(The mad Miss Manton)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una ricca donna newyorkese si trova ad essere l'unica testimone di un delitto... in cui il cadavere scompare. Si metterà a indagare per conto proprio aiutata dalle sue annoiate amiche dell'alta borghesia locale e da un giornalista innamorato di lei, ma contrastata dalla polizia, sempre più annoiata dalle sue mattate.
Commedia molto anni '30 che fonde timidamente la screwball comedy upper class con i film hawksiani pieni di picchiatelli con un goccio di scontro fra sessi. L'effetto finale è un film annacquato in tutte le sue componenti, che riesce comunque a passare leggero e a divertire il giusto, ma senza rimanere impresso nella memoria a lungo o senza andare mai oltre al sorriso.
Pur mantenendo ottima standard qualitativi nella fattura (come spesso si dice, la Hollywood classica era sì un'industria, ma un'industria che produceva qualità) la regia è piuttosto marginale e si diletta soltanto in qualche dettaglio o primo piano, ma anche qui, senza farsi ricordare troppo.
Magnifica, invece, la Stanwyck, che riesce a rendere vitale ogni personaggio che interpreta con una sorridente positività contagiosa. Da notare anche la presenza di un giovane Fonda nell'ingenua parte dell'innamorato. A conti fatti l'ennesimo film che si guarda solo per affetto dei due protagonisti.
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venerdì 22 marzo 2019
mercoledì 20 febbraio 2019
Lady Eva - Preston Sturges (1941)
(The lady Eve)
Visto in Dvx.
Una ragazza fa la truffatrice professionista sulle navi da crociera con l'aiuto del padre. Durante un di questi viaggi incontra il figlio di un magnate della birra che è un vacuo scienziato con scarso senso della realtà, torna dopo aver passato un anno nella foresta dell'Amazzonia a studiare serpenti. Inutile dire che proveranno a truffarlo, ma lei si innamorerà. Le cose, però si fanno più complicate quando lui scoprirà chi sono e lascerà la ragazza che vorrà vendicarsi; tornata negli USA si fingerà un'altra persona (identica alla truffatrice) e lo farà innamorare di nuovo.
Commedia romantica uscita in tutto e per tutto dagli anni '30, con iperboli poco credibili (il doppio innamoramento ovviamente), ma utili alla storia e inserite in un contesto con cui risultano, se non credibili, almeno tollerabili. La sceneggiatura, anzi sembra essere più compatta rispetto a molti film simili di qualche anno precedente.
La coppia centrale del film è perfettamente in parte con una Stanwyck abbonata a parti del genere che illumina lo schermo con il suo sorriso e un Fonda che fa una versione edulcorata degli ingenui picchiatelli di Grant assomigliando agli impacciati personaggi di Stewart.
I veri punti di forza di questo film però sono altri.
La trama, anche se evidentemente prevedibile, si affida a più twist cercando la via più inusuale per arrivare alla solita conclusione e, nel farlo, si butta molto sul lato sensuale della vicenda piuttosto che su quello più schiettamente romantico (la prima seduzione in cabina con i protagonisti abbracciati, il famoso finale che si conclude con i due che fuggono nella loro stanza e la macchina da presa che attende al di fuori). Questa sensualità molto forte in alcune scene e la decisione della Stanwyck di odiare chi ha amato hanno spesso paragonato il suo personaggio alla femme fatale dei noir, ma in chiave comica.
Il tono è sempre solare, il ritmo non altissimo, ma costante; ma il vero pregio (il secondo) sono le trovate comiche. Un mix di sceneggiatura e capacità di regia (vogliamo citarlo, finalmente, il povero Sturges? qui paragonato, un poco esagerando, a Lubitsch) che riesce a costruire scene perfette (basti pensare la partita a carte in cui il padre imbroglia per vincere contro Fonda, mentre la figlia imbroglia per fermare il padre).
Visto in Dvx.
Una ragazza fa la truffatrice professionista sulle navi da crociera con l'aiuto del padre. Durante un di questi viaggi incontra il figlio di un magnate della birra che è un vacuo scienziato con scarso senso della realtà, torna dopo aver passato un anno nella foresta dell'Amazzonia a studiare serpenti. Inutile dire che proveranno a truffarlo, ma lei si innamorerà. Le cose, però si fanno più complicate quando lui scoprirà chi sono e lascerà la ragazza che vorrà vendicarsi; tornata negli USA si fingerà un'altra persona (identica alla truffatrice) e lo farà innamorare di nuovo.
Commedia romantica uscita in tutto e per tutto dagli anni '30, con iperboli poco credibili (il doppio innamoramento ovviamente), ma utili alla storia e inserite in un contesto con cui risultano, se non credibili, almeno tollerabili. La sceneggiatura, anzi sembra essere più compatta rispetto a molti film simili di qualche anno precedente.
La coppia centrale del film è perfettamente in parte con una Stanwyck abbonata a parti del genere che illumina lo schermo con il suo sorriso e un Fonda che fa una versione edulcorata degli ingenui picchiatelli di Grant assomigliando agli impacciati personaggi di Stewart.
I veri punti di forza di questo film però sono altri.
La trama, anche se evidentemente prevedibile, si affida a più twist cercando la via più inusuale per arrivare alla solita conclusione e, nel farlo, si butta molto sul lato sensuale della vicenda piuttosto che su quello più schiettamente romantico (la prima seduzione in cabina con i protagonisti abbracciati, il famoso finale che si conclude con i due che fuggono nella loro stanza e la macchina da presa che attende al di fuori). Questa sensualità molto forte in alcune scene e la decisione della Stanwyck di odiare chi ha amato hanno spesso paragonato il suo personaggio alla femme fatale dei noir, ma in chiave comica.
Il tono è sempre solare, il ritmo non altissimo, ma costante; ma il vero pregio (il secondo) sono le trovate comiche. Un mix di sceneggiatura e capacità di regia (vogliamo citarlo, finalmente, il povero Sturges? qui paragonato, un poco esagerando, a Lubitsch) che riesce a costruire scene perfette (basti pensare la partita a carte in cui il padre imbroglia per vincere contro Fonda, mentre la figlia imbroglia per fermare il padre).
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venerdì 29 maggio 2015
La figlia del vento - William Wyler (1938)
(Jezebel)
Visto in Dvx.
New Orleans, metà ottocento, una ricca ereditiera locale è promessa sposa di un illuminato Fonda; lei è una ostinata rivoluzionaria (nei costumi locali); lui pur essendo innovatore sa che non vanno urtati gli altrui sentimenti; quando lei esagererà lui se ne andrà. Lei lo aspetterà sempre, ma quando lui tornerà lo farà con la nuova moglie. Un'enorme epidemia di febbre gialla darà alla protagonista la possibilità di riscattarsi.
Pochi anni prima la Davis era una sconosciuta, ma fattasi rapidamente una delle migliori carriere di sempre riuscì ad ottenere la possibilità di scegliere i copioni. Per questa sua libertà rifiutò di girare "Via col vento" (non gli andava il coprotagonista designato, Errol Flynn). Rendendosi conto dell'occasione perduta (era una megaproduzione con tutto il marketing che ai tempi ci si poteva permettere) volle fortemente avere un film con cui sfidare la corazzata di Selznick. Per suo volere venne costruito questo drammone, che come il rivale, fu ambientato nel sud, fu un film in costume e la protagonista subì il dramma (non della guerra, ma) dell'epidemia.
Il film si può quindi vantare di avere un grandioso cast perfettamente in parte (Oscar alla Davis) e una spesa in costumi e interni da fare invidia. Venne anche ingaggiato un ottimo Wyler che, senza troppi svolazzi, si mise a costruire scene su più piani (purtroppo senza ancora essere supportato da Toland e la sua profondità di campo).
Quello che però manca è il colore, che in "Via col vento" verrà utilizzato in maniera perfetta, dando molta più enfasi ai costumi e sottolineando la bellezza dei fondali (oltre che organizzare una fotografia che darà vita alle scene in controluce con la luce del tramonto).
L'altro dettaglio mancante è la sceneggiatura. In questo film c'è un'ottima tendenza a sottolineare i desideri dei protagonisti senza farli dire esplicitamente (come esempio valga la bella sequenza del ballo dove la Davis fa di tutto per andare vestita di rosso pentendosene dopo poco e cercando d'andarsene, ma a quel punto sarà Fonda o volerla punire). Uno sforzo utile a rendere ancora godibile il film, ma alla fin fine quello che rimane è la storia di una ragazzina viziata che si pentirà delle sue malefatte e cercherà di espiare tramite l'amore e il sacrificio, tutt'altra cosa rispetto a quella splendida stronza di Rossella, costretta e ricominciare da capo per non soccombere, e del suo degno compare.
Questo film batté sul tempo "Via col vento" uscendo un anno prima. Non credo ci sia però bisogno di aggiungere chi vinse questa sfida a distanza.
Visto in Dvx.
New Orleans, metà ottocento, una ricca ereditiera locale è promessa sposa di un illuminato Fonda; lei è una ostinata rivoluzionaria (nei costumi locali); lui pur essendo innovatore sa che non vanno urtati gli altrui sentimenti; quando lei esagererà lui se ne andrà. Lei lo aspetterà sempre, ma quando lui tornerà lo farà con la nuova moglie. Un'enorme epidemia di febbre gialla darà alla protagonista la possibilità di riscattarsi.
Pochi anni prima la Davis era una sconosciuta, ma fattasi rapidamente una delle migliori carriere di sempre riuscì ad ottenere la possibilità di scegliere i copioni. Per questa sua libertà rifiutò di girare "Via col vento" (non gli andava il coprotagonista designato, Errol Flynn). Rendendosi conto dell'occasione perduta (era una megaproduzione con tutto il marketing che ai tempi ci si poteva permettere) volle fortemente avere un film con cui sfidare la corazzata di Selznick. Per suo volere venne costruito questo drammone, che come il rivale, fu ambientato nel sud, fu un film in costume e la protagonista subì il dramma (non della guerra, ma) dell'epidemia.
Il film si può quindi vantare di avere un grandioso cast perfettamente in parte (Oscar alla Davis) e una spesa in costumi e interni da fare invidia. Venne anche ingaggiato un ottimo Wyler che, senza troppi svolazzi, si mise a costruire scene su più piani (purtroppo senza ancora essere supportato da Toland e la sua profondità di campo).
Quello che però manca è il colore, che in "Via col vento" verrà utilizzato in maniera perfetta, dando molta più enfasi ai costumi e sottolineando la bellezza dei fondali (oltre che organizzare una fotografia che darà vita alle scene in controluce con la luce del tramonto).
L'altro dettaglio mancante è la sceneggiatura. In questo film c'è un'ottima tendenza a sottolineare i desideri dei protagonisti senza farli dire esplicitamente (come esempio valga la bella sequenza del ballo dove la Davis fa di tutto per andare vestita di rosso pentendosene dopo poco e cercando d'andarsene, ma a quel punto sarà Fonda o volerla punire). Uno sforzo utile a rendere ancora godibile il film, ma alla fin fine quello che rimane è la storia di una ragazzina viziata che si pentirà delle sue malefatte e cercherà di espiare tramite l'amore e il sacrificio, tutt'altra cosa rispetto a quella splendida stronza di Rossella, costretta e ricominciare da capo per non soccombere, e del suo degno compare.
Questo film batté sul tempo "Via col vento" uscendo un anno prima. Non credo ci sia però bisogno di aggiungere chi vinse questa sfida a distanza.
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mercoledì 22 aprile 2015
Furore - John Ford (1940)
(Grapes of wrath)
Visto in Dvx.
La depressione e i dust bowl stanno distruggendo l'Oklahoma (come in "Interstellar"), i contadini migrano verso la California, pubblicizzata da migliaia di volantini che promettono lavori ben pagati. La famiglia Joad decide di fuggire quando il figlio maggiore tornerà a casa dopo essere stato rilasciato dalla prigione (dove scontava una pena per omicidio).
La fuga si rivelerà più lunga, più dura e più mortale del previsto, ma quel che è peggio una volta giunti in California il lavoro non sarà così abbondante e fiumi di derelitti si accamperanno fuori della città aspettando che qualcosa cambi.
Da un romanzo di Steinbeck (scrittore che adoro, ma curiosamente non ho mai letto "Furore") pubblicato solo un anno prima, Ford cerca di trarne un film sociale che abbia un impatto tanto maggiore quanto vicino agli eventi narrati (non so come fosse la situazione lavorativa nel 1940, ma la depressione venne completamente superata solo dalla guerra e i dust bowl finirono nel 1939). L'intento sembra proprio quello di fare un intervento di critica e un mockumentary basandosi su un libro di grande successo.
L'impianto steinbeckiano è evidente. Non c'è una storia precisa, ma c'è la descrizione di piccole vite senza eventi importanti, ci sono una carrellata di personaggi umanissimi ricchi di sentimenti (per lo più inespressi), c'è una famiglia che vive l'uno dell'altro e c'è un senso generale di sconfitta e rivalsa, di ingiustizia e lotta per riemergere.
Tutto questo in un romanzo (se scritto da dio naturalmente) può rendere benissimo, ma a mio avviso in un film non ce la fa.
Il film scorre bene e lo si guarda volentieri se si è nel mood giusto, Ford non è l'ultimo degli arrivati e Fonda (pur avendo una faccia troppo pulita per il suo personaggio) è totalmente in parte; però appare lento, spesso esageratamente enfatico, spesso può sfociare nella noia.
Bello, ma il cinema non è il mezzo adatto per questa storia.
PS: in Italia fu censurato perché troppo pessimista, quando uscì ne vennero tagliate diverse parti; ma anche la versione originale fu edulcorata, la scena finale fu rigirata costruendo il noto (e statico) monologo finale, molto diverso dalla potente scena prevista da Steinbeck.
Visto in Dvx.
La depressione e i dust bowl stanno distruggendo l'Oklahoma (come in "Interstellar"), i contadini migrano verso la California, pubblicizzata da migliaia di volantini che promettono lavori ben pagati. La famiglia Joad decide di fuggire quando il figlio maggiore tornerà a casa dopo essere stato rilasciato dalla prigione (dove scontava una pena per omicidio).
La fuga si rivelerà più lunga, più dura e più mortale del previsto, ma quel che è peggio una volta giunti in California il lavoro non sarà così abbondante e fiumi di derelitti si accamperanno fuori della città aspettando che qualcosa cambi.
Da un romanzo di Steinbeck (scrittore che adoro, ma curiosamente non ho mai letto "Furore") pubblicato solo un anno prima, Ford cerca di trarne un film sociale che abbia un impatto tanto maggiore quanto vicino agli eventi narrati (non so come fosse la situazione lavorativa nel 1940, ma la depressione venne completamente superata solo dalla guerra e i dust bowl finirono nel 1939). L'intento sembra proprio quello di fare un intervento di critica e un mockumentary basandosi su un libro di grande successo.
L'impianto steinbeckiano è evidente. Non c'è una storia precisa, ma c'è la descrizione di piccole vite senza eventi importanti, ci sono una carrellata di personaggi umanissimi ricchi di sentimenti (per lo più inespressi), c'è una famiglia che vive l'uno dell'altro e c'è un senso generale di sconfitta e rivalsa, di ingiustizia e lotta per riemergere.
Tutto questo in un romanzo (se scritto da dio naturalmente) può rendere benissimo, ma a mio avviso in un film non ce la fa.
Il film scorre bene e lo si guarda volentieri se si è nel mood giusto, Ford non è l'ultimo degli arrivati e Fonda (pur avendo una faccia troppo pulita per il suo personaggio) è totalmente in parte; però appare lento, spesso esageratamente enfatico, spesso può sfociare nella noia.
Bello, ma il cinema non è il mezzo adatto per questa storia.
PS: in Italia fu censurato perché troppo pessimista, quando uscì ne vennero tagliate diverse parti; ma anche la versione originale fu edulcorata, la scena finale fu rigirata costruendo il noto (e statico) monologo finale, molto diverso dalla potente scena prevista da Steinbeck.
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venerdì 19 settembre 2014
Sfida infernale - John Ford (1946)
(My darling Clementine)
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
La storia di Wyatt Earp e dei suoi fratelli; giunti a Tombstone con la loro mandria saranno derubati ed il più giovane verrà ucciso; Wyatt diventerà sceriffo per trovare gli assassini, nel frattempo si legherà ad un tormentato (e solo parzialmente onesto) Doc Holliday.
Un film western che ha l'andamento calmo e sicuro del classico con poche idee nuove, in realtà del western canonico centra poco; anzi a dirla tutta del western in generale ha poco. La sparatoria finale (quella sfida all'O.K. Corral che qui viene portata sullo schermo per la prima volta) è solo il pretesto per far finire alcuni personaggi, per far muovere il protagonista in quell'ambiente e, credo, anche per giustificare l'ambientazione di frontiera; tutto si conclude in 10 minuti. Il resto del film è il rapporto conflittuale di amicizia virile fra il classico impeccabile protagonista americano e un poco di buono locale con più scheletri che armadi, ma fortemente morale.
Se le battute migliori (e quelle più divertenti) sono tutte di Fonda, l'unico personaggio con un minimo di spessore è quello di Mature (che mi sconvolge non vedere con addosso una tunica)... va detto che comunque non ce n'è per nessuno, Fonda si mangia tutti a uso ridere.
Il film è gradevolissimo nello sviluppo e nel ritmo e riesce magistralmente a gestire le luci e le ombre (soprattutto nelle scene in notturna) dimostrando le capacità di un ottimo John Ford.
Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in inglese.
La storia di Wyatt Earp e dei suoi fratelli; giunti a Tombstone con la loro mandria saranno derubati ed il più giovane verrà ucciso; Wyatt diventerà sceriffo per trovare gli assassini, nel frattempo si legherà ad un tormentato (e solo parzialmente onesto) Doc Holliday.
Un film western che ha l'andamento calmo e sicuro del classico con poche idee nuove, in realtà del western canonico centra poco; anzi a dirla tutta del western in generale ha poco. La sparatoria finale (quella sfida all'O.K. Corral che qui viene portata sullo schermo per la prima volta) è solo il pretesto per far finire alcuni personaggi, per far muovere il protagonista in quell'ambiente e, credo, anche per giustificare l'ambientazione di frontiera; tutto si conclude in 10 minuti. Il resto del film è il rapporto conflittuale di amicizia virile fra il classico impeccabile protagonista americano e un poco di buono locale con più scheletri che armadi, ma fortemente morale.
Se le battute migliori (e quelle più divertenti) sono tutte di Fonda, l'unico personaggio con un minimo di spessore è quello di Mature (che mi sconvolge non vedere con addosso una tunica)... va detto che comunque non ce n'è per nessuno, Fonda si mangia tutti a uso ridere.
Il film è gradevolissimo nello sviluppo e nel ritmo e riesce magistralmente a gestire le luci e le ombre (soprattutto nelle scene in notturna) dimostrando le capacità di un ottimo John Ford.
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lunedì 21 ottobre 2013
Fedora - Billy Wilder (1978)
(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un produttore
di Hollywood ridotto male cerca disperatamente di contattare una vecchia star
(con cui ebbe una rapidissima avventura decenni prima) ormai in clausura da
anni per sottoporle una sceneggiatura, sperando che accetti di recitare nel
film che dovrebbe salvarlo economicamente. Tentando di approcciarsi all'attrice
(la Fedora del titolo) si rende conto che la donna (rimasta giovane in maniera
innaturale grazie agli interventi
sperimentali di un chirurgo che non la lascia mai sola) è circondata da
un corteo di strane figure che sembrano essere quantomeno coercitive, se non
addirittura causa di una follia degenerante.
Curioso esempio
di film contro Hollywood a 28 anni di distanza da “Viale del tramonto” (film
di cui condivide anche il protagonista). Del film degli anni ’50 però questo
“Fedora” ha ben poco. La trama affascinante nella struttura di base si fa via
via sempre più assurda e sembra che le occasioni offerte dall'idea siano più
sprecate che sfruttate. Una regia tecnica, ma piuttosto canonica e una
fotografia molto deteriorata (che fosse così in origine dato il low budget o
che ci sia bisogno di un restauro?) no aiutano a far recuperare punti.
Nell'idea originale le parti da protagoniste avrebbero dovuto essere affidate alla Dietrich e Farrow, guadagnandoci certamente in fascino (e probabilmente anche in impegno), ma certamente non risollevando il film in toto. Vi sono in compenso le comparsate di Fonda e York nella parte di sé stessi.
La china
discendente di Wilder sembra riprendere un poco fiato, ma le glorie del passato
sono ancora distanti.
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lunedì 19 marzo 2012
La disperata notte - Anatole Litvak (1947)
(The long night)
Visto in DVD.
Gli americani hanno sempre avuto la mania di fare remake dei film francesi, solitamente peggiorandoli. Tra le trasposizioni più inguardabili ci metto questo film, rifatto sulla base di "Alba tragica".
Che dire… non è l’happy ending finale attaccato col bostik che infastidisce, non ci sta è vero, ma non è che ammazzi il film; anzi il film è già morto dopo 10 minuti. Il problema è come gli americani rendono il sentimentalismo dell’opera originale. La sofferenza folle e cieca del primo qui diventa una lunga (lunghissima) lagna patetica e senza struttura che sa di già visto. Se sono fastidiosi i due innamorati che tubano, è anche peggio quando all’amore si sostituisce il dubbio; ci si augura che Fonda impazzisca e uccida la Bel Geddes dopo mezzora così da farla finita.
Obbiettivamente è un gran peccato, percè il cast era ottimo e il personaggi interpretato da Vincent Price poteva essere un qualcosa di importante se non fosse stato distrutto da dialoghi surrealmente idioti.
PS: il doppiaggio italiano poi da il valore aggiunto di due voci (quelle dei protagonisti) tra le più anempatiche mai sentite al cinema.
Visto in DVD.
Gli americani hanno sempre avuto la mania di fare remake dei film francesi, solitamente peggiorandoli. Tra le trasposizioni più inguardabili ci metto questo film, rifatto sulla base di "Alba tragica".Che dire… non è l’happy ending finale attaccato col bostik che infastidisce, non ci sta è vero, ma non è che ammazzi il film; anzi il film è già morto dopo 10 minuti. Il problema è come gli americani rendono il sentimentalismo dell’opera originale. La sofferenza folle e cieca del primo qui diventa una lunga (lunghissima) lagna patetica e senza struttura che sa di già visto. Se sono fastidiosi i due innamorati che tubano, è anche peggio quando all’amore si sostituisce il dubbio; ci si augura che Fonda impazzisca e uccida la Bel Geddes dopo mezzora così da farla finita.
Obbiettivamente è un gran peccato, percè il cast era ottimo e il personaggi interpretato da Vincent Price poteva essere un qualcosa di importante se non fosse stato distrutto da dialoghi surrealmente idioti.
PS: il doppiaggio italiano poi da il valore aggiunto di due voci (quelle dei protagonisti) tra le più anempatiche mai sentite al cinema.
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lunedì 7 novembre 2011
Non è più tempo di eroi - Robert Aldrich (1970)
(Too late the hero)
Visto in DVD.
WWII, in un’isola del pacifico condivisa fra inglesi e giapponesi, viene inviato un militare USA che conosce il giapponese per una missione pericolosa. Il film mostra il manipolo di militari che compiono il lungo percorso attraverso la giungla, mettendo in evidenza l’inadeguatezza dei superiori, il menefreghismo e l’opportunismo dei subalterni ed in generale l’antieroismo militanti di tutti i personaggi.
Diciamolo subito, il film intrattiene senza eccessiva noia, e questa è la sua dote principale. Le scene (all’inizio e alla fine) degli uomini nella terra di nessuno dove i compagni al sicuro li incitano come in un gioco sono lodevoli; l’idea del duello a distanza fra il comandante giapponese ed i suoi annunci con gloi altoparlanti ed il manipoli di inglesi, nonché diversi guizzi di amaro cinismo sparsi qui e la sono assolutamente pregevoli… ma a conti fatti sono solo un buon incartante per un film mediocre nella realizzazione, che si fa scudo di un antieroismo fin dal titolo per poi sfociare nella più banale glorificazione del working class hero, mostrando che in situazioni di vera necessità tutti sono in grado di dare il meglio ecc…
Si insomma, una film sbagliato in partenza.
Visto in DVD.
WWII, in un’isola del pacifico condivisa fra inglesi e giapponesi, viene inviato un militare USA che conosce il giapponese per una missione pericolosa. Il film mostra il manipolo di militari che compiono il lungo percorso attraverso la giungla, mettendo in evidenza l’inadeguatezza dei superiori, il menefreghismo e l’opportunismo dei subalterni ed in generale l’antieroismo militanti di tutti i personaggi.Diciamolo subito, il film intrattiene senza eccessiva noia, e questa è la sua dote principale. Le scene (all’inizio e alla fine) degli uomini nella terra di nessuno dove i compagni al sicuro li incitano come in un gioco sono lodevoli; l’idea del duello a distanza fra il comandante giapponese ed i suoi annunci con gloi altoparlanti ed il manipoli di inglesi, nonché diversi guizzi di amaro cinismo sparsi qui e la sono assolutamente pregevoli… ma a conti fatti sono solo un buon incartante per un film mediocre nella realizzazione, che si fa scudo di un antieroismo fin dal titolo per poi sfociare nella più banale glorificazione del working class hero, mostrando che in situazioni di vera necessità tutti sono in grado di dare il meglio ecc…
Si insomma, una film sbagliato in partenza.
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martedì 26 luglio 2011
Squadra omicidi, sparate a vista! - Don Siegel (1968)
(Madigan)
Visto in DVD.
Visto in DVD.
Un paio di poliziotti d’assalto (di cui Widmark) tentano di arrestare un sospettato che non è di loro competenza, ma a causa di una opportuna donna nuda, non solo si lasciano sfuggiere il sospettato, ma si fanno pure rubare le pistole. Non ci si immagina il casino in centrale; per forza che devono ritrovarlo entro la fine del weekend. Nello stesso tempo il capo della polizia (Fonda) è alle prese con moglie, amante e un dilemma morale, denunciare l’amico di sempre?!
Per carità, sarà anche privo dei cliché del genere poliziesco, però è un prevedibile film in cui due storie appena appena vicine scorrono in parallelo, l’una (quella di Widmark) più interessante dell’altra (che è salvata dalla sola presenza di Fonda). Poche idee, poca maestria, per lo più messa nel montaggio, una serie di musiche terribilmente anni ’70 (anche se siamo nel '68, quindi volendo è un precursore) e quello che si ottiene è un passabile film fatto di poliziotti che vanno contro le regole, ma sono onesti dentro e di amicizie salvate dalla menzogna…
Niente di che, solo un poliziesco anni ’70.
Per carità, sarà anche privo dei cliché del genere poliziesco, però è un prevedibile film in cui due storie appena appena vicine scorrono in parallelo, l’una (quella di Widmark) più interessante dell’altra (che è salvata dalla sola presenza di Fonda). Poche idee, poca maestria, per lo più messa nel montaggio, una serie di musiche terribilmente anni ’70 (anche se siamo nel '68, quindi volendo è un precursore) e quello che si ottiene è un passabile film fatto di poliziotti che vanno contro le regole, ma sono onesti dentro e di amicizie salvate dalla menzogna…
Niente di che, solo un poliziesco anni ’70.
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mercoledì 1 giugno 2011
A prova di errore - Sidney Lumet (1964)
(Fail safe)
Visto in VHS.
Per una serie di sbagli tecnici un gruppo di bombardieri americani, equipaggiati con armi atomiche si dirige verso la Russia con il comando di distruggere Mosca. Il subbuglio che ne deriverà (rimpallato tra comando operativo, pentagono e casa bianca) porterà i presidenti delle nazioni nemiche ad avvicinarsi e collaborare per scongiurare il disastro, ma (SPOILER) ovviamente non riusciranno e il presidente americano darà ordine di distruggere New York come olocausto per evitare una guerra atomica.
Film palesemente derivato da “Dr. Stranamore” e dalla medesima paura dell’apocalisse nucleare. Lo stile, la cadenza ed i ritmi sono i medesimi del film di Kubrick, con alcune importanti differenze. Da una parte l’opera di Lumet è decisamente più pulita, priva degli eccessi derivati soprattutto dall’ingombrante (e multipla) presenza di Sellers, ma questa maggior concretezza viene pagata con la totale assenza di ironia. In questo modo ci si trova davanti ad un melodramma come pochi altri, estremo e dolorosissimo (a New York è in visita la first lady, così come abita la famiglia di chi ha l’ordine di sganciare la bomba, ma anche la scena del della telefonata incrociata con i due consoli nelle città da distruggere è pesante) che però è appesantito da un eccesso di ,manierismo e da un insistente bisogno di tragedia ad ogni scena. La sceneggiatura poi ci impiega un po troppo ad entrare nel vivo e lo fa con uno spreco di dialoghi. Lumet poi non lo si vede quasi mai.
Un dramma definitivo come pochi, che però risulta abbastanza macchinoso.
Visto in VHS.
Per una serie di sbagli tecnici un gruppo di bombardieri americani, equipaggiati con armi atomiche si dirige verso la Russia con il comando di distruggere Mosca. Il subbuglio che ne deriverà (rimpallato tra comando operativo, pentagono e casa bianca) porterà i presidenti delle nazioni nemiche ad avvicinarsi e collaborare per scongiurare il disastro, ma (SPOILER) ovviamente non riusciranno e il presidente americano darà ordine di distruggere New York come olocausto per evitare una guerra atomica.Film palesemente derivato da “Dr. Stranamore” e dalla medesima paura dell’apocalisse nucleare. Lo stile, la cadenza ed i ritmi sono i medesimi del film di Kubrick, con alcune importanti differenze. Da una parte l’opera di Lumet è decisamente più pulita, priva degli eccessi derivati soprattutto dall’ingombrante (e multipla) presenza di Sellers, ma questa maggior concretezza viene pagata con la totale assenza di ironia. In questo modo ci si trova davanti ad un melodramma come pochi altri, estremo e dolorosissimo (a New York è in visita la first lady, così come abita la famiglia di chi ha l’ordine di sganciare la bomba, ma anche la scena del della telefonata incrociata con i due consoli nelle città da distruggere è pesante) che però è appesantito da un eccesso di ,manierismo e da un insistente bisogno di tragedia ad ogni scena. La sceneggiatura poi ci impiega un po troppo ad entrare nel vivo e lo fa con uno spreco di dialoghi. Lumet poi non lo si vede quasi mai.
Un dramma definitivo come pochi, che però risulta abbastanza macchinoso.
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domenica 27 marzo 2011
Sono innocente - Fritz Lang (1937)
(You only live once)
Visto in DVD.
Un ladro (Fonda) esce di carcere dopo 3 anni di reclusione, pare aver cambiato vita grazie ad un prete comprensivo, ma soprattutto ad una ragazza che ancora lo aspetta (Sidney)… o almeno, il ragazzo vorrebbe cambiare vita, ma il suo pessimo carattere e una sfortunata serie di eventi lo riporteranno nell’orbita del crimine; ora però ha una moglie al suo fianco.
Dramma d’amore e morte estremo e dal finale obbligato sin dalle prime scene (chi, dopo l’evidente paragone con le rane, potrebbe scommettere su un happy ending?) che, ancora una volta, rientra in pieno nell’idea langhiana di lotta contro il proprio destino. Decisamente originale il tema dell’amore portato all’estremo (ma è proprio dagli anni 30 che questa idea si annida definitivamente nel cinema, almeno in quello americano) che permette una delle scene finali più dolorose ed eroiche di sempre.
Dalla sua il film ha anche una costante ambiguità che rende la trama decisamente più interessante… Fonda si trova licenziato con un mutuo da pagare perché è effettivamente un perditempo, ed un perditempo proprio per via di questo amore totale (arriva con più d’un ora e mezza di ritardo per poter mostrare la casa nuova alla sua ragazza). Inoltre il titolo si riferisce al fatto che Fonda si professa estraneo alla rapina, ma Lang non da elementi che lo scagionino allo spettatore, anzi, le prove risultano essere tutte contro di lui.
Nell’insieme non lo considero il miglior Lang di sempre, ma decisamente un ottimo film.
Visto in DVD.
Un ladro (Fonda) esce di carcere dopo 3 anni di reclusione, pare aver cambiato vita grazie ad un prete comprensivo, ma soprattutto ad una ragazza che ancora lo aspetta (Sidney)… o almeno, il ragazzo vorrebbe cambiare vita, ma il suo pessimo carattere e una sfortunata serie di eventi lo riporteranno nell’orbita del crimine; ora però ha una moglie al suo fianco.Dramma d’amore e morte estremo e dal finale obbligato sin dalle prime scene (chi, dopo l’evidente paragone con le rane, potrebbe scommettere su un happy ending?) che, ancora una volta, rientra in pieno nell’idea langhiana di lotta contro il proprio destino. Decisamente originale il tema dell’amore portato all’estremo (ma è proprio dagli anni 30 che questa idea si annida definitivamente nel cinema, almeno in quello americano) che permette una delle scene finali più dolorose ed eroiche di sempre.
Dalla sua il film ha anche una costante ambiguità che rende la trama decisamente più interessante… Fonda si trova licenziato con un mutuo da pagare perché è effettivamente un perditempo, ed un perditempo proprio per via di questo amore totale (arriva con più d’un ora e mezza di ritardo per poter mostrare la casa nuova alla sua ragazza). Inoltre il titolo si riferisce al fatto che Fonda si professa estraneo alla rapina, ma Lang non da elementi che lo scagionino allo spettatore, anzi, le prove risultano essere tutte contro di lui.
Nell’insieme non lo considero il miglior Lang di sempre, ma decisamente un ottimo film.
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Dramma,
Film,
Fritz Lang,
Henry Fonda,
Romantico,
Sylvia Sidney
mercoledì 26 maggio 2010
Tempesta su Washington - Otto Preminger (1962)
(Advise & consent)
Visto in DVD.
Il presidente degli Stati Uniti sceglie come segretario di stato un uomo dal passato non limpidissimo, nel senato, organo che deve accordare la "fiducia" sulla scelta del candidato si innalzano la barricate, si contano i voti, si creano commissioni ad hoc, si minaccia, si muore per portare avanti o per fermare questa scelta.
Un film che porta all'interno del sistema politico americano mostrando come avvengono le cose, come le differenti personalità reagiscono ad uno stimolo unico e a come si possono portare avanti o bocciare le iniziative del capo di stato. Tutti sono disposti a tutto ed i più deboli rimangono schiacciati; ma alla fine nessuno riesce a vincere.
Film stupendo e grottesco magistralmente interpretato, fra gli altri qui c'è l'ultima interpretazione di Laughton, cosa che di per se sarebbe motivo sufficiente per vederlo, e fa pure il senatore repubblicano del sud tipico.
Girato con impressionante maestria mette spesso a confronto la realtà della vita (la famiglia, le relazioni, le visite guidate nei palazzi del potere) con il diverso piano di realtà della politica. Nelle scene dentro al senato usa panoramiche ariose e immensi piani sequenza per dare continuità ai dialoghi fra senatori. Anche questo sarebbe di per se un motivo sufficiente per vederlo.
Unico difetto è un pò troppo didascalismo all'inizio, specie quando la moglie di un senatore spiega alla moglie di un diplomatico francese come funziona il sistema americano...situazione che blocca tutto il film, ma oggettivamene necessaria per l'esportazione del film in Europa.
Inoltre è il uno dei primi film a parlare di omosessulità e a girare una scena in un locale gay!
Da vedere.
Visto in DVD.
Il presidente degli Stati Uniti sceglie come segretario di stato un uomo dal passato non limpidissimo, nel senato, organo che deve accordare la "fiducia" sulla scelta del candidato si innalzano la barricate, si contano i voti, si creano commissioni ad hoc, si minaccia, si muore per portare avanti o per fermare questa scelta.
Un film che porta all'interno del sistema politico americano mostrando come avvengono le cose, come le differenti personalità reagiscono ad uno stimolo unico e a come si possono portare avanti o bocciare le iniziative del capo di stato. Tutti sono disposti a tutto ed i più deboli rimangono schiacciati; ma alla fine nessuno riesce a vincere.
Film stupendo e grottesco magistralmente interpretato, fra gli altri qui c'è l'ultima interpretazione di Laughton, cosa che di per se sarebbe motivo sufficiente per vederlo, e fa pure il senatore repubblicano del sud tipico.
Girato con impressionante maestria mette spesso a confronto la realtà della vita (la famiglia, le relazioni, le visite guidate nei palazzi del potere) con il diverso piano di realtà della politica. Nelle scene dentro al senato usa panoramiche ariose e immensi piani sequenza per dare continuità ai dialoghi fra senatori. Anche questo sarebbe di per se un motivo sufficiente per vederlo.
Unico difetto è un pò troppo didascalismo all'inizio, specie quando la moglie di un senatore spiega alla moglie di un diplomatico francese come funziona il sistema americano...situazione che blocca tutto il film, ma oggettivamene necessaria per l'esportazione del film in Europa.
Inoltre è il uno dei primi film a parlare di omosessulità e a girare una scena in un locale gay!
Da vedere.
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