lunedì 20 agosto 2018

O lucky man! - Lindsay Anderson (1973)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Uscito da scuola il Travis di "Se...", cerca di inserirsi nel mondo del lavoro. La sua attività di venditore lo porterà ad andare a letto con donne molto diverse, andare in prigione, in una base militare, in un ospedale dove vengono fatti esperimenti, lavorare per uomini d'affari e per il cinema.

Film fiume di 3 ore, seguito ideale del precedente film della coppia Anderson/McDowell di cui riprende il protagonista, lo stile complessivo di mezza in scena, ma poi parte per conto proprio.
Qui a essere giudicata e condannata è l'intera società presa di petto in una serie infinita di scenette indipendenti le une dalle altre che cercano di coprire tutte le situazioni della vita (o meglio, tutte le istituzioni sociali) cercando con l'iperbole e la farsa (tutti gli attori interpretano due o tre personaggi diversi) il senso di critica stemperato di ironia, ma perdendo completamente la metafora in favore di un lungo spiegone su chi è il cattivo. Per essere chiari, a livello di critica sociale, il precedente film, si concentrava su una scuola come rappresentativa di un sistema e l'effetto risultava funzionante, qui invece volendo colpire tutti descrivendoli a uno a uno (colpendo anche sé stesso) l'effetto contestataria è stemperato e inefficace.
Quello che però viene fuori da questo film è l'incredibile capacità di raccontare di Anderson; un film di 3 ore di "critica" (anche se estremamente ironico), fatto di gag disgiunte intervallate da sequenze musicali dove la band che si occupa della colonna sonora suona dal vivo (un ottimo pop realizzato dalla band di Alan Price) è un'impresa titanica per tutti (spettatore compreso); ma il regista lo rende leggero, spensierato, divertente e totalmente digeribile. Più di così lo poteva fare solo Lynch, ma non sarebbe stato così spensierato.

Nessun commento: