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lunedì 9 dicembre 2013

Ladri di cadeveri, Burke & Hare - John Landis (2010)

(Burke & Hare)

Visto in Dvx.


Una coppia di sbandati dell'Edimburgo dell’ottocento scopre che alla facoltà di anatomia pagano per avere cadaveri freschi. Inizieranno a cercarne tra gli anziani, poi nei cimiteri, infine inizieranno ad uccidere.

Landis ci prova, si impegna in un film difficile e, a mio avviso, riesce solo a metà. Riesce nella parte più difficile del compito; mischiare lo splatter, il dramma ed il nero alla commedia più riuscita. Unisce le due componenti perfettamente tanto da rendere simpatici due personaggi che uccidono per denaro in maniera estremamente fredda (anche se buffa). Il mix riesce e perde qualcosa solo per le batutte non riuscite; ce la fa anche ad inserire una storia d’amore come volano della vicenda e ad ammantare tutto di un (falso) romanticismo.

Però il film mi risulta riuscito a metà… a metà perché il film è di un distacco spaventoso; si ride dei personaggi, ma non si empatizza praticamente mai; il film si perde a mostrare mille dettagli (tra cui alcune patetiche idee come mostrare la nascita della fotografia) e non riesce ad andare oltre all'intrattenimento che si dimentica velocemente.

Splendido un Serkis incredibilmente in live action; si mangia tutti gli altri in maniera imbarazzante.

venerdì 2 agosto 2013

Now you see me, I maghi del crimine - Louis Leterrier (2013)

(Now you see me)

Visto al cinema.

Quando, da bambino, mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo alternativamente, il veterinario, l’imbianchino o il mago… quindi ad un film del genere ci tengo.
Un gruppo di maghi scelti, apparentemente, a caso, viene assunto da uno sconosciuto per fare il più grande spettacolo di magia di sempre. Si mettono sulle tracce dei maghi, dei riccone derubati, la polizia e una specie di Giacobbo che smaschera le magie.
Come il film comincia si fa evidente il primo grosso problema, in mezzo ad un cast di tutto rispetto, mi mettono come co-protagonista Mark Zuckerberg; questo indica avere un problema di casting.

Poi comincia il primo vero trucco di magia e (WTF?) ci sono almeno due problemi; non è uno spettacolo di magia (se la magia avviene su uno schermo anziché dal vivo chiederebbero tutti i soldi indietro… solo che li già glieli danno i soldi); secondo è tutto in CG (ecco, se mi fai delle magie, vorrei potermi stupire della prestidigitazione, se fai tutto col computer allora tanto vale che mi stupisca guardando i Na'vi di Avatar)…

Poi la storia prosegue, il gruppo di maghi sembra sempre di più una ditta che organizza eventi e devolve soldi e sempre meno maghi, la storia si fa sempre più sconclusionata (anche se un poco di fascino le rimane) e la tecnologia fa le veci della magia (le carte che si uniscono insieme a formare una specie di chiave elettronica è utilizzare una fanta-scienza al posto della bacchetta magica).


Leterrier, ha un bel lavorare per rendere chiaro quanto succede, dare verosimiglianza a persone ed eventi e a fare tutto con una fotografia patinata, ma l’effetto finale è comunque stucchevole. 

lunedì 27 maggio 2013

Il grande Gatsby - Baz Luhrmann (2013)

(The great Gatsby)

Visto al cinema

Ci sono molti modi per mettere in scena una storia poco complessa, ma molto emotiva (e molto americana) come “Il grande Gatsby”; certamente la versione più esagerata, kitsch, chiassosa e tracotante è proprio quella di Baz Luhrmann. Solo lui, con un’idea di regia così pesante e muscolare poteva realizzare un film così arrogante senza sfociare nel ridicolo. E se per tutto il film è tutto un florilegio di colori chiassosi, location estremizzata, macchine da presa a volo d’uccello (e un uso frenetico ed interessante del montaggio nell'incipit), tutto riesce ad essere credibile, a dare l’idea della grandezza senza schiacciare la storia tutto sommato intima. In una parola Luhrmann si è sdoganato dal passo falso di “Australia” ed è ritornato sul sentiero di “Moulin rouge”.

Unico neo della regia, a mio avviso, è l’uso eccessivo di un CGI che non si riesce a controllare o a fondere perfettamente con le riprese reali (più qualche green screen mal realizzato), ma tutto sommato l’uso del computer è sempre presente in scene estetizzanti che altrimenti non sarebbero possibili e, a dopotutto, lo si perdona. Al solito le musiche sono moderne, ma stavolta, salvo per le feste, sono rimaneggiate in maniera ancora più affascinante e pesante che non in “Moulin Rouge”.

Il vero problema si annida li dove si trova anche il valore aggiunto: il cast. 
Un Dicaprio monumentale, mai così bravo e convincente, mai così in parte, perfetto per il ruolo per fisico, espressione ed autorevolezza dell’attore prima ancora che del personaggio (per fare Gatsby ci voleva un attore che fosse universalmente ricordato nel contempo per romanticismo ed impegno sociale, tutto possibilmente condito con tanti soldi); quello che più mi ha colpito sono state i continui atteggiamenti del viso che presi palesemente da Marlon Brando che hanno reso Dicaprio quasi identico al defunto attore. 
Come dicevo però il problema è sempre qui, nel cast; ora io mi chiedo, se devi fare un film che non sia comico mi è difficile pensare di scritturare Tobey “espressione buffa” Maguire, ma se devo fare un colossal dove l’attore deve essere credibile quando lo inquadro dopo essere sceso in picchiata con un aereo sulla New York degli anni ’20 beh, vorrei davvero scritturare un attore e non Tobey “l’inopportuno” Maguire. Lui da solo riesce a far cadere la sospensione dell’incredulità ad ogni suo primo piano.