(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Nato da un'idea di Rifkin e Sullivan di creare un film a episodi dedicato ai mostri classici del cinema (a spanne quelli Universal con in più gli zombie alla Romero) con segmenti dedicati a 4 epoche diverse del cinema. All'idea si aggiunsero in un secondo momento Green e Lynch. Ecco a fronte di un'idea apparentemente accettabile (anzi, auspicabile) il progetto nasce fin dal primo istante come un'idea cazzara avuta da due amici che si sentono troppo fighi per questa industria cinematografica che non capisce niente di cinema, il tutto in una serata alcolica; a tutto questo poi si aggiungono altri due giuggioloni.
Perché l'apertura in bianco e nero col tipo che sotterra sua moglie che, sfortunatamente si sveglia e gli strappa il pene a morsi (e comincia a secernere un curioso liquido azzurro), con tutta la buona volontà può sembrare una citazione amorevole di un certo cinema fatta da un regazzino che ha più passione che capacità, ma poi in sequenza c'è una citazione di "Godzilla" (che in realtà lo cita nel senso che c'è un mostrone gigante che distrugge una città e nessun altro collegamento) assolutamente idiota, poi arriva l'apice dell'ironia linguistica con una storia di licantropi gay che sono degli orsi mannari (tutta l'idea dello spezzone sta nel doppio senso di werebears!), si continua con un crossover fra Anna Frank e un Frankenstein ebreo (con Hitler come protagonista) si conclude con una sequenza di merde merde che fanno cose; poi si finisce con il quadro entro cui tutto è inserito, cioè una apocalisse zombie-sessuale in un drive in.
Inutile ulteriormente sottolineare la pochezza delle trame che non provano neppure a fare omaggi o citazioni, ma si accontentano di citare un nome e creare giochi di parole e sequenze ironiche per motivi tra il demenziale e il coglione. Non si tratta di parodie, ma di sfruttamento di nomi che, forse, neppure si conoscono davvero. Non si tratta di omaggi perché bisognerebbe sapere cos'è il materiale di partenza.
A livello estetico, ancora una volta, lo sforzo è minimo virando solo i colori in maniera totalmente pretestuoso (in "Wadzilla" che significato hanno quei colori?).
Dunque una parodia che sembra non sapere su cosa si basa e realizzata con l'idea che se è camp allora andrà bene per forza (una delle idee peggiori nate, involontariamente, da Tarantino), il tutto con l'idea continua di parlare di horror senza neppure provarci a fare degli horror.
Al di là del titillamento dell'ego dei registi non si capisce molto il motivo di questo film.
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lunedì 6 maggio 2019
Chillerama - Registi vari (2011)
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mercoledì 11 novembre 2015
A 30 secondi dalla fine - Andrey Konchalovskiy (1985)
(Runaway train)
Visto in Dvx.
Alaska, un prigioniero tenta la fuga portandosi dietro, non molto volentieri, un ragazzo che lo ha aiutato a raggiungere le fogne della prigione. Per andarsene dallo stato intendono nascondersi in un treno merci; per un gioco del destino il treno viaggia senza conducente. Si metteranno all'inseguimento del treno il direttore del carcere per acchiappare i fuggitivi e i responsabili delle ferrovie per evitare un disastro.
"Pelham" mi ha insegnato ad apprezzare gli inseguimenti coi treni, "Lone Ranger" (sottovalutatissimo blockbuster di pochi anni fa) mi ha confermato l'attualità di un'idea del genere (che ha come padre nobile Buster Keaton); quindi vedere adesso questo film è semplicemente perfetto.
I motivi d'interesse ci sarebbero comunque essendo la sceneggiatura di Kurosawa (creata per una produzione americana che non arrivò mai in porto) e ripresa da un Konchalovskiy anche lui in trasferta USA (infatti ambienta il film in un'Alaska che sa tantissimo di Siberia).
La trama infatti fa sfoggio di un rapporto a due maestro/allievo con un sensei burbero, ma estremamente vitale e un regazzino che si svilupperà in fretta; c'è tanto Kurosawa.
Konchalovskiy però costruisce un film d'azione duro e realistico, senza fronzoli né fighetterie, lento nello svolgimento, ma preciso al millimetro; mentre si sviluppa viene fuori un pò "Pelham" e un pò "L'imperatore del nord".
Altro punto di forza la costruzione dei personaggi, quello di Jon Voight è roccioso e preciso, folle nel finale, ma per una rivalsa che vale una vita, quasi eroico (ed è interpretato magistralmente da un Voight che nella recitazione assomiglia a Nicholson come non mai; per me la sua migliore interpretazione di sempre che abbia visto finora; è titanico, mangiandosi le scene madri a uso ridere); quello di Eric Roberts è la perfetta controparte, insicura, ma spavaldo, imberbe, ma pieno di aspettative (anche lui è bravissimo, perfetto per la parte, sublime nel rendere i dettagli della caterva di emozioni nascoste sotto quel sorrisetto da regazzino stupido); infine c'è un antagonista magnifico, un John Ryan che, pur essendo il rappresentante del bene, sguazza nella feccia con una gioia indicibile e ama l'azione più del risultato stesso, quando compare in scena gli occhi sono tutti per lui.
Che altro dire, c'è una delle prime particine di un Danny Trejo incredibilmente giovane e un finale in crescendo che ha l'imapatto di una sinfonia. Applausi.
Visto in Dvx.
Alaska, un prigioniero tenta la fuga portandosi dietro, non molto volentieri, un ragazzo che lo ha aiutato a raggiungere le fogne della prigione. Per andarsene dallo stato intendono nascondersi in un treno merci; per un gioco del destino il treno viaggia senza conducente. Si metteranno all'inseguimento del treno il direttore del carcere per acchiappare i fuggitivi e i responsabili delle ferrovie per evitare un disastro.
"Pelham" mi ha insegnato ad apprezzare gli inseguimenti coi treni, "Lone Ranger" (sottovalutatissimo blockbuster di pochi anni fa) mi ha confermato l'attualità di un'idea del genere (che ha come padre nobile Buster Keaton); quindi vedere adesso questo film è semplicemente perfetto.
I motivi d'interesse ci sarebbero comunque essendo la sceneggiatura di Kurosawa (creata per una produzione americana che non arrivò mai in porto) e ripresa da un Konchalovskiy anche lui in trasferta USA (infatti ambienta il film in un'Alaska che sa tantissimo di Siberia).
La trama infatti fa sfoggio di un rapporto a due maestro/allievo con un sensei burbero, ma estremamente vitale e un regazzino che si svilupperà in fretta; c'è tanto Kurosawa.
Konchalovskiy però costruisce un film d'azione duro e realistico, senza fronzoli né fighetterie, lento nello svolgimento, ma preciso al millimetro; mentre si sviluppa viene fuori un pò "Pelham" e un pò "L'imperatore del nord".
Altro punto di forza la costruzione dei personaggi, quello di Jon Voight è roccioso e preciso, folle nel finale, ma per una rivalsa che vale una vita, quasi eroico (ed è interpretato magistralmente da un Voight che nella recitazione assomiglia a Nicholson come non mai; per me la sua migliore interpretazione di sempre che abbia visto finora; è titanico, mangiandosi le scene madri a uso ridere); quello di Eric Roberts è la perfetta controparte, insicura, ma spavaldo, imberbe, ma pieno di aspettative (anche lui è bravissimo, perfetto per la parte, sublime nel rendere i dettagli della caterva di emozioni nascoste sotto quel sorrisetto da regazzino stupido); infine c'è un antagonista magnifico, un John Ryan che, pur essendo il rappresentante del bene, sguazza nella feccia con una gioia indicibile e ama l'azione più del risultato stesso, quando compare in scena gli occhi sono tutti per lui.
Che altro dire, c'è una delle prime particine di un Danny Trejo incredibilmente giovane e un finale in crescendo che ha l'imapatto di una sinfonia. Applausi.
venerdì 5 ottobre 2012
Il cavaliere oscuro - Christopher Nolan (2008)
(The dark knight)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
E poi arriva il Joker... la presenza di Batman crea una spaccatura in Gotham tra chi lo sostiene (e lo imita stupidamente) e chi lo considera un pericolo; ma la sua figura fa da esempio per un nuovo procuratore distrettuale per perseguire la mafia, ma anche al Joker, come ecquivalente negativo del cavaliere oscuro... lui causerà di tutto, anche la nascita di due facce.
Decisamente il meglio film della trilogia; senza se e senza ma. Probabilmente è il migliore perchè essendo quello in mezzo non deve perdere tempo a creare le origini e neppure a costruire un finale totalmente definitivo e si prende le 2 ore e mezza per costruire un storia enorme. Poi se a questo ci si aggiungono i due villain più belli mai creati per la serie di Batman il gioco è fatto (ma sarebbe bastato anche solo il Joker).
Poi i vari livelli di racconto proseguino, alcuni si chiudono, altri iniziano.
Il fulcro di questo film che si apre e si chiude in queste 2 ore e 30 è il doppio. Tutto è un rapporto fra poli opposti dall'ovvio Wayne/Batman e due facce/Dent, al Batman/Dent e Wayne/Dent. Ma su tutti è il rapporto simbiotico fra Batman (l'emissario dell'ordine) ed il Joker (quello del caos) che vince, perccè ognuno interpreta un bisogno ed un modus operandi di una città, la necessità delle regole e lo sviluppo casuale che inevitabilmente si imprime nelle zone d'ombra.
Questo discorso porta con se ancora una volta il discorso della città di Gotham come personaggio che qui diventa preponderante, vista soprattutto dal punto di vista della società e dei cittadini.
Inoltre il discorso del doppio nasce dall'altro grande concetto di reazione uguale e contraria che viene più volte ripetuto. Batman all'interno di una società diviene un simbolo positivo, ma inevitabilmente modifica anche ciò che esiste di negativo che deve correre ai ripari; il Joker (e quindi anche due facce) sono figli di Batman.
La mitopoiesi dell'eroe che è iniziata nel primo capitolo qui incontra "la caduta" come evento inevitabile per poter risalire, ma mostra anche come la creazione di un simbolo porti alla comparsa di eroi ad esso ispirati (che di fatto era l'obbiettivo dichiarato di Bruce Wayne) e ad inevitabili copycat di bassa statura.
Infine c'è un ampio discorso sulla vendetta e sull'uso del male per fare il bene e viceversa, temi minori che però attraversano tutta la pellicola.
Forse un pò tutto il film è proprio nella frase di Dent "O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo".
Un encomio rinnovato va alla volontà di quasi verosimiglianza che ha voluto imprimere Nolan ai suoi film, vero motivo per cui Heath Ledger è riuscito a creare il miglior cattivo di sempre; questo unito ad una recitazione animalesca che si esmprime tutta sulle movenze dinoccolate, ingobbite e ossessive (anche del viso) riesce a riempire lo schermo ad ogni inquadratura del Joker.
Nolan riesce a rendere solidissimo un film dalle mille sfumature e a rendere invisibile una regia che obbligata a mille scelte.
Mi accodo a badtaste nel dire che questo è probabilmente il film supereroistico più importante di sempre ed il film commerciale più importante di sempre (almeno dai tempi de "Lo squalo").
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
E poi arriva il Joker... la presenza di Batman crea una spaccatura in Gotham tra chi lo sostiene (e lo imita stupidamente) e chi lo considera un pericolo; ma la sua figura fa da esempio per un nuovo procuratore distrettuale per perseguire la mafia, ma anche al Joker, come ecquivalente negativo del cavaliere oscuro... lui causerà di tutto, anche la nascita di due facce.
Decisamente il meglio film della trilogia; senza se e senza ma. Probabilmente è il migliore perchè essendo quello in mezzo non deve perdere tempo a creare le origini e neppure a costruire un finale totalmente definitivo e si prende le 2 ore e mezza per costruire un storia enorme. Poi se a questo ci si aggiungono i due villain più belli mai creati per la serie di Batman il gioco è fatto (ma sarebbe bastato anche solo il Joker).
Poi i vari livelli di racconto proseguino, alcuni si chiudono, altri iniziano.
Il fulcro di questo film che si apre e si chiude in queste 2 ore e 30 è il doppio. Tutto è un rapporto fra poli opposti dall'ovvio Wayne/Batman e due facce/Dent, al Batman/Dent e Wayne/Dent. Ma su tutti è il rapporto simbiotico fra Batman (l'emissario dell'ordine) ed il Joker (quello del caos) che vince, perccè ognuno interpreta un bisogno ed un modus operandi di una città, la necessità delle regole e lo sviluppo casuale che inevitabilmente si imprime nelle zone d'ombra.
Questo discorso porta con se ancora una volta il discorso della città di Gotham come personaggio che qui diventa preponderante, vista soprattutto dal punto di vista della società e dei cittadini.
Inoltre il discorso del doppio nasce dall'altro grande concetto di reazione uguale e contraria che viene più volte ripetuto. Batman all'interno di una società diviene un simbolo positivo, ma inevitabilmente modifica anche ciò che esiste di negativo che deve correre ai ripari; il Joker (e quindi anche due facce) sono figli di Batman.
La mitopoiesi dell'eroe che è iniziata nel primo capitolo qui incontra "la caduta" come evento inevitabile per poter risalire, ma mostra anche come la creazione di un simbolo porti alla comparsa di eroi ad esso ispirati (che di fatto era l'obbiettivo dichiarato di Bruce Wayne) e ad inevitabili copycat di bassa statura.
Infine c'è un ampio discorso sulla vendetta e sull'uso del male per fare il bene e viceversa, temi minori che però attraversano tutta la pellicola.
Forse un pò tutto il film è proprio nella frase di Dent "O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo".
Un encomio rinnovato va alla volontà di quasi verosimiglianza che ha voluto imprimere Nolan ai suoi film, vero motivo per cui Heath Ledger è riuscito a creare il miglior cattivo di sempre; questo unito ad una recitazione animalesca che si esmprime tutta sulle movenze dinoccolate, ingobbite e ossessive (anche del viso) riesce a riempire lo schermo ad ogni inquadratura del Joker.
Nolan riesce a rendere solidissimo un film dalle mille sfumature e a rendere invisibile una regia che obbligata a mille scelte.
Mi accodo a badtaste nel dire che questo è probabilmente il film supereroistico più importante di sempre ed il film commerciale più importante di sempre (almeno dai tempi de "Lo squalo").
sabato 12 novembre 2011
Black gold - Jeta Amata (2011)
(Id.)
Visto al Festival di Cinema Africano (in concorso); in lingua originale sottotitolato.

Visto al Festival di Cinema Africano (in concorso); in lingua originale sottotitolato.

Il film di presentazione del festival è un film con un budget direi cospicuo di Nollywood che racconta la vita di una sostenitrice dei diritti umani nata nel delta del Niger (Nigeria) in un ambiente corrotto dove una compagnia petrolifera dirige e distrugge tutto ciò che tocca.
Questo in buona sostanza può essere il riassunto della trama.
Lo voglio dire subito, il film è pessimo. A renderlo un brutto film non è la recitazione mediocre, le scene di massa con poche comparse, l'uso insistito del CG per fuoco e sangue (che tutto sommato mi sembra anche venuto bene), l'utilizzo di ex quasi-glorie del cinema USA come richiamo (che tra l'altro avere Eric Roberts, Tom Sizemore, Michale Madsen e un pelatissimo Billy Zane, è un motivo di vanto senza se e senza ma), la noia che aleggia leggera in tutta la parte centrale e direi che neppure è la veicolazione insistita del "messaggio" del film (la critica nei confronti dello stato del delta del Niger e della corruzione è urlato addosso allo spettatore nella prima scena! Poi viene urlato pure nella secona! Nella terza no. Ma nella quarta di nuovo! e così via... ma in fondo lo si potrebbe magari passare per ingenuità)... quello che davvero mi ha dato fastidio è la totale mancanza di competenza tecnica in ogni ambito, la totale mancanza di idee e comunque della capacità di mettere in scena il lungo elenco di idee abusate dal cinema di tutti i tempi. Quello che mi infastidisce è la completa incapacità di dirigere e di scrivere del regista-sceneggiatore, che non pago di non essere in grado di fare una cosa, pretende di non farne bene due!
Se i soldi (pochi immagino) che hanno dato a Eric Roberts (che comunque son sompre soldi ben spesi) li avessero usati per pagare uno sceneggiatore decente (o un correttore di bozze) e quelli per Billy Zane li avessoro usati per pagare un regista mediocre sarebbe anche potuto venir fuori un buon film.
Questo film è la più grande dimostrazione che i soldi non sono un elemento determinante la qualità di un'opera.
Questo in buona sostanza può essere il riassunto della trama.
Lo voglio dire subito, il film è pessimo. A renderlo un brutto film non è la recitazione mediocre, le scene di massa con poche comparse, l'uso insistito del CG per fuoco e sangue (che tutto sommato mi sembra anche venuto bene), l'utilizzo di ex quasi-glorie del cinema USA come richiamo (che tra l'altro avere Eric Roberts, Tom Sizemore, Michale Madsen e un pelatissimo Billy Zane, è un motivo di vanto senza se e senza ma), la noia che aleggia leggera in tutta la parte centrale e direi che neppure è la veicolazione insistita del "messaggio" del film (la critica nei confronti dello stato del delta del Niger e della corruzione è urlato addosso allo spettatore nella prima scena! Poi viene urlato pure nella secona! Nella terza no. Ma nella quarta di nuovo! e così via... ma in fondo lo si potrebbe magari passare per ingenuità)... quello che davvero mi ha dato fastidio è la totale mancanza di competenza tecnica in ogni ambito, la totale mancanza di idee e comunque della capacità di mettere in scena il lungo elenco di idee abusate dal cinema di tutti i tempi. Quello che mi infastidisce è la completa incapacità di dirigere e di scrivere del regista-sceneggiatore, che non pago di non essere in grado di fare una cosa, pretende di non farne bene due!
Se i soldi (pochi immagino) che hanno dato a Eric Roberts (che comunque son sompre soldi ben spesi) li avessero usati per pagare uno sceneggiatore decente (o un correttore di bozze) e quelli per Billy Zane li avessoro usati per pagare un regista mediocre sarebbe anche potuto venir fuori un buon film.
Questo film è la più grande dimostrazione che i soldi non sono un elemento determinante la qualità di un'opera.
Edit: sarebbe bastato che mi informassi per 5 minuti in più e avrei trovato che il film è un low budget come pochi altri (e col senno di poi dico anche: è evidente, solo un idiota non riuscirebbe a notarlo), a quanto pare solo 300.000 (dollari? euro? non ricordo già più). Quindi onore al mertio ai vari Billy Zane e compagni che devono aver lavorato per la gloria. Il film rimane comunque un fallimento.
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mercoledì 22 settembre 2010
I mercenari - Sylvester Stallone (2010)
(The expendebles)
Visto al cinema.
Diciamolo subito, la storia è banale e quasi inesistente, un pretesto insomma, e i dialoghi spesso (molto spesso) sono ridicoli; però anche chissenefrega, è un film d'azione ed è chiaro che queste cose sono solo arredamento, e stavolta Stallone ha voluto ridurre l'arredamento al minimo.
Per l'azione invece c'è esultare fin dall'inizio; la scena d'apertura coi pirati somali è assolutamente magnifica, ok, si vede poco ma è sorprendente e realizzata da dio. Stallone si dimostra, contro qualche pronostico, non un buon regista, ma un grande regista, soprattutto nelle scene d'azione!
Il primo incontro coi militari sull'isoletta ispanica è un capolavoro di pacche, pallottole e macchina da presa con pure qualche vezzo autoriale (l'inquadratura che si capovolge con il capovolgersi di Stallone è roba da Nolan, e invece c'è pure qui!).
Tutto il cast è assolutamente azzeccato con una parte che esalta non solo le capacità personali, ma soprattutto le aspettative del pubblico o le caratteristiche fisiche (Crews che lancia il missile, l'incontro di wwwwwrestling fra Stone Cold Steve Austin e Couture, le battute sull'altezza di Jet Li, Roberts nella parte de cattivo in giacca e cravatta, Rourke che fa la parte profondo e recita peso in una scena ecc...). Il cameo di Schwarznegger poi è uno dei migliori della storia del cinema e meriterebbe un premio solo lui; applausi a scena aperta. Meno gratificante la comparsata di Willis...
Un grande intrattenimento d'adrenalina fatto con tutti i crismi e una gran conoscienza del cinema d'azione.
PS: Se proprio bisogna trovare dei difetti allora bisogna dire che il sangue fatto al computer è una cazzata, una cazzata peggiore del fuoco in CGI (e c'è pure quello), il che è tutto dire; davvero non me la sarei aspettata una caduta di stile del genere. Poi c'è la questione Jet Li, lui è l'unico a non essere sfruttato decentemente, pochi corpo a corpo (e mettere una pistola in mano a Li è come far fare un assolo di chitarra ad un pianista) e quei pochi sono pocho chiari e non mettono in evidenza le doti dell'attore; purtroppo Stallone non è della scuola Hongkongese e ste cose non gli vengono... una possibilità sprecata.
Attendo il seguito.
Visto al cinema.
Diciamolo subito, la storia è banale e quasi inesistente, un pretesto insomma, e i dialoghi spesso (molto spesso) sono ridicoli; però anche chissenefrega, è un film d'azione ed è chiaro che queste cose sono solo arredamento, e stavolta Stallone ha voluto ridurre l'arredamento al minimo.
Per l'azione invece c'è esultare fin dall'inizio; la scena d'apertura coi pirati somali è assolutamente magnifica, ok, si vede poco ma è sorprendente e realizzata da dio. Stallone si dimostra, contro qualche pronostico, non un buon regista, ma un grande regista, soprattutto nelle scene d'azione!
Il primo incontro coi militari sull'isoletta ispanica è un capolavoro di pacche, pallottole e macchina da presa con pure qualche vezzo autoriale (l'inquadratura che si capovolge con il capovolgersi di Stallone è roba da Nolan, e invece c'è pure qui!).
Tutto il cast è assolutamente azzeccato con una parte che esalta non solo le capacità personali, ma soprattutto le aspettative del pubblico o le caratteristiche fisiche (Crews che lancia il missile, l'incontro di wwwwwrestling fra Stone Cold Steve Austin e Couture, le battute sull'altezza di Jet Li, Roberts nella parte de cattivo in giacca e cravatta, Rourke che fa la parte profondo e recita peso in una scena ecc...). Il cameo di Schwarznegger poi è uno dei migliori della storia del cinema e meriterebbe un premio solo lui; applausi a scena aperta. Meno gratificante la comparsata di Willis...
Un grande intrattenimento d'adrenalina fatto con tutti i crismi e una gran conoscienza del cinema d'azione.
PS: Se proprio bisogna trovare dei difetti allora bisogna dire che il sangue fatto al computer è una cazzata, una cazzata peggiore del fuoco in CGI (e c'è pure quello), il che è tutto dire; davvero non me la sarei aspettata una caduta di stile del genere. Poi c'è la questione Jet Li, lui è l'unico a non essere sfruttato decentemente, pochi corpo a corpo (e mettere una pistola in mano a Li è come far fare un assolo di chitarra ad un pianista) e quei pochi sono pocho chiari e non mettono in evidenza le doti dell'attore; purtroppo Stallone non è della scuola Hongkongese e ste cose non gli vengono... una possibilità sprecata.
Attendo il seguito.
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