venerdì 6 maggio 2011

Riso amaro - Giuseppe De Santis (1949)

(Id.)

Visto in VHS.La ragazza (Dowling) di un ladruncolo con pochi scrupoli (Gassman) ruba una collana del valore di diversi milioni di lire, ma deve fuggire e nascondersi tra un gruppo di donne che vanno a fare le mondine nella pianura piemontese. Viene assunta anche lei e mentre attende che il suo uomo le annunci che le acque si sono calmate lavora cercando di non dare nell’occhio. Una ragazza (Mangano), anche lei li a lavorare nelle risaie scopre il furto ed inizia un gioco di amore e odio con la Dowling, che esploderà con l’arrivo di Gassman, che presto vedrà nella Mangano una ragazza molto più plasmabile dell’ormai stanca Dowling (sfruttata oltre l’eccesso) e preparerà un nuovo colpo, ai danni proprio delle mondine, alle spalle delle due donne. Ovviamente siamo in un dramma e le cose arriveranno ad un inevitabile finale.

Quando si pensa ad un melò neorealista italiano degli anni 40, magari sviluppato dentro l’ambiente delle mondine si potrebbe (con un certo razzismo) pensare ad un’opera noiosa. Un luogo comune non fu più sbagliato di questo.

Riso amaro è un drammone denso e straziante come pochi, con un Gassman egocentrico e luciferino come mai in vita sua, tutto orchestrato su una trama solidissima e su immagini costruite con una coscienza del mezzo incredibile. È proprio qui che il film, a mio avviso, sorprende di più; questa è un’opera che parla con le immagine molto di più che con le parole e lo fa pure con immagine stupende. Nonostante l’epoca non proprio adatta ai budget elevati, De Santis fa un lavoro di piccoli carrelli continui e panoramiche da fare invidia, costruisce le scene in una maniera maniacale con inquadrature precise disposte su più piani e dense di atmosfera (si vedano le sequenze nel magazzino del riso con le dune bianche sullo sfondo o il finale nel macello, ad esempio). Stupendo anche il gioco di montaggio serrato che si esplicita in alcune scene come il ballo tra la Mangano e Gassman nelle risaie.

l film va avanti per inquadrature curatissime dense d’atmosfera, regalando alcune sequenze da manuale come quella sotto la pioggia dopo la violenza sulla Mangano o il già citato finale nel macello.

Un film giustamente famoso, ma comunque ancora sottovalutato.

PS: vogliamo trovarci un difetto a tutti i costi? Ok, allora io voto la voce fuori campo del finale, se l’incipit spiegato dall’uomo che guarda in mdp era stato elegantemente messo sotto forma di trasmissione radiofonica (applausi per l’idea) il finale è chiuso proprio nell’unico sistema non prettamente cinematografico che c’è.

2 commenti:

robydick ha detto...

no, mi spiace. la parola "difetto" per questo film non è nemmeno concepibile :D

Lakehurst ha detto...

te lo concedo, non volevo sembrare troppo entusiasta