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sabato 16 ottobre 2010

Oliver! - Carol Reed (1968)

(Id.)

Visto in DVD.

L'idea di fare un musical da Oliver Twist è un'idea di per se agghiacciante e merita un posto particolare all'inferno per chi l'ha avuta; ma se si considera il successo che ha avuto in teatro il posto all'inferno dovrebbe essere allargato a tutti i tizi che hanno pagato il biglietto... duole dire che in quel girone nuovo merita d'essere messo anche chi ha pensato di farci un film e chi l'ha realizzato (si pure Reed, spiace dirlo, ma poteva pensarci prima di farlo). Poi leggi che ha pure vinto un oscar e allora speri che anche tutta l'academy ci finsica all'inferno... Ma chi più di tutti merita l'odio incondizionato è chi ha avuto la brillante idea di tradurre le piatte canzoni del film. No dico, sono tutte becere traduzioni in italiano, insipide e banali come poche altre. Tutto il film si trascina noioso con canzoni che smebrano fatte da Orietta Berti, con scene di ballo in cui devono aver speso milioni di dollari (o sterline) per ottenere un effetto appena sufficiente, e tutto come se Minnelli o Powell non fossero mai esistiti. Terribile.
Ci vuol un bel coraggio poi a dire che le scenografia monumentali sno stupende o quel paio di inquadrature sghembe alla Reed meritano d'essere viste. Questo film è un buco nero che assorbe ogni velleità cinematografica, l'appiattisce e la nasconde all'occhio dello spettatore.

lunedì 23 agosto 2010

Trapezio - Carol Reed (1956)

(Trapeze)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Consueta storia di caduta e riscatto con un trapezista (Lancaster) che dopo un salto triplo si spezza qualche osso e si ritira dalle scene finchè un giovine (Curtis) di belle speranze ed altrettante capacità non gli va a fare un paio di giravolte davanti allora si convince ad insegnargli il triplo e torna sulle scene. Poi però c'è la solita donna (una Lollobrigida finalmente stronza) che nteressata com'è ad emergere ed al guadagno è disposta a passare sopra alle persone con cui stava organizzando lo spettacolo per unirsi ai due protagonisti, innamorate di Lancaster cercherà di sedurre Curtis perchè il primo è troppo furbo per accettare le sue condizioni.
Il film come storia non decolla mai, tranne forse nel finale dove la doppiogiochista viene doppiogiocata da Lancaster che verrà scoperto ecc... vabbè, non decolla mai.
Reed però non si da per vinto, e ci prova a tirare fuori un film valevole; di tutti i suoi sforzi non si può non notare le riprese in volo dei trapezisti, in cui ogni inquadratura cerca di essere diversa dalla precedente fino ad arrivare ad un carpiato fatto dalla macchina da presa.
Film tutto sommato carino ma senza entusiasmo; Reed si difende, ma non svetta.

PS: Pare che Lancaster abbia girato di persona la gran parte delle scene sul trapezio. Lodevole.

lunedì 14 giugno 2010

Idolo infranto - Carol Reed (1948)

(Fallen idol)

Visto in Dvx, in lingua orginale sottotitolato in inglese.

Nell'ambasciata francese a Londra, per un weekend, rimangono solo il figlio dell'amabsciatore, un maggiordomo e la moglie di lui, la governante. Il maggiordomo è l'eroe del bambino, che invece teme e disprezza la donna. Giusto in quei giorni poi, il maggiordomo deve risolvere una crisi con una sua amante creando sotterfugi per ingannare la moglie e non far dire nulla di ciò che vede al bambino. La situazione non durerà a lungo, ovviamente, e nella confusione che si verrà a creare la moglie del maggiordomo muore. Il bambino non vede la scena, ma pensa che sia stato il suo eroe ad ucciderla. Cominciano le indagini, e tutti i personaggi saranno alle preso con i silenzi, le promesse, le bugie e la voglia di raccontare la verità (la propria verità, che non è quella assoluta).
Ironicamente la polizia riuscirà a risolvere correttamente il mistero anche se l'indizio utilizzato sarà falso e anche se l'unico testimone sarà convinto del contrario.
Stupendo film sul rapporto tra realtà e finzione, ma ancora di più sulla soggettività della verità, la trama è talmente ben congegnata da poter essere equiparato a "Rashomon" senza problemi.
Il cast all'altezza mette in evidenza la sorprendete interpretazione del piccolo protagonista, che, oltre a dover recitare (e per un bambino farlo bene non è poco), deve anche destreggiarsi tra 2 lingue.
Reed, oltre che a dirigere ottimamente gli attori, si degna anche di aggiungersi del suo, con le sue classiche inquadrature sghembe, la costruzione particolare delle scene e un gusto per la messa in scena che viene esaltato dalle poche scene d'azione; le sequenze esteticamente più belle sono infatti il gioco a nascondino nella casa (con l'inquietante presenza, mai apertamente mostrata, della governante) e la fuga del bambino di notte.

giovedì 13 maggio 2010

Fuggiasco - Carol Reed (1947)

(Odd man out)

Visto in VHS.

Un gruppo dell'IRA (immagino, anche se non viene mai nominata, ma essendo ambientato a Belfast...) locale decide di finanziarsi con una rapina ad un'azienda, le cose di mettono male per il capo che viene ferito in una colluttazione in cui uccide un poliziotto, e viene poi abbandonato dai suoi. La trama si sviluppa sulla fuga del protagonista (Mason), sulle persone che girano intorno a lui, e sui motivi che li spingono ad aiutarlo o meno; in parallelo viene mostrata la ricerca da parte del suo gruppo, nonchè della polizia che organizza un'imponente retata per riuscire a catturarlo.
Il film si sviluppa in una notte, in cui si susseguono varie vicissitudini, scandite dal tempo atmosferico che peggiora con il passare del tempo. Reed, utilizza in maniera eccellente il bianco e nero, donando alle inquadrature in esterni un tocco estetizzante adatto alla vicenda, ed in un paio di punti si lascia andare a qualche inquadratura obliqua o ad un uso delle ombre; ma "Il terzo uomo" rimane comunque un altro film.
Buona opera, tesa ed interessente, dal finale dichiarato, ma toccante.

domenica 10 gennaio 2010

Il nostro agente all'Avana - Carol Reed (1959)

(Our man in Havana)

Visto in DVD.

Terza collaborazione fra Graham Green e Reed per un fil più divertente che intrigante.
Una sorta di farsa del genere spionistico decisamente riuscita senza mai momenti realmente comici, ma sempre tremendamente ironico.
Magnifico Guinness nella parte dell'uomo qualunque travolto da eventi di cui gliene frega poco ma che cerca di sfruttare; ed esemplare il personaggio dell'agente 5920, vero snodo farsesco della vicenda.
Da antologia i tentativi di Guinness di assoldare altre spie, e soprattutto la partita a dama con il capitano Segura, prima vera dama alcolica del pianeta.
Reed c'è, ma si fa notare solo a momenti (pochi) soprattutto nel finale, per il resto del tempo si limita ad incorniciare il film come merita, ma senza slanci.
Nella versione italiana molte scene sono state censurate, almeno 3 o 4; vedendole non riesco francamente a capirne il motivo.
Un buon film, canonico ma ancora godibilissimo.