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mercoledì 3 agosto 2011

L'uomo dagli occhi a raggi X - Roger Corman (1963)

(X)

Visto in Dvx. Uno scienziato (Ray Milland) scopre un collirio che permette di vedere anche attraverso gli oggetti; ovviamente il liquido non è stabile e ovviamente lo scienziato non è compreso e lo testa su di se. Mentre ne fa un uso sempre più smodato uccide per sbaglio il suo migliore amico e fugge, si nasconde tra i baracconi dei girovaghi dove fa l’indovino con la benda utilizzando i suoi poteri, che una volta scoperti vengono sfruttati da quello che credo essere proprio Bombolo, sarà costretto a fare una sorta di guaritore, ma neanche qui durerà a lungo. In un continuo aumento dei dosaggi del collirio arriverà a vedere troppo in la fino all’epico (e un tantino kitsch) finale con il predicatore.

Film di Corman perfettamente alla Corman, un idea a metà fra il geniale e l’idiota, che sfrutta fino in fondo scandagliandone ogni alternativa (stupenda la scena del ballo dove Milland vede per la prima volta attraverso i vestiti) con un finale che tenderebbe l’epico… peccato che poi las sceneggiatura non sia stata scritta da un genio e che molti attori siano dei cani.

Il film è godibilissimo, e vedere Milland vestito da indovino è un’esperienza importante.

La frase di lancio del film potrebbe essere il dialogo fra Milland e Bombolo dopo che quest’ultimo ha scoperto il potere del medico:
Milland: “Tu cosa vorresti”
Bombolo: “Tutte le donne nude che i miei poveri occhi potessero guardare”

lunedì 27 settembre 2010

La spia - Russel Rouse (1952)

(The thief)

Visto in DVD.

Un ricercatore nell'ambito nucleare vende segreti di stato ad una qualche forza straniera attraverso un ben collaudato sistema di scambi tra persone. Però ci sono i rimorsi che cominciano a premere... poi l'ingranaggio perfetto s'incrina quando uno degli intermediari viene investito da un'auto.
Dopo qualche minuto in cui il film va avanti senza che venga pornunciata una sola parola mi son detto, "Se a rriva a dieci minuti di silenzio applaudo per lo sforzo". Dopo 13 minuti mi sono detto "Che figata se arriva a 15 minuti netti senza dialoghi". Al 18esimo minuto invece "Se arriva a 20 minuti comincerò il post parlando di questo incipit storico". Dopo mezzora ci si chiede solo se il film avrà la forza di arrivare alla fine senza fiatare e si rimane in fremente attesa, più per le sorti dei dialoghi che per quelle di Milland.
C'è da dire che il film riesce a dare tensione spontaneamente, e che Milland di suo da una buona interpretazione, solo talvolta sopra le righe. Ma quello che più colpisce è quanto riesca ad essere chiaro e comprensibile pur senza mai dire nulla e utilizzando solo 2 "cartelli". Il silenzio imposto poi non risulta fastidioso e quasi sempre innaturale come ne "L'isola nuda", qui, quasi quasi ci sta tutto (aumenta il senso di isolamento a cui il protagonista è costretto a causa del suo doppio gioco) e risulta pure credibile (comunicano attraverso squilli del telefono e biglietti, mai attraverso parole).
Un film che certamente colpisce, realizzato secondo tutti i crismi di un noir versione spionistica.

domenica 20 dicembre 2009

Il delitto perfetto - Alfred Hitchcock (1954)

(Dial M for murder)

Visto in DVD.

Film claustrofobico come Hitchcock amava fare, tutto ambientato in una stanza, molto teatrale (ed infatti è un'opera rubata al teatro e portata al cinema pari pari) realizzata con maestria, da un cast decisamente buono (quant'è piacevole Milland in questo film?!) e da una regia adatta, senza esagerazioni ne sbavature.
Hitchcock, muove la camera per inquadrare ciò che è necessario, nn esagera mai nei movimenti, ma li fa continuamente; costruisce scene dove i personaggi sono sempre in secondo piano, in primo c'è sempre qualcosa, un ripiano, una ringhiera, una scrivania, una poltrona, una lampada, delle bottiglie, eccetere, come se cercasse d costruire il proscenio di un teatro, dando così una profondità all'immagine come poche altre volte.
Un film piacevole e ben girato che non può lasciare l'amaro in bocca a nessuno.

lunedì 26 ottobre 2009

Giorni perduti - Billy Wilder (1945)

(The lost weekend)

Visto in DVD Il primo film serio sull’alcoolismo di Hollywood è anche il più spietato sul’argomento. Non fa sconti, non concede nulla, il protagonista per la bottiglia sacrifica tutto e fa ogni cosa, ruba e, anche se solo moralmente (in fondo erano gli anni 50), si prostituisce e con una prostituta. Neanche l’happy ending finale, che a mio avviso lo è solo fino ad un certo punto riesce a scalfire questo film solidissimo. Gli attori sono adatti, Ray Milland è giusto, un filino troppo esagerato in certe scene, ma complessivamente regge bene il compito del protagonista… e poi c’è Wilder a dirigere...
La regia è sempre contesa fra l’autoriale e l’invisibilità, mobile il giusto, niente svolazzi alla Welles, ma zoom estremi. Più che muoversi la camera si avvicina di continuo al protagonista, le scene sono pensate al dettaglio anche quando non si direbbe… duemila gli esempi da portare perché duemila sono i dettagli che Wilder ha pensato, dall’inquadratura iniziale, a quella nel negozio di liquori, dalla camera che si tuffa nel bicchiere a quella che esce dall’occhio del protagonista, al sistema per contare il numero di whiskey al bar, e che dire della scena in cui Milland cerca la bottiglia nascosta, e mentre se lo chiede ad alta voce in secondo piano risalta il lampadario dove lo spettatore sa essere il nascondiglio.
Questo film entra di diritto in quel periodo d’oro di Wilder in cui semplicemente ha sfornato solo capolavori, o quasi.