venerdì 18 novembre 2016

The congress - Ari Folman (2013)

(Id.)

Visto in Dvx.

Un'attrice, dopo un inizio carriera enorme negli anni '80, ma ormai di secondo piano viene contattata per essere scansionata e digitalizzata. Quello sarà il primo passo verso la completa digitalizzazione dell'industria cinematografica. A malincuore, ma l'attrice accetta. 20 anni dopo, l'azienda cinematografica è divenuta una struttura a sé che sembra poter controllare ogni cosa; invita l'attrice a un congresso in cui verrà presentata una nuova droga. In questo mondo si può accedere solo utilizzando una sostanza che altera la percezione facendo sembrare tutto un cartone animato.

Il passato e la realtà vengono realizzate con il live action classico, anche se indorato da una fotografia fatta di luci diffuse e colori decisi; lo stato alterato di percezione viene realizzato con un'animazione fatta tramite rotoscope.

Folman realizza un film originale, non tanto per la fusione fra live action e  animazione, quanto per la complessità della trama raccontata che prende le mosse da una sorta di critica all'industria cinematografica per approdare a un discorso molto articolato con il passato e i ricordi, ma soprattutto con il rapporto che si decide di instaurare con essi. La protagonsita che viene tentata dall'idea della giovinezza, ma soprattutto del ricordo di quello che è stata due decenni prima; una galleria di personaggi che assumono l'aspetto dei miti del passato nelle loro versioni più iconografiche; la ricerca spasmodica dei figli come legame con il passato (per cercarli rinuncerà anche a una love story hollywoodiana) e l'intero percorso costellato da riferimenti a quel mondo passato che la protagonista cerca di ricostruire (gli aquiloni o i continui riferimenti al volo o la presenza continua di Danny Huston)

Nel mondo dell'animazione le citazioni e i dettagli sono ovunque, con personaggi che interpretano icone del passato (un applauso a Grace Jones), citazioni di Bosch e un tratto cartoonesco che sembra riprendere quello dell'animazione americana anni '20-'30.

A questo va aggiunta la presenza di Robin Wright che concede la possibilità di sfruttare anche la propria storia personale e il suo nome e che riesce perfettamente a muoversi a suo agio in continui cambi di prospettiva. Supportata da un cast interessante per l'uso che ne viene fatto (mai visto un Keitel così paterno e rassicurante) e assolutamente sul pezzo.

Al di là delle indubbie competenze tecniche e di contenuto il film si distacca dalle attuali produzioni occidentali d'animazione per due dettagli importanti. La parte animata di fatto è una lunga cavalcata nel surreale con contatti con la storia e la realtà più nelle assonanza e nella struttura generale anziché nelle sequenze inanellate. Ma soprattutto per una capacità incredibile nel costruire scene bellissime e dal contenuto poetico enorme (si pensi al rapporto sessuale che fiorisce con le fiamme dell'incidente che incombono), capacità che viene sfruttata anche per la aprte in live action (la mappatura nella prima parte o i dirigibili con i medici raggiungibili tramite aquilone nella seconda parte); queste sono scene che non aggiungono niente alla vicenda e che avrebbero potuto essere realizzate con minor dispendio, ma che regalano complessità e mood a un mondo sfaccettato.

4 commenti:

Babol ha detto...

Purtroppo devo ancora leggere il romanzo da cui è stato tratto ma in generale l'ho trovato un film molto affascinante, soprattutto nella prima parte. La seconda, quella a cartoni animati, l'ho purtroppo rinchiusa nella categoria "delirio d'autore", troppo fuori dalla portata di una comune mortale come me XD

Christian ha detto...

Pur imperfetto (e forse troppo ambizioso), il film non mi è dispiaciuto e ho apprezzato il coraggio di Folman nel suo approccio surreale, lisergico ed esistenzialista. Quasi due film in uno, pieni entrambi di riferimenti cross-culturali: metacinematografica la prima parte, con una straordinaria inventiva grafica la seconda.

Kris Kelvin ha detto...

Per puro caso oggi ho scoperto un altro bellissimo blog... complimenti per la frequenza con cui riesci a scrivere (quanto ti invidio!) e per la qualità delle recensioni. Ottimo lavoro!

Lakehurst ha detto...

@Babol e Christian: si decisamente un film eccessivo e tracotante, ma propria nella sua bulimia ho trovato la sua bellezza; per una volta, se fosse stato realizzato più pudico ci avremmo perso tutti. Decisamente però non raggiunge gli obiettivi (impossibili) che si era preposto.

@Kris: grazie mille, in effetti ho tirato un pò il freno a mano in fatto di film visti, ma reggo ancora bene (per fortuna)