(Triangle)
Visto in Dvx.
Un gruppo di amici fa una gita in barca a vela, ma viene sorpreso da una strana tempesta. Dopo l'inevitabile naufragio vengono salvati da un transatlantico dove, sembra, non vi sia più nessuno. A questa serie di eventi buffi si aggiunge una serie di morti improvvise e una del gruppi con importanti disagi psicologici.
Un film surreale alla "Lost" (se questo non fosse un insulto alla serie tv) che accenna alla mitologia greca (utile il paragone a Tantalo, inutile quello a Eolo... insesitenti altri) e giochicchia con il thriller senza mai averne davvero le capacità.
I discorsi messi in ballo sono molti, data la ripetitività degli avvenimenti e il carattere punitivo si potrebbe mettere al fuoco ben altra carne oltre all'idea di inferno (il poter interrompere la catena di eventi è appena accennato per fare minutaggio, le responsabilità dovute all'accettazione del gioco, la responsabilità una volta tornata a terra, l'identificazione delle colpa [è il figlio o è l'omicidio?], ecc...), ma ci si limita la minimo indispensabile.
Sembra che lo sceneggiatore (e regista) si sia innamorato del video dei Red Hot Chili Pepper e abbia voluto costruirci un film attorno con un entusiasmo secondo solo alla superficialità del tema.
Onestamente, non serve fare discorsi affascinanti, ma pesantissimi alla "Primer" o suggerire ben altre possibilità e soluzione infinite alla "Coherence" (entrambi esempi di film rompicapo, ma di ben altra fattura), sarebbe servito quantomeno un pò di attenzione nella parte thrilling per rendere dignitose le sequenze sulla barca (potenzialmente bellissime e con una tensione continua... sempre in potenza) e già avremmo avuto un altro film, senza scomodare mitologia e/o filosofia.
Invece il maggior interesse è la coerenza interna nel rendere il tutto circolare (encomiabile per come gioca con le scene iniziali riproposte nel finale), ma in maniera meccanica, vuota e (specie nel finale o dal secondo arrivo sulla barca) pretestuosa.
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lunedì 12 agosto 2019
Triangle - Christopher Smith (2009)
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mercoledì 9 gennaio 2019
Hunger Games: il canto della rivolta, Parte 2 - F. Lawrence (2015)
(The Hunger Games: Mockingjay - Part 2)
Visto in DVD.
Il film di chiusura della saga di Katniss conclude il discorso portato avanti negli ultimi due: l'uso delle immagini come fonte di propaganda, la manipolazione del potere e i dubbi morali sull'essere utilizzati o nel sostenere una parte.
Decisamente moderno nel mostrare la morte degli ideali e aggiornato nel mostrare la lotta per ottenere una giustizia personale (non giustizialismo, ma etica) è la derivazione più moderna del supereroe. Unito al fatto che la protagonista è una donna, non forte, non indipendente, ma decisa e autonoma (e la dama da salvare, sempre in pericolo, è un uomo) la cui storia d'amore è la meno convenzionale possibile (un amore hollywoodiano con l'uomo perfetto che viene sorpassato a destra da un amore di comodo che diventa volontà di salvare e vero affetto); l'effetto che ne viene fuori è che ci sit rova davanti al blockbuster più anticonvenzionale di sempre.
Con una messa in scena ormai ben codificata, ma sempre più sporca (salvo che nel finale), pecca in una generale mancanza di idee potenti; ottima la scena della trappola tra gli edifici, ma è poca cosa rispetto a un finale che poteva essere decisamente più maestoso.
Gioca comunque benissimo le sue carte trasformando il capitolo finale di una saga adolescenziale in una discesa all'inferno dove è più facile morire che amare (cit.), con punte da cinema horror vero e proprio nelle fogne. Non delude nel confronto finale fra Katniss e Snow riuscendo a renderlo estremamente breve e cordiale spostando completamente l'attenzione.
E per concludere realizza un finale antieroico come solo Nolan è riuscito a fare, con Batman, nel recente passato.
Complessivamente il più debole dei quattro, ma soffre della sfortuna di essere stato anticipato da ottimi film e, in ogni caso, rimane un buon film e tra i più originali nella sua nicchia.
Visto in DVD.
Il film di chiusura della saga di Katniss conclude il discorso portato avanti negli ultimi due: l'uso delle immagini come fonte di propaganda, la manipolazione del potere e i dubbi morali sull'essere utilizzati o nel sostenere una parte.
Decisamente moderno nel mostrare la morte degli ideali e aggiornato nel mostrare la lotta per ottenere una giustizia personale (non giustizialismo, ma etica) è la derivazione più moderna del supereroe. Unito al fatto che la protagonista è una donna, non forte, non indipendente, ma decisa e autonoma (e la dama da salvare, sempre in pericolo, è un uomo) la cui storia d'amore è la meno convenzionale possibile (un amore hollywoodiano con l'uomo perfetto che viene sorpassato a destra da un amore di comodo che diventa volontà di salvare e vero affetto); l'effetto che ne viene fuori è che ci sit rova davanti al blockbuster più anticonvenzionale di sempre.
Con una messa in scena ormai ben codificata, ma sempre più sporca (salvo che nel finale), pecca in una generale mancanza di idee potenti; ottima la scena della trappola tra gli edifici, ma è poca cosa rispetto a un finale che poteva essere decisamente più maestoso.
Gioca comunque benissimo le sue carte trasformando il capitolo finale di una saga adolescenziale in una discesa all'inferno dove è più facile morire che amare (cit.), con punte da cinema horror vero e proprio nelle fogne. Non delude nel confronto finale fra Katniss e Snow riuscendo a renderlo estremamente breve e cordiale spostando completamente l'attenzione.
E per concludere realizza un finale antieroico come solo Nolan è riuscito a fare, con Batman, nel recente passato.
Complessivamente il più debole dei quattro, ma soffre della sfortuna di essere stato anticipato da ottimi film e, in ogni caso, rimane un buon film e tra i più originali nella sua nicchia.
lunedì 17 dicembre 2018
Hunger Games: il canto della rivolta, Parte I - F. Lawerence (2014)
(The Hunger Games: Mockinjay - Part I)
Visto in Dvx.
La rivolta è iniziata, a Katniss non è richiesto di essere parte attiva agli scontri, ma deve esserne il simbolo, deve creare consenso tramite video promozionali e visite "pubblicitarie". Dall'altra parte, però, Peeta, rimasto a Capitol, verrà sfruttato allo stesso modo.
Al terzo capitolo Huger Games decide di pigiare con ancora più forza sulla mitopoiesi e lo fa con un'intelligenza e un'ambiguità ancora superiori a quelle dei primi due film.
Katniss rimane dubbiosa su tutto, titubante nell'accettare gli oneri della fama e a diventare l'emblema della rivolta da lei scatenata. Di fatto la prima protagonista di un franchise milionario ad essere artefice involontaria di tutto e ad essere restia a prendersi le proprie responsabilità.
Inoltre la mitopoiesi passa attraverso ambiguità e patti interni tutta'altro che limpidi, mentre le scelte fatte in nome di un bene superiore vengono chiaramente messe in discussione dalla propaganda di Capitol tutt'altro che infondata.
Allo stesso tempo, questo lungo capitolo fatto di advertising mostra il lato oscuro del marketing, la creazione del nulla in uno studio di posa, lo sfruttamento di simboli semplici e immediatamente riconoscibili, le visite a ospedali o zone di massacri per avere maggior realismo ecc... Un discorso ampio che, anche guardato in maniera molto limitata, quantomeno parla del modo di creare immagini e di fatto del cinema stesso.
A livello estetico si fa un passo avanti verso quell'impronta sovietica nel popolo massa che, curiosamente, viene applicata sui buoni (cosa non scontata per un film USA).
A tutto questo si prosegue con una delle storie d'amore adolescenziale tra le più originali di sempre, mentre al già nutrito cast anti-mainstream si unisce una Julianne Moore non proprio fondamentale, ma che fa davvero piacere vedere in scena. Ovviamente la parte del leone la fa sempre la Lawrence, anche se, in questo episodio, mi è sembrata meno capace che nei due precedenti, ma sempre lavorando a una media superiore a molti suoi colleghi.
Visto in Dvx.
La rivolta è iniziata, a Katniss non è richiesto di essere parte attiva agli scontri, ma deve esserne il simbolo, deve creare consenso tramite video promozionali e visite "pubblicitarie". Dall'altra parte, però, Peeta, rimasto a Capitol, verrà sfruttato allo stesso modo.
Al terzo capitolo Huger Games decide di pigiare con ancora più forza sulla mitopoiesi e lo fa con un'intelligenza e un'ambiguità ancora superiori a quelle dei primi due film.
Katniss rimane dubbiosa su tutto, titubante nell'accettare gli oneri della fama e a diventare l'emblema della rivolta da lei scatenata. Di fatto la prima protagonista di un franchise milionario ad essere artefice involontaria di tutto e ad essere restia a prendersi le proprie responsabilità.
Inoltre la mitopoiesi passa attraverso ambiguità e patti interni tutta'altro che limpidi, mentre le scelte fatte in nome di un bene superiore vengono chiaramente messe in discussione dalla propaganda di Capitol tutt'altro che infondata.
Allo stesso tempo, questo lungo capitolo fatto di advertising mostra il lato oscuro del marketing, la creazione del nulla in uno studio di posa, lo sfruttamento di simboli semplici e immediatamente riconoscibili, le visite a ospedali o zone di massacri per avere maggior realismo ecc... Un discorso ampio che, anche guardato in maniera molto limitata, quantomeno parla del modo di creare immagini e di fatto del cinema stesso.
A livello estetico si fa un passo avanti verso quell'impronta sovietica nel popolo massa che, curiosamente, viene applicata sui buoni (cosa non scontata per un film USA).
A tutto questo si prosegue con una delle storie d'amore adolescenziale tra le più originali di sempre, mentre al già nutrito cast anti-mainstream si unisce una Julianne Moore non proprio fondamentale, ma che fa davvero piacere vedere in scena. Ovviamente la parte del leone la fa sempre la Lawrence, anche se, in questo episodio, mi è sembrata meno capace che nei due precedenti, ma sempre lavorando a una media superiore a molti suoi colleghi.
venerdì 30 novembre 2018
Hunger Games: la ragazza di fuoco - Francis Lawrence (2013)
(The Hunger Games: catching fire)
Visto in Dvx.
Dopo aver vinto gli Hunger games dell'anno precedente con un colpo di mano che ha insinuato il tarlo della rivolta, katnyss viene assoldata dal governo per un giro di rappresentanza nei vari distretti dove dovrà mostrarsi connivente. Lo spettacolo, nonostante l'impegno, non funzionerà. Per sbarazzarsi di lei, il governo, organizzerà degli Hunger Games speciali dove si scontreranno solo i vincitori delle passate edizioni.
Al secondo capitolo della saga il film guadagna in una sceneggiatura con più colpi di scena e movimenti di trama che permettono di mantenere ancora alto il ritmo e, pur senza inventare più nulla (la potenza del massacro per divertimento è ormai affievolita), mantiene un certo grado di originalità. L'originalità è tutta negli elementi seminati nel primo film; la doppia storia d'amore/affetto della protagonista che comincia a diventare più strutturata, ma soprattutto la creazione di un'eroina.
Perchè in effetti tutto il film (anzi la saga), parlano della mitopoiesi, di come una ragazza diventi un vessillo di una ribellione nonostante a lei non importi molto della lotta, ma persegua solo obiettivi personali (certamente generosi, riferiti alle persone amate, ma comunque per il proprio bene); magnifico in questo senso il costante spaesamento della Lawrence, ma ancora di più tutta la prima mezzora in cui lei collabora volontariamente con il governo incrementando però la propria fama di rivoluzionaria. Che io ricordi, mai un'eroina è stata così ancti eroica e mai un'eroina è stata così passiva.
Il comparto estetico vive completamente delle scelte fatte nel primo capitolo, mentre il cast sembra voler giocare d'accumulo, dopo i Sutherland e i Tucci già presenti nel primo, ci aggiungono un insperato Philip Seymour Hoffman. Nel mentre la Lawerence continua con una recitazione incredibile che culmina con una primissimo piano finale tra i più convincenti della storia del cinema.
Il film, ovviamente, perde molto nel non essere un capitolo finito, con una storia verticale sufficiente per reggersi da solo come invece era il primo.
Visto in Dvx.
Dopo aver vinto gli Hunger games dell'anno precedente con un colpo di mano che ha insinuato il tarlo della rivolta, katnyss viene assoldata dal governo per un giro di rappresentanza nei vari distretti dove dovrà mostrarsi connivente. Lo spettacolo, nonostante l'impegno, non funzionerà. Per sbarazzarsi di lei, il governo, organizzerà degli Hunger Games speciali dove si scontreranno solo i vincitori delle passate edizioni.
Al secondo capitolo della saga il film guadagna in una sceneggiatura con più colpi di scena e movimenti di trama che permettono di mantenere ancora alto il ritmo e, pur senza inventare più nulla (la potenza del massacro per divertimento è ormai affievolita), mantiene un certo grado di originalità. L'originalità è tutta negli elementi seminati nel primo film; la doppia storia d'amore/affetto della protagonista che comincia a diventare più strutturata, ma soprattutto la creazione di un'eroina.
Perchè in effetti tutto il film (anzi la saga), parlano della mitopoiesi, di come una ragazza diventi un vessillo di una ribellione nonostante a lei non importi molto della lotta, ma persegua solo obiettivi personali (certamente generosi, riferiti alle persone amate, ma comunque per il proprio bene); magnifico in questo senso il costante spaesamento della Lawrence, ma ancora di più tutta la prima mezzora in cui lei collabora volontariamente con il governo incrementando però la propria fama di rivoluzionaria. Che io ricordi, mai un'eroina è stata così ancti eroica e mai un'eroina è stata così passiva.
Il comparto estetico vive completamente delle scelte fatte nel primo capitolo, mentre il cast sembra voler giocare d'accumulo, dopo i Sutherland e i Tucci già presenti nel primo, ci aggiungono un insperato Philip Seymour Hoffman. Nel mentre la Lawerence continua con una recitazione incredibile che culmina con una primissimo piano finale tra i più convincenti della storia del cinema.
Il film, ovviamente, perde molto nel non essere un capitolo finito, con una storia verticale sufficiente per reggersi da solo come invece era il primo.
lunedì 22 ottobre 2018
Hunger games - Gary Ross (2012)
(The hunger games)
Visto in Dvx.
In un futuro distopico, ogni anno, il governo estrae a caso due coppie per ogni distretto per farle scontrare in gioco mortale dove solo uno uscirà vincitore. Attorno al massacro di giovani gira un mondo di marketing, media, moda e politica.
La versione edulcorata di "Battle Royale" fatta dagli americani non può, prima di vederla, che suscitare due reazioni; piacere che anche il cinema mainstream USA si avvici a temi differenti, gelido distacco per la consapevolezza che stanno per rovinare qualcosa di bello.
Una volta visto il film, invece, ci si rende conto che, stavolta, hanno vinto loro. Il tema (grazie alla serie di libri originale) è trattato sempre con il piglio per young adult che anche il manga utilizzava, ma con un intento decisamente più adulto.
Se in tutti e due ci si trova di fronte alla metaforona delle frustrazioni adolescenziali, masticate da un una società gerontocratiche che impone le proprie scelte tarpando le ali; nell'opera giapponese, il tutto si risolve in un ghiotto bagno di sangue, qui, invece, nella più classica volontà di sopravvivenza in un mondo in cui cane mangia cane (e più avanti nella serie nel più classico tentativo di rivolta giovanile).
Sembra una sciocchezza, ma il tema, anche se scontato, è decisamente più interessante e il film riesce a trattatarlo in maniera impeccabile.
C'è un lungo prologo dove viene spiegato tutto il meccanismo che sta alle spalle della sfida che è, forse, la più intelligente delle invettive da teenager contro un mondo corrotto fatto di apparenze; dopo l'inizio dei giochi, invece, si passa a una rilettura dei rapporti di forza tra regazzini, dove i bulli massacrano i perdenti e gli outsider provano a sopravvivere da soli sfruttando le loro capacità.
Certo, siamo davanti a un prodotto molto commerciale, ma trattato in maniera estremamente intelligenti.
A questo si affianca una regia che nella prima parte cerca un realismo a colori spenti che ha dell'incredibile (incredibile per il format, i film ad alto budget tendono sempre a colpire per l'uso dei colori e la fotografia satura) che culmina in alcune scene con macchina da presa a mano che rasentano lo shoa movie (durante la scelta del tributo nel distretto 12). La messa in scena però non si accontenta del taglio gelido della provincia, ma realizza un mondo esteticamente differenziato e organico per la capitale che sembra una versione timburtiana tenuta a freno dalla consapevolezza che non deve sfociare in farsa.
A questo va aggiunto un cast enorme i nomi (con una capacità recitativa media tra le più alte di sempre nonostante ci sia pure uno degli Hemsworth tirare verso il basso) che culmina in una protagonista magnifica; la Lawrence riesce a mantenere uno sguardo rabbuiato per tutto il tempo trasmettendo tutta una serie di emozioni con il resto del viso e del corpo.
Quello che ne viene fuori è un film non perfetto, ma di intrattenimento intelligenti che si fa guardare senza stanchezza per tutte le sue due ore e mezza.
Visto in Dvx.
In un futuro distopico, ogni anno, il governo estrae a caso due coppie per ogni distretto per farle scontrare in gioco mortale dove solo uno uscirà vincitore. Attorno al massacro di giovani gira un mondo di marketing, media, moda e politica.
La versione edulcorata di "Battle Royale" fatta dagli americani non può, prima di vederla, che suscitare due reazioni; piacere che anche il cinema mainstream USA si avvici a temi differenti, gelido distacco per la consapevolezza che stanno per rovinare qualcosa di bello.
Una volta visto il film, invece, ci si rende conto che, stavolta, hanno vinto loro. Il tema (grazie alla serie di libri originale) è trattato sempre con il piglio per young adult che anche il manga utilizzava, ma con un intento decisamente più adulto.
Se in tutti e due ci si trova di fronte alla metaforona delle frustrazioni adolescenziali, masticate da un una società gerontocratiche che impone le proprie scelte tarpando le ali; nell'opera giapponese, il tutto si risolve in un ghiotto bagno di sangue, qui, invece, nella più classica volontà di sopravvivenza in un mondo in cui cane mangia cane (e più avanti nella serie nel più classico tentativo di rivolta giovanile).
Sembra una sciocchezza, ma il tema, anche se scontato, è decisamente più interessante e il film riesce a trattatarlo in maniera impeccabile.
C'è un lungo prologo dove viene spiegato tutto il meccanismo che sta alle spalle della sfida che è, forse, la più intelligente delle invettive da teenager contro un mondo corrotto fatto di apparenze; dopo l'inizio dei giochi, invece, si passa a una rilettura dei rapporti di forza tra regazzini, dove i bulli massacrano i perdenti e gli outsider provano a sopravvivere da soli sfruttando le loro capacità.
Certo, siamo davanti a un prodotto molto commerciale, ma trattato in maniera estremamente intelligenti.
A questo si affianca una regia che nella prima parte cerca un realismo a colori spenti che ha dell'incredibile (incredibile per il format, i film ad alto budget tendono sempre a colpire per l'uso dei colori e la fotografia satura) che culmina in alcune scene con macchina da presa a mano che rasentano lo shoa movie (durante la scelta del tributo nel distretto 12). La messa in scena però non si accontenta del taglio gelido della provincia, ma realizza un mondo esteticamente differenziato e organico per la capitale che sembra una versione timburtiana tenuta a freno dalla consapevolezza che non deve sfociare in farsa.
A questo va aggiunto un cast enorme i nomi (con una capacità recitativa media tra le più alte di sempre nonostante ci sia pure uno degli Hemsworth tirare verso il basso) che culmina in una protagonista magnifica; la Lawrence riesce a mantenere uno sguardo rabbuiato per tutto il tempo trasmettendo tutta una serie di emozioni con il resto del viso e del corpo.
Quello che ne viene fuori è un film non perfetto, ma di intrattenimento intelligenti che si fa guardare senza stanchezza per tutte le sue due ore e mezza.
lunedì 8 agosto 2016
Indipendence day. Rigenerazione - Roland Emmerich (2016)
(Independence Day: Resurgence)
Visto al cinema, in lingua originale sottotitolato in spagnolo.
Sono passati esattamente 20 anni dai fattacci del film precedente e, curiosamente, gli alieni tornano per distruggerci; curiosamente gli unici a capire che qualcosa si muove sono gli stessi di 20 anni fa. Per fortuna saranno supportati dalle nuove leve dell'esercito per fermare la minaccia spaziale.
L'idea che qualcuno volesse fare un seguito di un blockbuster vecchio di vent'anni ormai tecnicamente superato e rimasto cult per i pochi di noi che lo videro al cinema... beh mi è sembrata una vaccata commerciale e un'idea idiota anche da ogni altro punto di vista.
...poi un piccolo hype ha cominciato a farsi strada...
Alla fine il film non è la cazzata pazzesca che temevo all'inizio, ma neppure quella incursione nell'action anni '90 riadattato che mi sarei aspettata.
Il minutaggio relativamente contenuto per il colossal che avrebbero voluto aiuta a rendere sopportabile un film d'azione con poche scene action degne di nota (esclusa la cavalcata finale della regina, tra l'altro, salverei solo due scontri aerei, che sono tra i combattimenti che mi piacciono meno); diversi punti confusi e molti spunti eccessivi e rubacchiati a altri film di quel genere.
Ho trovato invece buona l'idea di dare completa continuità con la vicenda precedente utilizzando quasi lo stesso cast (dopo vent'anni fa piacere rivedere Goldblum o Fichter fra i coprotagonisti).
A livello tecnico il film precedente aveva segnato il passo; gli effetti speciali all'avanguardia erano il cardine dell'hype prima dell'uscita e sono stati decisamente impressionanti, scalzati dalla mia memoria solo da "Matrix". Qui invece si confeziona il solito film ricco di CGI di qualità, ma sbrodolata dappertutto come se il poterlo fare giustificasse la necessità di farlo.
Un filmetto action per tutta la famiglia guardabilissimo; ma se il pregio principale è di rivedere alcuni attori dimenticati tornare in primo piano direi che siamo lontani dalla sufficienza piena.
Aspettiamo il terzo film per finire il cofanetto special edition.
Visto al cinema, in lingua originale sottotitolato in spagnolo.
Sono passati esattamente 20 anni dai fattacci del film precedente e, curiosamente, gli alieni tornano per distruggerci; curiosamente gli unici a capire che qualcosa si muove sono gli stessi di 20 anni fa. Per fortuna saranno supportati dalle nuove leve dell'esercito per fermare la minaccia spaziale.
L'idea che qualcuno volesse fare un seguito di un blockbuster vecchio di vent'anni ormai tecnicamente superato e rimasto cult per i pochi di noi che lo videro al cinema... beh mi è sembrata una vaccata commerciale e un'idea idiota anche da ogni altro punto di vista.
...poi un piccolo hype ha cominciato a farsi strada...
Alla fine il film non è la cazzata pazzesca che temevo all'inizio, ma neppure quella incursione nell'action anni '90 riadattato che mi sarei aspettata.
Il minutaggio relativamente contenuto per il colossal che avrebbero voluto aiuta a rendere sopportabile un film d'azione con poche scene action degne di nota (esclusa la cavalcata finale della regina, tra l'altro, salverei solo due scontri aerei, che sono tra i combattimenti che mi piacciono meno); diversi punti confusi e molti spunti eccessivi e rubacchiati a altri film di quel genere.
Ho trovato invece buona l'idea di dare completa continuità con la vicenda precedente utilizzando quasi lo stesso cast (dopo vent'anni fa piacere rivedere Goldblum o Fichter fra i coprotagonisti).
A livello tecnico il film precedente aveva segnato il passo; gli effetti speciali all'avanguardia erano il cardine dell'hype prima dell'uscita e sono stati decisamente impressionanti, scalzati dalla mia memoria solo da "Matrix". Qui invece si confeziona il solito film ricco di CGI di qualità, ma sbrodolata dappertutto come se il poterlo fare giustificasse la necessità di farlo.
Un filmetto action per tutta la famiglia guardabilissimo; ma se il pregio principale è di rivedere alcuni attori dimenticati tornare in primo piano direi che siamo lontani dalla sufficienza piena.
Aspettiamo il terzo film per finire il cofanetto special edition.
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