lunedì 2 marzo 2020

Uno sguardo dal ponte - Sidney Lumet (1962)

(Vue du pont)

Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato.

Una coppia di emigrati italiani negli USA si prendono cura della nipote ormai adulta mentre lavorano al porto e aiutano dei connazionali a entrare nel paese. Un cugino della moglie appena arrivato si innamorerà ricambiato della ragazza, ma l'affetto del "padre" adottivo non sarà solo paterno.

Drammone teatrale tratto da Miller di stampo verista che fa di questi elementi la base del racconto; e qui già arriva il problema del film. L'impianto teatrale è evidente, la storia fatta di moltissime parole (anche se, come spesso nel teatro, c'è tanto di non detto apertamente), emozioni fortissime e personaggi "normali" con comportamenti sopra le righe.
Se anche Lumet è un esperto di trasposizioni teatrali al cinema, il film fatica a mantenersi equilibrato. Il regista si muove moltissimo per non rendere statica la vicenda sfruttando il più possibile il panfocus e la fotografia sporca, ma non è ispirato quanto ne "La parola ai giurati" e l'effetto finale ne risulta smorzato.
Non aiuta una storia che è interessantissima e vagamente perturbante (un padre putativo innamorato della figlioccia), ma non s quando finire, portando la vicenda oltre il dovuto per arrivare all'inevitabile morte finale che viene anche trattata in maniera poco verosimile anche se simbolica (una cosa che a teatro potrebbe anche avere il suo motivo, ma qui è eccessiva).
Rimane comunque un film guardabilissimo, molto più cinematografico del successivo "Il lungo viaggio verso la notte", con un Vallone eccessivo (come richiesto), ma bravissimo.