(Angel)
Visto in Dvx.
Una donna è sposata con l'uomo che ama, ma viene trascurata (per ottimi motivi internazionali); lasciata da sola, annoiata, decide di andare a Parigi. Li incontrerà un uomo con cui flirterà duro, pur senza mai dire il proprio nome. Tornata a casa riprenderà la vita di sempre finché il marito non diventerà amico proprio dell'uomo di cui si era invaghita. Si imporrà un gioco di equilibrismo e una scelta.
Misconosciuto (almeno da me) film di Lubitsch con una Dietrich in una delle passerelle più eleganti e stilose di sempre (mai come in questo film la ricordo per classe e presenza).
Il film, nonostante la scarsa fama, non è soltanto una tipica opera di Lubitsch, ma è uno dei suoi capolavori del non detto e del suggerito con una serie di spunti inventivi che valgono da soli la visione. Gli esempi possono essere molti: la notte d'amore a Vienna suggerita dalla descrizione dell'albergo; il pranzo con tutti e tre i protagonisti della vicenda che viene raccontato dalla servitù nella stanza a fianco (forse la scena migliore del film); la discussione sugli argomenti per un litigio fra coniugi in cui lei confessa tutto; l'arrivo a casa di notte del marito che cambia completamente le carte in tavola e il genere del film (iniziato come un film romantico standard).
Quello che ne viene fuori è un film incredibilmente equilibrato; un melodrammo con spalle comiche ben usate (anche se il povero Horton qui è proprio messo in disparte) che lo rendono ancora oggi godibilissimo. Campione di scrittura anche per la realizzazione di uno dei triangoli amorosi più atipici di quegli anni (anche se estremamente reazionario).
PS: e comunque adoro le commedie upper class dove una signora nullafacente decide di andare a Parigi solo per comprarsi qualche vestito.
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lunedì 25 dicembre 2017
lunedì 14 dicembre 2015
L'ottava moglie di Barbablù - Ernst Lubitsch (1938)
(Bluebeard's eighth wife)
Registrato dalla tv.
Un ricco americano che si trova a Monaco si innamora di una ragazza conosciuta per caso in un negozio di pigiami, le chiederà rapidamente di sposarla e lei acconsentirà per amore, ma anche per interesse (del padre). Poco prima delle nozze scoprirà di essere solo l'ultima di altri sette matrimoni e credendo l'uomo inaffidabile decide di lasciarlo.
Commedia dei sessi di un Lubitsch in grande spolvero aiutato (nella sceneggiatura) da un ottimo Wilder. Il bello di Lubitsch è che quando si trova a suo agio non è detto che faccia un film perfetto, ma azzecca delle sequenze magnifiche anche in film che nel complesso sono solo passabili (come "La vedova allegra", film che ho abbastanza odiato, ma con molte idea imperdibili); in questo caso vince la palma d'oro l'incipit, con i due protagonisti che si incontrano per una delle idee più cretine in assoluto, il fatto che Cooper non voglia comprare i pantaloni del pigiama; inoltre questa sequenza dà il là ai commessi che salgono a chiedere numi ai dirigenti, andando, fisicamente, sempre più in alto.
Da sottolineare anche una macchina da presa abbastanza libera, con carrellate laterali o a inseguire, per continuare a inquadrare i personaggi anche mentre salgono le scale... Ma in un film del genere, la macchina da presa passa in secondo piano. Forse è più corretto sottolineare lo scoppiettio dei dialoghi (che sia merito, anche, di Wilder?) e la perfezione nei cambi di tono improvvisi; inoltre va sottolineato che, nonostante sia una commedia fra i sessi, c'è rimasta abbastanza maestria per rendere gustosi anche i dialoghi fra uomini (soprattutto Cooper con Niven e con Horton).
Registrato dalla tv.
Un ricco americano che si trova a Monaco si innamora di una ragazza conosciuta per caso in un negozio di pigiami, le chiederà rapidamente di sposarla e lei acconsentirà per amore, ma anche per interesse (del padre). Poco prima delle nozze scoprirà di essere solo l'ultima di altri sette matrimoni e credendo l'uomo inaffidabile decide di lasciarlo.
Commedia dei sessi di un Lubitsch in grande spolvero aiutato (nella sceneggiatura) da un ottimo Wilder. Il bello di Lubitsch è che quando si trova a suo agio non è detto che faccia un film perfetto, ma azzecca delle sequenze magnifiche anche in film che nel complesso sono solo passabili (come "La vedova allegra", film che ho abbastanza odiato, ma con molte idea imperdibili); in questo caso vince la palma d'oro l'incipit, con i due protagonisti che si incontrano per una delle idee più cretine in assoluto, il fatto che Cooper non voglia comprare i pantaloni del pigiama; inoltre questa sequenza dà il là ai commessi che salgono a chiedere numi ai dirigenti, andando, fisicamente, sempre più in alto.
Da sottolineare anche una macchina da presa abbastanza libera, con carrellate laterali o a inseguire, per continuare a inquadrare i personaggi anche mentre salgono le scale... Ma in un film del genere, la macchina da presa passa in secondo piano. Forse è più corretto sottolineare lo scoppiettio dei dialoghi (che sia merito, anche, di Wilder?) e la perfezione nei cambi di tono improvvisi; inoltre va sottolineato che, nonostante sia una commedia fra i sessi, c'è rimasta abbastanza maestria per rendere gustosi anche i dialoghi fra uomini (soprattutto Cooper con Niven e con Horton).
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venerdì 17 luglio 2015
Scrivimi fermo posta - Ernst Lubitsch (1940)
(The shop around the corner)
Visto in Dvx.
Due commessi dello stesso negozio intrattengono fra loro una relazione epistolare; nella vita vera però si odiano apertamente. Lui capirà che la donna a cui scrive è lei e cercherà, timidamente, di risolvere la situazione. Nello stesso momento il proprietario del negozio scopre il tradimento della moglie. Attorno a loro si muovono gli altri dipendenti.
Commedia dolce di un Lubitsch che conduce una trama impregnata di Frank Capra. Si muove fra buoni sentementi in una famiglia allargata (il negozio) dove ognuno può essere burbero, ma senza cattiveria (...beh non proprio tutti). Fosse solo questo però sarebbe stucchevole (non si può fare un film alla Capra pensando che siano solo i buoni sentimenti a fare il lavoro).
Nella sceneggiatura il film si muove fra dialoghi scritti splendidamente (salvo quelli fra i due protagonisti quando ci provano), veloci e ben costruiti come in una screwball comedy.
Nella regia Lubitsch lavora sul non mostrare (o sul mostrare indirettamente); lo sventato suicido visto con la pallottola vagante, il fattorino promosso che racconta la storia ai colleghi con due telefonate (a persone che non centrano nulla), il primo dialogo fra i protagonisti in cui lei chiede un lavoro; tutto fatto in maniera indiretta bypassando il rischio della ripetitività (con altri film dello stesso tipo); in più ci sono alcuni ottimi utilizzi della macchina da presa (qualche movimento, alcune splendide inquadrature come la cassetta della posta vuota vista da dietro).
...e poi sotto sotto non è così politicamente corretto visto che lei si deprime quando scopre che il suo amante sconosciuto potrebbe essere calvo e sovrappeso (oltre che senza un lavoro)...
PS: il film, arrivato in Italia durante la guerra, è ammazzato da un doppiaggio fatto da italoamericani che non sapevano perfettamente la pronuncia e per bilanciare hanno deciso anche di non recitare.
Visto in Dvx.
Due commessi dello stesso negozio intrattengono fra loro una relazione epistolare; nella vita vera però si odiano apertamente. Lui capirà che la donna a cui scrive è lei e cercherà, timidamente, di risolvere la situazione. Nello stesso momento il proprietario del negozio scopre il tradimento della moglie. Attorno a loro si muovono gli altri dipendenti.
Commedia dolce di un Lubitsch che conduce una trama impregnata di Frank Capra. Si muove fra buoni sentementi in una famiglia allargata (il negozio) dove ognuno può essere burbero, ma senza cattiveria (...beh non proprio tutti). Fosse solo questo però sarebbe stucchevole (non si può fare un film alla Capra pensando che siano solo i buoni sentimenti a fare il lavoro).
Nella sceneggiatura il film si muove fra dialoghi scritti splendidamente (salvo quelli fra i due protagonisti quando ci provano), veloci e ben costruiti come in una screwball comedy.
Nella regia Lubitsch lavora sul non mostrare (o sul mostrare indirettamente); lo sventato suicido visto con la pallottola vagante, il fattorino promosso che racconta la storia ai colleghi con due telefonate (a persone che non centrano nulla), il primo dialogo fra i protagonisti in cui lei chiede un lavoro; tutto fatto in maniera indiretta bypassando il rischio della ripetitività (con altri film dello stesso tipo); in più ci sono alcuni ottimi utilizzi della macchina da presa (qualche movimento, alcune splendide inquadrature come la cassetta della posta vuota vista da dietro).
...e poi sotto sotto non è così politicamente corretto visto che lei si deprime quando scopre che il suo amante sconosciuto potrebbe essere calvo e sovrappeso (oltre che senza un lavoro)...
PS: il film, arrivato in Italia durante la guerra, è ammazzato da un doppiaggio fatto da italoamericani che non sapevano perfettamente la pronuncia e per bilanciare hanno deciso anche di non recitare.
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venerdì 3 aprile 2015
La vedova allegra - Ernst Lubitsch (1934)
(The merry widow)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in italiano.
La donna più ricca dello stato orientale di Marshova è una giovane vedova; stanca della tristezza stimolata da una micronazione di pastori decide di andare a Parigi. Il re di Marshova, preoccupato che un parigino possa sposare la donna e portare i capitali fuori dal paese invia in missione seduttiva il più gagliardo fra le sue guardie. Noto sciupafemmine pieno di femmine che amano farsi sciupare da lui, non sa che la donna che sta andando a sedurre è la stessa che incontra per caso una sera in un locale equivoco e di cui si innamora sinceramente. Quando sarà obbligato a partecipare al ballo in ambasciata organizzato per farli conoscere "casualmente" sarà tutt'altro che entusiasta d'essere forzato a sposare una donna che credo d'odiare per principio.
Figlio dell'omonima operetta di cui condivide anche alcune canzoni (che vengono infilate nel film con la stessa grazia dei cartoni della Disney) ha però un predecessore illustre nel film muto di Stroheim.
Commediola sentimentale con canzoncine, storiella ovvia e trattata con noncuranza, un protagonista maschile (Chevalier) che avrei preso a schiaffi fin dalla prima inquadratura; in poche parole un'operetta datata, forse buona per gli anni trenta, ma ormai al di là del bene e del male, potrebbe non soddisfare neppure chi ama lo stile artificioso dei film anni '30.
Presenta però due dettagli che possono da soli fargli meritare una (rapida) visione.
In primo luogo le scenografie opulente e spigolose, pure in eccesso per quello che dovevano espriemere.
In secondo luogo; e soprattutto; la regia di Lubitsch. Questo film leggero è un inventario continuo di Lubitsch touch e invenzioni visive perfette. I momenti sono molti, ma l'idea delle pagine del diario per descrivere la vedovanza (senza parlare spiega tutto uno stato d'animo); l'incontro fra il protagonista e l'ambasciatore che comincia a schiaffi e finisce in abbracci; il dialogo dei due amanti seduti al tavolo nel locale dove con un inquadratura del loro primissimo piano non mostra nulla, ma (all'opposto della scena del diario) loro raccontano quello che sta succedendo sotto la tovaglia; ma soprattutto la famosa scena del re che scopre d'essere stato tradito per una cintura troppo stretta, non viene detto nulla, ma una serie di immagini non scontate spiegano tutto in una maniera leggera e divertente.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in italiano.
La donna più ricca dello stato orientale di Marshova è una giovane vedova; stanca della tristezza stimolata da una micronazione di pastori decide di andare a Parigi. Il re di Marshova, preoccupato che un parigino possa sposare la donna e portare i capitali fuori dal paese invia in missione seduttiva il più gagliardo fra le sue guardie. Noto sciupafemmine pieno di femmine che amano farsi sciupare da lui, non sa che la donna che sta andando a sedurre è la stessa che incontra per caso una sera in un locale equivoco e di cui si innamora sinceramente. Quando sarà obbligato a partecipare al ballo in ambasciata organizzato per farli conoscere "casualmente" sarà tutt'altro che entusiasta d'essere forzato a sposare una donna che credo d'odiare per principio.
Figlio dell'omonima operetta di cui condivide anche alcune canzoni (che vengono infilate nel film con la stessa grazia dei cartoni della Disney) ha però un predecessore illustre nel film muto di Stroheim.
Commediola sentimentale con canzoncine, storiella ovvia e trattata con noncuranza, un protagonista maschile (Chevalier) che avrei preso a schiaffi fin dalla prima inquadratura; in poche parole un'operetta datata, forse buona per gli anni trenta, ma ormai al di là del bene e del male, potrebbe non soddisfare neppure chi ama lo stile artificioso dei film anni '30.
Presenta però due dettagli che possono da soli fargli meritare una (rapida) visione.
In primo luogo le scenografie opulente e spigolose, pure in eccesso per quello che dovevano espriemere.
In secondo luogo; e soprattutto; la regia di Lubitsch. Questo film leggero è un inventario continuo di Lubitsch touch e invenzioni visive perfette. I momenti sono molti, ma l'idea delle pagine del diario per descrivere la vedovanza (senza parlare spiega tutto uno stato d'animo); l'incontro fra il protagonista e l'ambasciatore che comincia a schiaffi e finisce in abbracci; il dialogo dei due amanti seduti al tavolo nel locale dove con un inquadratura del loro primissimo piano non mostra nulla, ma (all'opposto della scena del diario) loro raccontano quello che sta succedendo sotto la tovaglia; ma soprattutto la famosa scena del re che scopre d'essere stato tradito per una cintura troppo stretta, non viene detto nulla, ma una serie di immagini non scontate spiegano tutto in una maniera leggera e divertente.
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venerdì 1 aprile 2011
La bambola di carne - Ernst Lubitsch (1919)
(Die puppe)
Visto in VHS.
Un inventore crea una bambola con meccanismo che imita in tutto e per tutto una donna, e la costruisce con le fattezze della figlia; un giovane ereditiere, costretto a sposarsi dal futuro de cuius, che evita le donna come la peste lo viene a sapere (curioso come la ginofobia, presente anche in “Robin Hood”, sembri essere una costante degli anni ’20), vuoi vedere che riesco a fregare tutti, sposo una bambola, piglio i soldi e scappo… Peccato che per un contrattempo la bambola si rompa e per non perdere l’affare la figlia si sostituisca ad essa…
Film pretesto per un’apoteosi degli effetti speciali che cominciano nell’incipit, dove un uomo tira fuori da una scatola una casa di bambole con praticello e cielo allegato, e quella diventa la scenografia della prima scena. Il film non è granché, ma è tutta questa costruzione naif, di film ambientato in un mondo di giocattoli che affascina (c’è pure un cavallo realizzato con due uomini travestiti). Carino come precorra i tempi (Gondry non può non conoscerlo) e come si goda nel raccontare una storia di una donna che finge di essere una bambola, ma la donna in questione è interpretata proprio da una bambola tirata fuori dalla scatola ad inizio film.
E poi dura solo 45 minuti…
Visto in VHS.
Un inventore crea una bambola con meccanismo che imita in tutto e per tutto una donna, e la costruisce con le fattezze della figlia; un giovane ereditiere, costretto a sposarsi dal futuro de cuius, che evita le donna come la peste lo viene a sapere (curioso come la ginofobia, presente anche in “Robin Hood”, sembri essere una costante degli anni ’20), vuoi vedere che riesco a fregare tutti, sposo una bambola, piglio i soldi e scappo… Peccato che per un contrattempo la bambola si rompa e per non perdere l’affare la figlia si sostituisca ad essa…Film pretesto per un’apoteosi degli effetti speciali che cominciano nell’incipit, dove un uomo tira fuori da una scatola una casa di bambole con praticello e cielo allegato, e quella diventa la scenografia della prima scena. Il film non è granché, ma è tutta questa costruzione naif, di film ambientato in un mondo di giocattoli che affascina (c’è pure un cavallo realizzato con due uomini travestiti). Carino come precorra i tempi (Gondry non può non conoscerlo) e come si goda nel raccontare una storia di una donna che finge di essere una bambola, ma la donna in questione è interpretata proprio da una bambola tirata fuori dalla scatola ad inizio film.
E poi dura solo 45 minuti…
domenica 9 gennaio 2011
Vogliamo vivere! - Ernst Lubitsch (1942)
(To be or not to be)
Visto in DVD.
Visto in DVD.
Il titolo italiano è estremamente fuorviante; sapendo che il film era ambientato durante la seconda guerra mondiale francamente mi aspettavo un drammone di maniera, magari affascinante, ma certamente noioso… e invece… invece è una grande commedia brillante; probabilmente la più divertente commedia sul nazismo da “Il grande dittatore”.
Un gruppo di attori polacchi si trova invischiato in una storia di spie naziste; ci sono di mezzo le vite di praticamente tutta la resistenza polacca e decidono che val la pena fare qualcosa; riescono a contattare la spia, ma le cose vanno di male in peggio; per fortuna che sono attori e per fortuna che stavano mettendo in scena un’opera sul nazismo…
Divertente oltre le aspettative, il meglio c’è nei dialoghi fra l’attore principale e la spia prima, e fra l’attore e il capo della gestapo dopo; ma l’incipit (nel suo piccolo) è la migliore satira sul nazismo da Charles Chaplin. Peccato per la scena in cui viene recitato “Il mercante di venezia”, con un poco in più di pathos sarebbe venuta fuori una sequenza melodrammatica di rara bellezza.
Da recuperare assolutamente.
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martedì 26 ottobre 2010
Il paradiso può attendere - Ernst Lubitsch (1943)
(Heaven can wait)
Visto in DVD.
Un gentiluomo settantenne muore, e finisce nell'anticamera dell'inferno, dove incontra il diavolo a cui racconta la storia della sua vita, costellata di molte donne, diversi tradimenti, ma di un unico vero amore. Ovviamente non finirà all'inferno.
Una commediola morale ben realizzata anche se priva di spunti originali, che offre la scusa per vedere sullo schermo Gene Tierney.
Apprezzabile solo la cornice infernale ed il personaggio del demonio; oltre che il modo in cui il tempo passa, eliminando personaggi senza mostrarne la dipartita ma suggerendone l'assenza (come il nonno, il miglior personaggio del film, di cui si vede solo un ritratto quando ormai è fisiologicamente corretto che sia morto)
Visto in DVD.
Un gentiluomo settantenne muore, e finisce nell'anticamera dell'inferno, dove incontra il diavolo a cui racconta la storia della sua vita, costellata di molte donne, diversi tradimenti, ma di un unico vero amore. Ovviamente non finirà all'inferno.
Una commediola morale ben realizzata anche se priva di spunti originali, che offre la scusa per vedere sullo schermo Gene Tierney.
Apprezzabile solo la cornice infernale ed il personaggio del demonio; oltre che il modo in cui il tempo passa, eliminando personaggi senza mostrarne la dipartita ma suggerendone l'assenza (come il nonno, il miglior personaggio del film, di cui si vede solo un ritratto quando ormai è fisiologicamente corretto che sia morto)
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martedì 29 dicembre 2009
Mancia competente - Ernst Lubitsch (1932)
(Trouble in paradise)
Visto in VHS registrato dalla tv.
Quanti film ha fatto Lubitsch nel 1932?!!!
Beh comunque sia, questo è il film più tecnicnicamente ben fatto che abbia visto; il regista muove le macchine come vuole, suggerisce con le immagini senza dire mai (il codice Hays non era ancora entrato in vigore), cambia registro e tono al film in due battute. Veramente notevole.
Un insieme di personaggi simpatici, anche quelli secondari e meno delineati hanno il loro momento, e Lubitsch è li ad asservirsi al movimento della scena per inquadrare il necessario.
Se fino a pochi giorni fa snobbavo il regista tedesco, e schifavo la commedia sofisticata, ora non posso che ammettere la grandezza di Lubitsch e la bellezza di questo tipo di cinema ancora attuale e alla portata di tutti; questo film soprattutto non ha perso nulla neppure dopo ottant'anni.
PS: mentre il titolo originale ha un senso, mi sfugge completamente il significato di quello italiano.
Visto in VHS registrato dalla tv.
Quanti film ha fatto Lubitsch nel 1932?!!!
Beh comunque sia, questo è il film più tecnicnicamente ben fatto che abbia visto; il regista muove le macchine come vuole, suggerisce con le immagini senza dire mai (il codice Hays non era ancora entrato in vigore), cambia registro e tono al film in due battute. Veramente notevole.
Un insieme di personaggi simpatici, anche quelli secondari e meno delineati hanno il loro momento, e Lubitsch è li ad asservirsi al movimento della scena per inquadrare il necessario.
Se fino a pochi giorni fa snobbavo il regista tedesco, e schifavo la commedia sofisticata, ora non posso che ammettere la grandezza di Lubitsch e la bellezza di questo tipo di cinema ancora attuale e alla portata di tutti; questo film soprattutto non ha perso nulla neppure dopo ottant'anni.
PS: mentre il titolo originale ha un senso, mi sfugge completamente il significato di quello italiano.
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venerdì 25 dicembre 2009
Broken lullaby - Ernst Lubitsch (1932)
(Id., in Italia è anche conosciuto come "L'uomo che uccisi")
Visto in VHS registrato dalla tv.
Non una commedia, ma un dramma, che all'epoca aveva ancora ampia attualità, ma che è comunque universale.
Se avevo dei dubbi su Lubitsch, ora se ne sono completamente andati. Un inizio folgorante, dove le immagini dicono tutto quello che c'è da sapere, e forse anche di più, e che comunque mantengono una bellezza propria. Lubitsch realizza solo inquadrature classiche, armniche, semplici, ma per arrivare li compie ogni giro, ogni movimento possibile; per arrivare all'inquadratura più banale crea un gioco di macchina da presa e disposizione degli attori assolutamente originale.
La trama cupissima anche nei momenti romantici è forse affetta da troppa demagogia; però con che arte viene esposta; come si fa a rimanere inerti quando il padre tedesco di un soldato ucciso (siamo subito dopo la grande guerra) grida al soldato francese "Non può esserci cmprensione fra voi e me, milioni di morti ci separano, un mondo di morti". Eh no, non si può non applaudire.
Lubitsch comunque, anche nel dramma non esita ad aggiungere un pò d'ironia qua e la, come nel passaparola tra le signore del paese.
Un film veramente bello, e, ovviamente, dimenticato.
Visto in VHS registrato dalla tv.
Non una commedia, ma un dramma, che all'epoca aveva ancora ampia attualità, ma che è comunque universale.
Se avevo dei dubbi su Lubitsch, ora se ne sono completamente andati. Un inizio folgorante, dove le immagini dicono tutto quello che c'è da sapere, e forse anche di più, e che comunque mantengono una bellezza propria. Lubitsch realizza solo inquadrature classiche, armniche, semplici, ma per arrivare li compie ogni giro, ogni movimento possibile; per arrivare all'inquadratura più banale crea un gioco di macchina da presa e disposizione degli attori assolutamente originale.
La trama cupissima anche nei momenti romantici è forse affetta da troppa demagogia; però con che arte viene esposta; come si fa a rimanere inerti quando il padre tedesco di un soldato ucciso (siamo subito dopo la grande guerra) grida al soldato francese "Non può esserci cmprensione fra voi e me, milioni di morti ci separano, un mondo di morti". Eh no, non si può non applaudire.
Lubitsch comunque, anche nel dramma non esita ad aggiungere un pò d'ironia qua e la, come nel passaparola tra le signore del paese.
Un film veramente bello, e, ovviamente, dimenticato.
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giovedì 24 dicembre 2009
Se avessi un milione - Ernst Lubitsch e registi vari (1932)
(If I had a million)
Visto in VHS registrato dalla tv.
Non conosco molto Lubitsch, e certo partire da un film corale, fatto a episodi in mano ad otto registi diversi non è proprio l'ideale per giudicarlo; e ad essere sinceri finora non è che lo apprezzi più di tanto. Però ho guardato questo film per iniziare a riavvicinarmi al regista tedesco, visto che comunque ha supervisionato il progetto.
Quello a cui ci si trova di fronte quando si comincia a guardare questo film è una commediola piacevolissima, con un inizio magnifico fatto da una completa cnoscienza del mezzo cinematografico, ottimo per movimenti di camera e montaggio (e pare che l'incipit fosse proprio in mano a Lubitsch). Un film molto parlato, con dialoghi ben scritti, in un epoca in cui il sonoro era ancora agli albori.
Molte sono le chicche sparpagliate in giro per tutto il film, come ad esempio le inquadrature delle gambe delle sedie a dondolo nell'ospizio (è solo il primo esempio che mi viene in mente).
Il film è composto da circa otto episodi alcuni dei quali molto divertenti (come quello del falsario), altri patetici e commoventi (come quello dell'anziana), altri invece piuttosto ripetitivi o non particolarmente originali (come quello della coppia che si vendica dei pirati della strada); ovviamente questo è prevedibile di fronte ad un film ad episodi scritti e diretti da persone diverse.
Nel complesso si tratta comunque di un buon lavoro, con un finae buonista che non stona visto il tono generale, e per essere solo in minima parte merito di Lubitsch, devo dire che me lo riabilita.
Visto in VHS registrato dalla tv.
Non conosco molto Lubitsch, e certo partire da un film corale, fatto a episodi in mano ad otto registi diversi non è proprio l'ideale per giudicarlo; e ad essere sinceri finora non è che lo apprezzi più di tanto. Però ho guardato questo film per iniziare a riavvicinarmi al regista tedesco, visto che comunque ha supervisionato il progetto.
Quello a cui ci si trova di fronte quando si comincia a guardare questo film è una commediola piacevolissima, con un inizio magnifico fatto da una completa cnoscienza del mezzo cinematografico, ottimo per movimenti di camera e montaggio (e pare che l'incipit fosse proprio in mano a Lubitsch). Un film molto parlato, con dialoghi ben scritti, in un epoca in cui il sonoro era ancora agli albori.
Molte sono le chicche sparpagliate in giro per tutto il film, come ad esempio le inquadrature delle gambe delle sedie a dondolo nell'ospizio (è solo il primo esempio che mi viene in mente).
Il film è composto da circa otto episodi alcuni dei quali molto divertenti (come quello del falsario), altri patetici e commoventi (come quello dell'anziana), altri invece piuttosto ripetitivi o non particolarmente originali (come quello della coppia che si vendica dei pirati della strada); ovviamente questo è prevedibile di fronte ad un film ad episodi scritti e diretti da persone diverse.
Nel complesso si tratta comunque di un buon lavoro, con un finae buonista che non stona visto il tono generale, e per essere solo in minima parte merito di Lubitsch, devo dire che me lo riabilita.
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