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lunedì 9 dicembre 2013

Ladri di cadeveri, Burke & Hare - John Landis (2010)

(Burke & Hare)

Visto in Dvx.


Una coppia di sbandati dell'Edimburgo dell’ottocento scopre che alla facoltà di anatomia pagano per avere cadaveri freschi. Inizieranno a cercarne tra gli anziani, poi nei cimiteri, infine inizieranno ad uccidere.

Landis ci prova, si impegna in un film difficile e, a mio avviso, riesce solo a metà. Riesce nella parte più difficile del compito; mischiare lo splatter, il dramma ed il nero alla commedia più riuscita. Unisce le due componenti perfettamente tanto da rendere simpatici due personaggi che uccidono per denaro in maniera estremamente fredda (anche se buffa). Il mix riesce e perde qualcosa solo per le batutte non riuscite; ce la fa anche ad inserire una storia d’amore come volano della vicenda e ad ammantare tutto di un (falso) romanticismo.

Però il film mi risulta riuscito a metà… a metà perché il film è di un distacco spaventoso; si ride dei personaggi, ma non si empatizza praticamente mai; il film si perde a mostrare mille dettagli (tra cui alcune patetiche idee come mostrare la nascita della fotografia) e non riesce ad andare oltre all'intrattenimento che si dimentica velocemente.

Splendido un Serkis incredibilmente in live action; si mangia tutti gli altri in maniera imbarazzante.

mercoledì 26 dicembre 2012

Ai confini della realtà - Registi vari (1983)

(The twilight zone: the movie)

Visto in DVD.

Ispirandosi all'omonima serie quattro grandi registi decidono di rendergli omaggio in un film corale, una serie di episodi presi dal grande telefilm degli anni '50; unica eccezione il primo episodio diretto da Landis che è un'idea originale solamente ispirata alla serie televisiva.

Il primo episodio “Time out” diretto da John Landis è il motivo per cui ho visto solo ora l’intero film; anni fa mi fermai a questo spezzone e non riuscii ad andare oltre. La storia di un uomo razzista che salta indietro nel tempo e prende le vesti di un ebreo durante il nazismo, un nero cacciato dal KKK e un vietcong durante la guerra è sinceramente poco fantasiosa, poco interessante e tanto scontata. La regia di Landis si adatta alla nullità del progetto e ne viene fuori un cortometraggio oltremodo noioso.

Il secondo episodio, “Il gioco del bussolotto”  diretto da Spielberg parla di un ospizio in cui alcuni ospiti, nottetempo, divengono nuovamente bambini e potranno scegliere in quale realtà rimanere. Un cortometraggio di per se carino, diretto con il solito carisma e la solita empatia dal miglior regista che abbia anche un cuore in tutta Hollywood. Nel progetto complessivo però anche questo episodio stona, sembra un’aggiunta postuma che non dice niente di più a quanto già espresso dalla serie.

Il terzo episodio, “Prigionieri di Anthony”  è quello di Joe Dante e qui si che si ragione. Una donna accompagna a casa un bambino che è stato coinvolto in un incidente, entrerà a far parte del gioco di un mostro dai poteri enormi. Questo episodio è senza dubbio il migliore dell’intero progetto; la storia è la più aderente con lo spirito di un Rod Serling se avesse continuato a lavorare fino agli anni ’80. Ma ciò che vince è la realizzazione. C’è poco da fare, Dante rimane l’unico a saper gestire perfettamente un horror per ragazzi, un incubo in cui ci si diverte anche. La continua commistione fra cartoni animati e realtà rubata a quel mondo è perfetta in ogni momento, gli effetti speciali (animatronix) sono di livello incredibile. Infine tutte le componenti del racconto, l’ironia, l’inquietante, il cartoonistico e il film per regazzini, sono miscelate in maniera perfetta. Un film da recuperare anche da solo.

L’ultimo episodio, “Terrore a alta quota”, quello di Miller, è ormai un punto di riferimento pop. È la storia del gremlin che distrugge l’ala dell’aereo durante un volo. Il film è assolutamente ben riuscito, anche questo abbastanza in linea con l'atmosfera di base di “Twilight zone” , solo resa in maniera più horror, con una tensione duratura, una realizzazione impeccabile (ancora una volta gli effetti speciali anni ’80 che vincono alla grande) e una regia all'altezza del compito. Un altro ottimo episodio.

A fare da incipit è un episodio diretto anch'esso da John Landis che introduce bene, calandosi lentamente nel clima, mentre cita apertamente la serie originale.