trapanate nel cranio. Agli elogi si può aggiungere un certo gusto estetico (limitato però alla prima parte) che rende bellissime le sequenze della donna sotterrata viva e la ragazza che lacrima sangue (prego Tarantino, non c'è di che).
Tra i lati negativi però bisogna aggiungere l'inutilità degli zombi fulciani che non hanno appeal né innovazioni né bellezza e la presenza di uno dei villain più inutili di sempre.
Non un capolavoro del genere, ma un insieme di vecchio stile e nuove idee (all'epoca) che possono dare buoni frutti.
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domenica 6 marzo 2011
Lo squartatore di New York - Lucio Fulci (1982)
(Id.)
Visto in VHS.
Per New York va in giro un matto che squarcia i ventri di giovani figliole e prende per il culo la polizia telefonando con la voce di paperino…
Allora, se vogliamo fare un paragone questo è proprio un film alla Dario Argento. Di meglio di Argento ha la semplicità, non nella trama, ma nello stile; Fulci evita ogni barocchismo e rinuncia ad effetti autoriali in favore di una film visivamente più semplice e meno pesante di qualunque film di Argento. La cosa è decisamente positiva… inoltre Fulci dimostra una certa capacità nel mettere in scena, nel narrare; si prende gioco dello spettatore facendogli credere cose che poi sistematicamente smentisce (su tutte l’arrivo del ragazzo nell’ospedale dove è ricoverata la donna sopravvissuta, che sembra essere una minaccia, invece…)
Però Fulci ci prova a creare tensione, a fare suspence, se non addirittura paura… ma non ci riesce. Ci prova, ma neppure lo splatter è decente. Giusto del rosso schizzato in giro, ma niente di più. Inoltre la storia, per carità, funziona, stupisce ed è quasi quasi credibile; però è evidente che Fulci ci tiene poco, vuol solo mettere in scena qualche ammazzamento per giustificare la descrizione di un mondo. Si perché il regista sembra più interessato a mostrare una New York sommersa dalla morbosità che non a seguire le vicende di un ispettore, di una vittima e di un assassino. Ogni personaggi di questa vicenda ha un rapporto distorto con la sessualità, anche quelli positivi (l’ispettore che fa sesso solo con prostitute, o lo psicologo che è un omosessuale represso che si sfoga con le riviste); lunghe scene indulgono sulla donna che va in giro a registrare gli ansiti, anche se molte di quelle scene sono oggettivamente inutili; le riprese in esterni sono spesso in vie a luci rosse; ecc… Fulci vuol creare un mondo incentrato sul sesso in maniera malata e in questo riesce da dio, poi però quando deve raccontare una storia che si muove in mezzo a questo mondo sembra starci dietro con meno interesse; e la trama va velocemente a puttane con fatti che succedono senza essere spiegati... e ovviamente lo spettatore s'annoia.
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