(Id.)
Visto in Dvx.
Sono favorevole ai remake. Ci sono quelli falsi che prendono lo spunto di vecchio film per raccontare tutt'altro (come "21 Jump Street"), ci sono quelli che cercano attualizzare cronologicamente un film precedente ("Cat people") e ci sono quelli che cercano di adattare culturalmente un film di un'altra nazione (moda tipicamente statunitense e italiana). Questo ovviamente ricade nell'ultima categoria. Personalmente non ho nulla contro nessuna di queste attività; si tratta sempre di una riproposizione in chiave personale di un progetto ritenuto interessante...
Però ci sono dei però. Obiettivamente è difficile riproporre un film considerato intoccabile se non è stato superato tecnicamente o doppiato da molti decenni (un pò come è successo per "Ben-Hur" in tutte le sue versioni); talvolta invece è impossibile affrontare il remake di un film profondamente polarizzato da una regia muscolare e personalissima... e qui finalmente arriviamo a "Oldboy".
Rifare l'"Oldboy" di Park Chan Wook significa per forza di cose cercare di copiarlo il più possibile o decidere di prendere una strada completamente diversa. La scelta di Spike Lee evidentimente indica la volontà di bissare un'opera.
Inutile dire che il paragone diventa impossibile.
Credo che per chi vede questo film prima dell'originale sia complessivamente un buon film; esagerato, troppo enfatico qui e là, ma tuttavia buono. Per chi ha visto il film coreano appare incredibilmente artificioso, posticcio, pretenzioso e incredibilmente più agitato nel voler arrivare ai punti focali della storia (un pò come se Lee fosse rimasto impressionato da quelle due o tre scene che hanno impressionato tutti noi e accelerasse in tutte le altre per arrivare presto ai climax già conosciuti).
Pertanto l'ottima fotografia dai colori carichi, l'uso pragmatico, ma estetizzante, della violenza, il dinamismo della macchina da presa; tutte le caratteristiche del Lee standard aiutano a rendere gradevole un film che parte dai presupposti sbagliati e in cui Brolin non riesce mai a convincere del tutto.
PS: un encomio comunque per la famosa scena della lotta nel palazzo; copiata a mani basse da quella originale e proprio per questo con poche sbavature.
PPS: Jackson in questo film era quasi un atto dovuto, ma vestirlo da imbecille non era un obbligo.
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venerdì 5 luglio 2019
Oldboy - Spike Lee (2013)
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mercoledì 30 marzo 2016
Ave, Cesare! - Joel Coen, Ethan Coen (2016)
(Hail, Caesar!)
Visto al cinema.
Una giornata (28 ore) nella vita del Mr. Wolf di una casa di produzione; un uomo utile solo a risolvere problemi. Dovrà affrontare gravidanze indesiderate, incapacità attoriali, gestione degli scoop e un rapimento; oltre che scegliere se lasciare il lavoro, stare con la famiglia, confessarsi.
I Coen tornano a fare i Coen e lo fanno mettendoci dentro tutto quello che ci si può immaginare. Il protagonista è un personaggio noir 100% in grado di fare anche da spalla comica; quello che si muove attorno a lui è, al contempo, una carrellata di quello che produceva il cinema hollywoodiano negli anni '50 e una dichiarazione d'amore per la settima arte realizzata mostrando il caravanserraglio di professionalità che lavorano a un film.
A questo poi va sottolineata la presenza della solita galleria di personaggi bizzarri (con un numero di camei in vertiginoso aumento, stavolta sembra di essere in un film di Wes Anderson), una fotografia curatissima (dai toni pastelli, luci soffuse, effetti notte e tutto l'armamentario estetico degli anni '50) e una regia impeccabile in tutto. Infine qui si nota un uso del sonoro migliore del solito, la musica eccessiva ed enfatica (utilizzata ad hoc per l'effetto insieme emotivo e comico, oltre che come ennesimo omaggio al titanismo dei fifties) viene affiancata dai suoni diegetici per aumentare il climax, in altre scene (quella di Clooney che si sveglia dopo il rapimento) vengono usati per frustrare le aspettative.
La storia dunque, seppur con un impianto noiresco si muove in una serie di episodi da commedia in cui viene inserito il solito discorso sul caso tipico della coppia di registi sceneggiatori.
Niente di nuovo; grandi professionalità e una qualità media altissima. Ma non aggiungono niente e dove nei loro lavori precedenti creavano una galleria di personaggio a tutto tondo con tic e atteggiamenti macchiettistici, qui costruiscono una serie di macchiette che strepitano per essere personaggi. Se nei loro lavori precedenti riuscivano con stile a unire due o tre generi diversi, qui vorrebbero metterli tutti, far ridere, far riflettere, emozionare e continuare a parlare del caso. Inutile dire che stavolta hanno voluto strafare e non hanno ottenuto nulla. Nulla se si esclude un film dalla qualità impeccabile... ma vuoto.
PS: nonostante il lodevole lavoro dei doppiatori italiani, credo che questo film meriterebbe la lingua originale.
Visto al cinema.
Una giornata (28 ore) nella vita del Mr. Wolf di una casa di produzione; un uomo utile solo a risolvere problemi. Dovrà affrontare gravidanze indesiderate, incapacità attoriali, gestione degli scoop e un rapimento; oltre che scegliere se lasciare il lavoro, stare con la famiglia, confessarsi.
I Coen tornano a fare i Coen e lo fanno mettendoci dentro tutto quello che ci si può immaginare. Il protagonista è un personaggio noir 100% in grado di fare anche da spalla comica; quello che si muove attorno a lui è, al contempo, una carrellata di quello che produceva il cinema hollywoodiano negli anni '50 e una dichiarazione d'amore per la settima arte realizzata mostrando il caravanserraglio di professionalità che lavorano a un film.
A questo poi va sottolineata la presenza della solita galleria di personaggi bizzarri (con un numero di camei in vertiginoso aumento, stavolta sembra di essere in un film di Wes Anderson), una fotografia curatissima (dai toni pastelli, luci soffuse, effetti notte e tutto l'armamentario estetico degli anni '50) e una regia impeccabile in tutto. Infine qui si nota un uso del sonoro migliore del solito, la musica eccessiva ed enfatica (utilizzata ad hoc per l'effetto insieme emotivo e comico, oltre che come ennesimo omaggio al titanismo dei fifties) viene affiancata dai suoni diegetici per aumentare il climax, in altre scene (quella di Clooney che si sveglia dopo il rapimento) vengono usati per frustrare le aspettative.
La storia dunque, seppur con un impianto noiresco si muove in una serie di episodi da commedia in cui viene inserito il solito discorso sul caso tipico della coppia di registi sceneggiatori.
Niente di nuovo; grandi professionalità e una qualità media altissima. Ma non aggiungono niente e dove nei loro lavori precedenti creavano una galleria di personaggio a tutto tondo con tic e atteggiamenti macchiettistici, qui costruiscono una serie di macchiette che strepitano per essere personaggi. Se nei loro lavori precedenti riuscivano con stile a unire due o tre generi diversi, qui vorrebbero metterli tutti, far ridere, far riflettere, emozionare e continuare a parlare del caso. Inutile dire che stavolta hanno voluto strafare e non hanno ottenuto nulla. Nulla se si esclude un film dalla qualità impeccabile... ma vuoto.
PS: nonostante il lodevole lavoro dei doppiatori italiani, credo che questo film meriterebbe la lingua originale.
venerdì 25 marzo 2016
I Goonies - Richard Donner (1985)
(The Goonies)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
La storia credo che sia nota. Un gruppo di regazzini a cui stanno per demolire le case per farci un campo da golf per i ricconi trovano la mappa del tesoro di un pirata locale, immantinente si emttono a cercarlo, superando continui trabocchetti e venendo braccati da un gruppo di delinquenti locali.
Nel pieno dell'epoca d'oro della Amblin i film per regazzini con regazzini ormai erano un genere a sé che cercava solo nuove vie per svilupparsi; "I Goonies" si inserisce a pieno titolo in questa scia riuscendo a divenire (grazie ai passaggi televisivi) il rappresentante più noto del genere.
Se però lo si vuole considerare in maniera indipendente rispetto al mito che se ne è creato si nota che è non è scevro di difetti.
Il ritmo è piuttosto altalenante non riuscendo a mantenere attiva l'attenzione in maniera continua, molte sequenza risultano estremamente sciocche anche per un film dì'intrattenimento (le gag con Brolin in bicicletta sono antidiluviane) e i vari trabocchetti non sono degli enigmi complessi come nel migliore degli Indiana Jones, ma solo dei pretesti per rallentare la ricerca.
Però i pregi riescono tutt'ora a elevarlo. Di fatto i pregi sono quelli di ogni altro film della Amblin ben riuscito e si riassumo in uno solo: trattare i ragazzi come degli adulti e non come dei bambini ritardati. In quest'ottica si costruisce un film d'avventura vero e proprio, con pericoli reali e non all'acqua di rose; in quest'ottica il film d'avventura riesce a divenire un piccolo racconto di formazione senza diventare stucchevole; in quest'ottica si riescono a inserire riferimenti sentimentali e anche sensuali senza per questo virare in un irritante trama rosa o senza grevi riferimenti sessuale; in quest'ottica si riescono a ottenere sequenze ancora divertenti e politicamente scorrette come quelle dell'inizio con la statua rotta e con la traduzione in spagnolo.
A fronte di una regia non entusiasmante (fonte principale di questa mancanza di ritmo ammorbante) si riesce anche a godere di alcune sequenze intelligenti più che ben fatte come il lungo incipit dove, con un unico inseguimento d'auto, si presentano già tutti i personaggi principali.
Infine la caratteristica di questo film è di aver riportato al cinema il genere piratesco in uan versione amblianinamente riveduta e corretta, riuscendo ad appassionare all'idea migliaia di ragazzi distantissimi da quel "Capitan Blood" citato in tv.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
La storia credo che sia nota. Un gruppo di regazzini a cui stanno per demolire le case per farci un campo da golf per i ricconi trovano la mappa del tesoro di un pirata locale, immantinente si emttono a cercarlo, superando continui trabocchetti e venendo braccati da un gruppo di delinquenti locali.
Nel pieno dell'epoca d'oro della Amblin i film per regazzini con regazzini ormai erano un genere a sé che cercava solo nuove vie per svilupparsi; "I Goonies" si inserisce a pieno titolo in questa scia riuscendo a divenire (grazie ai passaggi televisivi) il rappresentante più noto del genere.
Se però lo si vuole considerare in maniera indipendente rispetto al mito che se ne è creato si nota che è non è scevro di difetti.
Il ritmo è piuttosto altalenante non riuscendo a mantenere attiva l'attenzione in maniera continua, molte sequenza risultano estremamente sciocche anche per un film dì'intrattenimento (le gag con Brolin in bicicletta sono antidiluviane) e i vari trabocchetti non sono degli enigmi complessi come nel migliore degli Indiana Jones, ma solo dei pretesti per rallentare la ricerca.
Però i pregi riescono tutt'ora a elevarlo. Di fatto i pregi sono quelli di ogni altro film della Amblin ben riuscito e si riassumo in uno solo: trattare i ragazzi come degli adulti e non come dei bambini ritardati. In quest'ottica si costruisce un film d'avventura vero e proprio, con pericoli reali e non all'acqua di rose; in quest'ottica il film d'avventura riesce a divenire un piccolo racconto di formazione senza diventare stucchevole; in quest'ottica si riescono a inserire riferimenti sentimentali e anche sensuali senza per questo virare in un irritante trama rosa o senza grevi riferimenti sessuale; in quest'ottica si riescono a ottenere sequenze ancora divertenti e politicamente scorrette come quelle dell'inizio con la statua rotta e con la traduzione in spagnolo.
A fronte di una regia non entusiasmante (fonte principale di questa mancanza di ritmo ammorbante) si riesce anche a godere di alcune sequenze intelligenti più che ben fatte come il lungo incipit dove, con un unico inseguimento d'auto, si presentano già tutti i personaggi principali.
Infine la caratteristica di questo film è di aver riportato al cinema il genere piratesco in uan versione amblianinamente riveduta e corretta, riuscendo ad appassionare all'idea migliaia di ragazzi distantissimi da quel "Capitan Blood" citato in tv.
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venerdì 6 luglio 2012
Men in black 3 - Barry Sonnenfeld (2012)
(Id.)
Visto al cinema.
Visto al cinema.
K scompare, totalmente dalla
storia, nessuno si ricorda più di lui… vuoi vedere che il suo eterno (?) nemico
è tornato indietro nel tempo per ucciderlo nel passato? J dovrà salvare tutto e
tutti.
Allora… diciamo subito che
abbiamo davanti il cattivo più stupido e più banale della (breve) serie e va
anche ammesso che eliminarlo sembrerebbe più semplice di quanto non vogliano
dimostrare. Inoltre l’incipit è quanto di più stantio riescano a produrre con
molto di già visto, poche buone idee (il ristorante cinese) molte scene
realizzate col culo (anche quella nel ristorante cinese è proprio fatta male) e
tutto il peso del film lasciato sulle spalle di Will Smith che fa quello che
può per non far cadere tutto (con alcuni buoni risultati).
Detto ciò questo è un film di
viaggi nel tempo e tanto mi basta. Se mi fanno un film tipo “Sex and the city
and the time travel” beh lo guardo e so già che mi piacerà, figuriamoci se mi
fanno Men in black.
Va detto, da quando la trama
ingrana per davvero il film torna sul seminato dei precedenti e ricomincia a
mostrare un mondo dove gli alieni vengono camuffati per essere accettati e
determinano tutto ciò che di strano o geniale succede, l’ironia ricomincia a
funzionare e la trama prosegue senza noia. Si insomma il film ricomincia ad
essere guardabile.
Siamo tutti d’accordo che il
primo capitolo ha ancora una marcia in più nonostante gli anni trascorsi, ma
tutto sommato, quando si arriva alla fine di questa terza tappa si rimane
abbastanza soddisfatti.
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venerdì 10 dicembre 2010
Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni - Woody Allen (2010)
(You will meet a tall dark stranger)
Visto al cinema.
Diciamolo subito; questo è il peggior film di Allen degli ultimi cinque anni (prima no, perchè prima c'è il fastidiosissimo "Anything else")... però bisogna anche ammettere che nell'ultimo lustro, Woody Allen, ha sfornato un film migliore dell'altro...
In ogni caso, questo è il classico film corale che parla di metafisica e spiritismo, dell'arte (della volontà di farle vs il talento), della tendenza innata dell'uomo normale ad infrangere la legge in condizioni particolari e della labilità dei rapporti amorosi.
Il tutto è raccontato con un po di ironia, ma neanche tanta, e senza particolare drammaticità. Si insomma, una commediola sulla vita umana.
Quello che ne esce fuori è un film di classe, diretto in maniera adatta e ben recitato (i migliori sono senza dubbio la coppia Hopkins/Punch), senza particolari picchi, ma decisamente gradevole... si insomma, una pausa di riflessione dopo una serie di capolavori.
Visto al cinema.
Diciamolo subito; questo è il peggior film di Allen degli ultimi cinque anni (prima no, perchè prima c'è il fastidiosissimo "Anything else")... però bisogna anche ammettere che nell'ultimo lustro, Woody Allen, ha sfornato un film migliore dell'altro...
In ogni caso, questo è il classico film corale che parla di metafisica e spiritismo, dell'arte (della volontà di farle vs il talento), della tendenza innata dell'uomo normale ad infrangere la legge in condizioni particolari e della labilità dei rapporti amorosi.
Il tutto è raccontato con un po di ironia, ma neanche tanta, e senza particolare drammaticità. Si insomma, una commediola sulla vita umana.
Quello che ne esce fuori è un film di classe, diretto in maniera adatta e ben recitato (i migliori sono senza dubbio la coppia Hopkins/Punch), senza particolari picchi, ma decisamente gradevole... si insomma, una pausa di riflessione dopo una serie di capolavori.
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