mercoledì 24 dicembre 2014

Dopo la morte - Evgenij Bauer (1915)

(Posle smerti)

Visto qui, grazie a questa recensione.

Un giovane studente universitario vive nella venerazione della madre e nelle cure (esagerate) della zia (strepitosa la vecchietta che di notte va a controllare che dorma o a colazione gli zucchera il te e gli avvicina di 10 cm le brioche così che non debba allungare una mano). Conosce una ragazza, un'attrice, che si innamora di lui, lui la rifiuta e lei si suicida poco prima di uno spettacolo. Venuto a sapere della morte impazzisce e comincia a sognare la donna e a vederne il fantasma che lo perseguita.

Scoperto di recente (da me) questo Bauer fu uno dei più importanti (rimango sul vago perché non so se fosse o meno il principale) regista della Russia zarista, nato nella seconda metà dell'800 e morto proprio nel 1917 per una polmonite non dovette mai affrontare un cambio di registro nei suoi film (chissà che cosa avrebbero pensato l'uno dell'altro Bauer e Eisenstein). Decadente, simbolista, drammatico e fantasy fu un innovatore delle immagini (luci e scenografie per lo più).

Il film ha due enormi talloni d'Achille. Il cast francamente inadatto a recitare (la protagonista ha sempre la stessa espressione enfatica e dolente, il protagonista non riesce ad essere credibile) e la sceneggiatura, scritta in fretta su un canovaccio e tutta tesa a mostrare il fantasma fregandosene del climax; la storia è lenta prima della morte della ragazza e dopo si rende ripetitiva in un insistere di apparizioni tutte uguali che non aumentano il dramma, ma la noia.
Bauer dal canto suo lavora di regia in senso teatrale, gli interni sono curatissimi e muove gli attori con il maggior senso estetico possibile, creando alcune immagine pittoricamente interessanti (la scena del sogno nei campi) e qualche primo piano ricco di emozione).
Il film non mi ha entusiasmato molto, ma considerando l'epoca di produzione è già visivamente ben realizzato; non si può pretendere che siano tutte opere totali come "Cabiria".

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