venerdì 14 gennaio 2011

Sussurri e grida - Ingmar Bergman (1972)

(Viskningar och rop)

Visto in DVD.

Questo film di Bergman è come un libro di Ford Madox Ford, o un’opera di Schönberg; si può non apprezzarlo, non arrivare neppure alla fine, eppure la profondità che c’è dentro è indubbia, e la perfezione formale è enorme.

La storia di tre sorelle (e una governante) che si prendono cure di una di loro, malata e morente e che rappresentano 4 archetipi umani, 4 modi di affrontare l’esistenza, o semplicemente 4 facce dello stesso animo (Bergman sosteneva che tutte e 4 fossero prese da sua madre, senza che il film fosse una biografia).

La storia è scarnissima, i silenzi lunghi, gli eventi pochi come i personaggi e i gesti, o quotidiani o eccessivi… eppure tutto è impeccabile, se ci si lascia trascinare dentro la storia non ci si può annoiare, l’unico rischio è il terribile amaro in bocca che lascia questo film, quasi più d’ogni altro fra le opere di Bergman.

Tecnicamente poi è realmente qualcosa di speciale. La macchina da presa indugia sui dettagli e insiste sui primissimi piani, con continui avvicinamenti come mai nella carriera del regista; la storia già chiusa dentro una casa, viene ulteriormente resa intimistica dalle inquadrature. La fotografia tutta improntata sul rosso e sul rapporto tra questo colore e il bianco (e, dopo la morte, anche col nero), con la creazione di un ambiente irreale, senza tempo, a se stante. Lo stesso Bergman sosteneva che ogni suo film a colori avrebbe potuto realizzarlo anche in B/N, tranne questo, perché il film è un’anatomia dell’animo umano e il rosso è il colore dell’anima.

Non ci si aspetti un’opera facile, accogliente o conciliante; non ci si aspetti intrattenimento; questo film deve essere trattato di filosofia o di teologia, non ti fa passare un’ora e mezza gioiosa, ma ti da spunti, informazioni o punti di vista che non troverai mai su Panorama.

Impeccabile il cast, costretto a recitare come non mai.

PS: i film di Bergman sono una serie di preti, una sequenza di pastori tutti improntati verso la ricerca di una fede che non hanno loro per primo; quello in questo film è forse uno dei più struggenti, è presente in un’unica sequenza eppure lascia il segno. Pregando per la morta al suo capezzale, in realtà prega la morta di dargli un segno dell’esistenza di dio, e facendolo si lascia sfuggire una lacrima; alzandosi poi afferma che quella donna aveva più fede di lui. Stupendo.

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