(Id.)
Visto in Dvx.
Un ex brigatista fuggito in Sud America torna in Italia rimanendo fuori dal carcere vendendo gli ex colleghi. Ma vorrebbe di più; oltre ai soldi intendo, vorrebbe anche la riabilitazione e per ottenere tutto ciò sarà disposto a tutto.
Io litigai con Soavi molti anni fa, ma vedendo ora questo film mi rendo conto che, forse, è stata colpa mia. Questo film è fenomenale.
La regia è estremamente dinamica con frequentissimi dolly, inquadrature atipiche (dall'alto, dal basso, deformanti), colori fluo e costruzioni atipiche delle location; uno stile che sembra una versione edulcorata del post moderno anni '90, una sua versione riadattata per essere fruibile ancora oggi. Ma soprattutto Soavi si dimostra un enorme costruttore di immagini, di scene a effetto, di inquadrature patinate.
Ma quello che colpisce di più è la perfezione nel ricreare il mondo del romanzo, un mondo fatto di stronzi dove il protagonista è il più stronzo di tutti, ma non in senso buffo o simpatico, lo è senza attenuanti. L'ottimo romanzo di Carlotto è un libro pulp perfetto e Soavi riesce a mettere in scena un hard boiled non consolatorio, strafottente e ritmato; una versione del noir che in Italia non mi risulta neppure avesse dei precedenti (almeno dei precedenti riusciti).
Protagonista un Alessio Boni (di cui non ricordavo neanche la faccia) che non meritava la parte principale; ottimo invece Michele Placido in quella che al momento mi sembra la sua migliore interpretazione; la Ferrari, incapace di recitare, ma utilizzata in maniera molto funzionale.
Visualizzazione post con etichetta Michele Placido. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michele Placido. Mostra tutti i post
lunedì 28 gennaio 2019
lunedì 24 novembre 2014
Lamerica - Gianni Amelio (1994)
(Id.)
Visto in Dvx.
Caduta del regime albanese, due italiani vogliono creare una finta fabbrica di scarpe per drenare soldi pubblici italiani, la vogliono costituire con sede in Albania per approfittare del caos e per sperare che l'Italia non faccia controlli. Per firmare il contratto con il ministro albanese viene scelto un prestanome locale, un anziano trovato in un ospizio fatiscente che, all'apparenza, sembra catatonico. Il vecchio fugge e uno dei due dovrà andare sulle sue tracce attraversando uno stato allo sbando. Una volta trovato il ritorno sarà più complicato dell'andata ed il passaporto italiano non sarà di molto aiuto.
Il film, realizzato a due anni dal periodo raccontato, non ancora con il distacco dovuto, fotografa benissimo un ambiente, reale, ma anche sociale; e con fotografa lo intendo in maniera letterale, la fotografia polverosa e terrea, gli ambiente bui o gli spazi aperti desolati, i vestiti usurati tutto descrive una situazione che (forse anche reale) diventa comunque simbolo del caos e del degrado morale di una nazione allo sbando così come dei singoli protagonisti di questa storia.
La trama funzionale nella prima parte si incarta nella seconda in un eterno viaggio che si compiace di mostrare situazioni al limite senza nessun costrutto; si incarta anche sul personaggio del vecchio che si rivela essere un italiano finito in Albania durante il fascismo ed ora, vittima della demenza, pensa di esser ancora nella seconda guerra mondiale tratteggiando un parallelo fra guerra albanesi e italiani (fra fuga dall'Italia e fuga dall'Albania) molto ideologico, ma che al film fa bene in misura limitata, a lungo andare il personaggio irrita più che creare empatia e diventa un peso enorme a fronte di una trama che potrebbe rimanere in piedi da sola. Molte delle scene finale sono realizzate con l'idea di mostrare che "una faccia, una razza" (l'italiano che deve tornare in Italia con uan nave della speranza, gli albanesi che cantano "L'italiano" di Cutugno, ecc..), messaggio lodevole che, probabilmente, all'epoca poteva dare un importante contributo sociale, ma sulla distanza rendono il film un'opera troppo impegnata ad essere politicamente corretta per essere anche interessante.
Bello invece (e ben recitato) il personaggio del traduttore albanese all'inizio del film, così come altri personaggi minori costruiti molto meglio e con molto meno rispetto ai piatti protagonisti.
Visto in Dvx.
Caduta del regime albanese, due italiani vogliono creare una finta fabbrica di scarpe per drenare soldi pubblici italiani, la vogliono costituire con sede in Albania per approfittare del caos e per sperare che l'Italia non faccia controlli. Per firmare il contratto con il ministro albanese viene scelto un prestanome locale, un anziano trovato in un ospizio fatiscente che, all'apparenza, sembra catatonico. Il vecchio fugge e uno dei due dovrà andare sulle sue tracce attraversando uno stato allo sbando. Una volta trovato il ritorno sarà più complicato dell'andata ed il passaporto italiano non sarà di molto aiuto.
Il film, realizzato a due anni dal periodo raccontato, non ancora con il distacco dovuto, fotografa benissimo un ambiente, reale, ma anche sociale; e con fotografa lo intendo in maniera letterale, la fotografia polverosa e terrea, gli ambiente bui o gli spazi aperti desolati, i vestiti usurati tutto descrive una situazione che (forse anche reale) diventa comunque simbolo del caos e del degrado morale di una nazione allo sbando così come dei singoli protagonisti di questa storia.
La trama funzionale nella prima parte si incarta nella seconda in un eterno viaggio che si compiace di mostrare situazioni al limite senza nessun costrutto; si incarta anche sul personaggio del vecchio che si rivela essere un italiano finito in Albania durante il fascismo ed ora, vittima della demenza, pensa di esser ancora nella seconda guerra mondiale tratteggiando un parallelo fra guerra albanesi e italiani (fra fuga dall'Italia e fuga dall'Albania) molto ideologico, ma che al film fa bene in misura limitata, a lungo andare il personaggio irrita più che creare empatia e diventa un peso enorme a fronte di una trama che potrebbe rimanere in piedi da sola. Molte delle scene finale sono realizzate con l'idea di mostrare che "una faccia, una razza" (l'italiano che deve tornare in Italia con uan nave della speranza, gli albanesi che cantano "L'italiano" di Cutugno, ecc..), messaggio lodevole che, probabilmente, all'epoca poteva dare un importante contributo sociale, ma sulla distanza rendono il film un'opera troppo impegnata ad essere politicamente corretta per essere anche interessante.
Bello invece (e ben recitato) il personaggio del traduttore albanese all'inizio del film, così come altri personaggi minori costruiti molto meglio e con molto meno rispetto ai piatti protagonisti.
Etichette:
1994,
Dramma,
Enrico Lo Verso,
Film,
Gianni Amelio,
Michele Placido,
Storico
lunedì 17 maggio 2010
Il caimano - Nanni Moretti (2006)
(Id.)
Visto in Dvx.
Non sono un fan di Moretti, e non apprezzo proprio il suo primo stile di fare film, con episodi spezzettati senza connessioni vere e proprie... quindi non posso che apprezzare un film più canonico come questo.
Canonico di sicuro, eppure questo film è una mosca bianca nel panorama italiano. Un film sul cinema, sull'attualità e sui punti d'incontro fra opera e autore.
La storia è semplice, un produttore allo sbando professionale e famigliare, abbandonato da tutti, si getta a produrre un'opera, che troppo tardi s'accorge essere un biopic su Berlusconi. Tutti i retroscena del mondo cinematografico sono trattati con acuta ironia e sono inframezzati con spezzoni del film in realizzazione, così come la vita privata è inframezzata con spezzoni di un film realizzato dal produttore ed interpretato dalla moglie... film magnificamente di serie B (ed è un piacere vedere che Moretti può realizzare film del genere).
Il film è terribilmente divertente, con solo qualche eccesso melò che certamente viene messo per rendere il film "serio", ma che non fa altro che ammazzare il ritmo. Le parabole di Berlusconi e del produttore sono l'una la metafora dell'altra, anche se speculari e non identiche. La politica è solo una scusa, è lasciata da parte per permettere allo spettatore di vedere cosa si muove dietro uno schermo.
La comparsata di Moretti (che disprezzo ampiamente come attore) è geniale e perfetta; interpreta se stesso, anche se non viene mai detto, e, semplicemente, dice cosa magnifiche.
Cast magnifico, giusto Orlando mi sembra che qualche volta si sforzi troppo di voler recitare, senza riuscirci.
Comunque un film da vedere.
PS: gustosissime comparsate di Garrone, Sorrentino e Virzì. Come a dire che in un unico film c'è tutto il meglio del cinema italiano contemporaneo.
Visto in Dvx.
Non sono un fan di Moretti, e non apprezzo proprio il suo primo stile di fare film, con episodi spezzettati senza connessioni vere e proprie... quindi non posso che apprezzare un film più canonico come questo.
Canonico di sicuro, eppure questo film è una mosca bianca nel panorama italiano. Un film sul cinema, sull'attualità e sui punti d'incontro fra opera e autore.
La storia è semplice, un produttore allo sbando professionale e famigliare, abbandonato da tutti, si getta a produrre un'opera, che troppo tardi s'accorge essere un biopic su Berlusconi. Tutti i retroscena del mondo cinematografico sono trattati con acuta ironia e sono inframezzati con spezzoni del film in realizzazione, così come la vita privata è inframezzata con spezzoni di un film realizzato dal produttore ed interpretato dalla moglie... film magnificamente di serie B (ed è un piacere vedere che Moretti può realizzare film del genere).
Il film è terribilmente divertente, con solo qualche eccesso melò che certamente viene messo per rendere il film "serio", ma che non fa altro che ammazzare il ritmo. Le parabole di Berlusconi e del produttore sono l'una la metafora dell'altra, anche se speculari e non identiche. La politica è solo una scusa, è lasciata da parte per permettere allo spettatore di vedere cosa si muove dietro uno schermo.
La comparsata di Moretti (che disprezzo ampiamente come attore) è geniale e perfetta; interpreta se stesso, anche se non viene mai detto, e, semplicemente, dice cosa magnifiche.
Cast magnifico, giusto Orlando mi sembra che qualche volta si sforzi troppo di voler recitare, senza riuscirci.
Comunque un film da vedere.
PS: gustosissime comparsate di Garrone, Sorrentino e Virzì. Come a dire che in un unico film c'è tutto il meglio del cinema italiano contemporaneo.
Etichette:
2006,
Commedia,
Film,
Jasmine Trinca,
Margherita Buy,
Michele Placido,
Nanni Moretti,
Silvio Orlando
Iscriviti a:
Post (Atom)

