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lunedì 18 marzo 2019

Basilicata coast to coast - Rocco Papaleo (2010)

(Id.)

Visto in DVD.

Un gruppo musicale decide di partecipare a un a un festival dalla parte opposta della Basilicata. Per raggiungere la cittadina (di cui non ricordo il nome) intendono attraversare la regione a piedi. Alle loro calcagna viene messa una, poco interessata giornalista.

Più che un film è uno spot pubblicitario; un film manifesto della proloco Lucania dove vengono messi in mezzo squarci dei paesaggi locali, i paesini meno battuti, riferimenti culturali letterari e pure evidenti pubblicità ai vini della zona. Una pubblicità però non con intenzioni puramente turistiche, ma con l'intento di dare spazio a una zona semplicemente sconosciuta ai più; è evidente che Papaleo ama quella terra e vorrebbe solo che fosse più famosa. L'intento e il piglio con cui viene fatta questa operazione riesce a rendere digeribile e scorrevole un progetto che sulla carta poteva solo essere ruffiano.

La regia è agile, si muove con adeguata cura, sceglie location decisamente buone (e per forza, per fare marketing...) e inonda tutto con una splendida luce. Senza eccessi, riesce a portare a casa il proprio lavoro ben fatto.

Il ritmo è sempre mantenuto e spesso il divertimento è centrato. Con tutti questi pregi sembra un film perfetto (addirittura la Mezzogiorno riesce a non essermi indigesta!). Eppure qualcosa che non va lo si trova. Dalla seconda metà il film si perde; la commedia opportunista, ma anarchica dell'inizio lascia il posto ai buoni sentimenti e a una serie di conclusioni stucchevoli. La storia di per sé debole lascia spazio all'ovvietà e le buone idee iniziali (il leitmotiv della musica con il continuo sfruttare strumenti non convenzionali per dare ritmo e quel bordone dato dal basso di Gazzè che si introduce ogni scena e con leggere musiche che fanno da sfondo ad alcuni dialoghi trasformandoli in declamazioni) vengono abbandonate definitivamente preferendo scene scaldacuore.

Alla fine il film intrattiene, senza noia, con abbastanza divertimento e non troppa stucchevole premeditazione. Finite le idee dell'inizio perde abbastanza per un senso di vaghezza, sembra che a parte l’intento di vendere una regione (seppure con affetto) ci fosse poco altro.


lunedì 14 maggio 2018

The place - Paolo Genovese (2017)

(Id.)

Visto in aereo.

Un uomo, seduto in un locale, incontra persone con problemi a cui garantisce una soluzione in cambio di un'ordalia, possono andare dal dover uccidere una bambina, al dover rimanere incinta, dalla costruzione di una bomba a far lasciare una coppia di amici. Anche le richieste possono essere le più variegate, dal ritrovare la fede in Dio, a una notte di sesso con una pin up fino a guarigione di parenti.

Il film è tratto da una serie televisiva americana (che non ho visto) da cui si discosta pochissimo, inventando poco, ma addensando molto. Diverse vicende vengono condensate nel minutaggio di un film e i personaggi vengono costantemente legati gli uni agli altri senza un senso apparente, ma in un carosello costante di rimandi ed effetti domino.
Il film, parte da un plot solido e ben delineato, ridotto magnificamente, ma difficile da gestire. Tutto ambientato in uno stesso edificio, con gli stessi attoria ripetersi e scene sostanzialmente identiche, la stanchezza appare dietro l'angolo.
Paolo Genovese, che conosco pochissimo, ma credo per la prima volta alle prese con un dramma, si muove benissimo. Pur senza inventare nulla porta avanti una regia invisibile, ma costantemente improntata allo scarto di punto di vista rispetto alla sequenza precedente, riuscendo a dribblare la noia in molte occasioni e, nel finale, riuscendo a aumentare l'interesse con il progredire delle storie.
Ancora una volta però bisogna sottolineare il lavoro di scrittura, il vero fattore determinante per la riuscita di questo film. A fronte della ripetitività delle vicende l'idea alla base è quella di attori che raccontano eventi enormi, ma avvenuti fuori campo in uno sforzo di gestione dei monologhi che ha del titanico; a fronte di un cast di nomi famosi (ma non per questo sempre impeccabile...) gli eventi raccontati sono prefetti, si prendono i tempi dovuti per attirare lo spettatore senza indugiare troppo per non scadere nello sbadiglio.
Un film originalissimo nel panorama italiano, non privo di difetti, ma ben gestito e godibile fino in fondo.

venerdì 9 maggio 2014

Il barbiere di Rio - Giovanni Veronesi (1996)

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Visto in Dvx.

Un barbiere divorziato con figli decide di fuggire dalla finanza e dalle grinfie della moglie arpia verso il Brasile, dove lo attende la sorella più anziana e una serie di nipoti non tutti raccomandabili. Finirà a farsi pestare e rubare i soldi da un transessuale, a farsi prendere per il culo da un gruppo di italiani adattatisi alle latitudini, e ad innamorarsi della morosa del nipote malavitoso. Fuggirà verrà ritrovato tornerà in Italia, ma poi i figli sistemeranno tutto.

Commediola in teoria nella scia della commedia all'italiana che per sapidità umilia tutta la categoria. Senza idee, senza nerbo, senza voglia, si trascina avanti con la solita storia usurata e i i luoghi comuni che il Brasile può fornire all'italiano da agenzia viaggi.
Interessante solo per vedere un Abatantuono unico degno di nota (e ora capisco da dove ha preso il suo modo di porti De Luigi), una Irene Grandi inutile in una parte che fa da carta da parati nella storia, e una Margaret Mazzantini stronza impeccabile... c'è pure un giovane Papaleo che passa di li.

lunedì 11 novembre 2013

Cado dalle nubi - Gennaro Nunziante (2009)

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Visto in tv

A me Checco Zalone piace. Piace perché banalmente fa ridere; perché ha creato un personaggio divertente che è uno sfigato assoluto, ma pieno di se abbastanza per non rendersi conto che è lui il freak e tratta gli altri con un’arroganza invidiabile.
Quindi beccando il tv il film mi ci sono soffermato.

Un alto positivo il film ce l’ha. Per quanto non innovativa, ma una storia c’è. Non si limita, come spesso nei comici della tv riciclati al cinema, a mettere insieme una serie di gag, ma da vita ad una storia autonoma che potrebbe reggere anche senza la presenza di Zalone.

Il lato negativo è che il film è brutto. La trama esile, come si è detto, deve quindi trovare motivi di interesse nel protagonista; Zalone però esagera nel non fare gag, pochi i momenti davvero divertenti e poche comunque i tentativi di far ridere (senza riuscirci).

Se proprio devi fare un film comico, dovresti far ridere… peccato.